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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Quinta Civile

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Rinuncia al ricorso: come chiudere un processo fiscale
Un contribuente, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza relativa a una cartella di pagamento per Irpef, Iva e Irap, ha aderito alla cosiddetta "rottamazione ter". Di conseguenza, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che la rinuncia è efficace anche senza l'accettazione dell'Amministrazione Finanziaria e che le spese legali restano a carico di chi le ha anticipate, senza l'obbligo per il ricorrente di versare il doppio del contributo unificato.
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Revocazione sentenza Cassazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta di revocazione di una propria precedente sentenza. La contribuente sosteneva un errore di fatto relativo a una mancata risposta a un'istanza di rateazione. La Corte ha chiarito che non si tratta di errore revocatorio quando il punto è stato oggetto di dibattito e decisione, non di una svista. La decisione conferma che la revocazione sentenza Cassazione è un rimedio eccezionale, non un terzo grado di giudizio.
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Litisconsorzio necessario: la Cassazione e la sanatoria
La Cassazione ha respinto i ricorsi di una società di persone e dei suoi soci, confermando gli avvisi di accertamento per costi fittizi. Sebbene i giudizi di merito si siano svolti separatamente, violando il principio del litisconsorzio necessario, la Corte ha ritenuto il vizio sanato dalla riunione in sede di legittimità, data l'identità delle difese e degli esiti, in applicazione del principio di ragionevole durata del processo.
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Accertamento sintetico: la prova dei redditi passati
Un contribuente impugna un accertamento sintetico per il 2007, sostenendo che le spese contestate fossero coperte da risparmi accumulati nel 2005 e 2006. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che la semplice dimostrazione di aver posseduto fondi in anni precedenti non è sufficiente. È necessario provare, con idonea documentazione, che tali somme siano persistite e fossero ancora disponibili nell'anno d'imposta oggetto dell'accertamento.
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Esenzione IMU società agricola: no per socio
Una società agricola semplice ha richiesto l'esenzione IMU per un immobile di sua proprietà, utilizzato come abitazione principale dalla socia amministratrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'esenzione IMU società agricola non si applica in questo contesto. Il beneficio è strettamente riservato alle persone fisiche che possiedono l'immobile o ne sono titolari di un diritto reale, e non può essere esteso alla società, che è un soggetto giuridico distinto dai suoi soci.
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Valutazione prove: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11069/2024, chiarisce i confini del sindacato sulla valutazione prove del giudice di merito. Un'azienda sanitaria aveva impugnato una cartella di pagamento per un presunto credito d'imposta, lamentando una motivazione apparente e un'errata valutazione documentale. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, ribadendo che non può riesaminare il merito dei fatti e che una motivazione, seppur sintetica, non è nulla se esprime l'iter logico della decisione. Inoltre, l'errata valutazione probatoria non è censurabile in Cassazione, a meno che non si configuri un travisamento della prova, da far valere con altri strumenti processuali.
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Firma a stampa: quando è valida negli avvisi fiscali?
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI per difetto di sottoscrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la firma a stampa è valida per gli atti tributari locali emessi con sistemi automatizzati. È sufficiente che il nominativo del funzionario responsabile sia individuato in un precedente provvedimento dirigenziale, senza che sia necessaria un'ulteriore autorizzazione specifica per la sostituzione della firma autografa.
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Notifica residenti estero: l’onere della prova
Un contribuente iscritto all'A.i.r.e. ha impugnato una cartella di pagamento, sostenendo la mancata notifica dell'avviso di accertamento al suo indirizzo estero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, non per il merito della questione sulla notifica residenti estero, ma per un vizio procedurale. Il ricorrente non ha prodotto i documenti necessari a dimostrare le sue affermazioni, rendendo il ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza.
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Diritto di superficie: no tasse sul compenso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso percepito da proprietari terrieri per la costituzione di un diritto di superficie a favore di una società per l'installazione di impianti fotovoltaici non costituisce reddito diverso tassabile ai fini IRPEF. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto di superficie è un diritto reale e non può essere assimilato alle obbligazioni di fare, non fare o permettere, previste dall'art. 67 del TUIR.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio relativo a un'iscrizione ipotecaria. Durante il procedimento, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata, saldando i debiti. Tale adesione, secondo la Corte, fa venir meno l'oggetto del contendere, determinando la chiusura del caso senza una pronuncia nel merito e senza statuizione sulle spese.
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Agevolazioni fiscali Onlus: quando si perdono?
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca delle agevolazioni fiscali Onlus a un'associazione ritenuta una mera facciata. L'ordinanza sottolinea che, in assenza di una reale vita associativa e con finalità lucrative mascherate, i benefici fiscali non sono applicabili. Il ricorso degli associati è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Diritto di superficie: no a tasse sui redditi diversi
Con l'ordinanza n. 10783/2024, la Corte di Cassazione ha stabilito che i compensi ricevuti per la costituzione di un diritto di superficie su terreni agricoli, finalizzato all'installazione di impianti fotovoltaici, non sono tassabili come 'redditi diversi' ai sensi dell'art. 67 del TUIR. La Corte ha chiarito che la creazione di un diritto reale è giuridicamente distinta dagli obblighi di 'permettere' che generano redditi diversi, respingendo così la tesi dell'Agenzia delle Entrate.
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Fatture inesistenti: Cassazione su costi e IVA
Una società tessile ha impugnato avvisi di accertamento per l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Nonostante l'assoluzione penale dell'amministratore, la Corte di Cassazione ha confermato l'indeducibilità dei costi e dell'IVA, specificando che l'imposta su fatture inesistenti genera un debito isolato per chi le emette e non conferisce alcun diritto alla detrazione per chi le riceve. Il ricorso è stato respinto.
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Costi per operazioni inesistenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che contestava la non deducibilità di costi per operazioni inesistenti relativi a un contratto di sponsorizzazione. L'Agenzia delle Entrate aveva dimostrato che la società sponsorizzata aveva ceduto il ramo d'azienda prima del periodo fatturato, rendendo impossibile la prestazione. La Corte ha confermato la validità delle prove indiziarie, incluse le dichiarazioni di terzi, e ha escluso la violazione del divieto di 'mutatio libelli' da parte dell'Ufficio.
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Motivazione apparente: quando una sentenza è nulla
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore edile contro un accertamento fiscale per costi indeducibili. La Corte ha stabilito che la sentenza d'appello non presentava una motivazione apparente, poiché i giudici avevano adeguatamente valutato le prove che dimostravano l'incapacità dei fornitori di eseguire le prestazioni fatturate, fornendo così una giustificazione sufficiente e non meramente formale della loro decisione.
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Cessione crediti Ires: le condizioni di efficacia
Una società utilizzava in compensazione un credito d'imposta trasferito da un'altra società del gruppo prima che quest'ultima avesse presentato la dichiarazione dei redditi indicante la cessione. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero fiscale, stabilendo che la cessione crediti Ires è efficace nei confronti dell'amministrazione finanziaria solo a condizione che la società cedente abbia già indicato tale operazione nella propria dichiarazione.
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Ricorso per Cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro alcune cartelle esattoriali. La decisione si fonda su vizi formali del ricorso stesso, in particolare il difetto di autosufficienza, ovvero la mancata indicazione di tutti gli elementi necessari per la valutazione, e la formulazione di motivi che mescolavano censure diverse. Inoltre, il ricorrente non ha impugnato una delle ragioni autonome della decisione di secondo grado, rendendo il ricorso inefficace.
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Tardività ricorso: l’avviso incompleto non salva
Un contribuente ha presentato un ricorso contro diversi avvisi di intimazione oltre i termini di legge. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la tardività del ricorso ne determina l'inammissibilità. La Corte ha chiarito che l'omessa indicazione, nell'atto, dei termini e delle modalità per l'impugnazione non sospende il decorso dei termini né costituisce, da sola, una causa sufficiente per la rimessione in termini, specialmente in assenza di una richiesta tempestiva e della prova di un impedimento assoluto.
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Notifica PEC: Obblighi dell’impresa e validità legale
Una società di trasporti contesta un fermo amministrativo, sostenendo di non aver ricevuto la cartella esattoriale via PEC. La Cassazione respinge il ricorso, affermando la validità della notifica PEC all'indirizzo registrato nel Registro delle Imprese, anche se obsoleto. È onere dell'impresa mantenerlo aggiornato.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fiscale basato su indagini bancarie. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, dichiarandolo inammissibile. La decisione sottolinea che un ricorso per cassazione deve essere estremamente specifico, indicando chiaramente le norme violate e i fatti di causa, altrimenti non può essere esaminato nel merito. La Corte ha inoltre ribadito che, per rispettare i termini di decadenza, conta la data in cui l'ente spedisce l'atto, non quella in cui il cittadino lo riceve.
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