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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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1850 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Associazione per delinquere: prova e ruolo apicale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico, rigettando i ricorsi degli imputati. La sentenza stabilisce che per provare il vincolo associativo sono sufficienti elementi come la continuità dei rapporti e l'organizzazione di viaggi, anche in presenza di una struttura rudimentale. La Corte ha ritenuto irrilevanti le censure sull'identificazione vocale, valorizzando altre prove, e ha confermato la giurisdizione italiana per reati pianificati sul territorio nazionale.
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Riparazione ingiusta detenzione: diritto e appello
Un cittadino, assolto in primo grado per insussistenza del fatto, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione dalla Corte d'Appello. Quest'ultima aveva erroneamente assimilato il caso alla prescrizione, poiché il processo si era concluso con una declaratoria di inammissibilità dell'appello del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che l'inammissibilità dell'appello rende definitiva l'assoluzione nel merito, consolidando così il pieno diritto del cittadino alla riparazione per l'ingiusta detenzione subita.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso patteggiamento proposto da quattro imputati condannati per rapina, lesioni e tortura. La Suprema Corte ribadisce che, dopo la riforma del 2017 (art. 448 co. 2-bis c.p.p.), l'impugnazione della sentenza di patteggiamento è limitata a specifici vizi, escludendo censure generiche sulla motivazione della pena o sulla valutazione delle prove, a meno di errori manifesti.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento avverso una sentenza per tentata truffa aggravata. Il ricorso era basato sulla presunta omessa valutazione delle cause di non punibilità ex art. 129 c.p.p. La Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, i motivi di ricorso sono tassativi e non includono tale doglianza, condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Remissione di querela: annullata condanna per truffa
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per truffa nei confronti di un professionista, a seguito della remissione di querela da parte della persona offesa. Tuttavia, la Corte ha confermato la responsabilità per i reati di falsità ideologica e sostituzione di persona, in quanto procedibili d'ufficio. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la sola rideterminazione della pena relativa ai reati residui, considerati in continuazione con la truffa, che era il reato più grave.
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Ricorso Patteggiamento: Limiti e Inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un appello contro una sentenza di patteggiamento. L'appello sollevava obiezioni generiche sulla qualificazione giuridica dei fatti e sull'aumento di pena per continuazione. La Corte ha ribadito che un ricorso patteggiamento è consentito solo per i motivi specifici e limitati elencati nell'art. 448, comma 2-bis c.p.p., come un errore manifesto nella qualificazione giuridica, che non era presente in questo caso. L'imputato, accettando il patteggiamento, non può successivamente contestare la colpevolezza o la pena concordata.
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Ricorso generico: come evitarne l’inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 41431/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia penale definendolo 'ricorso generico'. L'impugnazione presentava i motivi come un semplice elenco puntato, privo di argomentazioni e senza correlazione con la sentenza impugnata. La Corte ha sottolineato che un ricorso, per essere valido, deve specificare dettagliatamente le critiche mosse alla decisione precedente, come richiesto dal codice di procedura penale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Pena accessoria: quando va eliminata in appello?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici deve essere eliminata se, a seguito di un concordato in appello (patteggiamento), la pena principale viene ridotta al di sotto dei tre anni di reclusione. Tale eliminazione è obbligatoria, in quanto la pena accessoria diventerebbe illegale, e prevale sull'accordo tra le parti. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi basati su presunti errori di calcolo della pena concordata, se la sanzione finale rimane nei limiti di legge.
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Violazione arresti domiciliari: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per la violazione arresti domiciliari. L'imputato non aveva risposto al campanello durante un controllo delle forze dell'ordine. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici e basati su dati non provati, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver accettato un concordato in appello ai sensi dell'art. 599 bis c.p.p. e rinunciato agli altri motivi, aveva comunque impugnato la sentenza. La Corte ha stabilito che tale accordo ha un effetto preclusivo sull'intero processo, impedendo ulteriori impugnazioni e rendendo definitiva la rinuncia ai motivi non concordati.
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Impugnazione patteggiamento: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La decisione sottolinea che l'impugnazione patteggiamento è consentita solo per i motivi tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., escludendo censure generiche sulla motivazione del giudice, come l'omessa valutazione di cause di proscioglimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: no ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un concordato in appello sulla pena ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. e aver rinunciato ad altri motivi, ha comunque impugnato la sentenza. La Suprema Corte ha stabilito che la rinuncia ai motivi in appello ha un effetto preclusivo che si estende anche al giudizio di legittimità, impedendo di sollevare questioni precedentemente abbandonate.
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Concordato in appello: inammissibile ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello rinunciando ai motivi, aveva comunque impugnato la sentenza. La decisione sottolinea che l'accordo sulla pena ex art. 599-bis cod. proc. pen. ha effetti preclusivi sull'intero svolgimento processuale, impedendo un successivo ricorso per la legittimità della sentenza.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
Un imputato presenta ricorso contro una sentenza di patteggiamento per un reato minore legato agli stupefacenti, lamentando vizi di motivazione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che l'impugnazione è consentita solo per i motivi tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., tra cui non rientrano censure generiche sulla motivazione. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento, ribadendo che i motivi di impugnazione sono tassativamente limitati dalla legge. Un presunto vizio di motivazione del giudice sulla mancata assoluzione non rientra tra i motivi validi per un ricorso patteggiamento. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado (concordato in appello) per detenzione di stupefacenti, aveva impugnato la sentenza lamentando vizi sulla determinazione della pena. La Corte ha ribadito che, in questi casi, il ricorso è precluso, salvo l'ipotesi di pena illegale.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (concordato in appello) per reati di droga, avevano impugnato la sentenza lamentando vizi nella determinazione della pena. La Corte ribadisce che, in caso di concordato, il ricorso è ammesso solo se la pena applicata è "illegale", ovvero esterna ai limiti di legge, e non per contestare le valutazioni del giudice che hanno portato alla sua quantificazione.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché si limita a riproporre i motivi già presentati in appello. La condanna dell'imputato era stata correttamente fondata sulla valutazione congiunta degli indizi, ovvero la merce trovata nella sua abitazione e la sua piena corrispondenza con uno scontrino fiscale relativo a un acquisto illecito, e non sul semplice ritrovamento dei beni.
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Imputato giudicato in assenza: termini allungati
La Corte di Cassazione analizza il caso di due fratelli il cui appello era stato dichiarato inammissibile per tardività. La Corte chiarisce che l'aumento di 15 giorni per l'impugnazione, previsto per l'imputato giudicato in assenza, spetta anche se un verbale d'udienza lo indica erroneamente come presente. La sentenza accoglie il ricorso di uno dei due fratelli, annullando l'ordinanza e rinviando gli atti alla Corte d'Appello, mentre dichiara inammissibile il ricorso dell'altro per mancanza di prove a sostegno della sua tesi.
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Mutamento del giudice: no al riesame dei testi pre-2023
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore condannato per reati fiscali. Il punto centrale della sentenza riguarda il mutamento del giudice: la Corte ha stabilito che la nuova normativa, che prevede il riesame dei testi, non si applica retroattivamente alle deposizioni rese prima del 1° gennaio 2023. Per queste ultime, rimane valida la precedente giurisprudenza che richiede una richiesta specifica e motivata da parte della difesa. La condanna è stata quindi confermata.
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