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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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1556 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Ricorso improcedibile: cosa succede se manca la copia
Un cittadino ha impugnato in Cassazione un decreto di espulsione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile perché non era stata depositata la copia autentica del provvedimento impugnato, come richiesto dal codice di procedura. Questo errore formale ha impedito l'esame del merito della causa, confermando la decisione precedente.
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Revocatoria Fallimentare: pegno per debiti non scaduti
Una società creditrice ha impugnato la revoca di un pegno ricevuto da un'azienda, poi fallita, a garanzia di debiti preesistenti ma non ancora scaduti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del tribunale. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso proceduralmente errati e basati su fatti nuovi non discussi in precedenza, ribadendo i principi della revocatoria fallimentare per garanzie non contestuali al sorgere del debito.
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Riserve appalti pubblici: quando iscriverle per non perdere
Una società di costruzioni ha perso la sua richiesta di maggiori compensi nei confronti di un Comune a causa dell'iscrizione tardiva delle riserve. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11547/2024, ha confermato che l'onere di dimostrare la tempestività delle riserve appalti pubblici spetta all'appaltatore e che la riserva va iscritta non appena si percepisce la potenzialità dannosa di un fatto, anche se di natura continuativa, per non incorrere in decadenza.
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Protezione speciale: inammissibile il ricorso tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. Nonostante si fosse recato in Questura per richiedere la protezione speciale sulla base di un nuovo contratto di lavoro, la sua situazione era già stata valutata di recente a seguito di un diniego definitivo di protezione internazionale. La Corte ha stabilito che la mera intenzione di presentare una nuova istanza non è sufficiente a bloccare l'espulsione.
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Trasferimento ramo azienda: i limiti dell’autonomia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un'operazione di trasferimento ramo azienda, rigettando il ricorso di alcuni lavoratori. Al centro della controversia vi era il requisito dell'autonomia funzionale di un punto vendita ceduto. La Corte ha stabilito che, per un valido trasferimento, è sufficiente un'autonomia organizzativa e gestionale che consenta all'unità di operare in modo indipendente, anche se coordinata con una sede centrale per aspetti come budget e strategie generali.
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Obbligo di restituzione: quando sorge in automatico
Un lavoratore, dopo aver ricevuto una somma cospicua in base a una sentenza di primo grado, si è visto ridurre l'importo in appello. La Cassazione ha confermato che l'obbligo di restituzione delle somme percepite in eccedenza sorge automaticamente dalla riforma della sentenza, anche senza un ordine esplicito del giudice, respingendo il ricorso del lavoratore.
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Inammissibilità ricorso per cassazione: il caso
Un locatore ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello in una complessa controversia di locazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non rispettava il principio di autosufficienza. Il ricorrente lamentava l'omessa pronuncia su diverse domande economiche, ma non ha indicato con precisione negli atti dove e come tali domande fossero state presentate e mantenute nei gradi di merito. La Suprema Corte ha stabilito che non è suo compito ricercare gli atti nei fascicoli precedenti per verificare la fondatezza del motivo, portando alla declaratoria di inammissibilità ricorso per cassazione e alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Clausola di vincolo: chi incassa l’indennizzo?
Un'azienda di soccorso stradale ha richiesto un indennizzo per il furto di un furgone in leasing. La Cassazione ha negato il diritto, stabilendo che la clausola di vincolo nella polizza conferisce la legittimazione esclusiva a richiedere l'indennizzo alla società di leasing, proprietaria del veicolo, e non all'utilizzatore.
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Avviso di accertamento IMU: motivazione e valore aree
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IMU relativo a un'area edificabile, lamentando una carenza di motivazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la motivazione di un avviso di accertamento è valida anche se fa riferimento a una delibera comunale generale che fissa i valori venali minimi. Spetta poi al contribuente fornire la prova contraria di un valore inferiore.
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Dies a quo usucapione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12733/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia di usucapione di servitù. Il caso riguardava una costruzione realizzata in violazione delle distanze legali. La Corte ha stabilito che il termine ventennale per l'usucapione (dies a quo usucapione) non inizia a decorrere dalla realizzazione della sola struttura portante, ma dal momento in cui l'edificio è completato nella sua forma definitiva e visibile, rendendo evidente la lesione del diritto del vicino. La Corte ha rigettato il ricorso del condominio costruttore, confermando che l'onere della prova su tale momento spetta a chi intende usucapire il diritto.
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Risarcimento pubblico impiego: danno senza prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12705/2024, ha confermato il diritto al risarcimento del danno per un lavoratore somministrato presso un ente pubblico a causa dell'illegittimità del contratto a termine. Anche in assenza di conversione del rapporto, spetta un'indennità onnicomprensiva che non richiede una specifica prova del danno subito, configurando un'ipotesi di danno presunto. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, che contestava la liquidazione del danno, ribadendo i principi sul risarcimento pubblico impiego stabiliti dalle Sezioni Unite.
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Concorso di colpa del danneggiato: analisi Cassazione
Un'azienda vivaistica ha citato in giudizio un ente provinciale per i danni causati da allagamenti provenienti da una strada pubblica. I tribunali hanno riconosciuto una responsabilità del 70% all'ente, ma hanno ridotto il risarcimento del 30% per il concorso di colpa del danneggiato. La società, infatti, aveva posizionato le piante in un'area notoriamente a rischio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo l'applicazione dei principi sulla corresponsabilità nella causazione del danno.
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Perequazione Urbanistica: IMU dovuta subito. Cassazione
Una contribuente ha contestato un avviso di accertamento IMU relativo a un'area inclusa in un piano di perequazione urbanistica, destinata a essere ceduta al Comune in cambio di diritti edificatori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, a differenza della compensazione, la perequazione urbanistica attribuisce immediatamente al terreno una potenzialità edificatoria intrinseca. Questa qualità rende il terreno subito tassabile ai fini IMU, anche prima della concreta realizzazione delle opere o della cessione formale.
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Conservazione scritture contabili: oltre i 10 anni?
Una società si è vista negare la deducibilità di costi legati a un finanziamento soci avvenuto oltre dieci anni prima della verifica fiscale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nonostante l'obbligo civilistico di conservazione delle scritture contabili sia decennale, l'onere di provare la veridicità di una posta di bilancio che ha effetti su periodi d'imposta successivi ricade sempre sul contribuente. L'appello è stato dichiarato inammissibile per mancata fornitura di prove alternative.
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Elusione fiscale: usufrutto e nuda proprietà separati
La Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento per elusione fiscale nei confronti di una società che aveva acquistato l'usufrutto di un terreno, mentre il socio di maggioranza ne acquistava la nuda proprietà. L'operazione, finalizzata a dedurre ammortamenti altrimenti non spettanti, è stata considerata priva di valide ragioni economiche e quindi abusiva, giustificando il recupero a tassazione delle somme.
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Sospensione termini impugnazione: i limiti temporali
L'appello di un contribuente è stato ritenuto tardivo perché il termine per impugnare è scaduto al di fuori della specifica finestra temporale prevista per la sospensione termini impugnazione. La Cassazione ha chiarito che, a prescindere dalla natura dell'atto impugnato, la sospensione opera solo se la scadenza naturale del termine cade in un preciso intervallo di date, confermando così la decisione di inammissibilità.
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Impugnazione atto in autotutela: quando è inammissibile
Una società ha impugnato un avviso di accertamento IMU. Successivamente, la concessionaria ha emesso un atto in autotutela riducendo la pretesa. La società ha quindi impugnato anche questo secondo atto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il secondo ricorso inammissibile, stabilendo che l'impugnazione di un atto in autotutela meramente riduttivo della pretesa originaria non è ammissibile, poiché non introduce una nuova pretesa lesiva per il contribuente.
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Avviso di accertamento: quando la motivazione è valida
Un contribuente impugna un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti, sostenendo che la motivazione sia insufficiente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che un avviso di accertamento è valido quando le sue motivazioni si basano su documenti e dichiarazioni già a conoscenza del contribuente, come una dichiarazione di successione, rendendo non necessaria l'allegazione degli stessi atti.
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Rationes decidendi: appello inammissibile se parziale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione presentato dall'Amministrazione Finanziaria. La decisione si fonda sul principio delle plurime 'rationes decidendi': la sentenza originale era basata su due motivi distinti e autonomi, ma il ricorso ne ha contestato solo uno. Tale omissione rende l'impugnazione inefficace, in quanto la decisione resterebbe valida sulla base del motivo non contestato, determinando così la carenza di interesse del ricorrente.
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Presunzione utili soci: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una società a responsabilità limitata contro un avviso di accertamento per maggiori imposte. La controversia verteva sulla presunzione utili soci, secondo cui i cospicui versamenti in contanti effettuati dai soci alla società, non giustificati dai loro redditi, sono considerati ricavi in nero e poi distribuiti come utili. La Corte ha confermato la legittimità di tale presunzione, ponendo a carico del contribuente l'onere di provare la lecita provenienza delle somme.
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