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Art. 118 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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1647 provvedimenti

Altri anni per Art. 118 Codice di Procedura Civile

Opposizione atti esecutivi: vizio formale e ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un debitore che aveva proposto un'opposizione atti esecutivi per la mancanza della formula esecutiva sulla copia del titolo notificatagli. La Corte ha chiarito che i vizi formali sono irrilevanti se non ledono concretamente il diritto di difesa e che l'opposizione stessa sana il difetto per raggiungimento dello scopo. Inoltre, ha ribadito l'inammissibilità di domande nuove introdotte dopo l'atto iniziale di opposizione.
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Dichiarazione di fallimento: ricorso inammissibile
Una società, dopo aver visto respinta la sua domanda di concordato preventivo, subisce la dichiarazione di fallimento su istanza di un creditore. La società ricorre in Cassazione lamentando un errore formale nella convocazione, ma la Corte dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione è che le censure non affrontano il ragionamento della corte d'appello e si limitano a ripetere tesi già respinte, rendendo il ricorso sterile.
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Interessi legali maggiorati: serve la menzione in sentenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31910/2025, ha stabilito un principio fondamentale riguardo gli interessi legali maggiorati (ex art. 1284, c. 4, c.c.). Se un titolo esecutivo giudiziale, come una sentenza, condanna al pagamento di una somma con i generici "interessi legali" senza specificare l'applicazione del tasso più elevato previsto per le transazioni commerciali, in fase di esecuzione si applicherà solo il tasso legale ordinario. Il giudice dell'esecuzione non può integrare o correggere il titolo. La richiesta e la concessione degli interessi legali maggiorati devono avvenire espressamente nel giudizio di merito.
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Distanze legali: Regolamenti locali e costruzioni
In una disputa su un terrapieno costruito sul confine, la Cassazione ha annullato la decisione di merito. Ha stabilito che i giudici devono applicare d'ufficio le norme dei regolamenti edilizi comunali sulle distanze legali, le quali prevalgono sulla facoltà generale di costruire in aderenza prevista dal Codice Civile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata sulla corretta applicazione delle normative locali.
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Termine notifica multa: da quando decorrono i 90 gg?
Un'automobilista riceve una multa per eccesso di velocità. Il verbale viene notificato oltre 90 giorni dopo l'infrazione, ma entro 90 giorni dalla data di redazione del verbale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha annullato la multa, stabilendo un principio cruciale sul termine notifica multa: per le violazioni accertate con strumenti automatici, il termine di 90 giorni decorre dalla data dell'infrazione e non da un momento successivo scelto dall'amministrazione. I ritardi organizzativi interni della Pubblica Amministrazione non possono ledere il diritto di difesa del cittadino.
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Anzianità servizio medico: no al computo economico
Un medico, precedentemente un medico di medicina generale, ha richiesto il riconoscimento della sua pregressa anzianità servizio medico a fini economici dopo essere passato a un ruolo di specialista all'interno della stessa ASL. La Corte Suprema ha respinto la richiesta, stabilendo che la transizione costituisce un nuovo rapporto di lavoro. Il servizio precedente stabilisce solo una priorità per l'assunzione, non un diritto a trasferire l'anzianità economica, in quanto ciò non è esplicitamente previsto nei relativi accordi collettivi nazionali (ACN).
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IRAP avvocati enti pubblici: l’imposta è a carico?
Un ente pubblico previdenziale ha trattenuto illegittimamente una parte dei compensi professionali di un suo avvocato dipendente per coprire l'IRAP. L'avvocato ha contestato la trattenuta. La Corte di Cassazione ha dato ragione al professionista, stabilendo che nel caso di IRAP avvocati enti pubblici, l'onere fiscale ricade esclusivamente sul datore di lavoro. La Corte ha affermato che l'imposta non può essere trasferita sul dipendente, né tramite trattenute dirette né riducendo i fondi destinati ai compensi. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione conforme a questo principio.
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IRAP onorari avvocati: non grava sul dipendente
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente pubblico non può trattenere l'importo dell'IRAP dai compensi professionali dei propri avvocati dipendenti. Con questa ordinanza, si afferma che l'IRAP onorari avvocati è un'imposta a carico esclusivo del datore di lavoro e non può essere traslata sui lavoratori, né direttamente né indirettamente, salvo il superamento di specifici tetti di spesa che l'ente ha l'onere di dimostrare. La sentenza della Corte d'Appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Indennità pronta disponibilità: la parola alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che riconosceva a un dirigente medico un'indennità di pronta disponibilità maggiorata basata su una vecchia delibera aziendale. Secondo la Corte, qualsiasi aumento deve derivare dalla contrattazione collettiva ed essere subordinato alla disponibilità di fondi specifici, la cui prova spetta al lavoratore. Un atto unilaterale del datore di lavoro non è sufficiente a creare un diritto permanente.
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Indennità di pronta disponibilità: CCNL prevale
La Corte di Cassazione, riformando le decisioni dei gradi precedenti, ha stabilito che un medico non ha diritto a una maggiore indennità di pronta disponibilità basata su una vecchia delibera aziendale. I giudici hanno chiarito che la contrattazione collettiva nazionale (CCNL) prevale e che qualsiasi aumento deve essere previsto da accordi integrativi recenti e vincolato alla disponibilità dei fondi aziendali. Inoltre, spetta al lavoratore, e non all'azienda, l'onere di provare la capienza di tali fondi.
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Sovrafatturazione e operazioni inesistenti: la Cassazione
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società l'indebita detrazione IVA per costi gonfiati, tramite sovrafatturazione, nella costruzione di un albergo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sovrafatturazione costituisce una forma di operazione oggettivamente inesistente 'in parte qua'. Pertanto, la contestazione dell'Amministrazione finanziaria era legittima fin dall'inizio, annullando la decisione di secondo grado che aveva ravvisato un vizio procedurale di ultrapetizione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame del merito.
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Sovrafatturazione: per la Cassazione è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che la contestazione di 'operazioni in tutto o in parte inesistenti' da parte dell'Agenzia delle Entrate include anche l'ipotesi di sovrafatturazione. Annullata la decisione di secondo grado che aveva ritenuto fondata un'eccezione di ultrapetizione del giudice di primo grado. Secondo la Suprema Corte, la maggiorazione del prezzo in fattura costituisce un'operazione 'parzialmente inesistente' e non richiede una contestazione autonoma e distinta. Il caso è stato rinviato alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame nel merito.
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Sovrafatturazione: è operazione inesistente
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio cruciale in materia fiscale: la sovrafatturazione, ovvero l'emissione di fatture per importi gonfiati, costituisce una forma di operazione oggettivamente inesistente 'in parte qua'. Il caso riguardava una società che aveva ricevuto un avviso di accertamento IVA per l'utilizzo di tali fatture. La Corte ha cassato la sentenza di secondo grado che aveva erroneamente ritenuto che il giudice di prime cure avesse agito 'ultra petita' esaminando la sovrafatturazione, specificando che tale contestazione rientra a pieno titolo nel tema delle operazioni inesistenti sollevato dall'Amministrazione Finanziaria.
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Sovrafatturazione: è operazione inesistente? Chiarimenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che la contestazione di operazioni oggettivamente inesistenti include implicitamente anche l'ipotesi di sovrafatturazione. In un caso relativo a detrazioni IVA, l'Amministrazione Finanziaria aveva contestato l'uso di fatture fittizie. La Corte d'Appello aveva annullato l'accertamento per vizio di ultrapetizione, ritenendo che la sovrafatturazione non fosse stata esplicitamente contestata. La Cassazione ha ribaltato tale decisione, affermando che "gonfiare" i costi è una forma di operazione parzialmente inesistente, rientrando quindi nel perimetro della contestazione originale. Di conseguenza, il giudice può esaminare la questione senza eccedere i limiti della domanda.
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IRAP medici: ripartizione costi tra ospedale e medico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31845/2025, ha stabilito i principi per la gestione del costo dell'IRAP sull'attività libero-professionale dei medici in ospedale. La Corte ha chiarito che, sebbene l'imposta gravi sull'azienda sanitaria e non possa essere semplicemente 'trasferita' al medico, il suo costo deve essere considerato nella determinazione delle tariffe e nella ripartizione dei proventi. In caso di aumento imprevisto dell'aliquota, l'onere aggiuntivo deve essere suddiviso proporzionalmente tra azienda e professionista. La sentenza di merito, che non aveva verificato il rispetto di questi principi, è stata cassata con rinvio.
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Procedimento disciplinare: quando scatta il termine?
Un dirigente pubblico si oppone a sanzioni disciplinari, sostenendo la scadenza del termine di 120 giorni per il procedimento. La Cassazione chiarisce che il termine per il procedimento disciplinare decorre non da una segnalazione generica, ma dalla ricezione di una 'notizia di infrazione' dettagliata da parte dell'ufficio competente (UPD). Il ricorso è stato respinto, confermando la tempestività dell'azione disciplinare.
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Prescrizione azione di ripetizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di ripetizione di indebito contro un istituto di credito, chiarendo i principi sulla prescrizione azione di ripetizione e sulla validità delle clausole anatocistiche. La Corte stabilisce che per eccepire la prescrizione, alla banca basta allegare l'inerzia del titolare, spettando poi al correntista l'onere di provare la natura non solutoria delle rimesse. Viene inoltre confermato che le vecchie clausole anatocistiche, nulle, necessitano di una nuova pattuizione scritta per essere valide. La sentenza è cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Subappalto: ingerenza del committente e contratto
In una controversia nata da un contratto di subappalto per la costruzione di un parco commerciale, un subappaltatore ha citato in giudizio il committente per ottenere il pagamento diretto dei lavori, sostenendo che l'ingerenza di quest'ultimo avesse creato un nuovo rapporto contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'intervento del committente era giustificato dalla necessità di controllare l'avanzamento dei lavori a fronte delle difficoltà finanziarie dell'appaltatore principale e non configurava la nascita di un nuovo contratto.
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Minimi tariffari: inderogabili ma il ricorso va motivato
Una cittadina ha impugnato in Cassazione la liquidazione delle spese legali, ritenendola inferiore ai minimi tariffari obbligatori. La Suprema Corte, pur ribadendo l'assoluta inderogabilità dei minimi tariffari dopo la riforma del 2018, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che, a un'attenta analisi, l'importo liquidato dal giudice di merito corrispondeva esattamente ai minimi previsti per le fasi processuali effettivamente svolte. La sentenza sottolinea quindi l'importanza di presentare un ricorso specifico e non generico, dimostrando nel dettaglio la violazione lamentata.
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Minimi tariffari avvocato: inderogabili per la Cassazione
Una cittadina ha contestato la liquidazione delle spese legali, ritenuta inferiore ai minimi di legge, in una causa per infrazioni stradali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che dopo la riforma del 2018, i giudici non possono derogare ai minimi tariffari forensi. Questa decisione, in linea con il diritto europeo, riafferma l'importanza dell'equo compenso a tutela della dignità professionale e della qualità della prestazione legale.
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