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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Una complessa vicenda di usucapione tra comproprietari, ostacolata dall'intervento di un creditore, trova la sua conclusione in Cassazione. A seguito della rinuncia del creditore e di un accordo tra le altre parti, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al giudizio e compensando le spese legali.
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Prescrizione e processo estinto: quali atti la fermano?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7875/2025, affronta il tema della prescrizione e processo estinto. Il caso riguarda una richiesta di risarcimento danni per un'aggressione, inizialmente avanzata in un processo poi dichiarato estinto. I danneggiati hanno avviato una nuova causa, ma la loro pretesa è stata respinta per prescrizione. La Suprema Corte ha confermato la decisione, stabilendo che, in caso di estinzione del processo, solo l'atto introduttivo iniziale ha un effetto interruttivo istantaneo. Gli atti successivi compiuti nel giudizio estinto non interrompono la prescrizione, a meno che non abbiano autonomamente i requisiti di un atto di costituzione in mora.
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Onere della prova calunnia: chi deve provare il dolo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un erede contro la condanna per i danni da denuncia calunniosa. Si è chiarito che, sebbene l'onere della prova calunnia spetti a chi agisce per il risarcimento, tale prova può essere raggiunta anche tramite elementi presuntivi che dimostrino la consapevolezza della falsità delle accuse da parte del denunciante. La valutazione del giudice di merito su tale prova è insindacabile in sede di legittimità.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione tra errore di fatto revocatorio ed errore di giudizio. Il caso riguardava una presunta errata percezione della trascrizione di una vendita di un autoveicolo al Pubblico Registro Automobilistico. La Corte ha stabilito che una valutazione errata delle prove o delle norme processuali non costituisce un errore di percezione che giustifichi la revocazione, ma un errore di valutazione, non sindacabile con tale rimedio straordinario.
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Ammissione passivo fideiussore: no senza pagamento
Una banca, in qualità di fideiussore, ha richiesto l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria per un credito derivante da una garanzia, prima di aver effettivamente pagato il creditore garantito. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, ribadendo un principio consolidato: l'ammissione passivo fideiussore è possibile solo dopo il pagamento del debito. La richiesta di ammissione condizionata è stata ritenuta illegittima, poiché il diritto di regresso del fideiussore sorge solo con l'effettivo esborso. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso della banca volto a ottenere un privilegio pignoratizio, in quanto basato su una contestazione di accertamenti di fatto non sindacabili in sede di legittimità.
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Estinzione del giudizio: caso TIA e transazione
Una società di servizi ambientali ha impugnato in Cassazione una sentenza che negava l'applicazione dell'IVA sulla Tariffa di Igiene Ambientale (TIA2). Prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo, portando la Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese processuali.
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Lavoro Socialmente Utile: No a rapporto subordinato
Un gruppo di individui, impegnati come 'lavoratori socialmente utili' (LSU), ha citato in giudizio l'amministrazione regionale, sostenendo che il loro impiego a lungo termine costituisse un rapporto di lavoro subordinato di fatto. Hanno richiesto un risarcimento per il lavoro precario e le differenze salariali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei tribunali inferiori. L'elemento chiave è che la natura primaria del rapporto è assistenziale, come definito dalla legge. La Corte ha stabilito che l'impiego diretto dei servizi dei lavoratori da parte dell'amministrazione non rappresentava una deviazione sufficiente dal quadro giuridico del 'lavoro socialmente utile' per instaurare un rapporto di lavoro subordinato.
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Responsabilità per cose in custodia: la colpa del leso
Un cittadino cita in giudizio un Comune per i danni subiti a seguito di una caduta su una scala bagnata in un edificio pubblico. La Corte di Cassazione, pur dichiarando il ricorso inammissibile per tardività, ribadisce i principi sulla responsabilità per cose in custodia, sottolineando come la condotta 'oggettivamente colposa' del danneggiato possa interrompere il nesso causale ed escludere il risarcimento.
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Onnicomprensività retribuzione: no extra per ore in più
Un dirigente medico ha lavorato ore in più a causa di un errato calcolo del suo debito orario da parte dell'azienda sanitaria. La Corte di Cassazione, applicando il principio di onnicomprensività della retribuzione, ha negato il diritto a un compenso aggiuntivo. La retribuzione del dirigente medico è considerata forfettaria e non legata alle ore lavorate. Tuttavia, resta aperta la possibilità per il medico di chiedere un risarcimento per eventuali danni alla salute, ma con un'azione legale separata e specifica.
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Lavoro straordinario: prova e autorizzazione necessarie
Un gruppo di dipendenti ha richiesto il pagamento per minuti di lavoro svolti durante le pause e all'inizio del turno, basandosi su una precedente sentenza. La Corte di Cassazione ha qualificato la richiesta come domanda di pagamento per lavoro straordinario, rigettandola. La Corte ha stabilito che i cartellini di presenza non sono sufficienti a provare il diritto alla retribuzione extra se non viene dimostrata anche la specifica autorizzazione del datore di lavoro a svolgere tali prestazioni.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile
Una struttura sanitaria privata ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto nella valutazione dei pagamenti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'errore di fatto revocatorio riguarda solo errori di percezione su atti processuali e non l'interpretazione o la valutazione delle prove. Inoltre, la decisione originale si fondava su una motivazione autonoma e sufficiente (la non applicabilità della convenzione ai rimborsi richiesti), rendendo irrilevante l'errore lamentato.
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Impugnazione estratto di ruolo: i nuovi limiti
Un contribuente impugna una cartella esattoriale di cui è venuto a conoscenza tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione, applicando una nuova normativa (ius superveniens), dichiara il ricorso inammissibile. La decisione stabilisce che per l'impugnazione estratto di ruolo è necessario dimostrare un pregiudizio specifico e concreto, onere non assolto nel caso di specie, portando alla cassazione senza rinvio della sentenza.
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Accertamenti bancari: come difendersi efficacemente
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento basato su indagini finanziarie, lamentando vizi procedurali e di motivazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo principi chiave in materia di accertamenti bancari. La Corte ha chiarito che spetta al contribuente fornire una prova analitica e rigorosa per superare la presunzione legale di maggiori ricavi associata ai versamenti bancari, e che la motivazione della sentenza impugnata non era meramente apparente.
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Onere della prova: notifica e ricorso in Cassazione
Un contribuente ha impugnato una intimazione di pagamento, contestando la notifica delle cartelle sottostanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile per difetto di specificità. La decisione sottolinea che l'onere della prova spetta al ricorrente, il quale deve riprodurre nel ricorso tutti i documenti necessari a dimostrare le proprie ragioni, senza che la Corte debba cercarli nei fascicoli di merito.
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Notifica atti fiscali: vale se l’ufficio è vicino?
Una contribuente ha impugnato una cartella di pagamento sostenendo la nullità della notifica degli atti prodromici. Il problema risiedeva nel fatto che l'avviso di accertamento, spedito da un ufficio postale, era stato depositato per il ritiro presso un altro ufficio, sebbene più vicino alla residenza della destinataria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica di atti fiscali è perfettamente valida. La Corte ha chiarito che il deposito presso una dipendenza dell'ufficio postale di spedizione, territorialmente più comoda per il destinatario, non solo è legittimo ma agevola l'esercizio del diritto di difesa del contribuente.
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Decesso difensore: cosa succede al processo civile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito le conseguenze procedurali derivanti dal decesso del difensore di una parte nel corso di un giudizio. Una società aveva proposto ricorso contro la decisione della Corte d'Appello di rimettere nei termini la controparte bancaria, il cui legale era deceduto. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il decesso del difensore unico causa l'interruzione automatica del processo. Di conseguenza, tutti gli atti compiuti successivamente sono nulli e il giudice ha il dovere di rinnovare le fasi processuali per garantire il diritto di difesa della parte rimasta priva di assistenza legale. La decisione sottolinea l'importanza del principio del giusto processo.
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Costituto possessorio: vendita e possesso dell’immobile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8315/2025, ha rigettato il ricorso per usucapione di un immobile venduto decenni prima, ma nel quale la famiglia del venditore aveva continuato a risiedere. La Corte ha chiarito che, con la vendita, si realizza un 'costituto possessorio': il possesso passa all'acquirente, mentre il venditore che rimane nell'immobile ne diventa un semplice detentore. La presenza di una clausola di riscatto e gli interventi di manutenzione effettuati dall'acquirente hanno ulteriormente confermato la sua qualità di possessore, rendendo impossibile l'acquisto per usucapione da parte degli occupanti.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso in una causa successoria a causa del mancato deposito della copia notificata della sentenza impugnata. La decisione sottolinea come l'omissione di questo adempimento procedurale, previsto dall'art. 369 c.p.c., impedisca al giudice di verificare la tempestività dell'impugnazione, rendendo il ricorso inammissibile a prescindere dal merito della questione.
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Contributi lavoratori spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di versare i contributi per i lavoratori dello spettacolo sussiste anche per prestazioni occasionali e non esclusive. L'ordinanza chiarisce che l'appartenenza a una delle categorie professionali previste dalla legge è il fattore determinante. Inoltre, ha confermato che l'esenzione contributiva per i compensi legati ai diritti d'immagine è limitata a una quota forfettaria del 40% del totale percepito, respingendo la richiesta di un'esclusione totale dalla base imponibile. Il ricorso di una società di management artistico contro l'ente previdenziale è stato quindi rigettato.
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Pubblicità ordinanza di vendita: quando è valida?
Un debitore ha contestato un'asta immobiliare sostenendo che una modifica alle condizioni di vendita (relativa alla cauzione) fosse invalida per mancata e formale pubblicità dell'ordinanza di vendita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'inserimento della modifica nell'avviso di vendita regolarmente pubblicato era sufficiente, dato che la variazione era marginale e la possibilità di una cauzione maggiorata era già contemplata nell'ordinanza originale.
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