LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2025

Pagina 34 di 40

1342 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Restituzione stipendio e sospensione: la Cassazione
Una funzionaria pubblica, sospesa dal servizio a causa di una misura cautelare di arresti domiciliari poi annullata, si è vista chiedere la restituzione dello stipendio e delle indennità percepite nel periodo di assenza. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della richiesta, stabilendo che l'impossibilità di lavorare, anche se derivante da una misura poi revocata, interrompe il diritto alla retribuzione. La Corte ha inoltre precisato che l'azione per la restituzione dello stipendio non dovuto si prescrive in dieci anni, non in cinque.
Continua »
Notifica atti fiscali: la stampa a video è prova?
Un contribuente impugna una cartella esattoriale sostenendo la nullità della notifica degli atti fiscali presupposti, provata solo con una 'stampa a video', e della cartella stessa. La Cassazione rigetta il ricorso, affermando che la riproduzione informatica è prova valida se non specificamente disconosciuta e che l'impugnazione sana eventuali vizi di notifica.
Continua »
Demansionamento infermieri: limiti e risarcimento danni
Una struttura sanitaria ha assegnato sistematicamente a un'infermiera mansioni inferiori, proprie del personale di supporto. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, stabilendo che l'assegnazione di compiti inferiori, se non marginale, deve essere puramente occasionale. È stato quindi confermato il risarcimento del danno alla dignità professionale, poiché il demansionamento infermieri costante e sistematico costituisce una violazione dei diritti del lavoratore.
Continua »
Demansionamento infermiere: quando è risarcibile
Un infermiere veniva sistematicamente assegnato a mansioni inferiori proprie di un operatore sociosanitario. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, chiarendo che il demansionamento infermiere è illegittimo quando l'assegnazione a compiti inferiori è costante e sistematica, anche se le mansioni qualificanti restano prevalenti. Tale condotta lede la dignità professionale e dà diritto a un risarcimento del danno, liquidato in via equitativa.
Continua »
Demansionamento infermieri: limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12138/2025, ha affrontato il caso di demansionamento infermieri, stabilendo che l'assegnazione sistematica e non marginale a mansioni inferiori (tipiche degli OSS) è illegittima, anche se le mansioni principali restano prevalenti. La Corte ha confermato il diritto al risarcimento del danno alla professionalità, che può essere provato anche tramite presunzioni basate sulla durata e natura delle mansioni dequalificanti.
Continua »
Conciliazione giudiziale: quando preclude nuove cause
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che, dopo aver siglato una conciliazione giudiziale per l'inquadramento nella categoria C5, aveva intentato una nuova causa per ottenere le categorie superiori C6 e C7. La Corte ha stabilito che la conciliazione giudiziale, essendo un accordo di natura contrattuale, ha un effetto preclusivo che copre non solo le questioni dedotte ma anche quelle 'deducibili', ovvero tutte le pretese che avrebbero potuto essere avanzate nel contenzioso originario. L'interpretazione del verbale di conciliazione spetta al giudice di merito e non può essere censurata in Cassazione come violazione del giudicato.
Continua »
Conciliazione Giudiziale: Limiti e Giudicato Implicito
Un dipendente pubblico, dopo aver sottoscritto una conciliazione giudiziale accettando una specifica categoria economica, ha intentato una nuova causa per ottenere un inquadramento superiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la conciliazione, al pari di una sentenza, copre non solo le questioni esplicitamente trattate ma anche quelle che si sarebbero potute sollevare, formando un "giudicato implicito" che impedisce di riaprire la controversia.
Continua »
Sanzione disciplinare per rifiuto: il caso dell’impiegato
Un impiegato di un ufficio notifiche è stato sanzionato disciplinarmente per essersi rifiutato di eseguire una notifica all'estero. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sanzione disciplinare per rifiuto, dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore. Secondo la Corte, la totale inerzia del dipendente, che si è limitato a restituire gli atti senza compiere alcuna iniziativa, costituisce un inadempimento che giustifica la sanzione, a prescindere dalle difficoltà tecniche dell'incarico.
Continua »
Risoluzione contratto mutuo: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della risoluzione contratto mutuo basata su una clausola risolutiva espressa, anche a fronte del mancato pagamento di sole tre rate. I giudici hanno chiarito che la notifica dell'atto di precetto manifesta la volontà della banca di avvalersi di tale clausola, rendendo superflua una precedente diffida ad adempiere. Inoltre, è stato precisato che le normative emergenziali di sospensione dei pagamenti non si applicano alle rate già scadute prima dell'inizio del periodo di sospensione.
Continua »
Estinzione del processo: cosa accade se si rinuncia?
Una società ha rinunciato al proprio ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, specificando che non vi è decisione sulle spese né raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione del processo non rientra nei casi previsti dalla legge per tale sanzione.
Continua »
Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Un cittadino aveva impugnato una decisione del Tribunale di Roma davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, ha presentato una formale rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte, un ente religioso. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del processo. In base a questa decisione, in caso di rinuncia accettata, non vi è una condanna alle spese legali e non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione del processo non rientra tra i casi previsti dalla legge per tale sanzione.
Continua »
Ammissione al passivo avvocato: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due legali per l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria. La richiesta di ingenti compensi professionali è stata respinta poiché il ricorso contestava accertamenti di fatto, riservati al giudice di merito, e uno dei professionisti non risultava nell'incarico formale.
Continua »
Concordato preventivo: i requisiti del business plan
La richiesta di una società per un concordato preventivo è stata respinta, portando alla sua dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, giudicando l'appello inammissibile. Il motivo principale è stata la mancanza, nel business plan presentato, di dettagli essenziali come le proiezioni dei flussi di cassa, rendendo impossibile una valutazione sulla reale fattibilità del piano. La Corte ha inoltre respinto le contestazioni sulla validità delle notifiche fiscali ricevute dall'ente creditore.
Continua »
Azione revocatoria e fallimento: chi agisce?
Un creditore ha avviato un'azione revocatoria contro la vendita di un immobile effettuata dal proprio debitore. Successivamente, il debitore è stato dichiarato fallito e il curatore ha raggiunto un accordo transattivo con gli acquirenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che, con l'intervento del curatore, il singolo creditore perde il diritto di proseguire l'azione revocatoria, che diventa improcedibile. Questo perché l'azione deve andare a beneficio di tutti i creditori collettivamente e non solo di chi l'ha iniziata.
Continua »
Errore revocatorio: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione di una propria ordinanza. Il ricorrente lamentava un errore revocatorio, sostenendo di essere stato erroneamente considerato socio di una società estinta. La Corte ha chiarito che l'errore non era imputabile a una sua errata percezione degli atti, ma derivava dalla sentenza di merito impugnata. Pertanto, non sussistendo un errore di fatto proprio della Corte, il rimedio della revocazione non è applicabile.
Continua »
Ricorso in Cassazione: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso relativo a una causa di simulazione di compravendita immobiliare. La decisione si fonda sulla violazione dei requisiti formali dell'atto di ricorso, in particolare la mancanza di una esposizione chiara e sommaria dei fatti di causa, come prescritto dall'art. 366 c.p.c. La Corte sottolinea che la chiarezza espositiva non è un mero formalismo, ma una condizione essenziale per consentire al giudice di legittimità di comprendere la controversia senza dover consultare altri atti, confermando così la rigorosa applicazione del principio di autosufficienza del Ricorso in Cassazione.
Continua »
Domanda di asilo: competenza del giudice di pace
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12443/2025, ha chiarito la procedura di convalida del trattenimento di un cittadino straniero che presenta una domanda di asilo. La Corte ha stabilito che il Giudice di Pace rimane competente a convalidare il trattenimento iniziale basato sull'irregolarità del soggiorno. La successiva domanda di asilo non annulla questo provvedimento, ma avvia un nuovo procedimento per un diverso titolo di trattenimento, la cui convalida spetta al Tribunale ordinario.
Continua »
Accertamento soci: inammissibile il ricorso senza motivi
Due soci hanno impugnato un avviso di accertamento fiscale a loro carico, basando la loro difesa su presunti vizi dell'atto presupposto notificato alla società, ormai definitivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che, nel contesto di un accertamento soci, i contribuenti devono sollevare censure specifiche contro l'atto a loro diretto e non possono limitarsi a contestare l'accertamento societario, specialmente se divenuto irrevocabile.
Continua »
Onere della prova con estratti conto scalari
Una società cliente ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme indebitamente addebitate sul conto corrente. La Corte d'Appello ha parzialmente accolto la richiesta, basandosi su estratti conto scalari per la condanna alla restituzione di specifiche spese. La banca ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo l'inidoneità di tale documentazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dell'idoneità probatoria degli estratti conto, anche se scalari, rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, il cui giudizio sul fatto non è sindacabile in sede di legittimità se non per vizi specifici. Di conseguenza, l'onere della prova può essere assolto anche con documentazione sintetica se ritenuta sufficiente dal giudice.
Continua »
Giurisdizione cartella di pagamento: inammissibile ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un contribuente contro una cartella di pagamento per IRPEF e IVA. L'ordinanza sottolinea la mancanza di specificità dei motivi del ricorso e conferma che la giurisdizione per le cartelle di pagamento di natura tributaria spetta esclusivamente al giudice tributario, non a quello ordinario.
Continua »