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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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1556 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Onere della prova distanze legali: il caso in Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del sindacato di legittimità in materia di distanze legali tra edifici. Il caso verteva sulla richiesta di arretramento di una nuova costruzione, basata sulla preesistenza di vedute nell'edificio del ricorrente. La Corte di Appello aveva respinto la domanda per mancato assolvimento dell'onere della prova distanze legali. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere oggetto di una nuova valutazione in sede di legittimità.
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Licenziamento collettivo: criteri di scelta e onere
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo. L'azienda aveva limitato la scelta dei lavoratori da licenziare solo a quelli della sede in chiusura, senza estendere la comparazione a tutti i dipendenti con mansioni omogenee nell'intera organizzazione. La Corte ha ribadito che, in assenza di un accordo sindacale sui criteri, la platea dei licenziandi deve includere l'intero complesso aziendale, respingendo le giustificazioni della società basate su un presunto rifiuto al trasferimento dei dipendenti.
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Servitù di passaggio: il ricorso inammissibile
Un proprietario terriero ha richiesto una servitù di passaggio per il suo fondo, ritenuto intercluso. Dopo il rigetto in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito di non poter riesaminare i fatti del caso, specialmente in presenza di una 'doppia conforme', confermando la decisione dei giudici di merito che avevano escluso la natura interclusa del fondo.
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Accertamento sintetico: la prova dei redditi passati
Un contribuente impugna un accertamento sintetico per il 2007, sostenendo che le spese contestate fossero coperte da risparmi accumulati nel 2005 e 2006. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che la semplice dimostrazione di aver posseduto fondi in anni precedenti non è sufficiente. È necessario provare, con idonea documentazione, che tali somme siano persistite e fossero ancora disponibili nell'anno d'imposta oggetto dell'accertamento.
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Valutazione delle prove: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso relativo a un contratto preliminare nullo. Gli appellanti contestavano la valutazione delle prove del giudice di merito riguardo l'esistenza di condutture interrate, sostenendo fosse basata su presunzioni. La Corte ha stabilito che il ricorso era un tentativo inammissibile di ottenere un nuovo esame dei fatti, poiché la decisione impugnata si fondava su elementi concreti come un pozzetto di ispezione e le stesse ammissioni della parte ricorrente.
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Usucapione terrazza: quando la prova non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che ordinava la demolizione di una rampa di accesso costruita sul fondo altrui. Il ricorso, basato su una presunta usucapione della terrazza, è stato dichiarato inammissibile per carenza di prove sull'estensione della preesistente opera e per aver introdotto motivi di censura inammissibili in sede di legittimità.
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Criteri di scelta licenziamento: la Cassazione decide
Un lavoratore, licenziato nell'ambito di una procedura collettiva, ha impugnato il provvedimento. La Corte d'Appello ha annullato il licenziamento, ritenendo i criteri di scelta licenziamento utilizzati dall'azienda generici e discrezionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la decisione, respingendo il ricorso dell'azienda e ribadendo il principio fondamentale secondo cui tali criteri devono essere sempre oggettivi, trasparenti e verificabili.
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Criteri licenziamento collettivo: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un licenziamento collettivo, giudicando illegittimi i criteri di scelta adottati da un'azienda perché generici e discrezionali. La sentenza sottolinea che i criteri di licenziamento collettivo devono essere oggettivi, trasparenti e verificabili, non potendo basarsi su vaghe descrizioni di competenze o macchinari, per garantire un controllo effettivo e tutelare i lavoratori. L'onere di dimostrare la corretta applicazione di tali criteri spetta interamente al datore di lavoro.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e onere della prova
Un dipendente pubblico ha impugnato la sentenza di secondo grado che rigettava le sue richieste di reinquadramento superiore, risarcimento per demansionamento e mobbing, e annullamento di sanzioni. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando la genericità delle critiche mosse alla sentenza d'appello e la mancata autosufficienza dei motivi, che miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Prova del danno: inammissibile il ricorso generico
Un commerciante ha citato in giudizio il condominio per i danni da infiltrazioni nel suo negozio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, non perché mancasse la responsabilità del condominio, ma perché la richiesta di risarcimento era basata su una prova del danno troppo generica e non adeguatamente circostanziata. La sentenza sottolinea che, per ottenere un risarcimento, non basta affermare di aver subito un pregiudizio, ma è necessario dimostrarlo con precisione.
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Regolamento di confini: l’inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in un caso di regolamento di confini, confermando la decisione della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva correttamente stabilito il confine basandosi sulla consulenza tecnica d'ufficio (CTU), dato che i titoli di proprietà non fornivano indicazioni certe. La Cassazione ha ribadito che il ricorso non può mirare a una nuova valutazione dei fatti, ma solo a contestare errori di diritto, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Procura speciale nulla: quando è solo errore materiale
La Corte di Cassazione ha stabilito che una discrepanza formale nella procura speciale, come un'inesatta indicazione del rappresentante legale, costituisce un mero errore materiale e non una causa di nullità, purché l'identità della parte sia certa. In un caso di rivendicazione di un immobile, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di due occupanti che sollevavano una questione di procura speciale nulla, confermando che il giudice di merito ha valutato correttamente i fatti senza che la Cassazione possa riesaminarli.
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Uso aziendale e cessione: il bonus si mantiene?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione d'azienda, un beneficio economico derivante da un uso aziendale consolidato presso la società cedente deve continuare a essere erogato ai lavoratori trasferiti. L'obbligo cessa solo se l'azienda acquirente dimostra di applicare un proprio contratto collettivo aziendale che sostituisca integralmente quello precedente. In questo caso, le società acquirenti non hanno fornito tale prova, vedendo così respinto il loro ricorso e confermato il diritto dei lavoratori al premio feriale.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un amministratore per prelievi indebiti dalle casse sociali e ha dichiarato inefficace, tramite azione revocatoria, il fondo patrimoniale da lui costituito con la moglie. La Corte ha ritenuto che l'atto, a titolo gratuito e successivo al sorgere del debito, fosse stato compiuto con la consapevolezza di pregiudicare i creditori. I motivi di ricorso, basati su presunti vizi di motivazione e violazioni procedurali, sono stati tutti respinti.
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Data certa: la prova testimoniale non basta nel fallimento
Un consulente chiede l'ammissione di un credito in un fallimento, ma la sua domanda viene respinta. La Cassazione conferma la decisione, sottolineando che un contratto privo di data certa non è opponibile alla procedura e che la prova testimoniale non può essere usata per stabilire tale data.
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Prova del credito fallimentare: no a scritture contabili
Una società creditrice ha tentato di insinuare un credito multimilionario nel passivo di un'altra società in amministrazione straordinaria, basandosi su proprie scritture contabili e bonifici. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per la prova del credito fallimentare tali elementi sono insufficienti. È necessario dimostrare il 'titolo' giuridico della pretesa, non bastando la mera movimentazione di denaro o le registrazioni interne, inefficaci contro la procedura concorsuale che agisce come terza parte.
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Usucapione stradella: limiti al ricorso in Cassazione
Un proprietario ha citato in giudizio un vicino per una stradella, chiedendo il riconoscimento della proprietà esclusiva e la limitazione della servitù di passaggio. Il vicino ha risposto con una domanda di usucapione stradella. Dopo la doppia sconfitta nei primi due gradi di giudizio, il caso è arrivato in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare nel merito le prove e i fatti già valutati dai giudici di primo e secondo grado, consolidando così il principio dei limiti del giudizio di legittimità.
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Errore di fatto: la Cassazione e l’eccezione corretta
Un ente comunale ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per un presunto errore di fatto, sostenendo di aver contestato una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU). La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo la distinzione giuridica fondamentale tra un'eccezione di 'inammissibilità' della produzione di documenti e una di 'nullità' della CTU. La mancata formulazione della corretta e specifica eccezione di nullità ha sanato il vizio, rendendo la precedente decisione della Corte non affetta da alcun errore di fatto e il ricorso per revocazione inammissibile.
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Azione di restituzione e comodato: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante un'azione di restituzione di un immobile. Il caso verteva sulla corretta qualificazione della domanda, se di restituzione (basata su un comodato cessato) o di rivendicazione. La Corte ha confermato la decisione di merito, ritenendo corretta la qualificazione come azione di restituzione e incensurabile la valutazione del giudice.
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Esenzione IMU società agricola: no per socio
Una società agricola semplice ha richiesto l'esenzione IMU per un immobile di sua proprietà, utilizzato come abitazione principale dalla socia amministratrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'esenzione IMU società agricola non si applica in questo contesto. Il beneficio è strettamente riservato alle persone fisiche che possiedono l'immobile o ne sono titolari di un diritto reale, e non può essere esteso alla società, che è un soggetto giuridico distinto dai suoi soci.
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