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Art. 133 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Ricettazione: l’assegno non giustificato conferma la condanna
L'Imputato deteneva un assegno bancario di provenienza illecita dell'importo di 3.427,00 euro senza fornire alcuna spiegazione attendibile sul possesso del titolo. I giudici di merito lo hanno condannato per il delitto di ricettazione, escludendo l'attenuante speciale della particolare tenuità a causa del valore economico non irrisorio del bene. L'interessato ha presentato ricorso per cassazione contestando la sussistenza della malafede e la mancata concessione dello sconto di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la mancata o inverosimile giustificazione circa il possesso di un bene illecito dimostra la volontà di occultamento e integra pienamente la ricettazione. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta distrattiva: condanna definitiva
L'Amministratore di una società fallita ha subito una condanna penale per i reati di bancarotta fraudolenta distrattiva, bancarotta documentale e occultamento o distruzione di documenti contabili. La Corte di Appello ha confermato la responsabilità penale dell'imputato, riducendo esclusivamente la durata delle pene accessorie applicate. L'imprenditore ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione, violazione della regola dell'oltre ogni ragionevole dubbio e mancata prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso di legittimità non consente di richiedere una nuova valutazione delle prove già esaminate in modo logico e coerente dai giudici di merito. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Violazione Sorveglianza Speciale Confermato
Un Individuo è stato condannato per aver violato la sorveglianza speciale, essendo stato sorpreso più volte in compagnia di pregiudicati. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della legge, il trattamento sanzionatorio e la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, confermando la condanna e le spese processuali. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici o già adeguatamente motivati nei gradi precedenti.
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Estorsione tentata: condanna confermata per contratto non voluto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Imputato, confermando la sua condanna per estorsione tentata. L'Imputato aveva cercato di costringere una Vittima a stipulare un contratto non voluto, un'azione che la Corte d'Appello di Bari e il Tribunale di Trani avevano già riconosciuto come reato. La Cassazione ha ribadito che la costrizione a un rapporto negoziale non desiderato costituisce un danno patrimoniale effettivo. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Precedenti Penali: Stop alle Circostanze Attenuanti Generiche
L'Imputato ricorreva contro una condanna per aver violato un foglio di via obbligatorio, chiedendo l'applicazione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche fosse giustificata. L'Imputato aveva infatti numerosi precedenti penali, anche specifici, che indicavano la gravità del reato e la non occasionalità del suo comportamento. La Corte ha confermato che il giudice può basarsi su un solo elemento decisivo per negare le attenuanti.
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Scostamento dal minimo edittale: confermata la pena più severa
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare l'entità della sanzione inflitta per reati legati allo spaccio di stupefacenti, lamentando un presunto difetto di motivazione. Il Giudice di merito aveva quantificato una pena superiore rispetto al minimo previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità della decisione precedente. I giudici hanno ritenuto pienamente motivato lo scostamento dal minimo edittale alla luce della gravità della condotta, della non occasionalità dell'attività di spaccio, della natura pesante della droga e della presenza di un precedente penale specifico. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di una somma in favore della cassa delle ammende.
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Furto: Cassazione conferma diniego attenuanti generiche
Una persona è stata condannata per furto e ha presentato ricorso contro il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione del giudice di merito sul diniego delle attenuanti generiche fosse sufficiente e conforme alla legge. La decisione ha confermato la condanna e ha imposto alla ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Spaccio di Droga e Sentenza Confermata
Un Lavoratore, condannato per spaccio di sostanze stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava il trattamento sanzionatorio e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le argomentazioni troppo generiche e non in grado di confutare le motivazioni della sentenza precedente. La gravità del fatto, la partecipazione a un'associazione di spaccio e i precedenti penali hanno escluso un cambiamento di vita. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Falsa identità per 15 anni: esclusa la particolare tenuità del fatto
L'Imputato ha fornito false generalità durante un controllo di polizia, esibendo patente e carta d'identità italiane ottenute con documenti bulgari contraffatti. L'uomo ha utilizzato questa identità fittizia per quindici anni continuativi. Condannato per false dichiarazioni sull'identità, il ricorrente ha chiesto l'assoluzione invocando la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta e dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno sottolineato l'abitualità della condotta e la notevole efficacia criminosa del piano durato tre lustri. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentata rapina aggravata: no agli sconti di pena per i recidivi
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per tentata rapina aggravata, contestando la conferma della recidiva e la misura della pena inflitta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva è corretta quando la condotta evidenzia una particolare aggressività e coazione, dimostrando l'accresciuta pericolosità del soggetto. Riguardo alla misura della pena, quantificata in un anno e otto mesi di reclusione oltre a ottocento euro di multa, la decisione spettava alla discrezionalità del giudice di merito, il quale ha adeguatamente valutato la gravità dei fatti e i numerosi precedenti penali. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Estorsione e Ricettazione: Ricorso Penale Inammissibile, la Cassazione Conferma
Tre individui, condannati per estorsione e ricettazione, hanno presentato ricorso per Cassazione. Contestavano la qualificazione giuridica dei fatti e il bilanciamento delle circostanze che avevano determinato la pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare il merito delle prove, ma verificare la logicità e coerenza della motivazione della sentenza di appello. Le contestazioni dei ricorrenti non hanno evidenziato vizi logici manifesti, ma tentavano una rilettura alternativa dei fatti. La decisione ha confermato la condanna e ha imposto ai ricorrenti il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende, a causa dell'inammissibilità ricorso penale.
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Guida senza patente sotto sorveglianza: esclusa la tenuità del fatto
Un Lavoratore, già sottoposto a sorveglianza speciale, guidava senza patente. Condannato per violazione del codice della strada, ha chiesto l'esclusione punibilità per tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha confermato che la condotta abituale e la noncuranza degli obblighi impediscono l'applicazione dell'art. 131 bis c.p. La Corte ha equiparato le violazioni della sorveglianza speciale e del Daspo, ritenendole indice di pericolosità sociale e di disvalore del fatto, escludendo la minima offensività. Il Lavoratore è stato condannato alle spese.
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Ricorso Penale Inammissibile: Fatti vs. Diritto in Cassazione
Due individui hanno presentato ricorso in Cassazione contro una condanna per violenza privata (Art. 610 c.p.). La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I ricorrenti contestavano l'attendibilità della vittima e la misura della pena. La Cassazione ha stabilito che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e che la quantificazione della pena rientra nella loro discrezionalità, se applicata secondo legge. Pertanto, i ricorsi sono stati respinti, e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende, oltre al rimborso delle spese legali alla parte civile per l'inammissibilità ricorso penale.
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Ricettazione: Inammissibilità Ricorso Penale, Pena Confermata
Un Individuo è stato condannato per ricettazione (ricevere beni rubati). Ha presentato un ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, affermando che la valutazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, a meno di arbitrio o illogicità. La pena era stata fissata al minimo edittale, con aumenti dovuti a recidiva e continuazione. L'Individuo dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Rapina Aggravata: Ricorso Penale Inammissibile, Condanna Confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da due imputati, condannati per rapina aggravata. I ricorsi contestavano la responsabilità penale e il trattamento sanzionatorio. La Corte ha ritenuto le impugnazioni prive di specificità, in quanto riproducevano censure già esaminate e disattese dai giudici precedenti. La valutazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, e la Cassazione non può riesaminarla se non in caso di arbitrio o illogicità manifesta. Gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Omessa dichiarazione fiscale: la carica formale non salva la pena
L'amministratore formale di una società ha impugnato la condanna penale per omessa dichiarazione fiscale, sostenendo di aver ricoperto un ruolo del tutto marginale rispetto alla gestione condotta da un soggetto terzo. L'evasione accertata superava i due milioni di euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno confermato che la presenza di un gestore concreto non esonera il legale rappresentante ufficiale dai suoi obblighi di legge e di vigilanza. L'ingente debito verso il fisco dimostra la piena consapevolezza del reato e giustifica una pena superiore ai minimi di legge.
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Furto e Diniego Attenuanti Generiche: La Cassazione Conferma la Pena
Un Imputato, condannato per furto, ha presentato ricorso contro la sentenza che gli negava le attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la decisione di negare le attenuanti generiche era adeguatamente motivata. La giurisprudenza consolidata permette al giudice di merito di riferirsi agli elementi decisivi del caso senza dover analizzare ogni singolo aspetto, purché la motivazione sia logica e conforme alla legge. Il diniego attenuanti generiche è stato quindi confermato.
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Rissa e precedenti: no a sconti e attenuanti generiche
L'Imputato, condannato per il reato di rissa aggravata, ha proposto ricorso per cassazione contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena legittimità della decisione d'appello. I giudici hanno chiarito che la concessione delle circostanze attenuanti generiche costituisce una valutazione discrezionale di merito. Il magistrato non deve esaminare ogni singolo argomento difensivo, ma può fondare la propria scelta su elementi considerati decisivi tra quelli previsti dalla legge. Nella vicenda in esame, i plurimi precedenti penali, la marcata gravità della condotta e l'atteggiamento processuale non collaborativo giustificano ampiamente il diniego dello sconto di pena. L'Imputato perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione e Inammissibilità: Quando il Ricorso Penale non Passa
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un imputato condannato per ricettazione. L'uomo contestava la mancata applicazione dello sconto di pena per il rito abbreviato, l'errata valutazione del reato di ricettazione attenuata e l'illogicità nel calcolo della pena. La Suprema Corte ha respinto il ricorso. Il primo motivo era nuovo e non era stato proposto in appello. Gli altri due motivi erano generici e non affrontavano le specifiche ragioni della Corte d'Appello. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione alla cassa delle ammende.
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Ricettazione: Mancato Riconoscimento Attenuante per Scarso Valore
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di mancato riconoscimento attenuante per ricettazione. L'Imputata aveva presentato ricorso contro una sentenza che le negava l'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che l'auto ricettata avesse scarso valore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva già escluso il basso valore del veicolo. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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