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Atto abnorme: quando il rigetto del GIP non si impugna

La Corte di Cassazione ha stabilito che non costituisce un atto abnorme il provvedimento con cui il Giudice per le indagini preliminari (GIP) respinge una richiesta di decreto penale di condanna e restituisce gli atti al Pubblico Ministero (PM). Anche se la motivazione del rigetto (mancata riduzione della pena) fosse errata, l’atto non è impugnabile come abnorme perché non crea una stasi del procedimento, potendo il PM procedere con l’azione penale nelle forme ordinarie. Il ricorso del PM è stato quindi dichiarato inammissibile.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 39386 Anno 2025
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Pubblicato il 29 dicembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Atto abnorme: quando il rigetto del GIP è legittimo e non impugnabile

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39386/2025, affronta un tema cruciale della procedura penale: i limiti dell’impugnazione di un provvedimento del Giudice per le indagini preliminari (GIP) e la definizione di atto abnorme. La pronuncia chiarisce che il rigetto di una richiesta di decreto penale di condanna, anche se motivato in modo discutibile, non è di per sé un atto abnorme se non provoca una paralisi insanabile del procedimento. Analizziamo i dettagli di questa importante decisione.

Il caso: il rigetto del decreto penale

La vicenda trae origine dalla richiesta di un Pubblico Ministero (PM) di emettere un decreto penale di condanna nei confronti di un imputato. Il GIP del Tribunale di Busto Arsizio respingeva tale richiesta, restituendo gli atti alla procura. La ragione del rigetto risiedeva nel fatto che il PM, nel calcolare la pena, non aveva operato la riduzione prevista specificamente per quel rito processuale, come stabilito dall’art. 459, comma 2, del codice di procedura penale.

Il ricorso del Pubblico Ministero e la tesi dell’atto abnorme

Contro questa decisione, il PM ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che il provvedimento del GIP fosse un atto abnorme. Secondo il ricorrente, la motivazione del rigetto era meramente apparente e l’atto aveva causato una regressione anomala e una stasi del procedimento, costringendo la pubblica accusa a tornare alla fase precedente senza una valida ragione. Inoltre, il PM sosteneva che il GIP avesse errato nell’interpretare la norma, ritenendo obbligatoria una riduzione di pena che, a suo avviso, era invece facoltativa.

L’analisi della Cassazione: i confini dell’atto abnorme

La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, cogliendo l’occasione per ribadire i confini della nozione di atto abnorme, una categoria creata dalla giurisprudenza per porre rimedio a provvedimenti giudiziari altrimenti non impugnabili ma gravemente viziati.

L’abnormità strutturale e funzionale

La Cassazione ricorda che un atto può essere definito abnorme sotto due profili:

  1. Abnormità strutturale: quando il provvedimento, per la sua singolarità e stranezza, si pone al di fuori dell’intero ordinamento processuale.
  2. Abnormità funzionale: quando l’atto, pur essendo previsto dalla legge, determina una stasi del processo e l’impossibilità di proseguirlo.

L’assenza di stasi procedurale nel caso di specie

Nel caso esaminato, la Corte ha escluso la sussistenza di un atto abnorme sotto entrambi i profili. Il provvedimento di rigetto della richiesta di decreto penale non è strutturalmente abnorme, poiché è un’opzione espressamente prevista dall’ordinamento. Ancora più importante, non è nemmeno funzionalmente abnorme. La restituzione degli atti al PM, infatti, non crea alcuna paralisi processuale. La pubblica accusa ha diverse alternative: può esercitare l’azione penale nelle forme ordinarie (ad esempio, chiedendo il rinvio a giudizio) o persino ripresentare la medesima richiesta, argomentando in modo più approfondito le ragioni della pena proposta.

le motivazioni

La Corte di Cassazione ha fondato la sua decisione sul principio di tassatività dei mezzi di impugnazione, sancito dall’art. 568 c.p.p. Un provvedimento può essere contestato solo nei casi e con le forme previste dalla legge. Il rigetto della richiesta di decreto penale non è tra questi. L’eccezione dell’atto abnorme non può essere invocata per contestare decisioni che, sebbene potenzialmente errate o non condivise, rientrano nelle prerogative del giudice e non compromettono irrimediabilmente l’avanzamento del processo. La semplice illegittimità o l’erronea applicazione di una norma processuale non sono sufficienti a configurare l’abnormità. In sostanza, il dissenso del PM rispetto alla valutazione del GIP sulla congruità della pena è una normale dialettica processuale, non una patologia che giustifichi un ricorso straordinario.

le conclusioni

La sentenza consolida un importante principio: la nozione di atto abnorme deve essere interpretata restrittivamente per non eludere il principio di tassatività delle impugnazioni. Le implicazioni pratiche sono significative:

  • Limite all’impugnazione: Il Pubblico Ministero non può utilizzare lo strumento del ricorso per abnormità per contestare ogni decisione del GIP con cui è in disaccordo.
  • Autonomia del GIP: Viene confermata l’autonomia del Giudice nella valutazione della congruità della pena proposta con il decreto, inclusa l’applicazione delle relative riduzioni.
  • Responsabilità del PM: La pubblica accusa, di fronte a un rigetto, è chiamata a scegliere la strategia processuale più opportuna tra quelle previste dal codice, senza poter contare su una scorciatoia impugnatoria. Questa decisione rafforza la stabilità del sistema processuale, evitando che i disaccordi interpretativi tra giudice e accusa si traducano in continue e anomale impugnazioni.

Il rigetto di una richiesta di decreto penale da parte del GIP è sempre un atto abnorme?
No. Secondo la Cassazione, non è un atto abnorme perché la legge prevede questa possibilità e non crea una stasi del procedimento, dato che il Pubblico Ministero può procedere con l’azione penale in via ordinaria o ripresentare la richiesta.

Cosa si intende per ‘stasi del procedimento’ che può rendere un atto abnorme?
Si ha una stasi quando il processo non può proseguire se non attraverso il compimento di un atto nullo. La semplice restituzione degli atti al Pubblico Ministero, che permette di scegliere un’altra via processuale, non costituisce una stasi idonea a rendere l’atto abnorme.

Un provvedimento del giudice, anche se ritenuto errato, può essere impugnato come abnorme?
No. La Cassazione chiarisce che la categoria dell’atto abnorme non può essere usata per contestare provvedimenti semplicemente ritenuti illegittimi o non condivisi. L’impugnazione è possibile solo se l’atto è manifestamente al di fuori del sistema normativo o se paralizza irrimediabilmente il processo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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