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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Inammissibilità appello: quando il ricorso è infondato
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro la decisione di inammissibilità dell'appello per difetto di specificità dei motivi. La Corte chiarisce che tale principio preesisteva alla Riforma Cartabia e che l'inammissibilità dell'appello preclude l'esame della prescrizione del reato, confermando una consolidata giurisprudenza.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati contro una sentenza emessa a seguito di "concordato in appello" (art. 599-bis c.p.p.). La Corte ribadisce che, una volta raggiunto l'accordo sulla pena, l'impugnazione è possibile solo per vizi relativi alla formazione della volontà o al consenso, non per contestare il merito della decisione o la mancanza di motivazione su punti ai quali si è rinunciato.
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Ricorso inammissibile: niente prescrizione del reato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per tentato furto aggravato. La manifesta infondatezza dei motivi, relativi alla recidiva, impedisce la formazione di un valido rapporto processuale e, di conseguenza, preclude la possibilità di dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione maturata dopo la sentenza di appello.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dopo la Riforma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento relativo a una condanna per omicidio stradale. Il ricorso era basato su una presunta carenza di motivazione, un motivo non previsto dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., che elenca tassativamente i soli motivi di impugnazione ammessi dopo la Riforma Orlando del 2017.
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Omissione contributiva: quando il dolo è provato
Un imprenditore, condannato per una significativa omissione contributiva, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di dolo e chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la sistematica dichiarazione di un numero di dipendenti inferiore al reale costituisce una prova chiara dell'intento fraudolento. Inoltre, l'ingente ammontare del debito (oltre 200.000 euro) esclude categoricamente la possibilità di considerare il fatto di lieve entità.
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Dolo specifico: quando l’omessa dichiarazione è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per omessa dichiarazione. La Corte ha stabilito che l'elevato volume d'affari, unito alla completa omissione della dichiarazione IVA e alla consapevolezza degli obblighi fiscali, costituisce prova sufficiente del dolo specifico di evasione, rendendo irrilevante la tesi difensiva di essere un mero 'prestanome' in difficoltà economiche.
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Remissione di querela: furto e Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto aggravato. A seguito della Riforma Cartabia e della riqualificazione del reato in appello, il delitto è diventato procedibile a querela. La successiva remissione di querela, accettata, ha portato all'estinzione del reato, prevalendo su altre questioni processuali.
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Contestazione suppletiva: potere del PM e procedibilità
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Pubblico Ministero può legittimamente modificare l'imputazione tramite una contestazione suppletiva per aggiungere una circostanza aggravante che renda un reato procedibile d'ufficio. Tale potere sussiste anche se, a seguito della Riforma Cartabia, il reato è diventato procedibile a querela e il termine per presentarla è già scaduto. La Corte ha annullato la sentenza di un tribunale che aveva dichiarato l'improcedibilità del reato, affermando che la mancanza di querela non costituisce un ostacolo definitivo e insuperabile come la prescrizione, e non preclude al PM di esercitare il suo potere-dovere di adeguare l'accusa ai fatti emersi.
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Nullità della notifica: processo annullato
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per diffamazione a causa di una nullità della notifica. L'imputata non era mai venuta a conoscenza del procedimento, poiché la notifica era stata effettuata al difensore d'ufficio, con cui non aveva mai avuto contatti. La Suprema Corte ha stabilito che tale vizio procedurale comporta l'annullamento totale del processo, anche se nel frattempo il reato era stato dichiarato prescritto, riaffermando il principio fondamentale del diritto alla conoscenza effettiva del processo.
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Truffa avvocato: quando la promessa è reato
Una professionista legale è stata condannata per truffa aggravata ai danni dei suoi clienti. La condotta contestata riguarda la promessa di ottenere visti d'ingresso in Italia per i loro familiari, a fronte del pagamento di somme di denaro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la condotta di un avvocato che garantisce un risultato incerto e omette volontariamente informazioni cruciali integra il reato di truffa avvocato. Il ricorso della professionista è stato dichiarato inammissibile.
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Arma clandestina: la Cassazione sulla ricettazione
Un uomo viene condannato per detenzione abusiva di armi e ricettazione dopo il ritrovamento di una carabina ad aria compressa con matricola abrasa e una katana. La Cassazione conferma la condanna, specificando che il possesso di un'arma clandestina integra di per sé la ricettazione e che l'obbligo di denuncia sussiste a prescindere dalla potenza dell'arma, data l'assenza di elementi identificativi.
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Riqualificazione reato: quando è legittima
La Corte di Cassazione si pronuncia sui limiti della riqualificazione del reato, stabilendo che non viola il diritto di difesa se il fatto storico contestato rimane immutato e la nuova qualificazione era prevedibile per l'imputato. Nel caso di specie, la riqualificazione da concorso esterno in associazione mafiosa a scambio elettorale politico-mafioso, seguita dalla dichiarazione di prescrizione, è stata ritenuta legittima. La Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando che di fronte alla prescrizione, l'impugnazione è ammissibile solo per far valere un'innocenza evidente, non per contestare la qualificazione giuridica.
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Partecipazione mafiosa: prova e ruolo apicale
La Cassazione conferma la condanna per partecipazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori. La sentenza chiarisce che per provare il reato associativo non basta il legame di parentela, ma serve dimostrare l'inserimento stabile e funzionale nel clan, anche attraverso un ruolo apicale vicario. La prova della partecipazione mafiosa può basarsi su un complesso di indizi, incluse le dichiarazioni dei collaboratori e le intercettazioni, che dimostrino la 'messa a disposizione' dell'imputato per gli scopi del sodalizio.
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Pene sostitutive: la Cassazione chiarisce i poteri
La Corte di Cassazione, in un caso di truffa ad anziani, ha annullato una decisione di appello che negava le pene sostitutive a un imputato. La Corte ha stabilito che il giudice ha l'obbligo di valutare d'ufficio la loro applicabilità, anche senza una richiesta motivata. La sola presenza di precedenti penali non è sufficiente per il diniego. La sentenza chiarisce anche che, in caso di annullamento parziale limitato alla pena, il termine di improcedibilità non decorre se la condanna è già divenuta irrevocabile.
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Ricorso inammissibile: quando è troppo generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi presentati. L'imputato, condannato per furto in appello, non ha specificato gli elementi a sostegno della sua impugnazione come richiesto dal codice di procedura penale. La decisione sottolinea l'importanza di formulare ricorsi precisi per evitare non solo la conferma della condanna ma anche il pagamento di ulteriori spese processuali e sanzioni pecuniarie.
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Prescrizione bancarotta: quando il reato si estingue
Un amministratore, condannato in appello per bancarotta fraudolenta post-fallimentare, ha fatto ricorso in Cassazione eccependo l'estinzione del reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che per i reati post-fallimentari, il termine di prescrizione bancarotta decorre da ogni singola condotta distrattiva e non dalla dichiarazione di insolvenza. Poiché l'aggravante del danno di rilevante gravità non era stata applicata, il termine massimo di prescrizione era già spirato prima della sentenza d'appello, portando all'annullamento della condanna.
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Remissione di querela: annulla la condanna in Cassazione
Un individuo, condannato per il reato di minaccia, presenta ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, la persona offesa ritira la querela e l'imputato accetta. La Suprema Corte, di conseguenza, dichiara l'estinzione del reato per remissione di querela, annullando la sentenza di condanna senza rinvio. La decisione sottolinea che la remissione di querela prevale su eventuali altre cause di inammissibilità e travolge anche le statuizioni civili.
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Ricorso inammissibile: requisiti ex art. 581 c.p.p.
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per furto. La decisione si fonda sulla genericità del motivo di appello, che non rispettava i requisiti di specificità imposti dall'art. 581 c.p.p., portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per furto, poiché il motivo di appello era vago e indeterminato. La decisione sottolinea che un ricorso deve specificare chiaramente gli errori della sentenza impugnata, come previsto dal codice di procedura penale, altrimenti viene respinto con condanna alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: i requisiti ex art. 581 c.p.p.
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per furto, poiché il motivo presentato era generico e indeterminato. L'ordinanza sottolinea la necessità di rispettare i requisiti formali previsti dall'art. 581 c.p.p., condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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