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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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1556 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Decadenza IPT: 5 anni per l’accertamento, non 3
Un ente impositore locale ha impugnato una sentenza che applicava una decadenza IPT triennale a un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società di noleggio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il termine corretto per la notifica degli accertamenti dell'imposta principale è di cinque anni, come previsto dalla normativa nazionale. Il termine di tre anni si applica solo ai rimborsi e all'imposta suppletiva, non al caso di specie.
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Revocazione sentenza: quando un documento è decisivo?
Una società tenta la revocazione di una sentenza su licenziamenti illegittimi basandosi su un documento scoperto tardivamente. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che per la revocazione sentenza un documento deve essere "decisivo", ovvero in grado di modificare la ragione fondamentale della decisione originale, requisito non soddisfatto nel caso di specie, dove il fulcro era la legittimità di uno sciopero.
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Avviso di accertamento: firma a stampa e validità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento IMU. La Corte ha stabilito che la firma a stampa sull'atto è valida se l'autore è identificabile e che l'impugnazione dell'atto sana eventuali vizi di notifica. Il ricorso è stato respinto, confermando la validità dell'avviso di accertamento.
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Nullità fideiussione antitrust: le regole in appello
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società e del suo garante, confermando la validità di una fideiussione. Il caso verteva sulla tardiva eccezione di nullità fideiussione antitrust, sollevata solo nelle fasi finali dell'appello. La Corte ha stabilito che tale eccezione, richiedendo l'allegazione di specifici fatti, non può essere introdotta per la prima volta in conclusionale, ribadendo i rigidi limiti alla produzione di nuove prove in appello.
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Prescrizione indennità incentivante: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dell'indennità incentivante all'esodo segue il termine quinquennale previsto per le indennità di fine rapporto, come il TFR. Il caso riguardava gli eredi di un dirigente che chiedevano un ricalcolo dell'incentivo. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'incentivo è collegato alla cessazione del rapporto di lavoro e non a un nuovo accordo, facendo scattare la prescrizione breve.
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Sanzioni tributarie: la colpa del consulente basta?
Una società ha ricevuto sanzioni tributarie per un'omessa dichiarazione, attribuendo la colpa al proprio consulente fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per essere esentati dalla responsabilità non basta accusare un terzo, ma è necessario fornire la prova della sua esclusiva responsabilità. Inoltre, è stata respinta la richiesta di applicazione del 'cumulo giuridico' delle sanzioni per mancata produzione in giudizio di tutti gli atti necessari a consentirne la valutazione.
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Principio non contestazione: limiti nel processo tributario
Una società ha impugnato sanzioni IVA derivanti dall'applicazione di un'aliquota errata da parte di un consorzio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo i limiti del principio di non contestazione nel processo tributario. L'atto impositivo dell'Agenzia delle Entrate costituisce già di per sé la contestazione delle tesi del contribuente, rendendo irrilevante la sua mancata costituzione in giudizio in primo grado.
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Indennità di turno: spetta per il riposo post-notte
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'infermiera ha diritto a percepire l'indennità di turno anche per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. Tale riposo è stato qualificato come 'compensativo', in quanto necessario a recuperare lo stress psico-fisico derivante da una prestazione lavorativa particolarmente intensa, a prescindere dal superamento dell'orario settimanale contrattuale. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Inammissibilità appello: quando impugnare il merito non basta
Un contribuente si è visto respingere il ricorso contro un'intimazione di pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo successivo ricorso inammissibile perché il contribuente ha criticato solo le argomentazioni di merito della sentenza precedente, ignorando la statuizione principale che dichiarava l'inammissibilità appello per ragioni procedurali. Questo caso sottolinea l'importanza di impugnare tutte le 'rationes decidendi' di una sentenza.
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Novazione contrattuale: accordo estingue vecchio debito
La Corte di Cassazione conferma che un contratto preliminare di compravendita può determinare una novazione contrattuale, estinguendo un precedente debito derivante da un mutuo. Se le parti concordano che il prezzo della vendita compensi il debito, il creditore non potrà più pretendere la somma originaria, ma dovrà far valere i diritti nascenti dal nuovo contratto. La Corte ha rigettato il ricorso del creditore, sottolineando l'importanza della volontà delle parti nel modificare l'obbligazione.
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Impugnazione atto atipico: quando perde interesse?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro un sollecito di pagamento per la Tarsu 2012. Il principio chiave riguarda l'impugnazione atto atipico: quando l'ente impositore notifica successivamente l'atto tipico (avviso di accertamento), il contribuente perde interesse ad agire nel giudizio originario, dovendo necessariamente impugnare il nuovo atto per evitare il consolidamento della pretesa tributaria.
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Improcedibilità ricorso: obbligo deposito notifica
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di una società di consulenza contro la condanna al risarcimento danni per una perizia errata. La decisione si fonda su un vizio procedurale: la mancata produzione della relata di notifica della sentenza d'appello, documento indispensabile per verificare la tempestività dell'impugnazione. Questo caso sottolinea l'importanza cruciale del rispetto degli adempimenti formali, che prevalgono sull'esame del merito della controversia.
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Errore di fatto: quando il ricorso è inammissibile
Una lavoratrice ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello che negava il suo diritto a un inquadramento superiore, lamentando che i giudici avessero ignorato un certificato di formazione decisivo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'aver trascurato un documento presente agli atti costituisce un 'errore di fatto', sanabile solo con il rimedio della revocazione e non con il ricorso per cassazione.
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Notifica irreperibilità: Cassazione su cartelle nulle
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di riscossione, confermando la nullità della notifica di due cartelle di pagamento. La decisione si fonda sulla distinzione tra irreperibilità relativa e assoluta del destinatario. Nel primo caso, la notifica è nulla se la raccomandata informativa non viene ricevuta. Nel secondo caso, la procedura di notifica per irreperibilità assoluta non può essere attivata senza adeguate e recenti ricerche anagrafiche per confermare che il contribuente si sia effettivamente trasferito.
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Residenza fiscale: il centro degli interessi vitali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19843/2024, ha affrontato il tema della residenza fiscale di un contribuente formalmente residente nel Principato di Monaco. La Corte ha stabilito che, per i periodi d'imposta antecedenti al 2024, il criterio decisivo per determinare la residenza fiscale è il 'centro degli interessi vitali', inteso come il luogo in cui sono concentrati gli interessi economici e patrimoniali del soggetto, anche a discapito dei legami familiari. Nel caso di specie, il contribuente, pur risiedendo all'estero, aveva mantenuto in Italia il fulcro delle sue attività imprenditoriali, giustificando l'accertamento fiscale dell'Agenzia delle Entrate. Il ricorso degli eredi è stato dichiarato inammissibile.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e sanzioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. La Corte ha ribadito che, una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi presuntivi sulla fittizietà delle operazioni, l'onere della prova si sposta sul contribuente, che non può limitarsi a esibire le fatture. Il ricorso è stato inoltre qualificato come abuso del processo, con conseguente condanna a sanzioni aggiuntive.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia evita sanzioni
Una società editoriale aveva impugnato in Cassazione una sentenza d'appello che riconosceva un rapporto di lavoro subordinato con una giornalista. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo e hanno formalmente rinunciato al giudizio. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che in questi casi non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, prevista per i ricorsi respinti o inammissibili.
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Rinuncia al ricorso: come si estingue il processo
Una società di distribuzione del gas, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole emessa dalla Corte d'Appello, ha deciso per la rinuncia al ricorso in Cassazione. La controparte, un Comune, ha accettato la rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, compensando le spese legali. La decisione chiarisce che la rinuncia al ricorso accettata esclude l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato, offrendo un importante spunto sulla gestione strategica del contenzioso.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
Un imprenditore ha presentato un ricorso in Cassazione per danni da interruzione idrica, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. L'ordinanza chiarisce che la Cassazione non può rivalutare le prove e i fatti del merito, confermando i limiti del giudizio di legittimità.
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Accertamenti a tavolino: niente 60 giorni di attesa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19796/2024, ha stabilito che le garanzie previste dallo Statuto del Contribuente, come il termine di 60 giorni prima di emettere l'avviso di accertamento, non si applicano agli accertamenti a tavolino. Questi controlli, basati su dati come le movimentazioni bancarie ed eseguiti negli uffici dell'Agenzia, sono distinti dalle verifiche fiscali presso la sede del contribuente. Per la presunta violazione del contraddittorio in materia di IVA, il contribuente deve inoltre fornire una 'prova di resistenza', dimostrando quali argomentazioni avrebbe potuto presentare per modificare l'esito del controllo.
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