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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Presunzione utili soci: la Cassazione conferma la regola
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per redditi da capitale non dichiarati. L'accertamento si basava sulla presunzione utili soci, ovvero la presunzione che gli utili extracontabili di una società a ristretta base partecipativa siano distribuiti ai soci. La Corte ha confermato che tale presunzione è legittima, non costituisce una vietata "doppia presunzione", e il suo fondamento è la ristrettezza della compagine sociale stessa, che implica un forte vincolo di controllo tra i soci. Spetta al contribuente fornire la prova contraria.
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Rimborso accise: sì all’azione contro il fornitore fallito
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31648/2025, ha stabilito che il consumatore finale ha diritto a chiedere il rimborso delle accise non dovute direttamente al fornitore di energia, anche se quest'ultimo è stato dichiarato fallito. L'azione diretta verso lo Stato è una facoltà aggiuntiva e non un obbligo, pertanto il consumatore può legittimamente insinuarsi al passivo del fallimento per recuperare le somme indebitamente versate. La Corte chiarisce che il rapporto tra consumatore e fornitore è di natura civilistica e l'azione esperibile è quella di ripetizione dell'indebito.
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Rimborso accise energia: azione contro il fornitore
La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di fallimento del fornitore, il consumatore ha diritto al rimborso accise energia presentando domanda di ammissione al passivo. L'azione diretta verso lo Stato è una facoltà alternativa e non un obbligo, preservando così il diritto del consumatore di agire contro il fornitore insolvente per la restituzione delle somme indebitamente versate.
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Ricorso inammissibile: limiti del riesame in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una sentenza di liquidazione giudiziale. L'ordinanza chiarisce che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un nuovo esame dei fatti, come la valutazione dello stato di insolvenza o l'attendibilità dei bilanci. I motivi del ricorso sono stati respinti per difetto di autosufficienza, per essere scollegati dalla ratio decidendi della sentenza impugnata e per la loro natura di mere richieste di riesame del merito.
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Compensi avvocato: l’accordo va interpretato
Un avvocato ha richiesto il pagamento di ingenti compensi professionali, inclusa una percentuale su una transazione, basandosi su un accordo scritto con il cliente. Il tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo che l'accordo si riferisse a una questione diversa e di minor valore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'avvocato. La Corte ha sottolineato che il ricorso non contestava la vera ragione della decisione del tribunale (la specifica interpretazione dell'accordo) e che i motivi di appello devono essere estremamente precisi per essere accolti.
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Rimborso spese legali: no senza ok preventivo dell’Ente
Un ex dirigente comunale ha richiesto il rimborso delle spese legali sostenute per un procedimento penale legato al suo incarico. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il motivo principale del rigetto è la mancata comunicazione preventiva e l'assenza del "gradimento" da parte del Comune sulla scelta del difensore. La Corte ha stabilito che queste condizioni sono necessarie per ottenere il rimborso spese legali, e il dipendente non può agire unilateralmente per poi chiedere il pagamento all'ente.
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Risarcimento contratti a termine e giudicato parziale
La Corte di Cassazione ha stabilito che una precedente causa sulla legittimità dei contratti a termine crea un giudicato solo per il periodo allora contestato. Pertanto, è possibile richiedere il risarcimento per contratti a termine successivi a tale periodo. Inoltre, la Corte ha confermato che la stabilizzazione tramite concorso pubblico non costituisce un risarcimento automatico per l'abuso subito, poiché rappresenta solo una 'chance' di assunzione e non una diretta conseguenza riparatoria dell'illecito.
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Revoca ritorsiva: illegittimo il demansionamento
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che annullava il demansionamento di una dipendente pubblica, riconoscendolo come una revoca ritorsiva. L'Amministrazione aveva prima inflitto una sanzione sproporzionata e poi rimosso la lavoratrice dalle sue funzioni, non per motivi validi, ma come reazione a un comportamento legittimo. Il ricorso dell'ente è stato dichiarato inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Prova pagamento appalto: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito, rigettando il ricorso di un'impresa edile. La controversia riguardava la prova del pagamento in un appalto privato. La Corte ha ribadito che l'onere della prova spetta all'appaltatore e che documenti unilaterali, come fatture o preventivi non accettati, non costituiscono prova sufficiente del credito vantato, anche se utilizzati da un CTU.
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Compenso avvocati: la Cassazione sui motivi d’appello
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un legale in una causa per il pagamento del suo compenso avvocati. L'ordinanza chiarisce che i vizi procedurali, per essere validi motivi di impugnazione, devono aver causato un pregiudizio concreto al diritto di difesa. Inoltre, la Corte ribadisce di non poter riesaminare nel merito le prove, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva negato il compenso per numerose attività legali ritenute ingiustificate a causa di tardività o difetto di procura.
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Responsabilità professionale avvocato: quando c’è colpa?
Un cliente ha citato in giudizio il proprio studio legale per responsabilità professionale a seguito di un esito giudiziario negativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'obbligazione dell'avvocato è di mezzi e non di risultato. La Corte ha stabilito che per dimostrare la responsabilità professionale dell'avvocato, il cliente deve fornire la prova concreta della negligenza e del nesso causale con il danno subito, non essendo sufficiente il semplice mancato raggiungimento dell'obiettivo sperato.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi nuovi
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del giudizio di legittimità, dichiarando l'inammissibilità di un ricorso in materia di divisione immobiliare. La Corte ha stabilito che non possono essere introdotte questioni nuove, come presunti abusi edilizi, che richiedono accertamenti di fatto non svolti nei gradi di merito. Inoltre, ha ribadito che le censure sulla motivazione della sentenza sono ammissibili solo in casi eccezionali, escludendo critiche generiche di contraddittorietà. Questo caso evidenzia l'importanza del principio di autosufficienza e dei rigorosi requisiti per l'accesso al giudizio di Cassazione.
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Creditore apparente: pagamento liberatorio all’avvocato
Un'avvocatessa agisce contro i suoi ex clienti per ottenere il pagamento del suo onorario, nonostante questi avessero già saldato l'intero importo al suo co-difensore, all'epoca suo coniuge e collega di studio. La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento è valido e libera i clienti da ogni obbligo, in quanto effettuato in buona fede a un creditore apparente. Secondo la Corte, è stata la stessa legale a creare, con il suo comportamento, le circostanze che hanno indotto i clienti a credere che il co-difensore fosse autorizzato a incassare l'intera somma.
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Prova dell’adempimento: l’onere del professionista
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un professionista contro una società, confermando che spetta a lui fornire la prova dell'adempimento esatto della prestazione per ottenere il pagamento dei compensi. La Corte chiarisce che, a fronte dell'eccezione di inadempimento sollevata dal cliente, la semplice esistenza di un contratto non è sufficiente. La decisione sottolinea anche l'ampiezza dei poteri del giudice d'appello nell'esaminare questioni connesse ai motivi di gravame.
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Reverse charge oro: quando si applica? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un'azienda del settore 'compro oro'. L'impresa aveva applicato il regime del reverse charge oro alle cessioni di gioielli usati a una società di affinazione, ma l'Agenzia delle Entrate aveva contestato l'operazione, ritenendo applicabile il regime del margine. La Corte ha confermato che l'applicazione del reverse charge oro richiede la prova, a carico del cedente, che i beni non siano destinati al consumo immediato ma a un processo di trasformazione industriale. In assenza di tale prova, l'applicazione del regime è illegittima.
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Reverse charge oro: quando si applica? La Cassazione
Un'impresa del settore "compro oro" ha applicato il reverse charge oro alla vendita di gioielli usati a un'azienda di recupero metalli. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendo applicabile il regime del margine. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del contribuente, chiarendo che per l'applicazione del reverse charge è fondamentale provare la destinazione del bene alla trasformazione industriale e non al consumo diretto, indipendentemente da chi esegua materialmente la fusione. In assenza di tale prova, il regime corretto è quello del margine.
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Autotutela sostitutiva: i limiti del Fisco
Una società immobiliare ha contestato un avviso di accertamento per IVA non versata su operazioni ritenute inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria, dopo aver annullato un primo atto, ne ha emesso un secondo tramite autotutela sostitutiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che l'autotutela sostitutiva è legittima anche senza la scoperta di nuovi elementi, a differenza dell'accertamento integrativo, e ha precisato le condizioni per il raddoppio dei termini di accertamento.
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Abuso del diritto IVA: l’operazione elusiva è sanzionata
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento per abuso del diritto IVA nei confronti di una società immobiliare. L'operazione contestata, una compravendita tra società collegate, è stata ritenuta priva di valide ragioni economiche e finalizzata unicamente a trasferire un credito IVA in modo indebito. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusa la richiesta di sospensione del processo e l'inapplicabilità delle sanzioni, stabilendo che le operazioni elusive sono sanzionabili.
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Interesse ad agire: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per mancanza di interesse ad agire. Dopo il rigetto definitivo della domanda di usucapione del ricorrente, la Corte ha stabilito che questi non avesse più alcun interesse giuridicamente tutelato a contestare il titolo di proprietà della controparte. La decisione sottolinea come la stabilità della statuizione sulla domanda principale renda irrilevanti e quindi inammissibili le censure relative a questioni secondarie.
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Occupazione illegittima: la P.A. non usucapisce
Un Comune, dopo aver realizzato opere pubbliche su un terreno privato a seguito di un'occupazione illegittima, ha tentato di opporsi a una sentenza che riconosceva la proprietà del bene a terzi per usucapione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'occupazione illegittima non conferisce alla Pubblica Amministrazione il possesso utile all'usucapione, ma solo una mera detenzione. Per acquistare la proprietà, la P.A. avrebbe dovuto dimostrare un atto formale di opposizione al diritto del proprietario, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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