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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Concordato in appello: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti di ammissibilità del ricorso dopo un concordato in appello. La sentenza analizza diversi casi: un ricorso viene accolto per un errore di calcolo della pena concordata, mentre altri vengono dichiarati inammissibili poiché, con l'accordo, gli imputati avevano rinunciato ai relativi motivi. La Corte conferma anche la sussistenza dell'aggravante del metodo mafioso, basandosi sulle modalità eclatanti del delitto piuttosto che sul movente.
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Ricorso per cassazione generico e prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso proposto contro una sentenza di concordato in appello. L'imputato lamentava la mancata declaratoria di prescrizione del reato, ma il motivo è stato ritenuto un ricorso per cassazione generico. La Corte ha chiarito che, sebbene la prescrizione maturata prima della sentenza sia rilevabile, il motivo deve essere specifico. Nel caso di specie, la prescrizione non era ancora maturata al momento della decisione d'appello.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver beneficiato di una riduzione di pena tramite un concordato in appello, aveva impugnato la sentenza per carenza di motivazione. La Corte ribadisce che l'accordo implica la rinuncia ai motivi relativi alla responsabilità, cristallizzando la motivazione della sentenza di primo grado e limitando fortemente i motivi di un successivo ricorso.
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Prescrizione e bancarotta: annullamento senza rinvio
In un complesso caso di bancarotta fraudolenta, la Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna emessa in appello, che aveva ribaltato una precedente assoluzione. La decisione si fonda sull'intervenuta prescrizione dei reati. La Corte ha stabilito che, non essendo i ricorsi manifestamente infondati, era obbligatorio dichiarare l'estinzione del reato per decorrenza dei termini, annullando la sentenza impugnata senza rinvio al giudice inferiore.
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Amministratore di fatto: la responsabilità penale
La Corte di Cassazione esamina il caso di un amministratore di diritto e un amministratore di fatto di una società fallita, accusati di false comunicazioni sociali e bancarotta. La Corte dichiara inammissibili i ricorsi degli imputati, confermando che la qualifica di amministratore di fatto si basa sull'esercizio continuativo di poteri gestori, con piena responsabilità penale. Anche se il reato di false comunicazioni sociali è stato dichiarato prescritto, ciò non esclude una pronuncia di responsabilità ai fini civili.
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Bancarotta fraudolenta: prova e ruolo dell’amministratore
Un amministratore di fatto è stato condannato per bancarotta fraudolenta. La Corte di Cassazione, pur confermando l'impianto accusatorio, ha annullato la sentenza con rinvio per la rideterminazione della pena a seguito della produzione di nuove sentenze di assoluzione per reati fiscali connessi, e ha dichiarato prescritto un altro capo d'imputazione. La decisione si sofferma sulla valutazione delle prove, come le email e le dichiarazioni dei coimputati, e sulla responsabilità penale di chi gestisce un'impresa senza una carica formale.
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Concordato in appello: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza che ha ratificato un concordato in appello. L'accordo tra le parti sui motivi di appello preclude la possibilità di sollevare in Cassazione doglianze relative a vizi di motivazione, in quanto si considerano rinunciate.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione decide
Un imputato per contraffazione e ricettazione ha contestato la declaratoria di prescrizione, sostenendo che un'assoluzione per particolare tenuità del fatto sarebbe stata più vantaggiosa. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, chiarendo che la prescrizione estingue il reato ed è quindi un esito più favorevole rispetto alla non punibilità per particolare tenuità del fatto, che lascia intatta l'esistenza storica e giuridica del reato. La sentenza è stata comunque annullata con rinvio per un diverso vizio di motivazione.
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Ricorso per cassazione patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso per cassazione patteggiamento. La sentenza annulla una confisca per difetto di motivazione e una pena accessoria illegale, dichiarando inammissibili le altre doglianze, come la richiesta di proscioglimento o l'erronea qualificazione giuridica del fatto.
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Motivazione rafforzata: obbligo del giudice d’appello
La Corte di Cassazione annulla la condanna emessa in appello nei confronti di due coniugi, precedentemente assolti dall'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La sentenza di primo grado li aveva ritenuti soggiogati dal figlio, escludendo la volontà di associarsi. La Suprema Corte ha stabilito che la Corte d'Appello, per ribaltare l'assoluzione, avrebbe dovuto fornire una motivazione rafforzata, confutando punto per punto le argomentazioni del primo giudice, e rinnovare l'audizione dei testimoni decisivi. La decisione sottolinea i rigorosi paletti procedurali a garanzia dell'imputato.
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Aumento di pena continuazione: la Cassazione decide
Un imputato ricorre contro una sentenza di patteggiamento per spaccio e resistenza, contestando l'aumento di pena continuazione. Sosteneva che l'aumento per il reato di resistenza, che prevede solo la reclusione, non dovesse estendersi alla multa prevista per il reato principale di spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che se il reato più grave è punito con pena detentiva e pecuniaria, l'aumento per il reato satellite si applica a entrambe, anche se quest'ultimo prevede solo la pena detentiva.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due appellanti. Il primo appello, relativo a un patteggiamento, è respinto poiché tali accordi non sono impugnabili in Cassazione. Il secondo è rigettato per tentativo di riesame dei fatti, errata interpretazione di un'omessa pronuncia e uso di uno strumento processuale errato per contestare un sequestro preventivo. La Corte conferma le decisioni dei gradi inferiori.
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Ricorso inammissibile: la decisione de plano
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile con procedura 'de plano', senza udienza, poiché i motivi erano generici e miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. L'analisi del caso chiarisce i limiti del ricorso e le conseguenze economiche, come il pagamento delle spese e di una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: art. 129 c.p.p.
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso avverso una sentenza di un GUP. La decisione si fonda sul principio che, per contestare la mancata applicazione di una causa di non punibilità (art. 129 c.p.p.), la sua esistenza deve essere evidente dal testo della sentenza impugnata. In mancanza di tale evidenza, si configura l'inammissibilità del ricorso in Cassazione, con condanna del ricorrente alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Marchio tridimensionale: la tutela penale e civile
La Corte di Cassazione analizza il caso di contraffazione di borse di lusso, focalizzandosi sulla tutela del marchio tridimensionale. Anche se il reato è prescritto, la Corte stabilisce i criteri per il risarcimento civile, affermando che la riproduzione della sola forma di un prodotto rinomato può integrare un illecito se idonea a trasferirne il potere attrattivo. La sentenza di merito è stata annullata per non aver adeguatamente provato che le caratteristiche dei prodotti imitati fossero univocamente riconducibili agli originali.
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Ricorso inammissibile: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una sentenza di patteggiamento, confermando che una motivazione sintetica da parte del giudice è sufficiente. L'ordinanza sottolinea come la declaratoria di inammissibilità comporti l'automatica condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro.
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Impugnazione patteggiamento: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per rapina e altri reati. Il caso chiarisce che l'impugnazione del patteggiamento è possibile solo per motivi specifici previsti dalla legge, escludendo la generica lamentela sulla mancata verifica di cause di assoluzione. L'inammissibilità ha comportato per il ricorrente la condanna alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Patteggiamento in appello: no obbligo di motivazione
Un imputato ricorre in Cassazione lamentando che la Corte d'Appello, nell'applicare la pena concordata tramite patteggiamento in appello per rapina, non abbia valutato le cause di proscioglimento. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che in questa procedura il giudice non è tenuto a motivare sul mancato proscioglimento dell'imputato.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. L'imputato, condannato per tentata rapina, lamentava la mancata applicazione del lavoro di pubblica utilità. La Corte ha stabilito che i vizi di motivazione sulla pena non sono un motivo valido di ricorso in questi casi, a meno che la pena non sia palesemente illegale. La decisione è stata confermata anche nel merito, data la recidiva dell'imputato.
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Nesso di strumentalità: quando la rapina non sussiste
Un uomo viene condannato in appello per violenza privata, minaccia e tentata rapina. La Corte di Cassazione annulla le prime due condanne per prescrizione. Annulla anche la condanna per tentata rapina, con rinvio a un nuovo processo, poiché la Corte d'Appello non ha adeguatamente dimostrato il nesso di strumentalità tra le minacce, rivolte ad alcuni soggetti per uno scopo, e il successivo tentativo di sottrarre il cellulare a un'altra persona.
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