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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Seconda Civile

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303 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Prova della proprietà: il rigore in Cassazione
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di due proprietari che rivendicavano la proprietà esclusiva di un pianerottolo. La Corte conferma la decisione dei giudici di merito, ribadendo che la prova della proprietà in un'azione di rivendicazione deve essere rigorosa e non può basarsi sulla sola dichiarazione del precedente venditore o su presunzioni, essendo necessario un titolo di proprietà valido ed esplicito.
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Termine opposizione decreto: la Cassazione chiarisce
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il caso di un'opposizione a un decreto di liquidazione per patrocinio a spese dello Stato, proposta dalla Procura della Repubblica. La Corte chiarisce che il termine opposizione decreto, in assenza di una formale comunicazione o notificazione, è quello lungo semestrale previsto dall'art. 327 c.p.c., e non quello breve di trenta giorni. Di conseguenza, ha confermato l'inammissibilità dell'opposizione perché presentata ben oltre tale scadenza.
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Conflitto di interessi: quando il contratto è annullabile
La Cassazione chiarisce che il conflitto di interessi ex art. 1394 c.c. porta all'annullamento del contratto se il rappresentante agisce per un interesse incompatibile con quello del rappresentato, anche senza un danno economico provato. Nel caso, un socio amministratore ha venduto beni della società di famiglia a una società di sua proprietà, contro la volontà degli altri soci. La Corte ha confermato l'annullamento della vendita.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese compensate
Un comune ha presentato ricorso in Cassazione contro una società di trasporto persone, contestando una decisione che annullava una sanzione basata su un'ordinanza locale. Tale ordinanza limitava la navigazione nelle acque del centro storico alle imbarcazioni autorizzate da comuni diversi. A seguito di una nuova e decisiva sentenza delle Sezioni Unite sulla stessa materia, il comune ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del processo e ha compensato integralmente le spese legali tra le parti, riconoscendo l'importanza del pregresso contrasto giurisprudenziale risolto solo di recente.
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Termine breve ricorso Cassazione: la notifica via PEC
Un avvocato ha impugnato un'ordinanza relativa a una richiesta di compenso professionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine breve per il ricorso in cassazione di 60 giorni, decorrente dalla data di notifica del provvedimento a mezzo PEC.
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Termine lungo impugnazione: Cassazione e decreto
La Cassazione chiarisce l'applicazione del termine lungo impugnazione per l'opposizione a un decreto di liquidazione compensi. Anche in assenza di comunicazione formale, l'opposizione va proposta entro sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento, pena l'inammissibilità per tardività. L'ordinanza sottolinea come il termine lungo garantisca la stabilità delle decisioni giudiziarie.
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Giudicato esterno: come provarlo in Cassazione
Un proprietario di un fondo ricorre in Cassazione in una disputa su una servitù di passaggio, invocando un separato e definitivo giudicato esterno a suo favore. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché, pur avendo prodotto la sentenza, il ricorrente non ha fornito la necessaria attestazione di cancelleria che ne comprovasse il passaggio in giudicato. Il caso sottolinea i rigidi oneri probatori per far valere un giudicato esterno.
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Estinzione sanzione amministrativa: morte del reo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di una sanzione amministrativa a seguito del decesso del soggetto sanzionato. Il caso riguardava un ex amministratore di un istituto di credito, multato dall'Autorità di Vigilanza, che è deceduto durante il ricorso. La Corte ha stabilito che, data la natura personale della responsabilità amministrativa, l'obbligazione pecuniaria non si trasmette agli eredi. Di conseguenza, è stata dichiarata la cessazione della materia del contendere, con compensazione delle spese legali tra le parti.
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Actio confessoria servitutis: parcheggio e servitù
La Corte di Cassazione chiarisce che parcheggiare stabilmente delle auto su una strada privata, ostacolando il passaggio, legittima l'uso dell'actio confessoria servitutis. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che tale azione non richiede una contestazione formale del diritto di servitù, ma solo un impedimento al suo esercizio. Sono stati ritenuti responsabili sia il proprietario del fondo, come autore morale, sia i proprietari delle auto, come autori materiali dell'illecito.
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Usucapione tra parenti: quando non è valida?
La Corte di Cassazione nega l'usucapione tra parenti su una striscia di terreno, sottolineando che l'utilizzo del bene basato su mera tolleranza familiare (permissio fraterna) non costituisce possesso valido. La Corte ha inoltre svalutato una confessione stragiudiziale, poiché resa da un soggetto che all'epoca non aveva la titolarità del diritto. La decisione ribadisce la necessità di una prova rigorosa dell'interversione del possesso per superare la presunzione di semplice detenzione nei contesti familiari.
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Interpretazione contratto: l’acquisto ‘a corpo’ vale
Un acquirente cita in giudizio i vicini per un corridoio, sostenendo che faccia parte del suo appartamento. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che l'acquisto 'nello stato di fatto' e la consapevolezza dell'acquirente di una precedente cessione del corridoio stesso sono decisivi. Il caso sottolinea l'importanza della corretta interpretazione del contratto di compravendita.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una proprietaria, precedentemente condannata a demolire costruzioni non autorizzate in un cortile comune, ha presentato ricorso in Cassazione dopo che il suo appello era stato dichiarato inammissibile per genericità. Prima della decisione finale, la parte ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il procedimento e, data la mancata accettazione della rinuncia da parte della controparte, ha condannato la ricorrente al pagamento di tutte le spese legali.
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Usucapione Immobile Familiare: No a Detenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'usucapione di un immobile familiare in cui viveva da decenni. La decisione si fonda sulla distinzione tra detenzione e possesso: l'originario rapporto con il bene era di detenzione qualificata, e non sono stati provati atti di interversione del possesso. L'uso prolungato è stato interpretato come tolleranza dovuta a vincoli familiari, e un acquisto congiunto del terreno da parte di tutti i coeredi ha ulteriormente negato l'esistenza di un possesso esclusivo. Il ricorso sull'usucapione immobile familiare è stato quindi respinto.
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Donazione indiretta: onere della prova e presunzioni
Una donna agisce in giudizio per la lesione della sua quota di legittima, ma i coeredi eccepiscono una donazione indiretta ricevuta in vita: un appartamento acquistato con denaro dei genitori. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni di merito, stabilisce che in presenza di solidi elementi presuntivi (come lo status di studentessa senza reddito dell'acquirente), l'onere di provare di aver pagato con mezzi propri si sposta su chi ha ricevuto il bene. Viene così rigettato il ricorso basato sull'errata applicazione dell'onere della prova.
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Distanza dalle vedute: la Cassazione fa chiarezza
Un proprietario costruisce una tettoia violando la distanza dalle vedute del vicino. La Cassazione conferma la demolizione, ribadendo che la norma sulla distanza dalle vedute (art. 907 c.c.) prevale sui regolamenti edilizi locali e che la domanda di tutela non si considera 'nuova' in appello se il bene protetto è lo stesso.
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Negozio fiduciario: la prova in ambito successorio
In una complessa disputa ereditaria tra fratelli, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un erede che contestava la decisione dei giudici di merito. Il caso verteva su un'azione di riduzione per lesione di legittima e sulla qualificazione di alcune operazioni patrimoniali, tra cui la presunta esistenza di un negozio fiduciario relativo a quote di una società monegasca. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non consente un riesame dei fatti e che le censure, in presenza di una "doppia conforme", devono evidenziare vizi logico-giuridici e non mere interpretazioni alternative delle prove. Il ricorrente non è riuscito a dimostrare l'esistenza del negozio fiduciario né a invalidare le valutazioni probatorie delle corti inferiori.
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Proprietà demaniale e usucapione: la Cassazione
Una società che gestiva una funicolare rivendicava la proprietà di un bar adiacente, sostenendo di averlo acquisito per usucapione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: una proprietà demaniale non può essere acquisita tramite usucapione. La decisione si basa anche sul concetto di "doppia conforme", che limita l'accesso al giudizio di legittimità quando due sentenze di merito sono concordi.
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Diniego sospensione processo: non è impugnabile
La Corte di Cassazione, con ordinanza 461/2024, ha ribadito un principio fondamentale: il provvedimento di diniego sospensione processo non è impugnabile tramite regolamento di competenza. Il caso riguardava una richiesta di sospensione di un giudizio civile per la pendenza di un processo penale sulla falsità di un documento. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, spiegando che solo l'ordinanza che concede la sospensione può essere oggetto di immediata contestazione per evitare inutili ritardi, mentre il diniego potrà essere riesaminato solo con l'impugnazione della sentenza finale.
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Improcedibilità del ricorso: errore fatale in Cassazione
Un caso di disputa ereditaria giunge in Cassazione, ma l'appello viene respinto senza esame del merito. La Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso perché l'appellante non ha depositato la copia della sentenza impugnata entro i termini di legge, sottolineando l'importanza cruciale del rispetto delle norme procedurali.
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Valore indeterminabile: come si calcolano i compensi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 227/2024, ha stabilito che una causa ha valore indeterminabile ai fini del compenso legale quando la richiesta economica non è quantificata in modo preciso e il giudizio si conclude con un provvedimento processuale. Nel caso esaminato, un avvocato si era visto liquidare i compensi secondo lo scaglione del valore indeterminabile. La Corte ha rigettato il suo ricorso, chiarendo che la richiesta di risarcimento "da accertarsi in corso di causa" e la natura del giudizio amministrativo (annullamento di un atto) portano a questa conclusione, rendendo irrilevante il potenziale vantaggio economico per il cliente.
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