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Art. 133 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Diniego Attenuanti Generiche: Ricorso Inammissibile per Rivalutazione Fatti
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una sentenza che gli negava le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha spiegato che il ricorso chiedeva solo una diversa valutazione dei fatti, un "giudizio di merito" non consentito in Cassazione. I giudici hanno sottolineato la gravità della condotta del Lavoratore e la sua personalità incline alla trasgressione, senza segni di ravvedimento. Per questo, il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende. La decisione conferma l'importanza di presentare ricorsi validi.
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Determinazione della pena: limite edittale e rigetto del ricorso
Un imputato, condannato per furto pluriaggravato in concorso a due anni e sei mesi di reclusione oltre a trecentocinquanta euro di multa, ha presentato ricorso per Cassazione. La difesa lamentava l'eccessività della sanzione e un vizio di motivazione nella quantificazione decisa dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena vicina ai minimi di legge o su valori medi non impone un obbligo di motivazione analitica e stringente. Tale valutazione rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto all'imputato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: accordo blindato e sanzione
L'Imputato, accusato di furto pluriaggravato, concorda con il Pubblico Ministero una pena di un anno e due mesi di reclusione oltre a duecento euro di multa mediante applicazione della pena su richiesta. Successivamente, la difesa propone un ricorso contro patteggiamento contestando la quantificazione della pena e la valutazione della congruità operata dal giudice di merito. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'impugnazione. I giudici evidenziano che la legge limita tassativamente i casi in cui è possibile impugnare una sentenza concordata. Poiché la sanzione applicata rispecchia fedelmente l'accordo tra le parti e non presenta alcuna illegalità, le contestazioni sulla misura della pena non possono trovare spazio in sede di legittimità. La Suprema Corte condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: la Cassazione nega lo sconto di pena
Un condannato ha richiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra un reato accertato nel 2017 e una successiva violazione commessa a seguito di un nuovo ordine prefettizio. I giudici di merito hanno respinto la domanda per assenza di una progettazione criminale unitaria. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto e dichiarato il ricorso inammissibile. Il reato continuato richiede una programmazione unitaria di tutte le violazioni fin dal principio. Nel caso esaminato, i presupposti di fatto del secondo reato non esistevano ancora al momento della prima condotta criminosa. Di conseguenza, l'imputato non poteva aver pianificato in anticipo il secondo illecito, configurandosi invece una reiterata e autonoma spinta a delinquere.
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Determinazione della pena per truffa: ricorso generico respinto
Un commerciante di automobili è stato condannato per il reato di truffa nell'esercizio della sua attività professionale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della sanzione e denunciando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le doglianze presentate erano astratte e generiche. I giudici hanno confermato che i primi giudici hanno applicato correttamente il potere discrezionale nella determinazione della pena per truffa. La decisione ha considerato la gravità della condotta, la qualifica professionale dell'autore e i suoi precedenti penali. L'imputato perde definitivamente il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese del processo e a un versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso inammissibile: furto aggravato e limiti della Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancata concessione di attenuanti generiche e la determinazione della pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la sentenza di appello avesse motivato in modo logico e sufficiente la decisione sulla pena. La Suprema Corte non può riesaminare il merito della pena se la motivazione è corretta. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Motivazione della Pena: Quando il Giudice non deve Spiegare Tutto
Un individuo è stato condannato per furto di energia elettrica. La Corte d'Appello ha ridotto la pena, ma l'imputato ha presentato ricorso, contestando la scarsa motivazione della pena. La Cassazione ha stabilito che la motivazione della pena è sufficiente se la sanzione è vicina al minimo edittale, anche con un rinvio generico all'adeguatezza. Una motivazione più dettagliata serve solo per pene superiori al medio edittale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Tentata rapina aggravata: no sconto di pena in Cassazione
L'Imputato è stato condannato alla pena di tre anni e dieci mesi di reclusione, oltre al pagamento di mille euro di multa, per il reato di tentata rapina aggravata. Contro la decisione della Corte d'Appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e contestando la misura della pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. I giudici hanno confermato il diniego dei benefici a causa dell'estrema gravità del fatto e dell'indole dell'imputato, propenso al crimine. La Cassazione ha ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti tra uso personale e spaccio
Un uomo ha subito una condanna penale per detenzione di sostanze stupefacenti dopo il sequestro di un quantitativo idoneo a ricavare numerose dosi. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione sostenendo la destinazione della sostanza a un consumo personale o parzialmente personale. Il ricorrente ha contestato inoltre il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, il diniego delle circostanze attenuanti generiche e la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulle prove e sulla destinazione della droga appartiene esclusivamente al merito. L'elevato numero di dosi, la condotta tenuta durante la perquisizione e i precedenti penali giustificano pienamente la condanna e il rigetto dei benefici richiesti. L'imputato deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina e Sospensione Condizionale: Ricorso Inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Lavoratore condannato per rapina, che contestava il diniego della sospensione condizionale della pena. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, la quale aveva correttamente valutato la condotta del Lavoratore, inclusa l'inosservanza degli obblighi e una prognosi negativa di non recidività. La Cassazione ha ribadito che il giudice non deve esaminare tutti gli elementi dell'Art. 133 c.p., ma può concentrarsi su quelli prevalenti che ostacolano la concessione del beneficio. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Cassazione Conferma Pena e Spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile per diverse ragioni: la memoria difensiva è stata depositata in ritardo, la notifica del decreto di citazione era regolare e un motivo di ricorso non era stato sollevato in appello, rendendolo giudicato. La Suprema Corte ha anche confermato la decisione dei giudici di merito di negare le circostanze attenuanti generiche e ha ritenuto congrua la commisurazione della pena. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Applicazione della recidiva e false generalità al controllo
Un soggetto già sottoposto a sorveglianza speciale ha fornito false generalità alle forze dell'ordine durante una verifica di routine. I giudici territoriali hanno accertato la responsabilità penale per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale, disponendo anche l'aggravamento sanzionatorio. L'imputato ha impugnato la sentenza contestando la legittimità del calcolo punitivo. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la corretta applicazione della recidiva, evidenziando che l'azione ingannevole mirava proprio a sottrarsi ai controlli di polizia. Questo comportamento evidenzia una persistente inclinazione criminale e una spiccata pericolosità del soggetto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna definitiva dell'interessato alle spese del giudizio e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate: precedente penale fatale
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Torino. La difesa ha lamentato un vizio di motivazione relativo alla mancata concessione nella massima estensione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di merito hanno negato la massima riduzione della pena valorizzando la presenza di un precedente penale specifico a carico dell'uomo. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità della decisione impugnata. Il giudice non deve confutare singolarmente ogni tesi difensiva, ma può limitarsi a evidenziare l'elemento ostativo principale, come la recidiva o i precedenti del reo. Di conseguenza, i giudici supremi hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno condannato l'Imputato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto Aggravato: Mancata Concessione Attenuanti Generiche e Motivazione Giudice
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore condannato per furto aggravato. Il Lavoratore contestava la mancata concessione attenuanti generiche, sostenendo che la motivazione della Corte d'Appello fosse insufficiente. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il giudice può negare le attenuanti generiche con una motivazione sintetica, facendo riferimento agli elementi rilevanti del caso, senza dover analizzare singolarmente ogni aspetto. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Furto di beni aziendali: condanna confermata dalla Cassazione
Un uomo ha subito una condanna penale per concorso nel furto di beni aziendali sottratti all'interno di un'impresa dichiarata fallita. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo di aver creduto che i beni fossero abbandonati, poiché il sito industriale non presentava lucchetti o recinzioni chiuse. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto non credibile la tesi difensiva della presunta rinuncia alla proprietà dei beni da parte dell'azienda. Inoltre, l'imputato ha chiesto una rivalutazione delle prove non consentita davanti ai giudici di terzo grado. La Suprema Corte ha confermato integralmente la condanna inflitta a otto mesi di reclusione e centoquaranta euro di multa, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Determinazione del trattamento punitivo: ricorso inammissibile
Il ricorrente ha presentato ricorso per cassazione contestando la determinazione del trattamento punitivo inflitto dalla Corte di Appello. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La sentenza impugnata presentava infatti una motivazione congrua, logica e completa rispetto alle argomentazioni difensive. Inoltre, la pena applicata si discostava in misura minima dal minimo edittale previsto dalla legge, rendendo insindacabile la decisione del giudice di merito. La Suprema Corte ha confermato la condanna e sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Rapina e Circostanze attenuanti generiche: Ricorso Inammissibile in Cassazione
Un imputato, condannato per rapina, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancata concessione delle **circostanze attenuanti generiche**. La Corte d'Appello aveva già confermato la condanna, ritenendo non applicabili tali attenuanti. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno osservato che l'imputato aveva riproposto argomentazioni già esaminate e respinte in appello, con una motivazione logica e basata sui numerosi precedenti penali. Pertanto, il ricorso non poteva essere accolto. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: no agli sconti con reati gravi
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. Il soggetto contesta la decisione di negare le circostanze attenuanti generiche e la misura della pena inflitta. I giudici di legittimità dichiarano il ricorso inammissibile. La motivazione della difesa risulta del tutto generica e priva di elementi specifici. Al contrario, i giudici di merito hanno ampiamente justified il diniego delle circostanze attenuanti generiche basandosi sulla gravità della condotta e sulla presenza di precedenti penali gravi e specifici. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Speciale tenuità del danno: 700 euro non riducono la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa a carico di un soggetto che chiedeva la concessione di una riduzione di pena. La difesa sosteneva che la sottrazione di 700 euro integrasse la speciale tenuità del danno patrimoniale. I giudici hanno invece ribadito che tale somma non può considerarsi di valore modesto o irrisorio per la vittima. La valutazione sulla congruità della sanzione e sul riconoscimento delle attenuanti rientra nell'insindacabile potere discrezionale dei giudici di merito, purché sorretta da motivazione logica e priva di vizi. L'imputato perde il ricorso, con conseguente obbligo di pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Violazione Misure Prevenzione: Inammissibilità Ricorso Penale Confermata
Un soggetto, sottoposto a una misura di prevenzione con obbligo di soggiorno e di presentazione periodica alla polizia, ha violato tale prescrizione in quattro occasioni. Ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione di attenuanti e l'eccessiva pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo le doglianze manifestamente infondate. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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