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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Ricorso inammissibile: no alla prescrizione del reato
La Corte di Cassazione, con ordinanza, dichiara un ricorso inammissibile e riafferma un principio consolidato: l'inammissibilità dell'impugnazione non consente di valutare le cause di non punibilità, come la prescrizione, maturate dopo la sentenza impugnata. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento. L'imputato lamentava la mancata valutazione delle cause di proscioglimento, ma la legge (art. 448, co. 2-bis c.p.p.) preclude questo specifico motivo di appello. Di conseguenza, il ricorso patteggiamento inammissibile ha portato alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (concordato in appello) per il reato di rapina, ha tentato di rimettere in discussione la valutazione delle prove. La Corte ribadisce che il ricorso avverso tali sentenze è consentito solo per vizi relativi al consenso o alla legalità della pena, non per motivi di merito cui si è rinunciato.
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Ricorso per Cassazione generico: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per Cassazione generico presentato dalla difesa di un imputato. La Corte sottolinea che, dopo un concordato sulla pena in appello, l'impugnazione non può limitarsi a una critica generica, ma deve indicare specifici elementi di fatto e di diritto che avrebbero imposto il proscioglimento. La genericità del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione reato: quando prevale sulla nullità
Un imputato per tentata estorsione ricorre in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte accoglie il ricorso, annullando la condanna. Si stabilisce che la causa di estinzione per prescrizione reato prevale su altre eccezioni processuali, come la nullità della sentenza per incompetenza del giudice, in base al principio di immediata declaratoria delle cause di non punibilità.
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Prescrizione Reato Guida: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per guida in stato di ebbrezza, dichiarando la prescrizione del reato. Nonostante i ricorsi dell'imputato, la Corte ha rilevato d'ufficio il superamento del termine massimo di prescrizione, calcolato in cinque anni più un periodo di sospensione, estinguendo il reato e annullando la condanna senza necessità di un nuovo processo.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di "concordato in appello" (ex art. 599-bis c.p.p.). L'ordinanza chiarisce che l'accordo sulla pena in secondo grado implica la rinuncia a sollevare questioni come la mancata valutazione di cause di proscioglimento (art. 129 c.p.p.), rendendo il successivo ricorso per tali motivi non valido.
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Ricorso inammissibile: la specificità dei motivi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi presentati da due imputati, condannati in appello per contrabbando. La decisione si fonda sull'assoluto difetto di specificità dei motivi di impugnazione, che mescolavano in modo confuso e generico diverse censure sulla motivazione della sentenza. Questo caso sottolinea come un ricorso inammissibile sia la conseguenza diretta della mancata indicazione puntuale dei vizi denunciati, ribadendo che non spetta alla Corte Suprema estrapolare le ragioni valide da un'esposizione generica.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito i ristretti limiti di impugnazione delle sentenze emesse a seguito di concordato in appello. Il ricorso proposto da un imputato per contestare l'entità dell'aumento di pena è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha chiarito che, una volta raggiunto l'accordo sulla pena, non è possibile contestarne la misura, salvo l'ipotesi di palese illegalità della sanzione stessa.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La decisione si fonda sul principio che l'appello è consentito solo per i motivi tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., tra i quali non rientrava la censura sollevata dal ricorrente. Quest'ultimo è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento in appello: limiti al proscioglimento
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver optato per il patteggiamento in appello, lamentava la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento. La Suprema Corte chiarisce che la rinuncia ai motivi di impugnazione limita la cognizione del giudice, esonerandolo dal dovere di motivare sul mancato proscioglimento ex art. 129 c.p.p.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La decisione ribadisce che i motivi di impugnazione sono tassativi e limitati a vizi palesi, come un errore manifesto nella qualificazione giuridica, escludendo riesami nel merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: i limiti per l’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento, chiarendo che l'impugnazione per errata qualificazione giuridica è valida solo in caso di errore manifesto ed evidente. Il provvedimento conferma la consolidata giurisprudenza sui rigidi limiti per contestare una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso contro una sentenza di patteggiamento, ribadendo i limiti tassativi per l'impugnazione. Il vizio di motivazione non rientra tra i motivi consentiti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., portando a una decisione 'de plano' e alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Estinzione reato per morte: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello a seguito del decesso dell'imputato. La decisione si fonda sul principio di estinzione del reato per morte del reo, che comporta la cessazione di ogni procedimento penale e l'annullamento della condanna, chiudendo definitivamente il caso.
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Mandato specifico difensore: quando l’appello è nullo
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di un appello presentato dal difensore d'ufficio per un imputato assente, a causa della mancanza di un mandato specifico difensore. La sentenza chiarisce che tale requisito, previsto dall'art. 581, comma 1-quater c.p.p., è costituzionalmente legittimo e mira a garantire la consapevole volontà dell'imputato di proseguire il giudizio. L'inammissibilità ha impedito alla Corte di esaminare nel merito le altre doglianze, inclusa l'eccezione di prescrizione del reato.
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Reato continuato: motivazione sintetica della pena
La Corte di Cassazione affronta il tema del reato continuato. A seguito del ricorso di due imputati, la Corte annulla la sentenza per uno di essi a causa del suo decesso. Per l'altro, rigetta il ricorso, stabilendo che per gli aumenti di pena relativi ai reati satellite è sufficiente una motivazione sintetica, specialmente se l'aumento è modesto e la pena complessiva è già stata ridotta in appello.
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Dirigente di fatto: responsabilità penale e civile
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di due fratelli, ritenuti responsabili come 'dirigente di fatto' per un grave incendio in un'azienda chimica. Pur dichiarando il reato estinto per prescrizione, la Corte ha confermato la loro responsabilità civile e il conseguente obbligo di risarcimento del danno. La sentenza distingue nettamente la figura del dirigente di fatto ai sensi della normativa sulla sicurezza sul lavoro da quella di 'gestore' secondo la direttiva Seveso, ritenendo provata solo la prima.
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Confisca per equivalente: no alla retroattività
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13518/2025, ha annullato una confisca per equivalente disposta a carico di due amministratori per reati tributari. I reati, commessi nel 2012, erano stati dichiarati prescritti, ma la Corte d'Appello aveva confermato la misura ablativa. La Cassazione ha stabilito che la norma che consente la confisca anche dopo la prescrizione (art. 578-bis c.p.p.), avendo natura sostanziale e sanzionatoria, non può essere applicata retroattivamente a fatti antecedenti la sua entrata in vigore, in ossequio al principio di irretroattività della legge penale sfavorevole.
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Estinzione reato per prescrizione: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza di condanna della Corte d'Appello di Milano per un reato fallimentare. Sebbene il ricorso dell'imputato fosse stato ritenuto plausibile, il Collegio ha dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione, essendo trascorso il tempo massimo per perseguire il fatto, accertato nel 2017. La decisione è stata presa in quanto non vi era stata una rinuncia alla prescrizione da parte della difesa.
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