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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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1850 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Furto aggravato procedibilità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un caso di furto aggravato di energia elettrica, il pubblico ministero può legittimamente contestare un'aggravante che rende il reato procedibile d'ufficio, anche dopo la scadenza del termine per presentare la querela. La Corte ha annullato la sentenza del Tribunale che aveva dichiarato l'improcedibilità per mancanza di querela, affermando che la contestazione suppletiva dell'aggravante della destinazione a pubblico servizio del bene sottratto è un atto valido per superare la nuova condizione di procedibilità introdotta dalla Riforma Cartabia.
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Schede carburante false: frode fiscale e Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per frode fiscale a carico dell'amministratrice di una società per l'utilizzo di schede carburante false. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché un insieme di prove convergenti, come chilometraggi incongruenti e timbri anomali, è stato ritenuto sufficiente a dimostrare la fittizietà dei costi e l'intento di evadere le imposte. La sentenza sottolinea che non si tratta di mere irregolarità formali, ma di un sistema fraudolento volto a ridurre l'imponibile.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché il motivo presentato era generico e non correlato alle argomentazioni della sentenza impugnata. L'appellante non ha specificato gli elementi a base della sua censura, violando i requisiti di legge e impedendo al giudice di valutare il merito del ricorso. Di conseguenza, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Impugnazione patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per un reato legato a sostanze stupefacenti. La decisione si fonda sui limiti tassativi posti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., che non consente l'impugnazione patteggiamento per motivi legati alla mancata valutazione di un proscioglimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Appello Patteggiamento: motivi di inammissibilità
Un soggetto ricorre in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento per un reato minore, lamentando la mancata motivazione sulla non applicabilità di una causa di proscioglimento. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso, sottolineando come le impugnazioni contro sentenze di patteggiamento siano limitate a motivi specifici previsti dalla legge. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria per aver proposto un ricorso basato su un motivo non consentito, chiarendo i limiti dell'appello patteggiamento.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dei ricorsi proposti da due soggetti avverso una sentenza di patteggiamento per reati in materia di stupefacenti. La Corte ha stabilito che i motivi addotti non rientravano tra quelli specificamente previsti dalla legge per impugnare questo tipo di sentenze, confermando la rigida disciplina sull'inammissibilità del ricorso patteggiamento e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per ricettazione, stabilendo che, in assenza di prove certe sulla data del reato, la prescrizione del reato deve essere calcolata dalla data più favorevole all'imputato. Nel caso specifico, non potendo provare quando l'imputato avesse ricevuto degli assegni rubati, il termine è stato fatto decorrere da una data prossima a quella del furto presupposto, portando all'estinzione del reato.
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Ricorso inammissibile: i limiti dell’appello in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione. Il caso evidenzia come un ricorso inammissibile precluda la discussione di questioni non sollevate in appello, come la qualificazione del reato o la particolare tenuità del fatto. La Corte ha inoltre confermato che la sospensione processuale per restituzione in termini allunga validamente i tempi della prescrizione, rendendo infondata la relativa eccezione della difesa.
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Remissione tacita di querela: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Procuratore Generale contro una sentenza di proscioglimento per un reato estinto a seguito di remissione tacita di querela. Il procuratore sosteneva che, dopo la Riforma Cartabia, la mancata comparizione della persona offesa non fosse più sufficiente a integrare la remissione tacita. La Suprema Corte ha invece chiarito che la riforma ha solo aggiunto nuove ipotesi tipizzate, senza abrogare le forme di remissione tacita già esistenti, confermando che l'assenza del querelante, se debitamente avvertito delle conseguenze, equivale a una volontà di non persistere nella querela.
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Truffa online: reato estinto per remissione di querela
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di truffa online in cui un imputato era stato assolto in primo grado. Il Procuratore Generale aveva impugnato la sentenza per vizi procedurali, in particolare la mancata assunzione di testimoni. Tuttavia, nelle more del giudizio, la persona offesa ha ritirato la querela. La Corte, pur riconoscendo i principi consolidati sulla configurabilità della truffa online, ha annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato a seguito della remissione di querela, un evento che prevale su ogni altra valutazione di merito o di rito.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
Un imputato, dopo aver concordato una pena per rapina aggravata tramite patteggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un'errata valutazione del giudice. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, sottolineando che l'impugnazione è consentita solo per motivi specifici e in caso di errore giuridico manifesto, requisiti non soddisfatti nel caso di specie.
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Riqualificazione del reato e limiti del giudice d’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente di un'agenzia assicurativa, condannata per appropriazione indebita. La Corte ha chiarito che la riqualificazione del reato da truffa, operata in appello, non viola il divieto di "reformatio in peius" se la pena finale non è più severa. La sentenza affronta anche temi cruciali come la prescrizione dopo la legge Orlando e i poteri istruttori del giudice.
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Remissione di querela: annulla la condanna in Cassazione
La Cassazione annulla una condanna per truffa a seguito di una remissione di querela. La Corte ha stabilito che la remissione, se accettata e avvenuta dopo la sentenza d'appello ma prima della scadenza per il ricorso, estingue il reato, prevalendo su altre questioni. L'imputato è stato condannato solo al pagamento delle spese processuali.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 40945/2025, chiarisce i limiti del ricorso avverso una sentenza di 'concordato in appello'. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di quattro imputati, poiché i motivi sollevati (relativi alla motivazione della pena, all'utilizzabilità delle prove e alla congruità della sanzione) sono considerati rinunciati con l'accordo sulla pena. Il ricorso è ammesso solo per vizi specifici legati alla formazione della volontà, al consenso del PM o all'illegalità della pena.
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Impugnazione patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La decisione si basa sui limiti tassativi alla impugnazione patteggiamento previsti dall'art. 448, co. 2-bis, c.p.p., che non includono il vizio di motivazione sulla valutazione delle cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p.
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Ricorso patteggiamento: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da un imputato. L'appello si basava su un presunto vizio di motivazione riguardo la mancata applicazione di cause di proscioglimento. La Corte ha ribadito che, ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis c.p.p., le sentenze di patteggiamento possono essere impugnate solo per specifici motivi di diritto, tra cui non rientra il vizio di motivazione qui lamentato.
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Concordato in appello: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello'. La Corte ha ribadito che l'impugnazione in questi casi è permessa solo per vizi specifici, come quelli relativi alla formazione della volontà o all'illegalità della pena, e non per un generico difetto di motivazione. La decisione sottolinea i limiti rigorosi per contestare un accordo processuale in sede di legittimità.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 40909/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento. Il motivo del ricorso, basato su un presunto vizio di motivazione relativo alla mancata assoluzione ex art. 129 c.p.p., non rientra tra le ipotesi tassativamente previste dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. La Corte ha ribadito che il ricorso patteggiamento è limitato a specifiche violazioni di legge, escludendo questioni di motivazione.
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Prescrizione reato: quando è errore di fatto?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario per errore di fatto, con cui un imputato lamentava la mancata declaratoria della prescrizione del reato. La Corte chiarisce che l'effetto interruttivo della prescrizione, causato da atti compiuti nei confronti dei coimputati, si estende a tutti i concorrenti nel reato. Pertanto, l'omessa declaratoria non costituisce un errore percettivo, ma una corretta applicazione della legge, non sindacabile con tale rimedio.
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Prescrizione bancarotta: quando si estingue il reato
Due amministratori, condannati in appello per bancarotta fraudolenta a seguito di una scissione societaria, hanno visto la loro condanna annullata dalla Corte di Cassazione. Il motivo è la maturata prescrizione del reato. La sentenza chiarisce un importante principio procedurale: la sospensione della prescrizione, causata dal rinvio di un'udienza, non si estende all'imputato la cui posizione processuale era stata temporaneamente separata da quella degli altri. Di conseguenza, il decorso del tempo ha estinto il reato, portando all'annullamento definitivo della sentenza di condanna.
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