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Art. 133 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Furto e Incendio: Inammissibilità del ricorso penale in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da due individui, condannati per furto in abitazione e uno anche per incendio. I ricorrenti contestavano la motivazione della sentenza e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale di entrambi. Ha ritenuto che le contestazioni riguardassero questioni di fatto (doglianze in punto di fatto) o la discrezionalità del giudice sulla pena, aspetti non sindacabili in sede di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Coltivazione illecita di stupefacenti: ricorsi inammissibili in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per coltivazione illecita di stupefacenti. I giudici hanno confermato la validità delle prove di identificazione, basate su prolungate indagini e videoriprese. La Corte ha ritenuto corrette le valutazioni sulla recidiva e sul diniego delle attenuanti generiche, data la gravità della condotta e i precedenti penali. Anche il calcolo della pena, inclusi gli aumenti per le aggravanti, è stato giudicato legittimo. Gli imputati dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Determinazione della pena per rapina aggravata: ricorso respinto
L'Imputato è stato condannato per il reato di rapina aggravata commessa ai danni di una persona anziana. Contro la sentenza d'appello, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'eccessiva entità della sanzione e una presunta mancanza di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La determinazione della pena per rapina aggravata rientra infatti nella discrezionalità del giudice di merito, purché sia motivata in modo logico. Nel caso specifico, la decisione risulta pienamente corretta perché fondata sulla particolare vulnerabilità della vittima e sulla recidiva a breve distanza di tempo dall'ultimo reato. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Frode Assicurativa: Dati Falsi e Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per **frode assicurativa**. L'imputato aveva fornito dati falsi sul luogo di nascita e residenza per stipulare un contratto assicurativo. La difesa ha presentato ricorso, contestando la motivazione della sentenza d'appello e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le argomentazioni generiche e infondate. Ha sottolineato la "spregiudicatezza e malizia" della condotta e il danno, anche indiretto, causato all'assicurazione. L'individuo deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Rideterminazione Pena: Ricorso Inammissibile per Motivazione Sufficiente
Un Cittadino ha presentato ricorso contro una sentenza che aveva rideterminato la sua pena. La Corte d'Appello aveva già stabilito il nuovo trattamento sanzionatorio. La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso, concentrandosi sulla motivazione della pena. Ha stabilito che la decisione della Corte d'Appello era sufficientemente motivata e conforme ai principi di legge. Di conseguenza, il ricorso del Cittadino è stato dichiarato inammissibile. Il Cittadino dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende. Questo caso sottolinea l'importanza di una motivazione logica nella rideterminazione pena.
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Circostanze attenuanti generiche negate: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva le circostanze attenuanti generiche. L'imputato aveva già visto respingere le sue richieste nei gradi precedenti. I giudici hanno ritenuto grave la sua condotta, che metteva in pericolo la sicurezza stradale e i pubblici ufficiali, e hanno considerato il suo passato criminale. Il ricorso è stato giudicato ripetitivo di argomentazioni già valutate. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Cocaina in ufficio: detenzione di sostanze stupefacenti confermata
L'Imputato nascondeva nel proprio ufficio 4,55 grammi di cocaina, due bilancini di precisione, un fornellino a gas, 22 ritagli di cellophane e fogli con calcoli per la suddivisione delle dosi. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti finalizzata allo spaccio, negando la particolare tenuità del fatto per la pericolosità della condotta. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione chiedendo una rilettura delle prove, l'applicazione della causa di non punibilità e la riduzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti già logicamente accertati e la strumentazione da confezionamento conferma la destinazione della droga alla vendita. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione Motoveicolo: Condanna Confermata, Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per ricettazione di un motoveicolo. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna, riconoscendo solo un'attenuante specifica e rideterminando la pena. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la prova dell'elemento soggettivo (cioè la consapevolezza della provenienza illecita del bene) e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le motivazioni della Corte d'Appello fossero corrette e che il Lavoratore non avesse fornito elementi validi per un'interpretazione diversa dei fatti. La Corte ha confermato che la ricettazione richiede la consapevolezza della provenienza illecita, desumibile anche da fattori indiretti. Il Lavoratore ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Danneggiamento Aggravato: La Cassazione Nega la Particolare Tenuità del Fatto
L'Imputato è stato condannato per danneggiamento aggravato. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il suo caso rientrasse nella particolare tenuità del fatto e contestando la pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la valutazione sulla particolare tenuità del fatto, esclusa dai giudici precedenti per i numerosi precedenti penali e la condotta aggressiva dell'Imputato, è una decisione di merito non riesaminabile. Anche la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice, se non arbitraria o illogica. L'Imputato ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato: Il bilanciamento circostanze penali è insindacabile
Un individuo è stato condannato per furto aggravato e due tentati furti. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e la valutazione sul bilanciamento circostanze penali. La Corte d'Appello aveva già confermato la condanna, ritenendo il danno non irrisorio e motivando il bilanciamento delle circostanze sulla base dell'intensità del dolo e dei precedenti. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il bilanciamento delle circostanze è un potere discrezionale del giudice di merito, insindacabile se adeguatamente motivato.
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Truffa e offerta risarcitoria: l’inganno non riduce la pena
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di truffa, contestando la gravità della pena inflitta. A sua difesa, sostiene che la condotta fosse di marginale rilevanza e presenta un'offerta di ristoro economico. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano come la materia di truffa e offerta risarcitoria richieda una reale idoneità riparatoria, mentre nel caso specifico il risarcimento proposto è risultato del tutto esiguo e inaffidabile. Inoltre, la condotta del reo si è dimostrata reiterata e ingannevole. L'inammissibilità dell'impugnazione preclude anche la possibilità di far valere la prescrizione del reato maturato successivamente. L'Imputato viene quindi condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di lieve entità: il valore del bene non basta
L'Imputato è stato condannato per ricettazione dopo essere stato trovato in possesso di un'autovettura su cui aveva apposto le targhe di un altro veicolo per ostacolarne i controlli. Il difensore dell'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante per la ricettazione di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per applicare la ricettazione di lieve entità, non è sufficiente considerare il valore economico del bene ricettato. Bisogna valutare complessivamente la condotta e la capacità a delinquere del soggetto, desumibile nei fatti specifici dai numerosi precedenti penali e dalle manovre per occultare la provenienza illecita. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: calci agli agenti e condanna
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione dopo la condanna per la condotta violenta tenuta contro alcuni agenti della forza pubblica. L'uomo si era dimenato e aveva scalciato durante il controllo, provocando lesioni agli operanti. Nel ricorso ha cercato di rimettere in discussione la ricostruzione dei fatti e la misura della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può effettuare un nuovo esame delle prove già accertate. Inoltre, i motivi relativi al trattamento sanzionatorio non erano stati sottoposti al giudice d'appello. Il caso riguarda il reato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Il ricorrente deve pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Graduazione della pena: Appello respinto, la discrezionalità del giudice
Il Tribunale aveva accolto la richiesta di un Individuo di applicare la continuazione del reato, ricalcolando la sua pena complessiva. L'Individuo ha poi presentato ricorso in Cassazione, contestando la graduazione della pena e la motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché non sia arbitraria o illogica. L'Individuo dovrà quindi pagare le spese processuali e una sanzione.
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Tentata rapina: breve impossessamento e conferma della condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentata rapina ai danni di un cittadino. Contro la decisione del giudice d'appello, l'autore della condotta ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha contestato la valutazione delle prove, la mancata applicazione della desistenza volontaria e il calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno confermato la piena attendibilità della parola della vittima. Inoltre, la Corte ha chiarito che il momentaneo impossessamento del bene impedisce di beneficiare della desistenza volontaria. La determinazione della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice del merito. Di conseguenza, L'Imputato perde la causa, deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Calunnia: Ricorso Inammissibile, la Cassazione Conferma la Condanna
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di calunnia. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la sua responsabilità e il mancato riconoscimento di circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per calunnia. Ha ritenuto che le contestazioni fossero di fatto e non di diritto, e che non vi fossero elementi validi per concedere le attenuanti. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: 59 dosi aumentano la pena
L'Imputato è stato trovato in possesso di diciannove grammi di cocaina, dai quali era possibile ricavare cinquantanove dosi singole. Nonostante l'inquadramento nella fattispecie dello spaccio di lieve entità, la Corte d'Appello ha confermato una sanzione commisurata all'elevato numero di dosi ricavabili, ritenuto indice di elevata gravità. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione sulla determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché ripetitivo di argomentazioni già correttamente respinte. Il giudice di merito ha motivato in modo logico applicando i criteri di legge. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando l’Appello Non Basta
Un Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione contestando la riduzione della pena ottenuta per le circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Questo perché il Lavoratore non aveva sollevato questa specifica questione nel precedente appello. La Corte ha ribadito che un ricorso non può riguardare punti non contestati nei gradi precedenti, rendendo la decisione di primo grado definitiva su tali aspetti. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e condanna alle spese
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. La Corte di Cassazione ha stabilito la inammissibilità del ricorso per cassazione in quanto i motivi presentati erano generici e orientati a richiedere una nuova valutazione dei fatti e delle prove, operazione preclusa al giudice di legittimità. I giudici hanno confermato la fondatezza della sentenza impugnata sia sulla responsabilità penale sia sul diniego delle attenuanti generiche. Di conseguenza, L'Imputato ha subito la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Attenuanti generiche negate: furti e precedenti penali
Tre individui condannati per furto hanno presentato ricorso per contestare il mancato riconoscimento della sospensione della pena e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici territoriali hanno escluso qualsiasi beneficio a causa dei numerosi precedenti penali specifici degli imputati e della loro spiccata pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché formulati in modo generico e privi di argomentazioni giuridiche valide. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice di merito può legittimamente negare le attenuanti generiche valorizzando la storia criminale del reo. I ricorrenti hanno perso la causa e dovranno pagare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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