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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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1850 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Prescrizione reato: la sospensione COVID non si applica
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per falso ideologico in atti destinati al "tax free". La Corte ha stabilito che la prescrizione del reato era maturata, in quanto il periodo di sospensione dei termini processuali per l'emergenza COVID non era applicabile, poiché l'udienza era già stata rinviata d'ufficio prima dell'inizio del periodo di sospensione. La decisione è stata estesa anche al coimputato non appellante.
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Vincolo di rinvio: la Cassazione annulla di nuovo
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza di un Tribunale del riesame che aveva dichiarato inammissibile un ricorso contro un sequestro probatorio. Il Tribunale aveva motivato la sua decisione sulla base della presunta carenza di interesse dell'imputato, dato che il bene (un documento storico) era già stato restituito a un terzo. La Cassazione ha stabilito che il Tribunale ha violato il vincolo di rinvio, omettendo di pronunciarsi sui vizi di motivazione del decreto di sequestro, come invece era stato ordinato nella precedente sentenza di annullamento. La Corte ha ribadito che il giudice del rinvio è obbligato a conformarsi al principio di diritto enunciato dalla Cassazione e a riesaminare il punto specifico della decisione annullata.
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Atto abnorme: quando il rigetto non blocca il processo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rigetto da parte del GIP di una richiesta di decreto penale, motivato dalla mancata riduzione di pena, non costituisce un atto abnorme. Tale provvedimento non causa una stasi processuale, poiché il Pubblico Ministero può procedere con l'azione penale ordinaria. Di conseguenza, il ricorso del PM è inammissibile.
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Atto abnorme: quando il rigetto del GIP non si impugna
La Corte di Cassazione ha stabilito che non costituisce un atto abnorme il provvedimento con cui il Giudice per le indagini preliminari (GIP) respinge una richiesta di decreto penale di condanna e restituisce gli atti al Pubblico Ministero (PM). Anche se la motivazione del rigetto (mancata riduzione della pena) fosse errata, l'atto non è impugnabile come abnorme perché non crea una stasi del procedimento, potendo il PM procedere con l'azione penale nelle forme ordinarie. Il ricorso del PM è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Atto abnorme: quando il rigetto non è impugnabile
La Cassazione chiarisce i limiti del concetto di atto abnorme. Un giudice che rigetta la richiesta di decreto penale perché manca la riduzione di pena non compie un atto abnorme, anche se la sua valutazione è discutibile. Il provvedimento non è impugnabile perché non causa una stasi processuale, potendo il PM procedere per via ordinaria.
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Ricorso inammissibile: limiti del concordato in appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato per reati di droga. L'imputato aveva precedentemente accettato un 'concordato in appello', rinunciando a quasi tutti i motivi di ricorso tranne quello sulla pena. La Corte ha ribadito che, dopo tale accordo, non è possibile contestare i motivi a cui si è rinunciato, né la pena, a meno che questa non sia palesemente illegale. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. La decisione ribadisce che i motivi per impugnare un patteggiamento sono tassativi e non includono la mancata valutazione da parte del giudice di una possibile assoluzione. La sentenza evidenzia come il ricorso patteggiamento sia limitato a specifiche violazioni di legge, escludendo censure generiche.
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Ricorso inammissibile dopo concordato in appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato che aveva precedentemente stipulato un 'concordato' in Corte d'Appello. La decisione sottolinea che, una volta rinunciato ai motivi di appello in cambio di una riduzione della pena, non è possibile contestare in Cassazione la sentenza se non per vizi di 'illegalità' della pena stessa, ribadendo i limiti stringenti all'impugnazione in questi casi.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (c.d. concordato in appello), aveva impugnato la sentenza lamentando unicamente il trattamento sanzionatorio. La Corte ha ribadito che, in tali casi, il ricorso è precluso per i motivi oggetto di rinuncia e la pena può essere contestata solo se 'illegale', cioè al di fuori dei limiti di legge, e non per una mera valutazione di congruità.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e concordato in appello
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per sei imputati condannati per detenzione e cessione di stupefacenti. Per cinque di loro, che avevano aderito al 'concordato in appello', la Corte ribadisce che non si possono riproporre motivi di ricorso a cui si era rinunciato. Per il sesto, la Cassazione afferma di non poter riesaminare le prove o la personalità dell'imputato, in quanto giudice di legittimità e non di merito.
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Ricorso in cassazione: inammissibilità e pena illegale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in cassazione avverso una sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti e armi. L'imputato aveva rinunciato ai motivi di appello tranne quello sulla pena. La Corte chiarisce che dopo un concordato, il ricorso è limitato a vizi gravi come la pena illegale, distinguendola da quella meramente illegittima, come un errore di calcolo che non viola i limiti edittali. Anche il motivo sulla confisca è stato respinto in quanto non sollevato in appello e comunque ritenuto legittimo.
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Ricorso per furto in abitazione: quando è inammissibile
Un individuo condannato per una serie di furti in abitazione presenta ricorso in Cassazione. Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché si limita a riproporre argomenti già respinti in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte Suprema coglie l'occasione per ribadire principi fondamentali: il furto in abitazione è sempre procedibile d'ufficio e la motivazione sulla pena per il reato continuato e sulla recidiva era adeguata e corretta.
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Fatture false: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni amministratori condannati per l'utilizzo di fatture false emesse da una società fittizia. La Corte ha confermato la decisione di merito, ritenendo i motivi di ricorso una richiesta di rivalutazione dei fatti. Ha inoltre chiarito che la prescrizione del reato non era maturata, a causa dei periodi di sospensione, e che l'inammissibilità del ricorso impedisce di dichiarare l'estinzione del reato.
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Falsa attestazione e cambio d’uso: la Cassazione annulla
Due professionisti sono stati condannati per una falsa attestazione in una S.C.I.A. relativa alla ristrutturazione di una struttura balneare, in particolare per aver omesso un rilevante cambio di destinazione d'uso. La Corte di Cassazione, pur ritenendo infondati molti motivi di ricorso, ha considerato non manifestamente infondate le censure sulla qualificazione giuridica del cambio d'uso. Ciò ha permesso di instaurare validamente il giudizio e di dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione, con conseguente annullamento della sentenza di condanna.
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Particolare tenuità del fatto: ricorso inammissibile
Un cittadino straniero, condannato per soggiorno illegale in Italia, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando la mancanza di motivazione della sentenza e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto la motivazione del giudice di merito adeguata e ha stabilito che la valutazione sulla particolare tenuità del fatto è un potere discrezionale del giudice, non sindacabile in sede di legittimità se logicamente motivato, come nel caso di specie, dove si è tenuto conto del possesso di sostanze stupefacenti da parte dell'imputato.
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Critica politica: limiti e diffamazione sui social
Un esponente politico animalista è stato condannato per diffamazione per aver accusato un veterinario sui social di non aver soccorso un cane, causandone la morte. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la critica politica non è lecita se si fonda su fatti riportati in modo distorto o falso. Nel caso specifico, l'imputato era a conoscenza della verità dei fatti, ovvero che il veterinario non era tenuto a intervenire e che un altro professionista si era già attivato, ma ha diffuso ugualmente una versione non veritiera per ledere la reputazione della persona offesa.
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Prescrizione reato: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per esercizio abusivo di professione e falso. Il motivo principale è l'intervenuta prescrizione reato. Nonostante la condanna nei primi due gradi di giudizio, la Corte ha calcolato che il tempo massimo per perseguire i reati, commessi nel 2015, era scaduto. La sentenza sottolinea l'obbligo del giudice di dichiarare immediatamente l'estinzione del reato, annullando la sentenza impugnata senza rinvio.
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Prescrizione del reato: quando annulla la condanna?
Una persona, condannata in primo e secondo grado per violazione di domicilio, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, prima di esaminare il merito, ha rilevato l'intervenuta prescrizione del reato. Ha stabilito che, in presenza di una causa estintiva, l'assoluzione nel merito è possibile solo se le prove di innocenza sono palesi e indiscutibili. Non essendo questo il caso, la Corte ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando il reato estinto.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e ripetitivi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per spendita di monete false. La decisione si fonda sulla genericità e sulla natura ripetitiva dei motivi di ricorso, che reiteravano argomentazioni già respinte in appello, e sulla corretta motivazione della corte di merito nel negare le circostanze attenuanti.
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Modifica imputazione querela: la Cassazione decide
Il caso riguarda un furto di energia elettrica. A seguito della Riforma Cartabia, il reato è diventato procedibile a querela, ma la società fornitrice non l'ha presentata in tempo. Il PM ha tentato una modifica dell'imputazione in udienza, aggiungendo un'aggravante per renderlo procedibile d'ufficio. Il Tribunale ha dichiarato l'improcedibilità. La Cassazione, riscontrando un forte contrasto giurisprudenziale sulla legittimità di tale modifica imputazione querela a termine scaduto, ha rimesso la questione alle Sezioni Unite.
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