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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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1850 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Prescrizione reato: Cassazione annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per possesso e fabbricazione di documenti falsi a causa della sopravvenuta prescrizione del reato. Nonostante il ricorso dell'imputato presentasse un motivo non manifestamente infondato, la Corte ha dato priorità all'estinzione del reato per decorrenza dei termini, in assenza di evidenti cause di proscioglimento più favorevoli.
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Remissione di querela: estinzione del reato in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per violazione di domicilio. La decisione si fonda sull'avvenuta remissione di querela da parte della persona offesa, accettata dagli imputati. Questo atto ha determinato l'estinzione del reato per mancanza di una condizione di procedibilità, rendendo la condanna precedente inefficace.
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Prescrizione bancarotta: Cassazione annulla condanna
Un imprenditore, condannato in appello per bancarotta fraudolenta documentale, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, pur non ritenendo il ricorso manifestamente infondato, ha rilevato l'avvenuta prescrizione del reato. Il reato, commesso nel 2012, si è estinto nel gennaio 2025, dopo dodici anni e sei mesi, oltre a un breve periodo di sospensione. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione.
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Ricorso inammissibile per genericità dei motivi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per frode e falsificazione. La decisione si fonda sulla genericità del motivo di appello, che non specificava, come richiesto dall'art. 581 c.p.p., gli elementi concreti a sostegno della censura. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36667/2025, chiarisce i limiti del ricorso contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello'. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati per reati associativi di stampo mafioso, i quali avevano rinunciato ai motivi di appello in cambio di una rideterminazione della pena. La decisione sottolinea che tale accordo preclude la possibilità di sollevare in Cassazione questioni coperte dalla rinuncia, anche se relative a nullità o all'accertamento di responsabilità. È stato invece esaminato nel merito e rigettato il ricorso di un imputato che non aveva aderito all'accordo.
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Ricorso in Cassazione: i limiti e l’inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in Cassazione presentato da tre persone. Per uno, l'inammissibilità deriva dall'aver accettato un concordato in appello, rinunciando così a contestare la pena. Per gli altri due, il ricorso è inammissibile perché presentato personalmente e non tramite un avvocato specializzato, come richiesto dalla legge.
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Ricorso patteggiamento: limiti all’appello in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento basato sulla mancata valutazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La Corte ribadisce che i motivi di impugnazione contro una sentenza di patteggiamento sono tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., e non includono vizi di motivazione su cause di proscioglimento.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (cd. concordato in appello), ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e la mancata valutazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la rinuncia ai motivi di appello, implicita nel concordato, preclude la possibilità di sollevare le stesse questioni in sede di legittimità. La decisione conferma che l'accordo sulla pena ha un effetto preclusivo quasi totale.
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Ricorso cassazione patteggiamento: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati che, dopo aver concordato la pena (patteggiamento) per furto aggravato, avevano impugnato la sentenza lamentando la mancata assoluzione. La Corte ha stabilito che, aderendo al patteggiamento, l'imputato rinuncia a contestare la propria responsabilità penale, rendendo il ricorso per cassazione patteggiamento inammissibile per motivi relativi alla valutazione dei fatti o alla motivazione della colpevolezza.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso in Cassazione
Un imputato per bancarotta fraudolenta concorda una pena di 3 anni con la formula del patteggiamento in appello. Ricorre poi in Cassazione lamentando la mancata valutazione di cause di proscioglimento e la mancata rideterminazione delle pene accessorie. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che il patteggiamento in appello preclude la discussione sui motivi rinunciati e che la Corte d'Appello non aveva l'obbligo di modificare d'ufficio le pene accessorie non incluse nell'accordo.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento, sottolineando che l'impugnazione è possibile solo per i motivi tassativamente previsti dall'art. 448, co. 2-bis, c.p.p. La contestazione sulla carenza di motivazione in merito alla responsabilità dell'imputato non rientra tra i motivi ammessi, poiché il patteggiamento esonera dall'onere di una prova completa e richiede una motivazione semplificata da parte del giudice.
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Ricorso patteggiamento: i motivi ammessi dalla legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una sentenza di patteggiamento, proposto per lamentare la mancata motivazione del giudice circa l'assenza delle condizioni per un proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente elencati dalla legge, tra i quali non rientra la doglianza sollevata. Di conseguenza, l'impugnazione è stata rigettata con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione e assoluzione: quando il merito prevale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36557/2025, ha annullato una decisione d'appello, stabilendo un principio fondamentale in tema di prescrizione e assoluzione. Anche se un reato è estinto per prescrizione, il giudice ha il dovere di procedere a un'assoluzione piena nel merito (es. "perché il fatto non sussiste") se dagli atti emerge l'innocenza dell'imputato. La Corte ha ritenuto contraddittorio dichiarare la prescrizione e, allo stesso tempo, revocare le statuizioni civili per insussistenza del fatto illecito, affermando che tale valutazione di merito deve condurre a una formula assolutoria più favorevole.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa con il rito del patteggiamento. Il motivo del ricorso, basato sulla presunta omessa motivazione, è stato ritenuto non consentito dalle specifiche norme che regolano questo procedimento speciale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende. Questa decisione ribadisce i limiti stringenti all'impugnazione delle sentenze di patteggiamento.
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Ricorso inammissibile: genericità e condanna alle spese
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della sua formulazione generica. L'appello contestava la mancata motivazione su aspetti di merito non sollevati nel precedente grado di giudizio, che verteva solo sulla pena. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso basato sulla mancata applicazione d'ufficio della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Secondo i giudici, se i fatti (come uscire di casa in anticipo per motivi futili) dimostrano implicitamente che l'offesa non è tenue, non sussiste alcun difetto di motivazione da parte del giudice d'appello.
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Impugnazione patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento. L'ordinanza chiarisce che l'impugnazione del patteggiamento è consentita solo per motivi tassativamente previsti dalla legge, escludendo contestazioni sulla motivazione in merito alla colpevolezza, all'imputabilità o all'identificazione dell'autore del reato. Il ricorso è stato quindi respinto con condanna alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Aspecificità del ricorso: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro la revoca della sospensione condizionale della pena. Il motivo risiede nell'aspecificità del ricorso, poiché le argomentazioni dell'appellante erano totalmente estranee al provvedimento impugnato, concentrandosi su un proscioglimento non pertinente al giudizio di esecuzione.
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Patteggiamento in appello: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni imputati che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado tramite il cosiddetto patteggiamento in appello (ex art. 599-bis c.p.p.), avevano impugnato la decisione. La Corte ha ribadito che tale accordo implica una rinuncia a contestare la qualificazione giuridica del fatto e la sussistenza dei presupposti per il proscioglimento, rendendo il ricorso ammissibile solo per vizi specifici legati alla formazione della volontà o al contenuto dell'accordo stesso.
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Ricorso patteggiamento: limiti dell’appello in Cassazione
Un individuo appella una sentenza di patteggiamento per gravi reati. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso patteggiamento inammissibile, chiarendo che, secondo la legge attuale, la sentenza può essere impugnata solo per motivi specifici, come l'errore manifesto nella qualificazione giuridica del fatto, escludendo la contestazione sulla mancata verifica delle cause di assoluzione.
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