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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Seconda Civile

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303 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Onere probatorio: multa valida se l’area è centro storico
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un automobilista multato per sosta senza ticket. Si è stabilito che, sebbene il Comune abbia l'onere probatorio di dimostrare la legittimità delle strisce blu, il giudice può verificare d'ufficio la natura di centro storico dell'area tramite il piano regolatore. In tal caso, decade l'obbligo di istituire parcheggi gratuiti nelle vicinanze, e l'onere probatorio a carico del cittadino si aggrava, dovendo egli contestare specificamente i fatti.
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Garanzia per evizione: la buona fede non salva
Un acquirente compra un quadro che si rivela essere rubato e viene successivamente restituito al legittimo proprietario. La Corte di Cassazione conferma la condanna del venditore a restituire il prezzo pagato, applicando la garanzia per evizione. La Corte stabilisce che la buona fede del venditore è irrilevante, poiché la garanzia si attiva per il solo fatto oggettivo della perdita del diritto acquistato dal compratore.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia chiude il caso
Un caso di scioglimento della comunione tra coniugi si conclude in Cassazione con una declaratoria di estinzione del giudizio. La controversia riguardava la data di decorrenza dello scioglimento della comunione a seguito delle modifiche legislative. Tuttavia, prima della decisione di merito, il ricorrente ha rinunciato all'impugnazione con l'adesione della controparte, portando la Corte a dichiarare l'estinzione del processo senza pronunciarsi sulle spese.
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Tutela del possesso: valutazione delle prove e limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di tutela del possesso, ribadendo che la valutazione delle prove e la qualificazione della situazione di fatto (possesso o detenzione) sono di competenza esclusiva del giudice di merito. Tentare di ottenere una nuova valutazione in Cassazione rende il ricorso inammissibile.
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Costituzione tardiva: le conseguenze nel processo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto che, dopo una costituzione tardiva in primo grado, lamentava di non aver potuto proporre domanda di usucapione. La Corte ha ribadito che la parte che si costituisce in ritardo accetta il processo nello stato in cui si trova, con tutte le preclusioni già maturate. L'ordinanza conferma la decisione della Corte di Appello che aveva ordinato il rilascio di un immobile, sottolineando come la tardività precluda la remissione in termini se non si dimostra un impedimento non imputabile. È stata inoltre respinta la richiesta di sospensione del giudizio e confermata la validità della prova della proprietà fornita dagli attori.
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Contratto preliminare immobile: quando produrre i documenti
In una controversia su un contratto preliminare immobile, la Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale: la documentazione attestante la conformità urbanistica, necessaria per ottenere una sentenza che trasferisca la proprietà (ex art. 2932 c.c.), costituisce una condizione dell'azione e non un presupposto della domanda. Pertanto, può essere prodotta per la prima volta anche nel corso del giudizio di appello, fino al momento della decisione. La Corte ha rigettato il ricorso basandosi sull'effetto sostitutivo della sentenza d'appello, che rimpiazza completamente quella di primo grado.
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Molestia di diritto: quando un errore non basta
Una proprietaria cita in giudizio i vicini per un errore nella trascrizione di un atto di compravendita relativo al suo posto auto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che un mero errore formale, come un disallineamento catastale, non costituisce una molestia di diritto se non è accompagnato da pretese concrete o da un'effettiva limitazione del godimento del bene. Senza una turbativa reale, manca l'interesse ad agire.
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Improcedibilità ricorso: onere deposito sentenza
Una società concessionaria autostradale ha impugnato in Cassazione una sentenza d'appello sfavorevole in una causa contro un proprietario terriero. Tuttavia, la Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché la società non ha depositato la copia notificata della sentenza impugnata, un adempimento formale inderogabile previsto dal codice di procedura civile. La decisione sottolinea il rigore delle norme processuali e il principio di autoresponsabilità della parte ricorrente.
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Compravendita veicoli: la prova della titolarità
In una controversia sulla compravendita di veicoli, la Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che identifica il venditore effettivo basandosi su prove documentali concrete, anziché sulla mera apparenza o sull'intervento di intermediari. L'ordinanza sottolinea come la prova della titolarità del bene e del relativo contratto possa essere desunta anche dalle dichiarazioni rese dall'acquirente stesso. Il ricorso dell'acquirente, che sosteneva di aver pagato un 'creditore apparente', è stato respinto per difetto di specificità, evidenziando l'importanza di formulare motivi di impugnazione chiari e dettagliati.
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Responsabilità appaltatore: la guida completa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna solidale di un'impresa edile e del direttore dei lavori per gravi difetti in una ristrutturazione. La sentenza chiarisce che il termine per la denuncia dei vizi decorre dalla piena consapevolezza tecnica del danno, non dalla prima manifestazione. Viene inoltre rigettata la difesa dell'impresa come mero esecutore ("nudus minister"), ribadendo la sua piena responsabilità appaltatore per la qualità dell'opera.
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Molestia possessoria e distanze: quando conta?
La Suprema Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3700/2025, ha stabilito un importante principio in materia di molestia possessoria. Il caso riguardava una sopraelevazione di un edificio di soli 9 cm, contestata dal vicino. La Corte ha confermato che una violazione minima delle distanze legali non è sufficiente per configurare una molestia possessoria. È necessario che l'intervento edilizio provochi una 'apprezzabile modificazione o limitazione dell'esercizio del possesso'. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, poiché mirava a una revisione dei fatti già accertati in appello, ribadendo che non ogni irregolarità edilizia giustifica un'azione a tutela del possesso.
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Usucapione: la lunga durata esclude la tolleranza
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto l'acquisto di un terreno per usucapione. La Corte ha stabilito che un rapporto con il bene protratto per quasi trent'anni, unito ad atti di dominio come la locazione a terzi, è incompatibile con una situazione di mera tolleranza da parte del proprietario originario, consolidando così il possesso utile ai fini dell'usucapione.
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Cessione volontaria: quando è trasferimento definitivo?
Un erede contestava la validità della vendita di alcuni terreni da parte di un Comune, sostenendo che l'originaria cessione volontaria del 1981 non fosse un trasferimento definitivo della proprietà. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la scrittura privata, per il suo tenore letterale inequivocabile, aveva un effetto immediatamente traslativo. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo di ricorso relativo all'omesso esame di un documento, applicando il principio della "doppia conforme", dato che le decisioni di primo e secondo grado erano identiche nelle motivazioni.
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Improcedibilità del ricorso: errore fatale in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da un gruppo di proprietari immobiliari in una causa per diritti di parcheggio. La decisione si fonda su un vizio procedurale: i ricorrenti, pur attestando di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, non hanno depositato la relativa prova (relata di notifica). Questo adempimento è essenziale per consentire alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione. La mancanza ha reso l'appello inammissibile, evidenziando la rigorosità delle norme processuali e il principio di autoresponsabilità della parte impugnante.
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Giuramento decisorio: quando il giudice può revocarlo?
In una complessa causa di proprietà immobiliare, la Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito di revocare l'ammissione di un giuramento decisorio, anche se già prestato. La Corte ha stabilito che la prova documentale, che attestava un rapporto di locazione e la titolarità del bene, prevale sul giuramento, in quanto quest'ultimo era stato erroneamente ammesso su questioni giuridiche e non su fatti storici. Di conseguenza, il ricorso del detentore dell'immobile è stato rigettato.
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Servitù coattiva: CTU e prove non verbalizzate
Una disputa sulla costituzione di una servitù coattiva arriva in Cassazione. I ricorrenti contestavano la relazione del Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU), ritenendola nulla perché basata su dichiarazioni non verbalizzate. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, affermando che il CTU può raccogliere informazioni informali senza che ciò comporti la nullità della perizia. Inoltre, ha ribadito l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso, sanzionando i ricorrenti per non aver trascritto adeguatamente le loro critiche alla relazione tecnica, rendendo il motivo di ricorso in parte inammissibile.
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Legittimazione passiva: firma incerta, contratto nullo
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che rigetta la domanda di un'acquirente volta a ottenere il trasferimento di un immobile. Il caso verteva su un preliminare di vendita la cui firma era contestata: l'acquirente sosteneva fosse stata apposta dal fratello gemello del legale rappresentante della società venditrice. In assenza di prove certe sulla sottoscrizione, la Corte ha confermato il difetto di legittimazione passiva del convenuto, rendendo inefficaci sia la richiesta di esecuzione del contratto sia quella di risarcimento del danno.
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Proprietà corte comune: l’interpretazione del contratto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un fratello contro la sorella in una disputa sulla proprietà di una corte comune. La Corte ribadisce che l'interpretazione di un contratto di divisione immobiliare, effettuata dal giudice di merito, non può essere messa in discussione in Cassazione se non è manifestamente illogica, confermando così la natura comune dell'area contesa.
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Priorità della trascrizione: pignoramento vince su 2932
La Corte di Cassazione risolve un conflitto tra un acquirente all'asta e il beneficiario di una sentenza ex art. 2932 c.c. per lo stesso immobile. La Corte stabilisce che il principio determinante è la priorità della trascrizione del pignoramento. Poiché l'atto di pignoramento era stato trascritto prima della trascrizione della sentenza, il titolo dell'acquirente all'asta prevale, rendendo inopponibile l'altro titolo di proprietà.
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Improcedibilità ricorso: onere deposito sentenza
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità di un ricorso in un caso di disputa immobiliare tra ex coniugi. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il ricorrente, pur avendo dichiarato di aver ricevuto notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la copia notificata del provvedimento. Tale adempimento è essenziale per permettere alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione secondo il termine breve. Questa sentenza ribadisce il rigore delle norme processuali e le conseguenze fatali della loro inosservanza.
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