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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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1556 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Ferie non godute: onere della prova del datore
Un dipendente pubblico, al momento del pensionamento, ha richiesto il pagamento di una cospicua indennità per ferie non godute. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sentenze precedenti. È stato stabilito che il datore di lavoro non è tenuto a pagare se dimostra di aver adeguatamente informato il lavoratore, invitandolo a fruire delle ferie e avvisandolo della loro perdita in caso di mancato godimento. In questo caso, l'azienda ha soddisfatto tale onere probatorio.
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Improcedibilità ricorso: il deposito tardivo lo annulla
Una dipendente pubblica ha presentato ricorso in Cassazione contro un Comune per una posizione apicale. La Corte Suprema ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso senza esaminarne il merito, poiché l'atto è stato depositato oltre il termine perentorio di legge, sottolineando l'importanza cruciale del rispetto delle scadenze processuali.
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Onere probatorio e perdita di chance: guida pratica
Un funzionario pubblico ha impugnato una procedura di selezione interna, lamentando irregolarità e chiedendo un risarcimento per la perdita di chance. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il ricorrente non ha adempiuto al suo onere probatorio. Non è sufficiente denunciare vizi procedurali, ma è necessario dimostrare, tramite un'analisi comparativa, di avere avuto concrete probabilità di ottenere l'incarico rispetto ai candidati vincitori.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e l’abuso del processo
Un fideiussore impugna in Cassazione la sentenza d'appello che confermava un debito verso una banca. La Corte dichiara il ricorso inammissibile per plurimi vizi, tra cui la genericità e la violazione della 'doppia conforme'. Sottolinea inoltre la funzione del nuovo art. 380-bis c.p.c., sanzionando il ricorrente per abuso del processo.
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Onere della prova in appello: come non sbagliare
Una società di pressofusione ha visto respingere il suo ricorso in Cassazione a causa della genericità con cui aveva riproposto le istanze istruttorie in appello. La Corte ha sottolineato che l'onere della prova in appello impone all'appellante di formulare motivi specifici, indicando analiticamente la rilevanza delle prove richieste e non limitandosi a una mera reiterazione. La decisione finale ha comportato anche una condanna per responsabilità aggravata.
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Errore materiale: quando è inammissibile la correzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per la correzione di un errore materiale relativo alla liquidazione delle spese legali. La Corte ha chiarito che la contestazione non può riguardare una valutazione di merito del giudice, ma solo una svista oggettiva. Inoltre, il ricorso è stato giudicato aspecifico perché non motivava adeguatamente il presunto valore della causa, presupposto fondamentale per la richiesta di correzione.
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Responsabilità funzionario pubblico: quando paga di tasca sua
Un funzionario pubblico ha autorizzato un servizio professionale per un ente locale senza una formale delibera di spesa. La Corte di Cassazione ha confermato la sua responsabilità personale per il pagamento, ribadendo che il finanziamento generale di un progetto non sostituisce il necessario impegno contabile specifico. La decisione sottolinea la stringente responsabilità del funzionario pubblico in assenza delle corrette procedure amministrative.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario
Una associazione sportiva, dopo aver impugnato un avviso di accertamento fiscale fino alla Corte di Cassazione, ha aderito a una definizione agevolata, saldando il proprio debito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, poiché la lite non aveva più ragione di esistere.
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Somministrazione illecita di manodopera: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito che riqualificavano un contratto di appalto in somministrazione illecita di manodopera. Il caso riguardava una società di servizi che aveva impugnato avvisi di accertamento per IRES, IRAP e IVA. La Corte ha stabilito che, poiché era la società committente a esercitare il potere direttivo e organizzativo sui lavoratori forniti da cooperative esterne, l'appalto era fittizio. Di conseguenza, è stata confermata l'indetraibilità dell'IVA relativa alle fatture emesse dalle cooperative.
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Agevolazioni fiscali ASD: requisiti formali e reali
Un'associazione sportiva dilettantistica si è vista negare le agevolazioni fiscali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25402/2024, ha respinto il suo ricorso, stabilendo che per ottenere i benefici fiscali non è sufficiente la conformità formale dello statuto alle norme di legge. È indispensabile dimostrare in concreto l'effettiva operatività non commerciale e la vita democratica dell'ente, con l'onere della prova che ricade interamente sull'associazione stessa.
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Responsabilità banca assegno: colpa anche del mittente
Una compagnia assicuratrice ha citato in giudizio una banca per aver pagato un assegno non trasferibile a un impostore. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità condivisa, attribuendo il 50% della colpa alla compagnia per l'imprudenza di aver spedito il titolo tramite posta ordinaria. La sentenza chiarisce che, sebbene la responsabilità banca assegno per pagamento errato sia consolidata, la negligenza del mittente contribuisce al danno, riducendo così il risarcimento.
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Azione Revocatoria Ipoteca: quando è inefficace
Una banca ha concesso nuove linee di credito garantite da ipoteca a una società cooperativa, ma queste sono risultate essere una mera prosecuzione di debiti preesistenti non garantiti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che ha accolto l'azione revocatoria ipoteca sollevata dalla procedura di liquidazione. L'ipoteca è stata ritenuta un atto pregiudizievole per gli altri creditori, in quanto trasformava un credito chirografario in privilegiato senza l'apporto di nuova finanza, e pertanto è stata dichiarata inefficace.
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Buoni postali fruttiferi: il timbro prevale sempre?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un risparmiatore riguardo ai buoni postali fruttiferi della serie 'Q/P'. Il caso verteva sull'applicazione dei tassi di interesse per i buoni emessi su moduli della precedente serie 'P', ma modificati con un timbro per la nuova serie 'Q/P'. La Corte ha stabilito che il timbro, indicando la nuova serie e i relativi tassi, costituisce una clausola aggiunta che prevale sulle condizioni prestampate, anche se l'applicazione del timbro stesso non copre completamente le vecchie diciture. L'accordo si intende concluso sulla base delle nuove condizioni, escludendo il diritto del risparmiatore a pretendere i tassi più favorevoli della vecchia serie per l'ultimo decennio.
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Reddito immobile pignorato: si paga l’IRPEF?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che il reddito da immobile pignorato, derivante dai canoni di locazione, concorre alla formazione del reddito imponibile del proprietario-debitore, anche se questi non ne ha la materiale disponibilità. La Corte ha rigettato il ricorso di una contribuente, affermando che la titolarità del bene, fino alla vendita forzata, implica la titolarità del reddito fondiario ai fini fiscali.
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Spese accertamento tecnico preventivo: quando si ha diritto
Un proprietario, coinvolto in un accertamento tecnico preventivo (ATP) per infiltrazioni e risultato estraneo ai fatti, ha citato in giudizio la controparte per ottenere il rimborso delle spese legali e tecniche sostenute. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, specificando che le spese dell'accertamento tecnico preventivo non possono essere recuperate con un'azione autonoma per danni. Esse possono essere liquidate solo nel successivo giudizio di merito, a condizione che vi sia un nesso di strumentalità, ovvero che l'ATP sia stato propedeutico a quella specifica causa.
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Risarcimento danni: prova essenziale, no liquidazione
Una società edile ha citato in giudizio i proprietari di immobili confinanti, chiedendo il risarcimento danni per un ritardo nei lavori causato dalla condizione pericolante delle loro proprietà. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente la richiesta, stabilendo che la liquidazione equitativa del danno non può essere concessa in assenza di prove concrete fornite dalla parte che richiede il risarcimento. La sentenza sottolinea che l'onere della prova rimane un principio fondamentale del processo civile.
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Utili extracontabili: l’esito del ricorso societario
Una socia di una s.r.l. era stata oggetto di un accertamento per utili extracontabili, divenuto definitivo. Tuttavia, l'accertamento presupposto a carico della società è stato parzialmente annullato in un separato giudizio. La Cassazione ha stabilito che l'esito favorevole del giudizio della società ha un 'effetto riflesso' sulla posizione del socio, anche se il suo accertamento è definitivo. Di conseguenza, la pretesa fiscale verso il socio deve essere ridotta in conformità con la decisione riguardante la società, poiché viene meno il presupposto logico-giuridico dell'imposizione.
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Prescrizione danno pubblico impiego: 10 anni, non 5
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione per il danno da pubblico impiego, derivante dall'illegittima reiterazione di contratti a termine, è decennale e non quinquennale. La Corte ha qualificato la responsabilità della Pubblica Amministrazione come contrattuale, poiché il danno non nasce dalla mancata assunzione ma dalla prestazione lavorativa resa in condizioni di precarietà, in violazione di norme imperative. L'ente pubblico ricorrente sosteneva la natura precontrattuale o extracontrattuale della responsabilità, con conseguente prescrizione breve di cinque anni, ma il suo ricorso è stato rigettato, confermando la tutela più ampia per il lavoratore.
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Responsabilità commercialista: prova dell’informativa
Un liquidatore ha citato in giudizio il commercialista della società per negligenza professionale, accusandolo di non averlo informato di una sentenza sfavorevole e della possibilità di appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prova dell'adempimento dell'obbligo informativo può essere fornita anche tramite una mail semplice, se corroborata da altri elementi come una ricevuta firmata dal cliente. La Corte ha chiarito che spetta a chi lo denuncia provare il riempimento abusivo di un foglio firmato in bianco, confermando la piena responsabilità del professionista.
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Errore di fatto: i limiti della revocazione in Cassazione
Un soggetto ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto relativo alla data di accettazione dell'incarico da parte di un arbitro e all'interpretazione di una clausola compromissoria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la scorretta valutazione delle prove o l'interpretazione di una clausola non costituisce un errore di fatto, ma un errore di giudizio, che non può essere motivo di revocazione. La decisione sottolinea i rigidi presupposti per questo rimedio straordinario, limitato a meri errori di percezione.
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