LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 133 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Pagina 6 di 40

9844 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Applicazione della recidiva: contestazione generica e condanna
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contro la sentenza d'appello, contestando la misura della pena e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per genericità dei motivi proposti. I giudici confermano che la Corte di Appello ha motivato in modo esaustivo e coerente le ragioni dell'applicazione della recidiva, esprimendo un giudizio negativo sulla personalità del reo e sulla sua pericolosità sociale alla luce dei gravi precedenti penali. L'equivalenza tra le attenuanti generiche e la recidiva risulta formulata correttamente secondo i criteri stabiliti dall'articolo 133 del codice penale. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi di fatto
Un imputato ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione la sentenza penale emessa dalla Corte di Appello. Il condannato ha contestato sia la propria responsabilità sia il calcolo della pena applicata dai giudici di merito. I giudici supremi hanno rilevato la riproposizione di argomenti di fatto già ampiamente esaminati e risolti nei gradi precedenti. Inoltre, la difesa ha sollevato questioni nuove sulla recidiva e sulle circostanze attenuanti generiche mai discusse in appello. La Suprema Corte ha dichiarato la inammissibilità del ricorso per cassazione. Di conseguenza, il Collegio ha confermato la condanna definitiva dell'imputato e lo ha condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: quando la violenza non è ‘passiva’
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Il Lavoratore, durante un controllo, ha strattonato e fatto cadere un agente, causando lesioni, e poi ha ingaggiato una colluttazione con altri due operatori, anch'essi feriti. La difesa contestava la configurabilità del reato e l'eccessività della pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna del Lavoratore e ribadendo che la sua condotta non era una semplice resistenza passiva, ma un'azione violenta. La decisione sottolinea l'importanza di una corretta applicazione della legge in materia di resistenza a pubblico ufficiale.
Continua »
Inammissibilità Ricorso Penale: Cassazione Conferma Limiti Giudice Pace
Una persona è stata condannata per lesioni personali e minacce. Ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha chiarito che non si possono contestare vizi di motivazione per sentenze del Giudice di Pace. Inoltre, la "particolare tenuità del fatto" non si applica ai reati di competenza del Giudice di Pace. La ricorrente ha perso e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Chilometri Falsi, Vendita Mancata: La Tentata Frode in Commercio è Reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un commerciante e di un'azienda per tentata frode in commercio. Il commerciante aveva alterato i contachilometri di autovetture usate, esponendole per la vendita con un chilometraggio inferiore a quello reale. L'azienda era stata ritenuta responsabile amministrativamente. La Suprema Corte ha ribadito che per la tentata frode in commercio basta l'esposizione del bene alterato, senza che la vendita si concluda. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando le condanne.
Continua »
Dosimetria della pena: minimo edittale e ricorso inammissibile
L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua responsabilità penale. Il ricorrente contestava la mancata concessione delle attenuanti generiche e la carenza di motivazione sul trattamento sanzionatorio applicato dai giudici di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici supremi hanno chiarito che la dosimetria della pena non richiede formule complesse, risultando sufficiente una motivazione sintetica o implicita se la sanzione è stabilita nel minimo previsto dalla legge. Di conseguenza, l'Imputato deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Documenti Falsi: Negate le Circostanze Attenuanti Generiche al Lavoratore
Un Lavoratore è stato condannato per possesso di documenti falsi. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, che avrebbero potuto ridurre la sua pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse correttamente valutato l'assenza di elementi positivi per concedere le circostanze attenuanti generiche, considerando il silenzio del Lavoratore sui fatti, la gravità del reato (documento contraffatto con implicazioni criminali) e la sua precedente condanna. La decisione ha confermato la condanna e l'obbligo di pagare le spese.
Continua »
Circostanze attenuanti: Danno lieve o grave? La Cassazione decide
Un Lavoratore, condannato per ricettazione e furto aggravato, ha impugnato la sentenza d'appello che aveva solo ridotto la pena, chiedendo il riconoscimento delle circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il danno patrimoniale di speciale tenuità si applica solo per pregiudizi lievissimi, indipendentemente dalla capacità economica della vittima. Inoltre, la valutazione delle circostanze attenuanti generiche rientra nella discrezionalità del giudice di merito, se la motivazione è logica e non arbitraria. Il Lavoratore ha perso, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
Continua »
Violazione della misura di prevenzione: sigarette non scusano
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale ha violato le prescrizioni imposte allontanandosi dalla propria abitazione per acquistare sigarette. Il ricorrente ha giustificato l'azione invocando una grave dipendenza dal fumo. I giudici di merito hanno respinto tale tesi, ritenendo l'acquisto di tabacco privo dei caratteri della necessità urgente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la violazione della misura di prevenzione non può trovare giustificazione nel semplice desiderio di fumare in assenza di idonea certificazione medica e di preventiva comunicazione all'autorità. Il soggetto ha subito la condanna a quattro mesi di arresto e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione con auto: esclusa la particolare tenuità
Un imputato, condannato per il reato di evasione, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione della propria intenzione colpevole, la mancata concessione dell'attenuante del rientro spontaneo e il diniego della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione psicologica non può essere riesaminata in sede di legittimità se motivata logicamente. Inoltre, l'uso di un'autovettura per allontanarsi dimostra una gravità concreta della condotta che esclude la tenuità dell'offesa, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso Penale Inammissibile: Spaccio e Recidiva, la Cassazione Decide
Un individuo, condannato per spaccio di eroina con rito abbreviato, ha visto la sua condanna confermata dalla Corte d'Appello. Ha poi presentato un ricorso per cassazione, contestando l'affermazione di responsabilità, l'applicazione della recidiva, l'entità della pena e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo le motivazioni dei giudici precedenti congrue e logiche. L'appello si limitava a proporre una lettura alternativa dei fatti, non consentita in sede di legittimità. L'individuo deve quindi pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Bancarotta fraudolenta: condanna confermata e ricorso respinto
L'Amministratrice ha impugnato la sentenza di secondo grado relativa all'accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. La difesa contestava il giudizio di equivalenza tra le attenuanti generiche e la pluralità di reati contestati, oltre alla misura delle sanzioni interdittive. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità della dosimetria sanzionatoria applicata dalla Corte di Appello. I giudici hanno chiarito che il bilanciamento delle circostanze rientra nella valutazione esclusiva del giudice di merito se privo di vizi logici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Rapina Aggravata: Inammissibilità Ricorso Penale e Pena Definitiva
Due imputati, condannati per concorso in rapina aggravata e porto di oggetti atti ad offendere, hanno presentato ricorso in Cassazione. Uno lamentava la mancata applicazione della desistenza volontaria e un errato bilanciamento delle circostanze. L'altro contestava l'entità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Ha stabilito che le doglianze sulla desistenza non erano state presentate correttamente in appello. Inoltre, il bilanciamento delle circostanze e la determinazione della pena rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivati. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende a causa dell'inammissibilità ricorso penale.
Continua »
Diniego circostanze attenuanti generiche: confessione insufficiente e precedenti
Un individuo ha presentato ricorso contro una sentenza che gli negava le circostanze attenuanti generiche e contestava la dosimetria della pena. Era stato condannato per traffico di droga (cocaina e hashish) e resistenza a pubblico ufficiale. La sua "confessione" è stata ritenuta insufficiente, e il suo passato criminale, che includeva precedenti condanne per spaccio e tentato omicidio, ha pesato negativamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la logicità e correttezza della decisione del giudice di merito. Il diniego circostanze attenuanti generiche è stato ritenuto giustificato, e la pena proporzionata ai fatti e alla storia del ricorrente. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Graduazione della pena: sanzione e ricorso inammissibile
Un soggetto condannato per molteplici reati contro il patrimonio ha impugnato la decisione della Corte di Appello. La difesa lamentava l'eccessività della sanzione e il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alle aggravanti. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dichiarandoli inammissibili. I giudici supremi hanno evidenziato che la graduazione della pena appartiene alla valutazione discrezionale del giudice di merito. La quantificazione della sanzione sotto la media edittale non richiede una motivazione analitica se rispetta i criteri legali di adeguatezza. Inoltre, il bilanciamento di equivalenza tra circostanze attenuanti e aggravanti risulta insindacabile quando motivato in modo logico.
Continua »
Lieve entità spaccio stupefacenti: rigetto per quantità e purezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per detenzione illecita di droga. L'indagato chiedeva il riconoscimento della fattispecie di lieve entità spaccio stupefacenti e le attenuanti generiche. I giudici hanno respinto la richiesta a causa del rilevante peso della droga, dell'elevato grado di purezza e dell'ampia capacità di diffusione sul mercato criminale. L'uomo ha inoltre commesso il reato mentre era sottoposto all'obbligo di firma presso la polizia giudiziaria, dimostrando un'elevata pericolosità sociale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione di tremila euro.
Continua »
Patteggiamento e Ricorso: La Cassazione dichiara l’Inammissibilità
Un Lavoratore, dopo aver patteggiato una pena per rapina, ha presentato ricorso in Cassazione. Il suo ricorso contestava la mancata valutazione delle sue condizioni personali ai fini della pena, invocando l'articolo 133 del codice penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per patteggiamento. Ha stabilito che i motivi addotti non rientravano tra quelli tassativamente previsti dalla legge per impugnare una sentenza di patteggiamento. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
Continua »
Tentato furto pluriaggravato: la sanzione contestata non cambia
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto pluriaggravato. La Corte d'Appello ha parzialmente riformato la pronuncia di primo grado, riducendo la sanzione originaria. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il trattamento sanzionatorio fosse eccessivo e privo di motivazione logica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di legittimità hanno ricordato che la quantificazione della pena e la valutazione delle circostanze spettano al giudice di merito. La Suprema Corte non può rideterminare la pena se il calcolo espresso nella sentenza risulta privo di vizi logici ed esercitato secondo discrezionalità. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e deve pagare le spese del processo, oltre alla somma di quattromila euro da versare alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: pena minima e sanzioni
L'Imputato ha presentato ricorso davanti alla Suprema Corte di Cassazione per contestare la quantificazione della pena e la valutazione delle proprie condizioni psicologiche operate dalla Corte di Appello. I giudici di secondo grado avevano già applicato la pena base nel minimo previsto dalla legge e riconosciuto le attenuanti nella loro massima estensione. La Cassazione ha rilevato che il ricorrente si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni già esaminate e correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza sollevare effettivi vizi di legittimità. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, condannando l'Imputato alle spese legali del procedimento e al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Determinazione della pena: ricorso inammissibile
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando il calcolo della sanzione e denunciando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha verificato che i giudici di merito avevano già concesso il trattamento più favorevole possibile. La corte territoriale aveva infatti applicato la sanzione base nel minimo edittale e riconosciuto le attenuanti generiche con la riduzione massima consentita dalla legge. Di conseguenza, il ricorso non si confrontava con la reale determinazione della pena operata in sentenza. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »