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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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1556 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Motivazione apparente: quando una sentenza è valida?
Un contribuente, esercente attività di commercio all'ingrosso, ha impugnato un avviso di accertamento basato sugli studi di settore. Dopo la conferma della legittimità dell'atto nei primi due gradi di giudizio, il caso è giunto in Cassazione. Il ricorrente ha lamentato una motivazione apparente della sentenza d'appello. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, specificando che una motivazione, seppur sintetica, che permette di comprendere l'iter logico-giuridico seguito dai giudici, non costituisce motivazione apparente e soddisfa il minimo costituzionale richiesto.
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Revocazione Cassazione: limiti all’errore di fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, ribadendo la netta distinzione tra "errore di fatto", unico motivo valido per la revocazione, e "errore di giudizio". Le contestazioni del ricorrente, relative alla forma del provvedimento, alla motivazione e all'analisi degli atti, sono state qualificate come censure su errori di giudizio e, pertanto, non idonee a giustificare la revocazione della precedente decisione della Corte.
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Danno comunitario: risarcimento anche per contratti nulli
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico ha diritto al risarcimento del danno comunitario per l'abusiva reiterazione di contratti a termine, anche se tali contratti sono nulli per mancanza di forma scritta. La nullità formale, imputabile alla Pubblica Amministrazione, non può vanificare la tutela sostanziale prevista dal diritto europeo contro il lavoro precario.
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Rito sommario: onere della prova e conversione del rito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18914/2024, ha rigettato il ricorso di un venditore immobiliare, confermando la sua responsabilità per inadempimento contrattuale. La Corte ha stabilito che la scelta del giudice di utilizzare il rito sommario non è sindacabile se basata sulle prove già fornite dalle parti, le quali hanno l'onere di presentare tutte le loro istanze istruttorie sin dall'inizio del procedimento. Inoltre, ha ribadito il principio di autosufficienza del ricorso, dichiarando inammissibili le censure non supportate dalla trascrizione degli atti processuali rilevanti.
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Principio di autosufficienza: ricorso inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce l'importanza del principio di autosufficienza nel ricorso. Un Comune, dopo aver visto il proprio appello dichiarato inammissibile per non aver allegato un documento cruciale, ha tentato la via della revocazione, sostenendo un errore di fatto. La Corte ha respinto anche questa istanza, chiarendo che la valutazione sull'autosufficienza è un giudizio di diritto e non un errore di percezione fattuale, confermando così l'inammissibilità del ricorso originario.
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Occupazione sine titulo di immobile sociale: la Cassazione
Un socio occupava una villa di proprietà della società di famiglia, sostenendo di averne diritto in quanto 'casa familiare'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'occupazione sine titulo è iniziata quando la madre del socio ha lasciato l'immobile, mancando il consenso della società per un uso esclusivo. Il socio è stato condannato al rilascio e al risarcimento del danno.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e CTD
Un centro di trasmissione dati, agendo per conto di un bookmaker estero, ha contestato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che anche gli intermediari privi di concessione sono soggetti passivi del tributo. La pronuncia stabilisce la piena compatibilità della normativa con il diritto nazionale ed europeo, in particolare per i periodi d'imposta successivi al 2010, escludendo che si tratti di un'imposta sul volume d'affari vietata.
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Solidarietà paritetica: bookmaker e ricevitore
Un bookmaker estero ha impugnato un avviso di accertamento fiscale, sostenendo che una pronuncia della Corte Costituzionale a favore del suo partner nazionale (il centro scommesse) dovesse estendersi anche a lui. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il rapporto tra i due soggetti è di solidarietà paritetica, non di dipendenza. Di conseguenza, il bookmaker rimane pienamente responsabile per il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse raccolte sul territorio italiano, poiché la sua obbligazione tributaria è autonoma e non accessoria a quella del centro scommesse.
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Sfratto alloggi popolari: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'inquilina contro un ordine di sfratto alloggi popolari per morosità. La Corte ha chiarito che le contestazioni sulle procedure speciali di ingiunzione diventano irrilevanti una volta instaurato il giudizio di opposizione, che valuta il merito della morosità. I motivi di ricorso sono stati respinti per vizi procedurali e perché miravano a un riesame dei fatti.
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Nullità atto impositivo: i motivi vanno proposti subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18707/2024, ha stabilito che la nullità dell'atto impositivo per vizi formali, come la mancanza di firma, costituisce un motivo di ricorso autonomo. Tale vizio deve essere eccepito nell'atto introduttivo del giudizio e non può essere introdotto tardivamente, poiché non è riconducibile né all'eccezione di prescrizione né a quella di decadenza. La tardiva proposizione del motivo ne comporta l'inammissibilità.
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Estinzione del processo: rinuncia e accordo transattivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo a seguito di un accordo transattivo tra le parti. La società ricorrente ha rinunciato al ricorso, e la controparte ha accettato. La Corte ha stabilito che, in caso di estinzione del processo per rinuncia, la parte che ha impugnato non è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, poiché la declaratoria di estinzione non equivale a una soccombenza.
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Immissioni rumorose: Comune paga per feste in piazza
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un Comune per le immissioni rumorose prodotte da eventi estivi in una piazza. La sentenza chiarisce che l'interesse pubblico non può sacrificare il diritto alla quiete dei residenti oltre la soglia della normale tollerabilità, che va valutata caso per caso. Ai cittadini è stato riconosciuto un risarcimento per il danno subito, derivante dall'impossibilità di godere appieno della propria abitazione.
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Valutazione aree edificabili: la Cassazione su IMU
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti contro il Comune per il pagamento dell'IMU su terreni considerati edificabili. La Corte ha stabilito che la qualifica di pertinenza di un terreno e la sua valutazione economica sono questioni di fatto, non riesaminabili in sede di legittimità. La sentenza chiarisce i limiti del giudizio di Cassazione in materia di valutazione aree edificabili e conferma che per tributi non armonizzati come l'IMU non è obbligatorio il contraddittorio preventivo.
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IMU Aree Edificabili: la Cassazione fa chiarezza
Un contribuente ha contestato avvisi di accertamento IMU su terreni ritenuti edificabili, sostenendo che fossero pertinenze dell'abitazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la nullità procedurale del primo grado non comporta il rinvio della causa. La Corte ha inoltre ribadito che la valutazione sulla natura pertinenziale dei terreni è una questione di fatto, insindacabile in sede di legittimità, e ha chiarito le regole su motivazione degli atti, valore delle IMU aree edificabili e contraddittorio preventivo.
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Accertamento bancario: onere della prova del contribuente
Un professionista ha contestato un accertamento bancario sostenendo che i versamenti sul suo conto personale fossero contributi elettorali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che spetta al contribuente l'onere di fornire una prova analitica e rigorosa della provenienza non imponibile delle somme accreditate. In assenza di tale prova, i versamenti sono legittimamente considerati ricavi professionali non dichiarati.
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Accertamento sintetico: prova del finanziamento al socio
Un contribuente ha ricevuto fondi dalla sua società, sostenendo che si trattasse della restituzione di un prestito per giustificare spese superiori al reddito dichiarato nell'ambito di un accertamento sintetico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della corte d'appello, stabilendo che il contribuente deve provare non solo la ricezione dei fondi, ma anche l'esistenza del prestito originario alla società. In assenza di tale prova, l'accertamento è stato ritenuto legittimo.
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Ricorso inammissibile: limiti nel giudizio di Cassazione
Una società in liquidazione ha presentato ricorso contro accertamenti fiscali per costi indeducibili legati a operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di valutare la corretta applicazione della legge. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una rivalutazione del merito, non contestava la ratio decidendi della sentenza d'appello ed era generico nelle sue censure.
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Danno comunitario: quando la stabilizzazione lo esclude?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18553/2024, ha stabilito principi cruciali in materia di risarcimento del danno comunitario per l'abuso di contratti a termine nel pubblico impiego. La Corte ha chiarito che il diritto al risarcimento non viene meno se il lavoratore viene assunto a tempo indeterminato da una Pubblica Amministrazione diversa da quella che ha commesso l'abuso. Inoltre, ha ribadito che la stabilizzazione, per avere efficacia 'sanante', deve essere una misura riparatoria diretta attuata dallo stesso datore di lavoro responsabile. Infine, fatti come la stabilizzazione avvenuti dopo la sentenza di appello non possono essere valutati nel giudizio di Cassazione.
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Notifica atto impositivo: quando è valida? La Cassazione
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento IMU, sostenendo la nullità della notifica atto impositivo effettuata da un operatore postale privato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, non entrando nel merito della validità della licenza dell'operatore, ma dichiarando il motivo inammissibile. La Corte ha stabilito che la società ricorrente non aveva dimostrato di aver sollevato la specifica questione nei gradi di merito precedenti, violando così il principio di autosufficienza e specificità del ricorso.
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Prova del credito: la data certa è decisiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di un credito maggiore rispetto a quello riconosciuto dal curatore. La decisione ribadisce che per la prova del credito, e in particolare dell'accordo sull'ammontare del compenso, è necessaria una scrittura con data certa anteriore al fallimento, non essendo sufficienti fatture o annotazioni contabili. La Corte ha inoltre escluso la prededucibilità del credito, in quanto le prestazioni non erano direttamente funzionali alla procedura concorsuale.
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