LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 133 Codice Penale — Sezione Terza Penale

Pagina 22 di 40

1027 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Vendita prodotti con segni mendaci: la Cassazione
La Cassazione Penale conferma la condanna per vendita prodotti con segni mendaci (art. 517 c.p.) a carico di un imprenditore caseario. Il reato si configura anche con la sola cessione della merce a un distributore, senza che sia necessaria la vendita diretta al consumatore finale, poiché tale condotta integra la 'messa in circolazione' del bene.
Continua »
Abuso edilizio su opera abusiva: la Cassazione decide
La Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per abuso edilizio. La Corte ribadisce che qualsiasi intervento su un'opera già abusiva costituisce un nuovo reato. Viene respinta la tesi della tenuità del fatto a causa della preesistenza di altri abusi e la richiesta di attenuanti generiche per la gravità complessiva della condotta.
Continua »
Responsabilità comproprietario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43236/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una coppia condannata per abuso edilizio. La Corte ha confermato il principio secondo cui la responsabilità del comproprietario non committente può essere desunta da indizi gravi, precisi e concordanti che ne dimostrino la compartecipazione, anche solo morale, all'illecito. Tra questi indizi rientrano la convivenza, la presenza sul cantiere e la mancata opposizione ai lavori.
Continua »
Abuso edilizio e tenuità del fatto: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza 43227/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imprenditori condannati per abuso edilizio. La Corte ha stabilito che la costruzione di manufatti di dimensioni rilevanti e destinati a un'attività commerciale esclude l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Inoltre, ha chiarito che un errore materiale nella motivazione della sentenza non ne causa la nullità e che nuove eccezioni, come la prescrizione, non possono essere sollevate per la prima volta in sede di legittimità.
Continua »
Favoreggiamento prostituzione: quando c’è concorso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32942/2023, ha esaminato il caso di due gestori di centri massaggi utilizzati come case di prostituzione. La Corte ha stabilito che il reato di esercizio di una casa di prostituzione può concorrere con il delitto di favoreggiamento prostituzione quando l'imputato compie attività ulteriori e distinte dalla mera gestione dei locali, come la pubblicazione di annunci online o la fornitura di alloggi. La sentenza ha quindi rigettato il ricorso, confermando la condanna e la confisca dei proventi illeciti.
Continua »
Circostanze attenuanti: quando non prevalgono?
Un soggetto condannato per rapina aggravata e spaccio di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sulle aggravanti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che, data la gravità complessiva dei fatti e una pena inflitta al di sotto della media, non è necessaria una motivazione dettagliata da parte del giudice per giustificare l'equivalenza tra le circostanze. La decisione rafforza il principio della discrezionalità del giudice nel bilanciamento delle circostanze.
Continua »
Pena proporzionata: Cassazione su recidiva e droga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la pena minima di sei anni prevista per questo reato è una pena proporzionata e conforme ai principi europei. Inoltre, ha confermato la legittimità costituzionale del divieto di far prevalere le attenuanti generiche sulla recidiva reiterata, ritenendo che il giudizio di equivalenza tra le circostanze sia sufficiente a garantire un trattamento sanzionatorio adeguato.
Continua »
Reato continuato: la motivazione della pena è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha analizzato i ricorsi di un gruppo di imputati condannati per traffico internazionale di stupefacenti. La Corte ha annullato con rinvio la sentenza per alcuni imputati, accogliendo le censure sulla determinazione della pena per il reato continuato. In particolare, i giudici di merito, pur avendo ridotto la pena base grazie alle attenuanti generiche, avevano lasciato invariato l'aumento per i reati satellite senza fornire un'adeguata motivazione, violando i principi di proporzionalità. Per altri imputati, i ricorsi sono stati rigettati o dichiarati inammissibili.
Continua »
Recidiva specifica: furto e spaccio sono reati simili?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13095/2023, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la recidiva specifica può sussistere anche tra reati apparentemente diversi, come lo spaccio e il furto, qualora siano accomunati dalla medesima finalità di profitto illecito. La difesa sosteneva che il precedente per reato contro il patrimonio non potesse configurare una recidiva specifica per un reato legato agli stupefacenti, ma i giudici hanno confermato che il 'fine di lucro' è un carattere fondamentale comune che definisce la 'stessa indole' dei reati ai sensi dell'art. 101 c.p., giustificando così il giudizio di equivalenza con le attenuanti generiche e la conferma della pena.
Continua »
Violenza sessuale di gruppo: la ‘compresenza’ spiegata
La Cassazione conferma la condanna per violenza sessuale di gruppo a carico di un uomo che, con un complice, aveva aggredito tre donne. La Corte chiarisce che il requisito della 'compresenza' non richiede il contatto visivo costante tra i correi, essendo sufficiente la loro presenza simultanea sul luogo del reato, tale da aumentare la forza intimidatrice e ridurre la capacità di difesa delle vittime.
Continua »
Dolo specifico evasione: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omessa dichiarazione e indebita compensazione. Si stabilisce che il dolo specifico evasione può essere desunto dal comportamento successivo dell'imputato, come il mancato pagamento delle imposte. L'accertamento fiscale è pienamente utilizzabile come prova nel processo penale.
Continua »
Pericolosità sociale: valutazione errata, Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per violenza sessuale per palpeggiamenti, ma ha annullato la relativa misura di sicurezza. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale dell'imputato era errata, poiché basata solo sul tipo di reato e su un disturbo psichiatrico, senza un'analisi completa di tutti i parametri di legge, come la condotta di vita e la capacità criminale.
Continua »
Detenzione materiale pedopornografico: il cloud è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione materiale pedopornografico di un uomo che conservava oltre 4000 file illegali su un account di cloud storage. La Corte ha stabilito che la disponibilità esclusiva di file su uno spazio virtuale, accessibile con credenziali personali, integra il reato di detenzione, anche senza il download fisico sui propri dispositivi.
Continua »
Sfruttamento prostituzione: reato per spese familiari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due uomini condannati per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La sentenza ribadisce che anche l'utilizzo dei proventi del meretricio per contribuire alle spese familiari integra il reato di sfruttamento della prostituzione, poiché l'agente ne trae un ingiusto profitto risparmiando sulle proprie spese. Viene inoltre confermato che l'accompagnamento abituale sul luogo di lavoro costituisce favoreggiamento.
Continua »
Sicurezza sul lavoro: la responsabilità del datore
Un imprenditore è stato condannato per violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, avendo omesso di fornire protezioni a operai su un tetto. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, basato sul fatto che non fosse provato il rapporto di dipendenza. La Corte ha ribadito che la responsabilità del datore di lavoro si estende a chiunque si trovi nell'ambiente lavorativo, a prescindere da un formale contratto.
Continua »
Convalida DASPO: i limiti del ricorso in Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un tifoso contro la convalida DASPO con obbligo di firma. Si conferma che la pericolosità sociale, desunta da condotte gravi e precedenti specifici, giustifica la misura. La Corte ribadisce che la motivazione sulla necessità e urgenza è richiesta solo per l'esecuzione anticipata e che la durata massima è legittima in caso di recidiva.
Continua »
Spaccio di lieve entità: la Cassazione fa chiarezza
La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di persone condannate per spaccio di droga. La Corte ha escluso l'ipotesi di spaccio di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90) basandosi sulla durata biennale dell'attività, l'elevato numero di clienti e i notevoli quantitativi di stupefacenti, ritenendo questi elementi 'negativamente assorbenti' e incompatibili con la minore gravità del fatto.
Continua »
Pena pecuniaria: autonomia dal carcere secondo la Cassazione
Un imprenditore, condannato per abusi edilizi, ha contestato in Cassazione la sproporzione tra la lieve pena detentiva e l'elevata sanzione pecuniaria. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: la pena detentiva e la pena pecuniaria sono autonome. Il giudice non è tenuto a mantenere un rapporto di proporzionalità tra le due, potendo calibrare ciascuna sanzione in base a finalità diverse, come la capacità economica del condannato per la sanzione pecuniaria.
Continua »
Maltrattamento di animali: la Cassazione fa chiarezza
Un cacciatore condannato per maltrattamento di animali per aver usato uccelli come richiami vivi in condizioni crudeli. La Cassazione conferma il reato ma annulla la sentenza per un errore nel calcolo della pena e per omessa valutazione sulla non menzione.
Continua »
Motivazione Appello: integrazione e limiti del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4207/2023, ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro una condanna per contrabbando, affrontando un tema cruciale sulla motivazione appello. La Corte ha stabilito che l'imputato non può lamentare in Cassazione l'integrazione della motivazione da parte del giudice d'appello se non ha sollevato la specifica censura di carenza motivazionale nel proprio atto di gravame. La sentenza ribadisce anche i principi sulla non applicabilità d'ufficio delle attenuanti generiche e sulla definizione di partecipazione di minima importanza al reato.
Continua »