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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

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884 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Differenza estorsione esercizio arbitrario: la Cassazione
Una donna, condannata per estorsione per aver preteso la restituzione di un presunto prestito con violenza e minacce, ricorre in Cassazione. Sostiene si tratti di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la differenza tra estorsione ed esercizio arbitrario risiede nell'elemento psicologico: nell'estorsione l'agente è consapevole dell'ingiustizia del profitto, mentre nell'esercizio arbitrario crede ragionevolmente di tutelare un proprio diritto.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di concordato in appello. Avendo le parti concordato la pena ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., si intendono rinunciati tutti i motivi di appello diversi da quelli sulla misura della pena, rendendo inammissibili successive doglianze su vizi procedurali o sull'assoluzione nel merito.
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Appello patteggiamento: i motivi non consentiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 44605/2023, ha dichiarato inammissibili tre ricorsi proposti contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. La Corte ha ribadito che, a seguito della riforma introdotta con la L. 103/2017, l'appello patteggiamento è consentito solo per motivi tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. Pertanto, sono state respinte le doglianze relative alla mancata verifica di cause di proscioglimento e una questione di legittimità costituzionale è stata giudicata manifestamente infondata.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 44604/2023, ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La Corte ha ribadito che, ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., l'impugnazione è limitata a specifiche violazioni di legge, escludendo il vizio di motivazione relativo alla mancata verifica delle cause di proscioglimento. Questa decisione conferma la stretta interpretazione normativa sull'inammissibilità ricorso patteggiamento.
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Ricorso patteggiamento: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 44601/2023, ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento. La Corte ha ribadito che, in base all'art. 448, comma 2-bis c.p.p., non è possibile impugnare una sentenza di patteggiamento per lamentare la mancata verifica di cause di proscioglimento, né per contestare la congruità della pena concordata, poiché l'accordo stesso presuppone il consenso dell'imputato.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da un imputato condannato per evasione. La decisione ribadisce che, ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen., le sentenze di patteggiamento non possono essere impugnate per vizi di motivazione relativi alla mancata assoluzione, ma solo per le violazioni di legge tassativamente indicate dalla norma.
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Ricorso 599-bis: quando è inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. L'ordinanza chiarisce che il ricorso 599-bis non può essere basato sulla mancata valutazione delle cause di proscioglimento, poiché tale doglianza si considera rinunciata con l'accordo sulla pena. La Corte condanna il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento, ribadendo che i motivi di impugnazione sono strettamente limitati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. La contestazione sulla mancata verifica delle cause di proscioglimento non rientra tra i vizi di legge deducibili, confermando la stretta interpretazione normativa introdotta dalla riforma del 2017.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato un patteggiamento in appello, ha tentato di impugnare la sentenza. L'ordinanza chiarisce che l'accordo sulla pena implica la rinuncia ai motivi di appello, limitando drasticamente la possibilità di un successivo ricorso per motivi di merito o procedurali.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 44342/2023, ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una sentenza di patteggiamento. La Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso patteggiamento è limitato a motivi tassativamente indicati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., escludendo la contestazione generica sulla mancata verifica delle cause di proscioglimento o sulla qualificazione giuridica del fatto, a meno che non sia palesemente errata.
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Ricorso patteggiamento: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da un imputato per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, i motivi di impugnazione sono tassativamente limitati e non includono la mancata verifica delle cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., consolidando così la stabilità delle sentenze di applicazione della pena su richiesta.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso contro una sentenza di patteggiamento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi, relativi alla congruità della pena per un reato ex art. 73 d.P.R. 309/1990, non rientravano tra quelli consentiti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. La Corte ha ribadito che l'accordo sulla pena implica l'accettazione del trattamento sanzionatorio, rendendo contraddittoria una successiva contestazione sulla sua congruità.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
Un'imputata ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga, lamentando la mancata assoluzione e l'errata qualificazione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che l'impugnazione di tali sentenze è consentita solo in casi tassativamente previsti dalla legge, come stabilito dall'art. 448, comma 2-bis, del codice di procedura penale, escludendo un riesame del merito.
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Particolare tenuità del fatto e reati seriali: il no
Un pubblico ufficiale, condannato per aver omesso di denunciare quindici notizie di reato, ha presentato ricorso in Cassazione invocando la non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che, sebbene la pluralità di reati non escluda di per sé l'applicazione della norma, la serialità e la reiterazione delle condotte, valutate nel loro complesso, possono costituire un indice di gravità tale da rendere il fatto non più "tenue".
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Ricorso inammissibile: i limiti del patteggiamento
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una sentenza di 'patteggiamento in appello'. La decisione chiarisce che non è possibile contestare la congruità della pena concordata, poiché l'accordo stesso implica una rinuncia a tali motivi. L'impugnazione è consentita solo per vizi di volontà, difformità della pronuncia o illegalità della pena. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: limiti dell’appello 599-bis
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello'. L'imputato lamentava l'errata determinazione della pena, ma la Corte ha ribadito che i motivi di ricorso avverso tali sentenze sono limitati e non possono riguardare vizi sulla quantificazione della pena, a meno che non sia illegale. Il ricorso è stato giudicato generico e infondato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Peculato e prescrizione: Cassazione chiarisce limiti
Una contabile di un istituto penitenziario, accusata di peculato per aver portato a casa fondi dell'ufficio cassa, ha visto il suo ricorso respinto. La Corte di Cassazione, pur in presenza della prescrizione del reato, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La sentenza chiarisce che un'assoluzione in questi casi è possibile solo in presenza di una prova di innocenza palese e indiscutibile, assente nella fattispecie.
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Ricorso patteggiamento: limiti di impugnazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 43699/2023, ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento, ribadendo che i motivi di impugnazione sono tassativamente limitati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. La contestazione relativa alla mancata verifica delle cause di proscioglimento non rientra tra i vizi di legge deducibili, comportando la condanna del ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Consenso PM: nullo il patteggiamento senza accordo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Udine. L'imputato aveva formulato una richiesta principale e una subordinata, ma il Pubblico Ministero aveva prestato il proprio consenso solo alla principale. Il Tribunale, dopo aver rigettato la richiesta principale, ha erroneamente applicato la pena prevista nella richiesta subordinata, nonostante la mancanza del necessario consenso del PM. La Suprema Corte ha stabilito che senza un accordo completo e univoco tra le parti, il patteggiamento è nullo, riaffermando l'essenzialità del consenso del PM per la validità del rito.
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Patteggiamento limiti impugnazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza emessa a seguito di patteggiamento. L'imputato contestava la motivazione sul trattamento sanzionatorio e la qualificazione del fatto. La Corte ha ribadito che, in caso di patteggiamento, i motivi di impugnazione sono limitati. Il giudice deve solo verificare l'assenza di cause di proscioglimento immediato e la congruità della pena concordata. Pertanto, censure sulla motivazione della pena non sono consentite, rendendo il ricorso inammissibile.
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