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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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1850 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Confisca e prescrizione: serve l’accertamento di colpa
Un amministratore, accusato di frode fiscale tramite fatture false, vede il reato estinguersi per prescrizione in appello. La Corte d'Appello, pur revocando le pene, conferma la confisca diretta del profitto. La Corte di Cassazione annulla tale decisione, stabilendo un principio fondamentale in tema di confisca e prescrizione: per mantenere la confisca, il giudice non può limitarsi a escludere cause di assoluzione, ma deve condurre un accertamento positivo e approfondito sulla responsabilità penale dell'imputato, come richiesto dall'art. 578-bis c.p.p.
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Prescrizione e recidiva: Cassazione chiarisce calcolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per riciclaggio. I motivi, incentrati su presunti vizi procedurali e sul calcolo della prescrizione, sono stati ritenuti generici e infondati. La sentenza ribadisce il principio che, in caso di successione di leggi, la normativa più favorevole va applicata integralmente, senza combinare disposizioni di regimi diversi. Inoltre, conferma che la recidiva incide sia sul termine base sia su quello massimo della prescrizione.
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Spesometro come prova: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omessa dichiarazione IVA nei confronti di un imprenditore, stabilendo che lo spesometro costituisce una valida prova penale. La sentenza chiarisce che l'utilizzo dei dati fiscali derivanti da accertamenti induttivi non comporta un'inversione dell'onere della prova, ma rappresenta un elemento oggettivo che il giudice penale deve valutare autonomamente nel suo libero convincimento. Viene inoltre ribadito che il superamento significativo della soglia di punibilità giustifica il diniego sia delle attenuanti generiche sia della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
Un imputato, condannato con patteggiamento per false dichiarazioni, presenta ricorso in Cassazione sostenendo la violazione dei suoi diritti durante l'identificazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento è consentita solo per motivi tassativamente elencati dalla legge, tra i quali non rientra la doglianza sollevata.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso contro una sentenza di patteggiamento. Il ricorso era basato sulla mancata motivazione riguardo l'assenza di cause di proscioglimento. La Corte ha ribadito che i motivi di impugnazione per il patteggiamento sono tassativamente previsti dalla legge e quello sollevato non è tra questi, confermando la regola sulla inammissibilità ricorso patteggiamento per motivi non consentiti.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento proposto da un imputato. La Corte ha chiarito che, secondo l'art. 448, comma 2-bis c.p.p., le sentenze di patteggiamento possono essere impugnate solo per motivi specifici e tassativamente indicati, tra cui non rientra la mancata verifica di cause di proscioglimento. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento di una sanzione.
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Ricorso concordato in appello: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di concordato in appello, proposto per carenza di motivazione sulla colpevolezza. L'ordinanza chiarisce che l'accordo implica la rinuncia a tali motivi, limitando l'impugnazione a vizi relativi alla formazione della volontà, al consenso del PM o all'illegalità della pena.
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Procedibilità a querela: furto e Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto aggravato a causa della sopravvenuta mancanza della condizione di procedibilità a querela, introdotta dalla Riforma Cartabia. La denuncia presentata dalla persona offesa non conteneva una chiara volontà di punire il colpevole, rendendo l'azione penale improcedibile per quel capo d'imputazione. Gli altri motivi di ricorso, relativi all'identificazione dell'imputato e alle attenuanti generiche, sono stati dichiarati inammissibili.
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Patteggiamento riqualificazione giuridica: i poteri
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento per furto, contestando la decisione del giudice di modificare la circostanza aggravante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che nel patteggiamento la riqualificazione giuridica di una circostanza da parte del giudice è legittima se non peggiora la posizione dell'imputato e non altera la pena concordata, confermando così un ruolo attivo del giudice nel verificare la correttezza dell'accordo.
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Ricettazione etichette contraffatte: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38248/2025, ha confermato la condanna per ricettazione di etichette contraffatte a carico di un imputato. Anche se il reato di detenzione per la vendita delle stesse etichette è stato dichiarato prescritto, la Corte ha stabilito che la ricettazione sussiste. Viene ribadito il principio secondo cui il reato di ricettazione (art. 648 c.p.) e quello di commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.) possono concorrere, avendo come delitto presupposto la falsificazione dei marchi (art. 473 c.p.). La Corte ha respinto la richiesta di assoluzione nel merito per il reato prescritto, in assenza di una prova evidente dell'innocenza.
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Ricorso inammissibile per concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato che aveva precedentemente raggiunto un accordo sulla pena in appello (c.d. concordato). La Corte ha ribadito che l'accordo implica la rinuncia alla maggior parte dei motivi di ricorso, inclusa la mancata valutazione delle cause di estinzione del reato, rendendo l'impugnazione non consentita.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 38237/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado (cosiddetto concordato in appello), lamentava la mancata valutazione di cause di proscioglimento. La Corte ha ribadito che la scelta del concordato in appello implica la rinuncia a tali doglianze, limitando la possibilità di ricorso a vizi specifici come quelli relativi alla formazione della volontà o all'illegalità della pena.
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Errore giudiziario: quando spetta il risarcimento?
Una donna, assolta in sede di revisione dopo un patteggiamento per reati societari, si era vista riconoscere il diritto alla riparazione per errore giudiziario. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice del rinvio non aveva adeguatamente valutato se la condotta della donna, inclusa la scelta del patteggiamento e le sue dichiarazioni, avesse contribuito all'errore con dolo o colpa grave. Il caso è stato rinviato per una nuova e più approfondita analisi del comportamento dell'imputata.
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Remissione di querela: annullamento senza rinvio
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per appropriazione indebita a seguito di una remissione di querela intervenuta durante il processo. Sebbene l'imputato avesse anche eccepito la tardività della querela originale, la Corte ha ritenuto che la remissione, in quanto causa di estinzione del reato, fosse sufficiente per annullare la condanna senza rinvio, condannando però l'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento. L'imputato aveva contestato la mancata assoluzione, un motivo non previsto dai casi tassativi di impugnazione stabiliti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., che limitano il ricorso a questioni specifiche come l'illegalità della pena o il vizio di volontà.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati per furto di energia elettrica, i quali avevano lamentato il difetto di querela dopo aver stipulato un concordato in appello. La Corte ha stabilito che l'accordo produce un effetto preclusivo, impedendo di sollevare questioni procedurali, anche se rilevabili d'ufficio.
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Ricorso 599-bis: quando è inammissibile in Cassazione
Due imputati presentano un ricorso 599-bis avverso una sentenza di patteggiamento in appello, lamentando la dosimetria della pena. La Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili, chiarendo che i motivi relativi a punti rinunciati con l'accordo, come le attenuanti, non possono essere contestati.
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Pena concordata: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati contro una sentenza di appello che ratificava una pena concordata. Gli imputati lamentavano errori nel calcolo della pena, ma la Corte ha chiarito che il ricorso avverso una pena concordata è possibile solo se la sanzione finale è "illegale", ovvero esterna ai limiti previsti dalla legge, e non per meri vizi nei passaggi intermedi del calcolo.
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Ricorso concordato appello: limiti all’impugnazione
Un imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza emessa a seguito di un "concordato in appello", lamentando la violazione del divieto di peggiorare la sua pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il ricorso concordato appello è possibile solo per vizi del consenso o per l'applicazione di una pena illegale, e non per contestare le modalità di calcolo della pena pattuita tra le parti.
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Remissione della querela: reato estinto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto a carico di due individui. La decisione è stata presa in seguito alla remissione della querela da parte della persona offesa, intervenuta durante il giudizio di legittimità. La Corte ha stabilito che l'estinzione del reato per remissione della querela prevale su eventuali altre questioni processuali, portando all'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata e condannando gli imputati al pagamento delle spese processuali.
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