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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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Doppia conforme: quando il ricorso in Cassazione è out
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna al risarcimento danni per la sospensione di lavori edili. La decisione si fonda principalmente sulla regola della "doppia conforme", secondo cui non è possibile un riesame dei fatti quando due sentenze di merito giungono alla stessa conclusione basandosi sulle medesime ragioni fattuali. L'ordinanza ribadisce i rigorosi limiti del giudizio di legittimità, che non può trasformarsi in un terzo grado di merito.
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Ricorso improcedibile per mancato deposito notifica
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso improcedibile a causa del mancato deposito della relazione di notificazione della sentenza impugnata. Il caso riguarda una disputa condominiale per la trasformazione di un portico in unità abitativa. L'ordinanza sottolinea come questo adempimento sia un requisito essenziale, non sanabile, che presidia il corretto avvio del processo di impugnazione.
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Dichiarazione non veritiera: licenziamento o decadenza?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16994/2024, ha stabilito che una dichiarazione non veritiera resa da un lavoratore al momento dell'assunzione non comporta automaticamente la decadenza dal posto di lavoro. Se la falsità non riguarda un requisito essenziale che avrebbe impedito l'assunzione, il datore di lavoro deve avviare un procedimento disciplinare. Nel caso specifico, un'agenzia regionale aveva licenziato un operaio per aver taciuto condanne penali, ma la Corte ha confermato l'illegittimità del recesso perché non era stato rispettato il termine di 120 giorni previsto per la procedura disciplinare, riqualificando l'atto da decadenza a licenziamento.
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Responsabilità professionale ingegnere: il caso eolico
Un cliente acquista un impianto eolico basandosi sulla perizia di un professionista, che si rivela errata. La Cassazione conferma la condanna per responsabilità professionale dell'ingegnere, dichiarando inammissibili i ricorsi che mirano a un riesame dei fatti, inclusa la quantificazione del danno e il concorso di colpa del cliente.
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Cessione del credito: la garanzia si trasferisce sempre
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione del credito secondo l'art. 58 del Testo Unico Bancario, anche una garanzia autonoma si trasferisce automaticamente al nuovo creditore. La Corte ha rigettato il ricorso di due garanti che, dopo aver costituito un fondo patrimoniale, sostenevano che la loro garanzia non fosse passata al cessionario. La sentenza ribadisce che il trasferimento delle garanzie è un effetto automatico della cessione, senza necessità di consenso da parte del garante.
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Accertamento induttivo: i dati online sono prova
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di un accertamento induttivo basato sui dati di vendita di una piattaforma online. L'ordinanza chiarisce che tali dati costituiscono una presunzione grave e precisa, invertendo l'onere della prova sul contribuente. Quest'ultimo, per contestare l'accertamento, non può limitarsi a una critica generica ma deve fornire prove specifiche delle transazioni non andate a buon fine. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che la contestazione generica sulla 'dubbia provenienza' dei dati non è sufficiente a invalidare l'atto impositivo.
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Spese legali medico: quando l’azienda sanitaria paga?
Un medico chiedeva il rimborso delle spese legali alla propria azienda sanitaria per una causa di responsabilità. La Cassazione ha negato il diritto, applicando il principio di irretroattività delle norme. La copertura prevista da un CCNL non si applica se l'evento contestato è avvenuto prima della sua entrata in vigore. L'analisi chiarisce i limiti della manleva per le spese legali del medico.
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Presunzione catastale: chi deve provare la proprietà?
Una società contesta un avviso di accertamento IMU sostenendo di non essere proprietaria dell'immobile. La Corte di Cassazione, confermando la decisione di secondo grado, stabilisce che la presunzione catastale, basata sui dati della visura, è valida ai fini fiscali. Di conseguenza, spetta al contribuente fornire la prova contraria per superare tale presunzione. Poiché la società non ha fornito prove adeguate, il suo ricorso è stato respinto.
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Motivazione avviso accertamento: la Cassazione decide
Un istituto di credito ha impugnato un avviso di accertamento catastale con cui l'Agenzia delle Entrate aveva rigettato la rendita proposta tramite Docfa, ripristinando quella precedente, più elevata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo i criteri sulla sufficienza della motivazione avviso accertamento in tali casi. Secondo la Corte, se l'ufficio ripristina un valore già noto e consolidato perché la nuova dichiarazione non giustifica una riduzione, l'onere di provare il minor valore spetta al contribuente. La motivazione dell'atto è adeguata se indica chiaramente questa ragione, senza necessità di ulteriori dettagli tecnici.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti del giudice
Una società contesta la decisione del giudice amministrativo di aggiudicare direttamente un appalto pubblico a un concorrente, denunciando un eccesso di potere giurisdizionale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che il giudice ha agito entro i propri poteri applicando una norma processuale specifica, dato che non residuava alcuna discrezionalità amministrativa.
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Regolamento di giurisdizione: inammissibile se cessa la lite
Una società ha richiesto un regolamento di giurisdizione alla Corte di Cassazione, sostenendo che una controversia su un appalto non rientrasse nella competenza del giudice amministrativo. Tuttavia, poiché la causa principale è stata abbandonata, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, stabilendo che il procedimento incidentale non può sopravvivere all'estinzione del giudizio principale.
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Difetto di titolarità passiva: quando è troppo tardi?
Una società di servizi agricoli, condannata per danni a causa di una domanda di fondi europei errata, ricorre in Cassazione eccependo il proprio difetto di titolarità passiva, sostenendo di non essere il soggetto corretto da citare. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: sebbene l'eccezione possa essere sollevata in ogni fase, deve basarsi su fatti e prove già presenti nel fascicolo di primo grado, onere che la ricorrente non ha soddisfatto.
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Inquadramento superiore: quando è negato al lavoratore
Un lavoratore del settore ferroviario, inquadrato nel livello C, ha richiesto il riconoscimento dell'inquadramento superiore (livello B) sostenendo che le sue mansioni di 'traghettatore' fossero equivalenti. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, respingendo il ricorso. La motivazione principale si fonda sulla netta differenza di responsabilità tra le mansioni svolte dal lavoratore (movimentazione di convogli vuoti in ambito locale) e quelle previste per il livello superiore, che implicano la conduzione di treni con passeggeri o merci sull'intera rete nazionale. L'assenza di un grado di responsabilità più elevato è stata determinante per negare l'inquadramento superiore.
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Qualificazione del contratto: appalto o opera?
Una società committente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento di prestazioni di progettazione, lamentando una errata qualificazione del contratto come prestazione d'opera anziché appalto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la distinzione è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito e che anche una società di capitali può svolgere prestazioni intellettuali. L'appello è stato considerato un tentativo inammissibile di ottenere un nuovo esame dei fatti.
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Ricorso in Cassazione: i motivi inammissibili
Un professionista contesta un avviso di accertamento fiscale. La Cassazione rigetta il ricorso in Cassazione perché i motivi mescolavano in modo confuso violazioni di legge e richieste di riesame dei fatti e delle prove documentali, attività non consentita al giudice di legittimità.
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Errore di fatto revocazione: i limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 16722/2024, chiarisce i confini dell'errore di fatto revocazione. Il caso riguardava la richiesta di eredi di revocare una precedente ordinanza della stessa Corte. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'errore revocatorio deve consistere in una svista materiale e oggettiva, e non in un preteso errore di valutazione o interpretazione giuridica, che costituisce invece un tentativo inammissibile di riesame del merito.
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Giudicato esterno: notifica rendita catastale
Una società immobiliare ha contestato un avviso di accertamento fiscale sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica della variazione della rendita catastale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso applicando il principio del giudicato esterno, poiché una precedente sentenza tra le stesse parti aveva già accertato in via definitiva l'avvenuta notifica. Tale fatto storico, essendo permanente, non può essere rimesso in discussione in giudizi futuri relativi ad annualità diverse.
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Errore revocatorio e giudicato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo che un presunto errore revocatorio nell'interpretazione di un giudicato esterno non costituisce un errore di fatto, ma una questione di diritto. La Corte sottolinea che il giudicato va assimilato a un 'elemento normativo', la cui interpretazione errata non può essere contestata tramite lo strumento della revocazione per errore di fatto, ma attiene a un eventuale errore di giudizio.
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Valutazione equitativa danno: i limiti del giudice
Un imprenditore perde un appalto pubblico per il restauro di beni culturali a causa della mancata emissione di una polizza fideiussoria da parte di una compagnia assicurativa. La Corte d'Appello liquida il danno utilizzando un criterio forfettario. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'imprenditore, chiarendo che la valutazione equitativa del danno rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se non per vizi di motivazione.
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Sanzioni collegate: lite estinta se il tributo è definito
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un giudizio relativo a sanzioni fiscali. I contribuenti, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento per reddito d'impresa e indebita compensazione di crediti IVA, hanno aderito a una definizione agevolata per i soli tributi. La Corte ha stabilito che, in base alla normativa sulla definizione agevolata, il saldo del tributo comporta l'estinzione automatica e senza alcun versamento delle sanzioni collegate, ponendo fine alla materia del contendere.
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