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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Quinta Civile

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1123 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Acquiescenza fiscale: no al rimborso interessi
Una società, dopo aver prestato acquiescenza fiscale a un accertamento per il 2010 compensando il debito con un credito del 2009, ha chiesto il rimborso degli interessi su tale credito. La Cassazione ha negato il rimborso, stabilendo che l'acquiescenza è una scelta definitiva che implica la rinuncia a ogni ulteriore pretesa.
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Validità notifica: Cassazione conferma accertamento
Una società e i suoi soci hanno contestato un avviso di accertamento per redditi non dichiarati, sostenendo l'invalidità della notifica poiché effettuata all'ex rappresentante legale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo la piena validità della notifica. Il principio chiave è che la mancata comunicazione all'anagrafe tributaria del cambio di rappresentante legale rende efficace la notifica al soggetto che appare ancora in carica. La Corte ha inoltre respinto gli altri motivi, tra cui la presunta violazione del contraddittorio preventivo.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una contribuente impugnava un avviso di accertamento basato sul possesso di un'autovettura. Durante il ricorso in Cassazione, la lite è stata risolta grazie alla definizione agevolata della controversia, che ha portato la Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio.
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Riqualificazione fiscale: limiti all’uso di prove esterne
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate che aveva riqualificato una vendita immobiliare in cessione d'azienda basandosi su elementi esterni al contratto. La Corte ha stabilito che la riqualificazione fiscale di un atto, ai fini dell'imposta di registro, deve fondarsi esclusivamente sugli elementi desumibili dall'atto stesso, in linea con le recenti modifiche legislative e le sentenze della Corte Costituzionale. Di conseguenza, l'avviso di liquidazione basato su prove extra-testuali è stato considerato illegittimo.
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Autosufficienza del ricorso tributario: guida pratica
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento IMU, lamentando la mancata indicazione delle rendite catastali base. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione del principio di autosufficienza del ricorso tributario, poiché l'atto non riportava testualmente le parti contestate dell'avviso e introduceva motivi nuovi in sede di legittimità.
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Accertamenti bancari: onere della prova del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28135/2023, ha affrontato un caso di accertamenti bancari a carico di un professionista. Ha stabilito che, per superare la presunzione legale che i versamenti su conto corrente costituiscano reddito imponibile, il contribuente deve fornire una prova analitica e specifica per ogni singola movimentazione. Non sono sufficienti giustificazioni generiche, perizie di parte non dettagliate o dichiarazioni sostitutive. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza d'appello che aveva annullato parte della ripresa a tassazione basandosi su prove ritenute non adeguate.
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Fondi pensione: no alla deduzione per i contributi
La Corte di Cassazione ha negato a un ex dipendente di un istituto bancario il diritto a un rimborso IRPEF sulla prestazione erogata da un fondo pensione. La Corte ha stabilito che la deduzione fiscale dei contributi versati si applica solo a quelli obbligatori per legge, non a quelli versati su base volontaria o contrattuale a fondi pensione complementari. La natura facoltativa della contribuzione esclude la possibilità di ridurre l'imponibile della rendita capitalizzata.
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Edificabilità di un’area: la Cassazione decide
Una società immobiliare contesta un avviso di accertamento ICI su terreni da bonificare. La Cassazione chiarisce che l'edificabilità di un'area ai fini fiscali dipende dalla qualificazione urbanistica nel piano regolatore, non dalla sua attuale condizione. I costi di bonifica incidono solo sulla determinazione del valore venale, non sull'imponibilità. Il ricorso della società è stato rigettato.
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Imposta unica scommesse: responsabilità del socio
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso relativo all'imposta unica scommesse per gli anni 2013-2014, notificata a una società già cancellata dal registro imprese e al suo ex liquidatore/socio. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società estinta, poiché priva di capacità giuridica. Ha invece rigettato il ricorso del socio, confermando la sua responsabilità in qualità di successore nei debiti sociali. È stato chiarito che la parziale incostituzionalità dell'imposta, dichiarata in passato, vale solo per gli anni antecedenti al 2011, mentre per i periodi successivi la normativa è pienamente legittima.
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Responsabilità soci cancellazione: la Cassazione decide
Con l'ordinanza n. 7842/2023, la Cassazione affronta il tema della responsabilità soci cancellazione per debiti fiscali sorti prima dell'estinzione della società. La Corte ha rigettato sia il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che contestava l'applicazione di un'aliquota IVA agevolata, sia quello incidentale degli ex soci, che negavano la loro legittimazione passiva. È stato confermato il principio per cui, dopo la cancellazione dal registro imprese, si verifica un fenomeno successorio in capo agli ex soci, i quali rispondono dei debiti sociali, rendendo legittima la notifica dell'accertamento nei loro confronti.
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Tassazione per enunciazione: limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la tassazione per enunciazione di un atto non registrato (nel caso specifico un finanziamento soci) è legittima solo se la sentenza che lo menziona ne riporta tutti gli elementi essenziali: parti, causa e oggetto. Una semplice menzione di un 'debito' senza ulteriori specificazioni non è sufficiente. La Corte ha inoltre confermato l'imposta di registro proporzionale sulla condanna al pagamento, escludendo l'applicazione del principio di alternatività IVA/registro poiché l'operazione sottostante, una cessione di denaro, è fuori campo IVA.
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Esenzione IMU enti pubblici: il no della Cassazione
Un'agenzia ambientale regionale ha chiesto l'esenzione IMU per i suoi immobili, sostenendo la natura pubblica e non commerciale delle sue attività, inclusa la gestione di un asilo nido aziendale. La Cassazione ha rigettato il ricorso, negando l'esenzione IMU per enti pubblici. Ha chiarito che, anche se un ente non ha scopo di lucro, l'attività è considerata commerciale se prevede il pagamento di un corrispettivo per i servizi offerti. L'agenzia, non essendo parte organica della Regione ma un ente strumentale autonomo, e svolgendo attività con modalità commerciali (come l'asilo a pagamento), non ha diritto all'esenzione.
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Accertamento induttivo: scritture inattendibili
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo a carico di un'autoscuola. La decisione si fonda non solo sullo scostamento dagli studi di settore, ma su un quadro complessivo di gravi irregolarità contabili (errata compilazione dei registri, omissioni IVA, gestione anomala delle schede carburante) che hanno reso l'intera contabilità inattendibile, giustificando la ricostruzione del reddito da parte dell'Amministrazione Finanziaria.
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Inammissibilità ricorso: notifica e prova in Cassazione
Un ricorso dell'Agenzia delle Entrate è dichiarato in parte estinto per definizione agevolata e in parte inammissibile. La Cassazione ha stabilito l'inammissibilità ricorso per il mancato deposito della prova di notifica (avviso di ricevimento), confermando un principio procedurale fondamentale.
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Accertamento induttivo: la contabilità in nero basta
Una società del settore edilizio ha impugnato un avviso di accertamento induttivo basato su documentazione extracontabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la cosiddetta 'contabilità in nero' costituisce un elemento probatorio sufficiente a legittimare l'accertamento, invertendo l'onere della prova sul contribuente.
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Responsabilità soci debiti società: limiti e prove
La Corte di Cassazione analizza un caso di responsabilità soci debiti società per oneri fiscali non pagati da un'azienda poi cancellata dal registro delle imprese. La sentenza chiarisce che l'amministrazione finanziaria non può agire contro gli ex soci se non fornisce la prova rigorosa che questi abbiano percepito utili o beni sociali nei due anni precedenti la liquidazione. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, sottolineando che la mancanza di tale prova è decisiva e rende inefficace la pretesa fiscale verso i soci, a prescindere da eventuali operazioni elusive compiute dalla società.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Un contribuente, durante l'appello contro un avviso di accertamento fiscale, ha aderito alla definizione agevolata dei debiti. Dopo aver completato i pagamenti, ha chiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che l'adesione alla definizione agevolata implica una rinuncia alla lite, portando all'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere.
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Società di comodo: la prova contraria spetta a te
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1752/2026, ha rigettato il ricorso di una società agricola contro un accertamento fiscale per IRES e IRAP basato sulla disciplina delle società di comodo. La Corte ha chiarito che per superare la presunzione di non operatività, il contribuente deve fornire la prova rigorosa di situazioni oggettive che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi minimi, non essendo sufficiente invocare lo stato di liquidazione della capogruppo. Inoltre, ha confermato che non esiste un obbligo generale di contraddittorio preventivo per i tributi non armonizzati.
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Definizione agevolata: come estingue il processo
Un contribuente, nel corso di un ricorso in Cassazione contro un avviso di accertamento fiscale, ha aderito alla procedura di definizione agevolata, saldando integralmente il debito. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che l'adesione alla sanatoria implica la rinuncia alla lite e che le spese processuali restano a carico della parte che le ha anticipate, venendo assorbite dalla procedura stessa.
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Presunzione utili soci: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un socio di una S.r.l., confermando la legittimità degli avvisi di accertamento per maggiori IRPEF. L'ordinanza ribadisce la validità della presunzione utili soci, secondo cui i maggiori ricavi accertati in capo a una società a ristretta base sociale si presumono distribuiti ai soci. Spetta a questi ultimi fornire la prova contraria.
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