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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Ricorso generico: inammissibile se non è specifico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso generico presentato da un imputato condannato per tentato furto aggravato. La Corte ha stabilito che l'appello era privo di una critica specifica e dettagliata contro la sentenza impugnata, limitandosi a enunciare un vizio di motivazione senza argomentarlo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La decisione chiarisce che, a seguito della riforma del 2017, non è più possibile impugnare una sentenza di applicazione pena su richiesta sostenendo che il giudice avrebbe dovuto prosciogliere l'imputato. L'analisi del ricorso patteggiamento evidenzia come i motivi di appello siano oggi tassativamente limitati, con conseguente condanna alle spese per chi propone motivi non ammessi.
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Ricorso 599-bis: quando è inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento in appello. L'ordinanza chiarisce che il **Ricorso 599-bis** è consentito solo per vizi sulla formazione della volontà, sul consenso del PM o per difformità della pronuncia, non per la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., motivo considerato rinunciato con l'accordo.
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Ricorso inammissibile: la specificità dei motivi è un obbligo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, confermando una precedente condanna, a causa della totale assenza di specifiche ragioni di fatto e di diritto nell'atto di impugnazione. La Suprema Corte ha sottolineato come la legge, in particolare l'art. 581 del codice di procedura penale, richieda una chiara e dettagliata esposizione delle censure, pena la reiezione del ricorso e la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Specificità motivi ricorso: appello penale inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per furto aggravato. La decisione si fonda sulla mancata specificità dei motivi di ricorso, un requisito fondamentale previsto dall'art. 581 del codice di procedura penale, recentemente inasprito dalle riforme legislative. La Corte ha sottolineato come l'appello fosse del tutto generico e privo degli elementi di fatto e di diritto necessari a sostenere le censure, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso: la specificità dei motivi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato contro una sentenza di condanna della Corte d'Appello di Milano. La decisione si fonda sulla totale genericità e novità del motivo di ricorso, evidenziando la violazione del principio di specificità dei motivi di impugnazione sancito dall'art. 581 del codice di procedura penale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
Cinque persone hanno impugnato una sentenza di patteggiamento per tentato furto, sostenendo l'insussistenza del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che i motivi di impugnazione sono tassativamente previsti dall'art. 448, co. 2-bis c.p.p. e non includono la possibilità di ridiscutere la sussistenza del fatto-reato.
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Ricorso concordato in appello: i limiti del riesame
Due imputati, dopo aver ottenuto una riduzione di pena tramite un "ricorso concordato in appello" per associazione di tipo mafioso, hanno presentato ricorso in Cassazione contestando la motivazione sulla quantificazione della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo che l'impugnazione contro una sentenza di questo tipo è permessa solo per vizi specifici legati alla formazione dell'accordo, e non per rimettere in discussione la determinazione della pena.
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Furto in magazzino: annullato senza querela
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto aggravato, riqualificando il reato commesso in un magazzino commerciale come furto semplice. A seguito della Riforma Cartabia, tale reato è procedibile solo a querela di parte. Poiché la querela non era stata sporta, l'azione penale non poteva essere iniziata, comportando l'annullamento della sentenza senza rinvio.
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Ricorso inammissibile: limiti impugnazione concordato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile proposto da due imputati contro una sentenza della Corte d'Appello per reati di droga. Per un ricorrente, i motivi sono stati giudicati generici e ripetitivi. Per l'altro, il ricorso è stato respinto perché le contestazioni (errore di calcolo e difetto di motivazione) non sono ammesse contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello' (art. 599-bis c.p.p.), essendo la pena finale legale e conforme all'accordo.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un concordato in appello sulla pena ai sensi dell'art. 599 bis c.p.p., ha tentato di sollevare questioni in sede di legittimità. La Suprema Corte ha stabilito che la rinuncia ai motivi di appello, funzionale all'accordo, ha un effetto preclusivo che si estende all'intero procedimento, impedendo di fatto la discussione dei punti rinunciati anche davanti alla Cassazione.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver ottenuto una riduzione di pena tramite un concordato in appello, ha tentato di impugnare la sentenza. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo sulla pena implica una rinuncia agli altri motivi di impugnazione, con un effetto preclusivo che si estende anche al giudizio di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento per un reato di lieve entità. La Corte ha stabilito che un ricorso inammissibile patteggiamento si configura quando le motivazioni sono generiche e non evidenziano un 'errore manifesto' nella qualificazione giuridica del fatto, come richiesto dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dopo la riforma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. La Corte chiarisce che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen. La doglianza del ricorrente, relativa all'omessa motivazione su cause di proscioglimento, non rientra tra questi, comportando la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
Un soggetto impugna una sentenza di patteggiamento per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, lamentando un'errata qualificazione giuridica del fatto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso patteggiamento inammissibile, specificando che, dopo la riforma del 2017, tale impugnazione è consentita solo per motivi tassativi, tra cui l'erronea qualificazione giuridica solo se palesemente eccentrica o frutto di un errore manifesto, non per contestare la valutazione di responsabilità.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33042/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento fondato su un presunto vizio di motivazione. La Corte ha ribadito che l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento è consentita solo per i motivi tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., tra cui non rientra il difetto di motivazione. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Appello patteggiamento: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per resistenza a pubblico ufficiale. Il motivo dell'appello, basato sul mancato proscioglimento ex art. 129 c.p.p., è stato ritenuto non consentito dalla legge, in virtù dei limiti imposti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. per l'appello patteggiamento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento, sottolineando che i motivi di impugnazione sono tassativamente limitati dalla legge. La doglianza del ricorrente, relativa alla mancata valutazione delle condizioni per il proscioglimento, non rientra tra le ipotesi previste dall'art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen., rendendo il ricorso patteggiamento infondato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Giudicato parziale: no alla prescrizione successiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la declaratoria di prescrizione del reato dopo un annullamento parziale della sentenza di condanna. La Corte ha stabilito che la formazione del giudicato parziale sulla responsabilità penale preclude al giudice del rinvio la possibilità di rilevare cause di estinzione del reato, poiché la condanna è divenuta irrevocabile su quel punto.
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Impugnazione patteggiamento: limiti per errore giuridico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di applicazione pena su richiesta (patteggiamento). Viene ribadito che l'impugnazione del patteggiamento per erronea qualificazione giuridica è consentita solo in caso di 'errore manifesto', palese ed immediatamente evidente, e non per una mera diversa interpretazione. Il ricorso è stato inoltre ritenuto generico e non autosufficiente.
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