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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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Ricorso per cassazione inammissibile: il caso in esame
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società. La decisione non entra nel merito di una presunta frode fiscale, ma si basa su vizi procedurali. La Corte sottolinea l'importanza di formulare correttamente i motivi di ricorso, specialmente in caso di 'doppia conforme', e chiarisce cosa costituisce un 'fatto storico' decisivo ai fini del vizio di omesso esame. Il caso evidenzia come il mancato rispetto delle regole processuali possa precludere l'esame della controversia.
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Interpello disapplicativo: impugnabile il diniego
La Corte di Cassazione ha stabilito che la risposta negativa dell'Agenzia delle Entrate a un'istanza di interpello disapplicativo, con cui si chiede di non applicare norme antielusive, è un atto immediatamente impugnabile davanti al giudice tributario. Anche se l'Amministrazione lo definisce 'inammissibile', la Corte lo considera un provvedimento di diniego definitivo che incide sulla posizione del contribuente. Il caso riguardava un investitore in un fondo immobiliare la cui partecipazione, sommata a quella dei familiari, superava la soglia del 5% prevista da una norma con finalità antielusiva.
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Notifica al difensore: onere di ricerca dell’avvocato
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di notifica al difensore domiciliatario che ha trasferito il proprio studio, spetta al notificante l'onere di ricercare il nuovo indirizzo. La Corte ha respinto il ricorso di un agente della riscossione, la cui impugnazione era stata dichiarata improcedibile per un errore di notifica, negando la rimessione in termini. La decisione sottolinea che l'indicazione dello studio legale come domicilio non esonera il notificante dall'usare l'ordinaria diligenza per reperire il nuovo recapito, specialmente se tale informazione è desumibile dagli atti di causa.
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Onere della prova operazioni inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che riteneva indeducibile un costo per operazioni oggettivamente inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria ha assolto il proprio onere della prova attraverso una serie di presunzioni gravi, precise e concordanti, come pagamenti in contanti per importi elevati, assenza di data certa su un contratto privato e stretti legami tra le società coinvolte. La Corte ha stabilito che la prova contraria offerta dal contribuente, consistente in un supporto ottico con dati riassuntivi, non era sufficiente a dimostrare l'effettività delle prestazioni, ribadendo che la regolarità contabile formale non basta a superare la presunzione di fittizietà.
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Contributi malattia spettacolo: obbligo anche per club
Una nota società sportiva ha contestato un avviso di pagamento per contributi di malattia, sostenendo di essere esonerata in quanto corrisponde l'intera retribuzione ai propri dipendenti durante l'assenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le modifiche legislative del 2011 hanno reso obbligatorio il versamento dei contributi malattia spettacolo per tutti i datori di lavoro del settore, eliminando la precedente esenzione. La decisione si basa su un'interpretazione evolutiva della normativa, che tende a unificare i regimi previdenziali.
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Ricorso inammissibile: mescolare motivi è un errore
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato dagli eredi di un mutuatario deceduto contro una banca e una compagnia assicurativa. L'appello mescolava erroneamente diversi tipi di censure legali (errori procedurali, di giudizio e vizi di motivazione) senza una distinzione chiara. La Corte ha ribadito che questa tecnica di redazione confusa non è ammissibile, poiché riversa impropriamente sul giudice il compito di separare le singole doglianze. La controversia originale riguardava l'attivazione di una polizza assicurativa collegata a un mutuo dopo la morte del contraente.
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Richiesta di rateizzazione: interrompe la prescrizione
Un contribuente ha impugnato delle cartelle di pagamento sostenendo di non averle mai ricevute. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la sua precedente richiesta di rateizzazione costituiva un riconoscimento del debito. Questo atto ha interrotto la prescrizione e ha dimostrato la sua conoscenza delle cartelle, rendendo tardiva l'impugnazione.
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Opposizione avviso di addebito: termini perentori
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'opposizione a un avviso di addebito presentata da un consorzio contro un ente previdenziale. La decisione si fonda sulla tardività del ricorso, poiché non è stato impugnato l'atto presupposto entro il termine perentorio di 40 giorni. La Corte ha chiarito che i pagamenti parziali effettuati prima della notifica dell'avviso non costituiscono un fatto estintivo sopravvenuto idoneo a fondare un'opposizione all'esecuzione, ma una contestazione di merito che andava sollevata nei termini di legge.
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Accertamento induttivo: costi e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8806/2025, ha rigettato il ricorso di una società contro un accertamento induttivo. L'amministrazione finanziaria aveva ricostruito il reddito d'impresa, non dichiarato dal contribuente, partendo da costi presunti e applicando una percentuale di ricarico. La Corte ha chiarito che, sebbene l'accertamento induttivo debba sempre considerare le componenti negative del reddito (i costi) per rispettare il principio di capacità contributiva, una volta che il Fisco ha effettuato una stima presuntiva di tali costi, spetta al contribuente fornire la prova di costi maggiori. Nel caso di specie, la società non ha fornito tale prova, rendendo legittima la ricostruzione operata dall'Agenzia delle Entrate.
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Accertamento induttivo: onere della prova sui costi
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo basato sulla percentuale di ricarico dell'anno precedente. Se l'amministrazione finanziaria ha già considerato presuntivamente i costi, spetta al contribuente fornire la prova di costi maggiori per ottenerne la deduzione. La mancata esibizione delle scritture contabili giustifica il ricorso a tale metodo di accertamento.
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Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un'intimazione di pagamento, applicando il principio della "doppia conforme". Poiché sia il tribunale di primo grado che la corte d'appello avevano respinto le sue richieste basandosi sulle stesse ragioni di fatto, il ricorso non poteva essere esaminato nel merito. Il contribuente non è riuscito a dimostrare che le motivazioni delle due sentenze precedenti fossero diverse, rendendo il suo appello in Cassazione non procedibile.
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Tassazione imballaggi terziari: la Cassazione decide
Una società ha contestato un avviso di accertamento per la TARI, sostenendo di produrre prevalentemente imballaggi terziari non assimilabili ai rifiuti urbani. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. La decisione chiarisce che la classificazione dei rifiuti è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito e che l'onere di provare i presupposti per l'esenzione dalla tassazione imballaggi terziari spetta interamente al contribuente.
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Rimborso IVA: la decorrenza nella doppia imposizione
Una società ha pagato l'IVA sia in Italia che in Olanda per le stesse operazioni, subendo una doppia imposizione. Ha poi richiesto il rimborso IVA in Italia, ma l'istanza è stata respinta perché presentata oltre il termine di due anni. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6756/2025, ha confermato che il termine per la richiesta di rimborso decorre dal momento del pagamento dell'imposta nel paese estero, e non dalla data di ottenimento di un successivo certificato di regolarità fiscale. Questo perché il pagamento stesso rende il contribuente pienamente consapevole della doppia imposizione e del suo diritto al rimborso.
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Danno da occupazione: come si calcola il risarcimento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6799/2025, affronta un caso di occupazione immobiliare senza titolo. Viene rigettato il ricorso principale dell'occupante, che invocava l'usucapione, chiarendo la distinzione tra detenzione e possesso. Accoglie, invece, il ricorso incidentale del proprietario, stabilendo che il danno da occupazione illegittima, sebbene non sia 'in re ipsa', deve essere risarcito. La liquidazione può avvenire in via equitativa, utilizzando come parametro principale il valore locativo di mercato del bene, superando la necessità per il proprietario di provare un concreto e specifico pregiudizio economico.
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Interversio possessionis: prova e usucapione
Un uomo ha rivendicato l'usucapione dell'abitazione familiare in cui viveva da tempo, anche dopo l'allontanamento dei genitori. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che la sua relazione iniziale con l'immobile era di mera detenzione e non di possesso. La Corte ha sottolineato che il ricorrente non ha fornito la prova di una valida interversio possessionis, ovvero l'atto necessario per trasformare la detenzione in possesso utile ai fini dell'usucapione. Inoltre, le sue azioni sono state considerate incompatibili con l'intenzione di possedere il bene come proprietario. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Nullità del contratto: prezzo non indicato lo invalida
Una società di servizi televisivi ha citato in giudizio un cliente per mancato pagamento. I tribunali, fino alla Corte di Cassazione, hanno dato ragione al cliente, dichiarando la nullità del contratto perché il prezzo dell'abbonamento non era specificato nell'accordo. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso finale dell'azienda, confermando che un contratto senza un prezzo determinato o determinabile è nullo fin dall'inizio, rendendo irrilevanti tutte le altre clausole, come le penali.
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Onere della prova: contabilità parallela e presunzioni
Una società di vendita auto è stata soggetta a un accertamento fiscale per ricavi non dichiarati, basato su un registro non ufficiale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, sottolineando che la scoperta di una contabilità parallela inverte l'onere della prova, ponendolo a carico del contribuente. La sentenza chiarisce inoltre che un precedente giudicato favorevole su un'altra annualità non si estende alla valutazione dei fatti di periodi d'imposta diversi.
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Agevolazione gasolio: No al FAP su veicoli Euro 2
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'installazione di un filtro antiparticolato (FAP) su un veicolo Euro 2 non è sufficiente per accedere all'agevolazione gasolio per autotrazione, riservata a veicoli di categoria Euro 3 o superiore. La Corte ha chiarito che il montaggio del FAP non modifica la categoria di omologazione originaria del veicolo e che la normativa nazionale, la quale limita il beneficio, è perfettamente compatibile con le direttive europee, in quanto mira a incentivare il rinnovo del parco veicoli e non la modifica di mezzi obsoleti.
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Credito d’imposta gasolio: No al FAP per Euro 2
Una società di autotrasporti si è vista negare il credito d'imposta sul gasolio per i suoi veicoli Euro 2, nonostante avesse installato filtri antiparticolato (FAP) per migliorarne la classe ambientale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, ai fini del beneficio fiscale, è rilevante unicamente la categoria di omologazione originale del veicolo e non gli aggiornamenti successivi. La normativa agevolativa, essendo di stretta interpretazione, non può essere estesa a casi non espressamente previsti, e la sua finalità è incentivare il rinnovo del parco veicoli, non l'adeguamento di quelli obsoleti.
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Credito d’imposta gasolio: No con FAP su Euro 2
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti che chiedeva il credito d'imposta gasolio per veicoli Euro 2, ai quali era stato installato un filtro antiparticolato (FAP). Secondo la Corte, il beneficio fiscale è legato esclusivamente alla categoria di omologazione originale del veicolo e non alla sua classe ambientale effettiva dopo le modifiche. L'installazione del FAP, pur migliorando le emissioni, non altera la classificazione originaria del mezzo ai fini dell'agevolazione, la cui finalità è incentivare il rinnovo del parco veicoli e non la modifica di quelli obsoleti.
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