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Art. 1117 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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403 provvedimenti

Altri anni per Art. 1117 Codice Civile

Proprietà esclusiva del terrazzo: rogito batte compromesso
Una proprietaria ha citato in giudizio la vicina per accertare la proprietà esclusiva del terrazzo di copertura del proprio immobile. La vicina aveva aperto un varco per accedere al terrazzo, sostenendo che fosse un bene condominiale o di sua proprietà. I giudici di merito hanno accolto la domanda della proprietaria, ordinando il ripristino dei luoghi e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della vicina. La Suprema Corte ha chiarito che il terrazzo, coprendo solo l'appartamento della proprietaria, non ha natura condominiale. Inoltre, l'atto di acquisto della vicina escludeva espressamente tale area. La vicina perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: il bivio del condomino
Alcuni singoli condomini hanno proposto opposizione a decreto ingiuntivo emesso contro il Condominio per il pagamento di lavori di ristrutturazione eseguiti da un'impresa appaltatrice. I condomini hanno contestato i conteggi e denunciato gravi difetti nelle opere, chiedendo il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione, rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sulla legittimazione dei singoli proprietari ad agire autonomamente in sostituzione del condominio (specialmente per far valere la garanzia per vizi nell'appalto), ha deciso di non emettere una sentenza definitiva. Con un'ordinanza interlocutoria, la seconda sezione civile ha rinviato la causa alla pubblica udienza per risolvere questa complessa questione di diritto.
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Impugnazione delibera condominiale: il singolo non può agire solo
I comproprietari di un locale al piano terra impugnano una delibera che addebita loro le spese per lavori comuni, sostenendo che il loro immobile sia autonomo rispetto al condominio. Il Tribunale accoglie la domanda e annulla la delibera. Una singola condomina decide di impugnare autonomamente la sentenza favorevole ai comproprietari, ma la Corte d'Appello respinge il gravame. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della condomina e cassa senza rinvio la sentenza d'appello. La Suprema Corte stabilisce che, nei giudizi di impugnazione delibera condominiale, la legittimazione passiva spetta solo all'amministratore. Il singolo condomino può solo intervenire a sostegno del condominio, ma non può proporre un appello autonomo se l'amministratore decide di non impugnare la sentenza.
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Proprietà condominiale: risponde del muro solo chi ne trae vantaggio
Un condomino ha citato in giudizio due comproprietari per l'abbattimento di un muro che occupava la proprietà condominiale, riducendo lo spazio di manovra dei box auto. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato entrambi i convenuti alla demolizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di uno dei due convenuti, evidenziando la sua totale estraneità all'appartamento ampliato e la conseguente carenza di legittimazione passiva. La Suprema Corte ha invece confermato che ogni singolo condomino ha il diritto di agire a tutela della proprietà condominiale, anche se non possiede un box nell'area interessata. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello di Genova per una nuova decisione.
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Servitù di veduta: i limiti alle finestre sul cortile comune
I Successori del Vicino hanno contestato ai proprietari dell'immobile adiacente la trasformazione di due feritoie in finestre affacciate sul cortile comune, lamentando una illegittima servitù di veduta, e la trasformazione del passaggio pedonale in carraio. La Corte d'Appello aveva ritenuto lecita la trasformazione delle finestre considerandola un uso più intenso della cosa comune. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei Successori del Vicino. Ha stabilito che l'apertura di finestre su un cortile comune, da parte del proprietario di un edificio privo di un nesso di accessorietà con il cortile stesso, viola le distanze legali e configura una servitù di veduta abusiva. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Litisconsorzio necessario in condominio: processo da rifare
Un condomino ha contestato la ripartizione dei canoni di locazione derivanti dall'installazione di antenne telefoniche sul tetto del proprio edificio, sostenendo che la proprietà del lastrico solare appartenesse solo ai proprietari di quella specifica torre e non all'intero complesso immobiliare. La Corte di Cassazione ha rilevato un grave errore procedurale: per decidere sulla proprietà di una parte dell'edificio con valore definitivo, è indispensabile coinvolgere singolarmente tutti i condomini del complesso. Poiché l'azione era stata promossa solo contro l'amministratore, si è verificata una violazione del litisconsorzio necessario in condominio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato le decisioni precedenti e ha ordinato di ricominciare il processo da capo davanti al Tribunale.
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Muro di contenimento condominiale: paga il condominio o l’utente?
Due comproprietari di appartamenti in un condominio chiedono la riparazione di un muro di contenimento condominiale in pericolo di crollo. Il muro delimita una stradina comune riservata al loro uso esclusivo. Di fronte all'inerzia del condominio, i proprietari eseguono i lavori a proprie spese per evitare il crollo. La Corte d'Appello condanna il condominio a rimborsare i costi. Il condominio ricorre in Cassazione, sostenendo che il muro non sia comune e che i giudici non potessero disporre il risarcimento in denaro senza una specifica richiesta. La Cassazione rigetta il ricorso: il muro di contenimento condominiale, anche se serve un'area a uso esclusivo, è parte comune. Inoltre, il risarcimento in denaro è un minus compreso nella richiesta di riparazione, legittimando la decisione del giudice.
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Servitù di luce: no alla trasformazione abusiva in presa d’aria
La Società Proprietaria di un'autorimessa sotterranea ha citato in giudizio il Condominio per poter trasformare il locale in box auto e modificare i lucernai posti sul cortile comune, trasformandoli da vetrocemento in griglie per l'aria. Il Condominio si è opposto. I giudici di merito hanno stabilito che la Società ha solo una servitù di luce e non può trasformare i lucernai in prese d'aria, poiché ciò altererebbe la cosa comune e arrecherebbe disturbo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Società, confermando che la trasformazione abusiva viola i limiti della servitù di luce. La Società è stata condannata al ripristino dei luoghi e al pagamento delle spese legali, oltre a una pesante sanzione per abuso del processo.
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Uso delle parti comuni: il parcheggio si decide a maggioranza
I Condòmini hanno impugnato la delibera assembleare che regolamentava il parcheggio condominiale. L'assemblea aveva deciso di chiudere a chiave un corridoio comune per destinarlo in parte alla sosta dei ciclomotori e aveva ridistribuito i posti auto nel cortile. I ricorrenti lamentavano che la nuova assegnazione ostacolasse l'accesso al loro locale terraneo, configurando un'innovazione vietata e alterando l'uso delle parti comuni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice riorganizzazione degli spazi per il parcheggio non costituisce un'innovazione, ma rientra nei poteri ordinari dell'assemblea. Tale decisione mira a disciplinare l'uso delle parti comuni in modo più efficiente per tutti, senza alterare la destinazione del bene o impedire il godimento dei singoli proprietari.
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Usucapione abbreviata: il sottotetto condominiale diventa privato
Un condomino ha citato in giudizio i proprietari dell'ultimo piano di un edificio per far dichiarare la natura condominiale del sottotetto. I convenuti hanno resistito sostenendo di aver acquistato la proprietà esclusiva del locale. La Corte d'Appello ha dato loro ragione, riconoscendo l'avvenuta usucapione abbreviata del bene. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'erede del condomino. I giudici hanno stabilito che i proprietari potevano sommare il proprio possesso a quello dei precedenti venditori (accessione del possesso), poiché il sottotetto era esplicitamente menzionato nei rispettivi atti di acquisto e aveva perso ogni funzione comune fin dal 1988, anno di smantellamento dell'impianto di riscaldamento centralizzato. Di conseguenza, il locale appartiene in via esclusiva ai proprietari dell'ultimo piano.
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Presunzione di condominialità: cortile comune contro costruttore
Un gruppo di condomini ha citato in giudizio gli eredi della costruttrice per accertare la natura comune del cortile circostante l'edificio, da destinare a parcheggio, e per rimuovere una tettoia sporgente che causava lo scolo delle acque piovane. La Corte d'appello aveva respinto le domande ritenendo il cortile privato in base ai titoli d'acquisto dei singoli condomini. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che opera la presunzione di condominialità del cortile. Per superarla occorre esaminare il primo atto di vendita dell'edificio e non i rogiti successivi. Inoltre, lo scolo delle acque tramite tettoia sul fondo comune richiede una specifica servitù di stillicidio.
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Ripartizione spese condominiali: esonero per i garage autonomi
Il Condominio ha richiesto il pagamento di spese straordinarie per scale, androne e impianto idraulico a due comproprietari di un garage con accesso autonomo dalla strada. I proprietari si sono opposti, invocando la tabella del regolamento contrattuale che li esonerava dalle spese di scale e androne, e chiedendo la loro quota di affitto della portineria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale, stabilendo che la ripartizione spese condominiali non può essere modificata a maggioranza dall'assemblea se esiste un regolamento contrattuale che prevede esoneri specifici. Inoltre, l'alloggio del portiere è stato confermato come bene comune. Il ricorso del Condominio è stato rigettato, confermando la vittoria dei proprietari del garage.
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Opposizione a decreto ingiuntivo condominiale: i limiti di difesa
I comproprietari di un immobile hanno proposto opposizione a decreto ingiuntivo condominiale per il pagamento di spese deliberate dall'assemblea. I giudici di merito hanno respinto l'opposizione, rilevando che i vizi lamentati, relativi all'irregolarità della costituzione del condominio e delle convocazioni, costituivano motivi di annullabilità e non di nullità. Di conseguenza, tali vizi avrebbero dovuto essere impugnati entro trenta giorni e non potevano essere fatti valere come semplice difesa contro l'ingiunzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei proprietari, confermando che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo condominiale il giudice deve solo verificare l'esistenza e l'efficacia della delibera. I vizi di annullabilità non possono essere eccepiti per bloccare il pagamento se la delibera non è stata tempestivamente impugnata.
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Uso della cosa comune: vietato il varco verso l’esterno
Un condomino ha realizzato opere di collegamento tra la propria unità immobiliare, una parte comune dell'edificio (muro perimetrale e platea) e un altro immobile di sua proprietà esclusiva situato all'esterno del condominio. Gli altri condomini hanno agito in giudizio denunciando l'uso illegittimo della cosa comune. Il Tribunale ha ordinato la demolizione delle opere per violazione dell'art. 1102 c.c. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del condomino. La Corte ha stabilito che l'uso della cosa comune non può essere finalizzato a servire un immobile estraneo al condominio, poiché ciò configurerebbe un'illegittima servitù a carico del condominio senza il consenso scritto di tutti i partecipanti. Di conseguenza, il condomino abusivo perde la causa e deve demolire le opere realizzate.
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Usucapione del sottotetto: la vicina vince contro il proprietario
Un proprietario rivendica la proprietà del sottotetto sovrastante il suo appartamento, chiedendo lo sgombero della vicina che lo aveva unito alla sua proprietà. Se in primo grado il Tribunale dà ragione alla vicina per intervenuta usucapione, la Corte d'Appello ribalta la decisione ritenendo il sottotetto una pertinenza dell'appartamento sottostante. La Cassazione accoglie il ricorso della vicina: i giudici d'appello hanno ignorato la perizia tecnica, che dimostrava l'abitabilità potenziale del locale e l'accesso esclusivo dall'appartamento della donna, la quale pagava anche le relative spese condominiali dal 1994. La Suprema Corte stabilisce che l'usucapione del sottotetto è possibile se lo spazio ha autonomia strutturale e non serve solo da isolamento termico. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Usucapione di beni condominiali: gli eredi vincono sul Condominio
Un Condominio ha citato in giudizio gli eredi del costruttore originario per rivendicare la proprietà comune di un locale ex serbatoio. Gli eredi hanno risposto chiedendo l'accertamento dell'avvenuta usucapione di beni condominiali, dimostrando che il loro dante causa aveva affittato il locale a terzi sin dal 1990, comportandosi come proprietario esclusivo, pagando le tasse e le spese. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso del Condominio. La Suprema Corte ha stabilito che la firma del regolamento condominiale nel 1994 non ha interrotto il possesso, poiché il locale non era esplicitamente indicato come comune e la sua destinazione originaria era già cessata. Gli eredi mantengono la proprietà esclusiva del locale per usucapione.
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Uso della cosa comune: illecito abbattere il muro in condominio
Una società proprietaria di un immobile confinante con un cortile condominiale ha abbattuto un muro di recinzione per trasformare un accesso pedonale in un passaggio carrabile, eliminando alcuni posti auto comuni. I comproprietari hanno agito in giudizio per chiedere il ripristino del muro. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale che quello incidentale, confermando che il cortile è comune a tutti i condomini in base alla presunzione di condominialità. La Corte ha stabilito che l'abbattimento del muro ha violato i limiti sull'uso della cosa comune, poiché ha alterato la destinazione del cortile e ha sacrificato l'uso dello spazio da parte degli altri condomini. Di conseguenza, i responsabili dell'abbattimento sono stati condannati alla ricostruzione del muro.
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Parti comuni dell’edificio: la recinzione delle cognate è abusiva
Una coppia di coniugi ha citato in giudizio le cognate per accertare la comproprietà di alcune aree di un immobile (seminterrato, portici e cortile), chiedendo la rimozione di una recinzione abusiva. Le cognate si sono opposte, sostenendo di essere le uniche proprietarie del terreno e chiedendo di dichiarare nullo il contratto di acquisto dei coniugi, ritenendolo una donazione simulata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle cognate, confermando la natura di parti comuni dell'edificio per i locali contestati, in base alla loro destinazione d'uso e al concreto utilizzo prolungato nel tempo. La Corte ha inoltre escluso la simulazione del contratto, stabilendo che il prezzo dell'appartamento era stato regolarmente pagato. Le ricorrenti sono state condannate a rimuovere la recinzione e a pagare le spese legali.
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Uso della cosa comune: quando il vicino non può decidere da solo
Un condomino ha installato una scala metallica nel cortile comune, trasformato una finestra in porta su un muro maestro e ostruito la canna fumaria del vicino. Il vicino ha avviato una causa per ottenere il ripristino dello stato dei luoghi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condomino, confermando che il cortile era in comproprietà e che il muro maestro, in quanto parte comune, non poteva essere modificato arbitrariamente. La decisione ribadisce i limiti rigidi sull'uso della cosa comune in ambito condominiale, vietando alterazioni unilaterali che danneggino gli altri comproprietari o modifichino la destinazione dei beni protetti dalla presunzione di comunione.
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Limiti dei poteri dell’assemblea condominiale: vince il singolo
Un condomino ha impugnato la delibera assembleare che autorizzava un altro proprietario a riaprire una porta di collegamento tra il pianerottolo comune e un fienile privato, e a spostare i contatori dell'acqua situati in una cantina privata. La Corte d'Appello aveva respinto l'impugnazione, ritenendo irrilevante stabilire se il fienile facesse parte del condominio e considerando lo spostamento dei contatori una mera proposta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che esistono precisi limiti dei poteri dell'assemblea condominiale. L'assemblea non può deliberare su beni di proprietà esclusiva dei singoli condomini né imporre servitù su parti comuni a favore di proprietà estranee senza il consenso unanime. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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