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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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1850 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Indennità di esclusività: quando è truffa?
La Corte di Cassazione interviene sul caso di un medico che percepiva l'indennità di esclusività pur svolgendo attività privata. La sentenza annulla la condanna al risarcimento danni, chiarendo la fondamentale differenza tra truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) e indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter c.p.). Per la truffa, non basta il mero silenzio, ma occorre un comportamento fraudolento aggiuntivo che induca in errore la Pubblica Amministrazione. Il caso è stato rinviato al giudice civile per una nuova valutazione.
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Querela tardiva nel reato di truffa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per truffa a carico dell'amministratore di una concessionaria, rigettando l'eccezione di querela tardiva. La sentenza chiarisce che il termine per la denuncia decorre dalla piena consapevolezza del reato, non dal semplice sospetto. La Corte ha però annullato la condanna al pagamento delle spese legali della parte civile, assente nel giudizio di appello.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: la doppia conforme
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14472/2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati in appello per reati come rapina, furto e spaccio. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'inammissibilità del ricorso in Cassazione quando questo si limita a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nei primi due gradi di giudizio (c.d. 'doppia conforme') o a contestare la valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Suprema Corte. La decisione sottolinea come il ricorso debba evidenziare vizi di legge specifici e non trasformarsi in un terzo grado di merito.
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Fatture soggettivamente inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di un amministratore di fatto e di diversi amministratori di diritto, confermando la condanna per un complesso schema fraudolento basato sull'uso di fatture soggettivamente inesistenti. Il sistema, che vedeva un consorzio utilizzare cooperative "schermo" per evadere l'IVA, ha portato alla conferma della responsabilità penale sia per l'ideatore della frode sia per i prestanome, ritenuti consapevoli del disegno criminoso.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado tramite il concordato in appello, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione di un possibile proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di sollevare in Cassazione questioni a cui si è implicitamente rinunciato, come la verifica delle condizioni per l'assoluzione.
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Confisca beni culturali: onere della prova e prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata, confermando la confisca di beni culturali di interesse archeologico nonostante il reato di ricettazione fosse stato dichiarato prescritto. La decisione si fonda sul principio che, per ottenere la restituzione, spetta al privato fornire una prova rigorosa e inequivocabile della proprietà dei reperti in data anteriore al 1909, anno in cui la legge ha attribuito la proprietà di tali beni allo Stato. In assenza di una prova di innocenza "evidente", la prescrizione non osta alla confisca beni culturali.
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Responsabilità ente 231: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità ente 231 quando il reato presupposto commesso dalla persona fisica è prescritto. Viene rigettato il ricorso dell'imputato, non essendo emersa una prova 'evidente' della sua innocenza. Viene invece accolto il ricorso della società, poiché la condanna dell'ente richiede una prova positiva e autonoma della sua responsabilità, non potendo derivare dalla semplice mancanza di assoluzione nel merito della persona fisica. La sentenza sottolinea la necessità di un accertamento rigoroso e indipendente per l'illecito amministrativo dell'ente.
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Custodia colposa: quando il custode è responsabile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per custodia colposa di un ciclomotore sequestrato. La sua negligenza, consistita nel trasferirsi senza comunicarlo e nel non denunciare la sparizione, è stata ritenuta causa dell'agevolazione della sottrazione da parte di terzi, integrando il reato di cui all'art. 335 c.p. Inadeguati i motivi su attenuanti e tenuità del fatto.
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Inammissibilità ricorso cassazione e prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati, ribadendo un principio fondamentale: l'inammissibilità del ricorso per cassazione impedisce di dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. La decisione si basa sul fatto che un ricorso inammissibile non instaura un valido rapporto processuale, precludendo così alla Corte la valutazione di cause di non punibilità sopravvenute.
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Truffa telematica: quando scatta l’aggravante?
La Corte di Cassazione conferma una condanna per truffa aggravata, chiarendo i contorni della nuova aggravante di truffa telematica. La sentenza stabilisce che le trattative condotte interamente a distanza, utilizzando false generalità per impedire l'identificazione, integrano l'aggravante, anche alla luce delle recenti modifiche legislative. La Corte rigetta anche il motivo di ricorso relativo alla richiesta di una perizia grafica su una copia di un contratto, ritenendola inammissibile.
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Recidiva e prescrizione: la Cassazione chiarisce
Un contribuente era stato condannato per l'omessa presentazione di dichiarazioni dei redditi per due anni consecutivi, con l'aggravante della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto per prescrizione il reato relativo al primo anno, dopo aver accertato l'errata applicazione della recidiva. La Corte ha ribadito che, per contestare la recidiva, le condanne precedenti devono essere definitive prima della commissione del nuovo reato. Di conseguenza, la pena e la confisca sono state ridotte. Questo caso evidenzia il nesso cruciale tra recidiva e prescrizione.
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Spaccio lieve entità: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di quattro individui condannati per spaccio. Un procedimento è stato chiuso per il decesso dell'imputato, mentre due ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. Per il quarto, la Corte ha rigettato la richiesta di qualificare il reato come spaccio di lieve entità, sottolineando che la valutazione deve considerare l'intera attività criminale, inclusa l'integrazione in una rete organizzata, e non solo le singole cessioni.
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Diffamazione a mezzo stampa: limiti al diritto di cronaca
Un giornalista, direttore di una testata online, è stato condannato per diffamazione a mezzo stampa per un articolo che insinuava un patto corruttivo tra un medico e il direttore generale di un'azienda sanitaria, la cui moglie era la giudice in una causa che coinvolgeva quest'ultimo. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza agli effetti penali per intervenuta prescrizione, ma ha confermato la responsabilità civile. La Corte ha stabilito che il giornalista ha superato i limiti del diritto di cronaca, non avendo verificato la veridicità dei fatti e avendo presentato una sequenza temporale distorta degli eventi per suggerire un collegamento illecito, ledendo così la reputazione della persona offesa.
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Ricorso abusivo al credito: la truffa è assorbita
Un imprenditore, condannato per ricorso abusivo al credito, ha impugnato la sentenza lamentando una modifica del reato contestato (originariamente truffa). La Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il reato fallimentare è speciale e assorbe la truffa, senza violare il diritto di difesa, poiché i fatti contestati erano i medesimi. La Corte ha confermato la condanna e il risarcimento dei danni.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. Il difensore sosteneva che il giudice non avesse valutato la possibilità di un'assoluzione immediata. La Corte ha ribadito che, dopo la riforma del 2017, il ricorso patteggiamento è possibile solo per motivi specifici, tra cui non rientra la mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p., consolidando la stabilità di questo rito alternativo.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La decisione si fonda sul principio che l'accordo tra le parti limita fortemente i motivi di ricorso, escludendo doglianze generiche come l'omessa motivazione su punti ai quali si è implicitamente rinunciato con l'accordo stesso.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La Corte ha stabilito che, aderendo all'accordo, l'imputato rinuncia a contestare la mancata valutazione di cause di proscioglimento, salvo casi eccezionali come l'applicazione di una pena illegale, non riscontrati nel caso di specie.
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Remissione di querela: reato estinto e sentenza annullata
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna emessa dalla Corte d'Appello nei confronti di due persone. La decisione si fonda sulla constatazione che il reato è da considerarsi estinto a seguito della remissione di querela. In assenza di elementi per un'assoluzione piena, la Corte ha applicato il principio dell'estinzione del reato, ponendo fine al procedimento e addebitando le spese ai ricorrenti.
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Remissione di querela: annullamento senza rinvio
La Corte di Cassazione annulla una sentenza di condanna a seguito della remissione di querela. La decisione evidenzia come l'estinzione del reato imponga l'immediato proscioglimento, chiudendo il caso con un annullamento senza rinvio e ponendo le spese a carico del ricorrente.
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Remissione di querela: annullamento senza rinvio
La Corte di Cassazione annulla una sentenza penale senza rinvio a causa della remissione di querela. In assenza di elementi per un'assoluzione piena, la Corte dichiara l'estinzione del reato, ponendo le spese processuali a carico della parte ricorrente.
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