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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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1556 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Onere della prova pagamento: chi deve dimostrare?
Un ex dipendente ha citato in giudizio il suo datore di lavoro per differenze retributive non pagate. L'azienda si è difesa sostenendo di aver già pagato tali somme tramite versamenti effettuati in anni precedenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'onere della prova del pagamento spetta al debitore. Quest'ultimo deve dimostrare non solo di aver versato delle somme, ma anche che tali versamenti erano specificamente destinati a estinguere il debito oggetto della causa. In assenza di tale prova, il pagamento non può essere considerato liberatorio.
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Improcedibilità ricorso cassazione: onere del deposito
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità di un ricorso a causa del mancato deposito degli atti processuali fondamentali su cui si basavano le censure del ricorrente. Nonostante la parte lamentasse che la Corte d'Appello avesse erroneamente ignorato documenti depositati telematicamente, non ha poi fornito gli stessi documenti alla Suprema Corte, impedendole di verificare la fondatezza del motivo. La decisione sottolinea la cruciale importanza dell'onere di deposito per evitare una declaratoria di improcedibilità ricorso cassazione.
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Rottamazione ter: estinzione del giudizio fiscale
Un contribuente, soggetto a un accertamento fiscale basato sul possesso di auto di lusso, aveva impugnato l'atto fino in Cassazione. Durante il processo, ha aderito alla cosiddetta "rottamazione ter", un condono fiscale che prevedeva la rinuncia alle liti pendenti. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che l'adesione a tale definizione agevolata comporta l'abbandono del contenzioso.
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Prescrizione tassa automobilistica: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18006/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione tassa automobilistica. Il caso riguardava un contribuente che aveva ricevuto un'ingiunzione di pagamento per il bollo auto del 2012, notificata nel 2018, a seguito di un avviso di accertamento del 2015. La Corte ha chiarito che, una volta interrotto il termine di prescrizione dall'avviso di accertamento, il nuovo periodo triennale per la riscossione non si estende fino al 31 dicembre del terzo anno, ma decorre immediatamente dal momento in cui l'accertamento diventa definitivo (cioè 60 giorni dopo la notifica). Di conseguenza, l'azione di riscossione dell'ente impositore è stata ritenuta prescritta e il suo ricorso è stato rigettato.
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Responsabilità del mandatario: quando è contrattuale?
Un investitore ha affidato la gestione del proprio patrimonio a un conoscente, subendo ingenti perdite a causa di operazioni speculative e in conflitto di interessi. Le corti di merito hanno qualificato il rapporto come un mandato, accertando la responsabilità contrattuale del gestore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la consegna di procure e credenziali bancarie sono elementi sufficienti a provare l'esistenza di un contratto di mandato, e ha ribadito i limiti del proprio sindacato sulla motivazione delle sentenze di merito. Questa ordinanza definisce i contorni della responsabilità del mandatario.
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Opposizione stato passivo: onere della prova del creditore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un professionista la cui richiesta di compenso in un fallimento era stata parzialmente respinta. La decisione si fonda su un principio procedurale cruciale: nell'opposizione allo stato passivo, il creditore ha l'onere di indicare specificamente tutti i documenti a sostegno della sua tesi, anche se già depositati nella fase precedente. La mancata indicazione di un documento chiave (una procura alle liti) è stata fatale, confermando la decisione del giudice che aveva ritenuto l'accordo originario sui compensi superato (novato).
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Interesse ad impugnare: quando il ricorso è inammissibile
Una società immobiliare e i suoi garanti, dopo aver perso in primo grado e in appello una causa relativa a un contratto di leasing, hanno presentato ricorso in Cassazione. Tra i motivi, lamentavano la mancata partecipazione al giudizio di una terza società. La Suprema Corte ha dichiarato tutti i motivi inammissibili, sottolineando la mancanza di un concreto interesse ad impugnare sul punto, dato che erano stati i ricorrenti stessi a non citare la terza parte, configurando tale comportamento come un abuso del processo.
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Indennità di posizione variabile: risarcimento per inerzia
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per perdita di chance a favore di due dirigenti medici a cui non era stata corrisposta l'indennità di posizione variabile. L'inerzia dell'azienda sanitaria nel completare la procedura di graduazione degli incarichi costituisce inadempimento contrattuale, giustificando la richiesta risarcitoria anche in assenza della piena corresponsione dell'indennità.
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Esenzione TARI enti ecclesiastici: la Cassazione decide
Un istituto religioso si opponeva al pagamento della TARI. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della municipalizzata, confermando l'esenzione TARI per gli enti ecclesiastici in base a una nuova legge retroattiva (d.l. 146/2021) che si applica anche ai rapporti pendenti.
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Costi manutenzione straordinaria: deducibilità e oneri
La Corte di Cassazione ha deliberato sulla corretta deducibilità dei costi manutenzione straordinaria sostenuti su un immobile in leasing. Una società aveva dedotto integralmente nell'anno il costo per la rimozione dell'amianto dal tetto. La Corte ha confermato la posizione dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che tali spese, in quanto aumentano la sicurezza e il valore del bene, devono essere capitalizzate e ammortizzate su più esercizi. La decisione sottolinea inoltre l'impossibilità di introdurre nuovi motivi di contestazione nel corso del processo se non presenti nell'atto di ricorso originario.
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Responsabilità proprietario strada: la Cassazione chiarisce
Un cittadino ha citato in giudizio un comune per le lesioni subite a seguito di una caduta su una strada provinciale che attraversava il suo territorio. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del proprietario della strada spetta alla Provincia, e non al Comune, quando il tratto di strada in questione attraversa un centro abitato con una popolazione inferiore a 10.000 abitanti, anche se la popolazione totale del Comune è superiore a tale soglia. Di conseguenza, la richiesta del cittadino è stata definitivamente respinta.
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Mansioni superiori: ricorso inammissibile se generico
Una dipendente ha ottenuto il riconoscimento di mansioni superiori. L'ente datore di lavoro ha impugnato la decisione, ma la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nella contestazione generica delle mansioni svolte dalla lavoratrice e nell'incapacità del ricorso di centrare il punto cruciale della sentenza d'appello.
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Errore di fatto: quando la Cassazione lo esclude
Una società ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione in materia tributaria, sostenendo un errore di fatto nella valutazione di alcuni terreni. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la doglianza della società non configurava un errore di fatto, bensì un errore di giudizio, poiché riguardava l'interpretazione e la valutazione degli atti di causa e non una mera svista percettiva. La decisione ribadisce la netta distinzione tra i due tipi di errore ai fini dell'impugnazione straordinaria.
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Termine dilatorio accertamento: illegittimo se prematuro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17516/2024, ha ribadito un principio fondamentale a tutela del contribuente: l'avviso di accertamento emesso prima della scadenza del termine dilatorio di 60 giorni, successivo a un accesso o verifica fiscale, è illegittimo. La Corte ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la quale sosteneva che l'accertamento, basandosi su indagini bancarie, non fosse soggetto a tale termine. Secondo i giudici, il rispetto del termine dilatorio accertamento è una garanzia essenziale del diritto al contraddittorio, la cui violazione invalida l'atto impositivo, salvo la prova di specifiche e fondate ragioni di urgenza, non dimostrate nel caso di specie.
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Mansioni superiori: l’indennità di ente è dovuta
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che i lavoratori di un ente pubblico non economico che svolgono mansioni superiori hanno diritto a percepire non solo la differenza stipendiale, ma anche l'indennità di ente. Questa indennità, avendo carattere fisso e continuativo, è considerata parte integrante della retribuzione dovuta. L'ente datore di lavoro aveva presentato ricorso, sostenendo che tale indennità non dovesse essere inclusa e che non si fosse tenuto conto dei diversi contratti collettivi applicabili nel tempo. La Corte ha rigettato il primo motivo nel merito e dichiarato il secondo inammissibile per un vizio procedurale, ovvero la mancata specificazione dei fatti a supporto della censura.
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Danni da infiltrazioni: chi paga? La responsabilità
Un'attività commerciale subisce danni da infiltrazioni provenienti da un terrapieno sovrastante. Il proprietario di quest'ultimo invoca lo scolo naturale delle acque, ma la Cassazione respinge la sua tesi. La Corte Suprema chiarisce che la presenza di opere umane, come un terrapieno, esclude l'applicazione dell'art. 913 c.c. e configura una responsabilità per danni da infiltrazioni a carico del custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., data la mancata impermeabilizzazione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo
A seguito della rinuncia al ricorso da parte di una lavoratrice, accettata dall'azienda dopo un accordo transattivo, la Cassazione ha dichiarato estinto il processo del lavoro. La decisione chiarisce che, in questi casi, le spese legali sono regolate dall'accordo privato e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Notifica avviso accertamento: quando è valida?
Una società in liquidazione ha impugnato un avviso di accertamento e le successive cartelle esattoriali per un presunto vizio di notifica. Dopo una vittoria in primo grado, la decisione è stata ribaltata in appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando la validità della notifica dell'avviso di accertamento effettuata al legale rappresentante a mezzo posta. La Corte ha stabilito che, in questi casi, si applicano le più semplici norme del servizio postale e che il riesame delle modalità di notifica è una questione di fatto non sindacabile in sede di legittimità.
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Abuso di posizione dominante: quando la prova non basta
Due società nel settore dei servizi a valore aggiunto hanno citato in giudizio un importante operatore di telecomunicazioni per abuso di posizione dominante, sostenendo che l'operatore, loro concorrente, avesse ingiustamente sospeso i pagamenti per escluderle dal mercato. Il tribunale e la corte d'appello hanno respinto la richiesta, non ritenendo provato che la sospensione fosse un atto anticoncorrenziale piuttosto che una disputa contrattuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che gli attori non avevano fornito prove adeguate dell'abuso contestato e sottolineando come la "doppia conforme" (due decisioni di merito concordi) precluda un riesame dei fatti in sede di legittimità.
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Tempestività ricorso tributario: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17391/2024, ha ribadito un principio fondamentale nel contenzioso fiscale: la prova della tempestività del ricorso tributario spetta esclusivamente al contribuente. Nel caso di specie, un ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il ricorrente non aveva depositato la documentazione attestante la data di notifica dell'atto impugnato, non permettendo al giudice di verificare il rispetto del termine di decadenza di 60 giorni. La Corte ha sottolineato che tale onere non può essere trasferito al giudice né si può ritenere superato da presunte ammissioni della controparte.
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