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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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1342 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Impugnazione sollecito di pagamento: quando è inammissibile
Un contribuente ha impugnato dei solleciti di pagamento per la TARI, nonostante avesse già avviato un contenzioso contro gli avvisi di accertamento originari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso contro i solleciti inammissibile, chiarendo che la contestazione deve essere rivolta all'atto impositivo principale. L'impugnazione di un semplice sollecito di pagamento diventa superflua e proceduralmente scorretta se la pretesa tributaria è già oggetto di un altro giudizio.
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Indennità di reperibilità: quando è dovuta al lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una lavoratrice a ricevere l'indennità di reperibilità, anche in assenza di un accordo formale. La decisione si basa sulla prova dell'esistenza di un obbligo di fatto, desunto dal ruolo ricoperto (focal point), dalla dotazione di strumenti aziendali come due cellulari e dalle testimonianze. Secondo la Corte, la prova dell'obbligo di essere costantemente rintracciabile e di attivarsi prontamente fuori dall'orario di lavoro può essere fornita con ogni mezzo, anche indiziario, e fonda il diritto al relativo compenso.
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Ricorso inammissibile: quando le censure sono avulse
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i motivi proposti non criticavano la decisione della Corte d'Appello sulla procedura, ma tentavano di ridiscutere il merito originale della causa possessoria. La Corte ha sanzionato il ricorrente per abuso del processo, evidenziando l'importanza di formulare censure specifiche e pertinenti alla decisione impugnata.
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Indennità di reperibilità: obbligo formale necessario
Un lavoratore ha richiesto il pagamento dell'indennità di reperibilità basandosi sulla sua effettiva disponibilità a intervenire fuori orario. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato la domanda. Il principio affermato è che l'indennità di reperibilità spetta solo in presenza di un obbligo formale e contrattualmente previsto, e non per la mera disponibilità di fatto del dipendente, anche se utilizzata dall'azienda.
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Interpretazione accordo sindacale: la Cassazione
La Cassazione conferma la decisione di merito sull'interpretazione di un accordo sindacale in un cambio appalto. La riduzione dell'orario di lavoro, seppur concordata, era solo temporanea. La società è stata condannata al risarcimento per le differenze retributive.
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Accordo sindacale: limiti all’interpretazione del giudice
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che condannava un'azienda al risarcimento danni per aver illegittimamente prolungato una riduzione dell'orario di lavoro. La riduzione era prevista da un accordo sindacale con validità temporanea. La Corte ha stabilito che l'interpretazione di tale accordo da parte del giudice di merito non è censurabile in sede di legittimità se logica e plausibile, anche se non è l'unica possibile.
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Notifica atto impositivo: quando è irrilevante?
Una contribuente impugna un'intimazione di pagamento sostenendo di non aver mai ricevuto l'avviso di accertamento e la cartella di pagamento presupposti. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Corte stabilisce che, una volta accertata in giudizio la regolare notifica della cartella di pagamento e la sua mancata impugnazione, la pretesa tributaria si consolida. Di conseguenza, l'eventuale vizio nella notifica atto impositivo precedente diventa irrilevante ai fini della validità dell'intimazione.
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Interpello disapplicativo: quando impugnarlo è inutile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32885/2025, ha chiarito un importante principio processuale in materia tributaria. Se un contribuente impugna il diniego di un interpello disapplicativo per società di comodo, ma successivamente riceve l'avviso di accertamento per lo stesso periodo d'imposta, il primo ricorso diventa inammissibile. L'interesse ad agire si concentra interamente sull'impugnazione dell'avviso di accertamento, che assorbe la questione precedente. La Corte ha inoltre annullato la decisione di merito per motivazione apparente, non avendo il giudice spiegato perché le prove fornite dalla società fossero insufficienti.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
Un notaio ha presentato appello alla Corte Suprema contro una sentenza che lo obbligava a saldare il pagamento per mobili da ufficio. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, evidenziando difetti procedurali, la mancanza di specificità nei motivi di appello e l'impossibilità di riesaminare fatti già confermati da due tribunali di grado inferiore.
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Ricorso improcedibile: il vizio che blocca la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso improcedibile a causa della mancata produzione della copia autentica della sentenza impugnata. Il caso nasceva da una locazione di un'area industriale contaminata. L'ordinanza sottolinea l'importanza inderogabile degli adempimenti procedurali, pena l'inammissibilità del gravame, a prescindere dal merito delle questioni sollevate.
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Motivazione apparente e inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per IRPEF. Il ricorso, fondato su una presunta motivazione apparente della sentenza di secondo grado, celava in realtà una richiesta di riesame del merito, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha stabilito che la decisione impugnata era adeguatamente motivata, in quanto basata su prove concrete relative a compensi non dichiarati e forniti da un ente locale. Viene inoltre respinta un'eccezione di giudicato esterno.
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Estinzione obbligazione assegno: quando è tardi?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un debitore che, solo in appello, aveva eccepito l'estinzione dell'obbligazione per mancata presentazione degli assegni. La Corte ha chiarito che, anche per le eccezioni rilevabili d'ufficio come l'estinzione obbligazione assegno, i fatti a sostegno (come l'inerzia ingiustificata del creditore) devono essere allegati e provati fin dal primo grado di giudizio. La tardiva introduzione della questione, senza una base fattuale pregressa, la rende inammissibile.
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Obblighi di buona fede: la trasparenza è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda viola gli obblighi di buona fede se non adotta criteri trasparenti nella selezione del personale per la trasformazione di contratti da part-time a full-time. Tale omissione costituisce un inadempimento che giustifica un risarcimento per perdita di chance ai lavoratori esclusi, anche in assenza di previsioni specifiche nell'accordo sindacale di riferimento. La mancanza di trasparenza, infatti, impedisce ai dipendenti di verificare la correttezza delle scelte aziendali e integra di per sé la violazione del dovere di lealtà contrattuale.
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Accertamento soci SRL: onere della prova e notifica
Una socia di una SRL a ristretta base partecipativa ha ricevuto un avviso di accertamento per maggiori redditi derivanti da utili societari presuntivamente distribuiti. La contribuente ha impugnato l'atto, lamentando la mancata allegazione dell'avviso di accertamento notificato alla società e un difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che nell'ambito di un accertamento soci SRL è sufficiente il rinvio all'atto societario, dato il diritto del socio di accedere ai documenti. Inoltre, ha ribadito che l'onere di provare la mancata percezione degli utili extracontabili grava sul socio e non sull'Amministrazione Finanziaria.
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Cessione di azienda: quando è revocabile?
La Cassazione conferma la revocatoria di una presunta cessione di azienda tra coniugi. Anche se mascherata da cessazione e nuova apertura di attività, l'operazione è stata vista come un unico atto dispositivo volto a frodare i creditori. La Corte ha privilegiato la sostanza sulla forma, ritenendo irrilevante che il trasferimento fosse avvenuto tramite atti amministrativi anziché un contratto unico. La decisione protegge la garanzia patrimoniale dei creditori.
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Regolamento spese processuali: la soccombenza globale
La Cassazione chiarisce il principio del regolamento spese processuali. In un caso di restituzione di caparra, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della venditrice, affermando che la compensazione delle spese si basa sull'esito complessivo della lite (soccombenza globale), non sulla vittoria in un singolo grado di giudizio.
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Errore di fatto: i limiti del ricorso per revocazione
Un conduttore ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto. L'errore, a suo dire, consisteva nel non aver percepito che la controparte avesse rinunciato alla richiesta di pagamento dei canoni arretrati. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la doglianza non riguardava una svista percettiva, ma una critica all'interpretazione della Corte sui requisiti di autosufficienza del ricorso. Tale critica si configura come un errore di giudizio, non un errore di fatto, e non può quindi fondare una richiesta di revocazione.
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Disconoscimento trascrizione: quando è valida in giudizio
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dentista condannato per responsabilità professionale. La decisione si fonda sulla validità probatoria di una trascrizione di una conversazione, nonostante il disconoscimento trascrizione da parte del professionista. La Corte ha stabilito che il disconoscimento deve essere specifico e non generico per invalidare la prova.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono confusi
Una società, che aveva acquisito un credito bancario, ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la Corte d'Appello aveva annullato un decreto ingiuntivo contro due garanti. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano formulati in modo confuso, privi di specificità e miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La decisione sottolinea i rigorosi requisiti formali per un ricorso inammissibile, evidenziando che la Corte d'Appello aveva correttamente ritenuto non provato il debito basato su cambiali, in quanto collegate a un conto corrente con saldo positivo.
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Impresa familiare: quote e onere della prova
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un ex-coniuge al pagamento di una cospicua somma in favore dell'altra per la sua partecipazione in un'impresa familiare. Il ricorso, basato su presunti errori nella valutazione delle prove e della consulenza tecnica, è stato respinto. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La sentenza chiarisce i limiti della revisione delle decisioni di merito in materia di impresa familiare.
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