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Art. 133 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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9844 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Attenuanti generiche e precedenti penali: ricorso respinto
Un imputato condannato per reati contro il patrimonio ha impugnato la sentenza di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorrente ha lamentato l'eccessiva severità della pena inflitta e il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto all'aggravante contestata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di merito hanno quantificato correttamente la sanzione partendo dal minimo edittale. Inoltre, la Corte d'appello ha adeguatamente giustificato il diniego della prevalenza delle attenuanti generiche richiamando i molteplici precedenti penali del soggetto e la sua negativa personalità. Il condannato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Eccessività pena stupefacenti: Cassazione respinge ricorso Imputato
Un Imputato, condannato per reati legati agli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava l'eccessività pena stupefacenti, sostenendo che la Corte d'Appello non aveva adeguatamente considerato la modesta quantità di droga sequestrata e le circostanze attenuanti generiche. L'Imputato lamentava anche una disparità di trattamento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse già fornito una motivazione sufficiente sulla determinazione della pena e sul mancato riconoscimento di ulteriori attenuanti, giudicando le argomentazioni dell'Imputato troppo generiche e non specifiche.
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Attenuanti generiche: furto d’auto con arma nega lo sconto di pena
Un uomo ha commesso un furto aggravato, sottraendo un'automobile e una pistola trovata all'interno dell'abitacolo. Le forze dell'ordine lo hanno fermato subito dopo il fatto mentre guidava il veicolo rubato. In sede di giudizio, la difesa ha richiesto il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, valorizzando la parziale ammissione dei fatti e sostenendo l'insufficienza dei precedenti penali per negare lo sconto di pena. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta e ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le attenuanti generiche richiedono elementi positivi e che la gravità della condotta, unita ai precedenti del colpevole, giustifica pienamente il diniego dello sconto penale. Il ricorrente ha subito la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Pena confermata e niente sanzione minima: ricorso inammissibile
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando la quantificazione della pena decisa dalla Corte di Appello. La difesa lamentava in particolare la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche nella loro massima estensione. I giudici di secondo grado avevano però motivato chiaramente il diniego, valutando gli elementi del caso e i criteri legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le censure riguardavano valutazioni di merito già adeguatamente e logicamente motivate. L'imputato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dosimetria della pena: confermata la condanna oltre il minimo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti de L'Imputato per i reati di ricettazione e detenzione abusiva di armi. La difesa contestava la dosimetria della pena applicata dai giudici di secondo grado, lamentando l'assenza di una motivazione analitica sul discostamento dal minimo previsto dalla legge per il reato più grave. I Supremi Giudici hanno rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. Il calcolo della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Una spiegazione dettagliata sul quantum sanzionatorio è obbligatoria solo quando la sanzione supera di molto la media prevista dalla legge. Poiché la sanzione finale si collocava ampiamente al di sotto della media edittale ed era supportata da idonee ragioni, la decisione è pienamente valida. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e la sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato Furto Pluriaggravato: Cassazione Conferma Pena, Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto pluriaggravato. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'applicazione di una circostanza aggravante e la mancata riduzione della pena per il tentativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che i giudici precedenti avevano correttamente valutato la gravità del reato e la personalità negativa del Lavoratore, giustificando la pena inflitta. La sentenza ribadisce che la motivazione sulla pena è adeguata anche se non si discosta molto dai minimi edittali, specialmente in casi di tentato furto pluriaggravato.
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Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione non Esamina il Merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato. L'imputato contestava la condanna e la determinazione della pena, in particolare l'aumento per recidiva in peius, dopo che la Corte d'Appello aveva escluso alcune circostanze aggravanti (come la destrezza e il nesso teleologico) e ridotto la pena a un anno di reclusione. La Cassazione ha ritenuto che il giudice di merito avesse motivato in modo logico la pena e che le doglianze sulla recidiva fossero irrilevanti, non essendo state appellate in precedenza. Il ricorso inammissibile ha comportato la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Graduazione della pena: legittima la condanna sopra il minimo
Un imputato, condannato a un anno di reclusione per il reato di lesioni personali, ha proposto ricorso per contestare la quantificazione della sanzione. La difesa lamentava l'assenza di una motivazione approfondita in merito alla mancata applicazione del minimo previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la graduazione della pena impone un obbligo di motivazione stringente e dettagliata soltanto se la sanzione supera di gran lunga la media tra il minimo e il massimo stabiliti dalla norma. Nel caso specifico, la misura applicata risultava inferiore a tale soglia mediana ed era adeguatamente motivata secondo i criteri generali di legge.
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Furto in abitazione: ricorso respinto e sanzione confermata
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contro la condanna per il reato di furto in abitazione. La difesa lamenta un presunto vizio di notifica del decreto di citazione e contesta il trattamento sanzionatorio, denunciando la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'eccessiva severità della pena inflitta. I Supremi Giudici dichiarano il ricorso inammissibile. Il motivo sulla notifica risulta generico e privo di prove documentali a supporto. Inoltre, la valutazione della pena e il diniego delle attenuanti rientrano nella piena discrezionalità del giudice di merito, che ha motivato la decisione richiamando la personalità del reo e l'assenza di elementi positivi. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per circostanze attenuanti generiche: condanna confermata
L'Imputata ha subito una condanna a dieci mesi di reclusione e duecento euro di multa per i reati di furto aggravato e utilizzo indebito di carte di pagamento. La difesa ha presentato ricorso per cassazione contestando l'entità della sanzione e il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alle aggravanti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la quantificazione della pena poggia solidamente sui precedenti penali del soggetto. Quando la condanna rimane al di sotto della media edittale, il giudice di merito non deve redigere una motivazione analitica, rimanendo la scelta insindacabile in sede di legittimità. La ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lesioni personali aggravate: ricorso inammissibile e condanna
La Corte d'Appello confermava la condanna nei confronti di un imputato per il reato di lesioni personali aggravate. L'imputato proponeva ricorso per cassazione lamentando una ricostruzione errata dei fatti e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici supremi hanno chiarito che il ricorso non può contestare la valutazione delle prove nel merito né sollecitare una nuova graduazione della sanzione. La quantificazione della pena rientra nella discrezionalità esclusiva dei giudici di merito. L'imputato deve quindi scontare la condanna definitiva e versare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende, oltre alle spese legali.
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Recidiva nel Furto: Precedenti Ostacolano Non Punibilità e Attenuanti
Un Individuo è stato condannato per furto e ha presentato ricorso in Cassazione. Ha contestato la mancata applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto (Art. 131 bis c.p.) e il diniego delle attenuanti generiche, sostenendo che la Corte d'Appello non avesse valutato correttamente la sua situazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che i precedenti penali per reati contro il patrimonio ostacolano l'applicazione dell'Art. 131 bis c.p. e che la valutazione della **recidiva nel furto** e delle attenuanti è un giudizio di fatto insindacabile, se ben motivato. L'Individuo è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate: confermata la condanna
L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata concessione delle Circostanze attenuanti generiche da parte dei giudici di appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato la richiesta manifestamente infondata e inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito un principio consolidato: per negare le attenuanti generiche non serve confutare ogni singola tesi difensiva. Il giudice di merito deve soltanto indicare in modo chiaro gli elementi decisivi o rilevanti che giustificano il diniego. Di conseguenza, L'Imputata ha perso il ricorso ed è stata condannata al pagamento delle spese del procedimento, oltre alla sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Tentata Estorsione: Cassazione conferma condanna e respinge ricorso
Un individuo è stato condannato per tentata estorsione, una decisione confermata anche in appello. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua condotta dovesse essere qualificata come minaccia o percosse e contestando la quantificazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la qualificazione come tentata estorsione era corretta, richiamando il principio della "doppia conforme" (due sentenze di merito con la stessa conclusione). La Corte ha anche confermato la legittimità della pena inflitta. L'individuo dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione non entra nel merito
Un individuo ha presentato ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello che, pur avendo dichiarato alcuni reati di furto aggravato estinti per prescrizione, aveva confermato la sua responsabilità penale per altri capi d'accusa. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Il primo motivo di ricorso non affrontava la sentenza impugnata, mentre il secondo, relativo alla pena, è stato ritenuto manifestamente infondato. La Corte d'Appello aveva infatti motivato adeguatamente la sua decisione. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Dosimetria della pena: il ricorso generico porta alla condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la sentenza emessa dalla Corte di Appello. Il motivo dell'impugnazione riguardava esclusivamente la dosimetria della pena stabilita dai giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha esaminato l'atto e ha rilevato che le contestazioni presentate erano del tutto generiche e prive di elementi specifici capaci di smontare il ragionamento del giudice precedente. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento di tutte le spese del processo e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: pena concordata e ricorso escluso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati in materia di stupefacenti. La Corte di secondo grado aveva precedentemente ridotto la sanzione applicando l'istituto del concordato in appello concordato con la pubblica accusa. L'imputato ha successivamente contestato davanti ai giudici di legittimità i criteri di calcolo della pena base e la motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia definitiva a ogni ulteriore contestazione sul trattamento sanzionatorio, salvo il caso eccezionale di pena illegale o vizi nel consenso. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: Ricorso penale inammissibile, condanna confermata
Un Lavoratore è stato condannato per furto in abitazione, con la sentenza confermata in appello. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la sua identificazione e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni sull'identificazione mirassero a una non consentita rivalutazione delle prove. Ha anche confermato che il diniego delle attenuanti generiche era sufficientemente motivato. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende per l'inammissibilità ricorso penale.
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Graduazione della pena: lesioni gravi e ricorso inammissibile
La Corte di Appello ha condannato l'imputato per il reato di lesioni gravi ai danni della persona offesa, rideterminando la sanzione originaria. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la graduazione della pena e chiedendone una riduzione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La quantificazione della sanzione rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. La Cassazione non può riesaminare la misura della sanzione quando la decisione dei gradi precedenti risulta logica, coerente e fondata sulla gravità e pericolosità dell'azione commessa. L'imputato deve quindi scontare la condanna stabilita e pagare le spese processuali.
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Graduazione della Pena: Discrezionalità del Giudice e Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore, condannato per ricettazione e recidiva, ha contestato in Cassazione la `graduazione della pena` inflitta, ritenendola non adeguatamente motivata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Una motivazione dettagliata è necessaria solo se la pena è molto superiore alla media edittale. Nel caso specifico, la pena era congrua, considerando i precedenti penali e i beni sequestrati. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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