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Art. 1117 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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403 provvedimenti

Altri anni per Art. 1117 Codice Civile

Proprietà condominiale: come superare la presunzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condomino che rivendicava la proprietà esclusiva di una striscia di terreno adiacente al suo locale commerciale. La Corte ha ribadito che, per superare la presunzione di proprietà condominiale di un bene, è necessario un titolo contrario, ossia un atto di acquisto che escluda in modo inequivocabile la natura comune del bene. L'uso più intenso da parte di un singolo condomino o la sua funzionalità rispetto alla proprietà privata non sono sufficienti a dimostrarne la proprietà esclusiva o la natura pertinenziale, né a fondare una domanda di usucapione in assenza di prove di un possesso esclusivo incompatibile con quello altrui.
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Intervento del terzo: fino a quando si possono agire?
Una società immobiliare ha citato in giudizio alcuni condomini per rivendicare la proprietà di un'area comune. Altri 24 condomini sono intervenuti nel processo per difendere la natura condominiale del bene. La Corte d'Appello ha ritenuto il loro intervento tardivo, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che l'intervento del terzo è ammissibile fino all'udienza di precisazione delle conclusioni per proporre nuove domande, con limiti solo sulle prove.
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Rinuncia agli atti: chi paga le spese legali?
Un gruppo di condomini ha perso una causa contro una società costruttrice riguardo la proprietà di alcune aree. Alcuni hanno fatto appello, ma poi hanno effettuato la rinuncia agli atti. La Cassazione ha chiarito che chi rinuncia deve sempre pagare le spese, salvo diverso accordo, e non è possibile la compensazione da parte del giudice. Inoltre, ha stabilito i criteri per la condanna in solido.
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Regolamento di condominio: non prova la proprietà
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30153/2024, ha stabilito che un Regolamento di condominio, anche se di natura contrattuale, non costituisce un titolo di proprietà idoneo a dimostrare la natura condominiale di un'area. In una controversia sulla costruzione di un muro di confine, la Corte ha chiarito che per dirimere la questione sulla proprietà del suolo è necessario fare riferimento ai titoli petitori (atti di acquisto), non potendo il regolamento prevalere su di essi né essere opposto a un terzo, anche se quest'ultimo è un condomino proprietario di un bene esterno al condominio.
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Proprietà sottosuolo giardino: limiti del giudicato
Una proprietaria otteneva in primo grado il riconoscimento della proprietà esclusiva del suo giardino e del sottosuolo. In appello, il Condominio non contestava la proprietà ma rivendicava una servitù. La Corte d'Appello, tuttavia, dichiarava il sottosuolo bene condominiale. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice d'appello non può pronunciarsi sulla proprietà se l'impugnazione riguarda solo la servitù, per non violare il giudicato interno formatosi. La questione centrale è la distinzione tra la rivendicazione della proprietà del sottosuolo del giardino e quella di un semplice diritto di servitù.
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Proprietà sottotetto: quando è parte comune?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della proprietà del sottotetto. Il caso riguarda la modifica di un sottotetto da parte dei proprietari dell'ultimo piano. La Corte ha rigettato il loro ricorso, confermando che il sottotetto si presume bene comune se funzionale all'edificio (es. isolamento), e spetta a chi ne rivendica la proprietà esclusiva fornire una prova rigorosa tramite un titolo d'acquisto specifico.
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Accordo transattivo: come estingue il processo
Una controversia tra un'usufruttuaria e un condominio riguardo al pagamento di spese straordinarie giunge in Cassazione. Le parti, tuttavia, stipulano un accordo transattivo, portando la Corte a dichiarare la cessazione della materia del contendere. Questa decisione priva di efficacia la sentenza d'appello precedentemente emessa, risolvendo definitivamente la lite attraverso la volontà negoziale delle parti stesse.
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Errore materiale contratto: quando è escluso?
Un ente previdenziale vende degli appartamenti sostenendo, in seguito, che due autorimesse siano state incluse per errore come parti comuni condominiali. I tribunali di primo e secondo grado danno torto all'ente, ritenendo la volontà contrattuale chiara. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente. La Corte stabilisce che non si tratta di un errore materiale contratto, ma di una questione di interpretazione dei fatti, non rivalutabile in sede di legittimità, soprattutto in presenza di una 'doppia conforme'.
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Inadempimento contratto d’appalto: opera finita o no?
In una causa per inadempimento contratto d'appalto, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che non aveva chiarito la linea di confine tra opera 'non ultimata' e opera 'ultimata ma viziata'. La Corte ha ribadito che questa distinzione è fondamentale per determinare se applicare la disciplina generale sull'inadempimento (art. 1453 c.c.) o quella speciale sulla garanzia per vizi (art. 1667 c.c.), che prevede termini di decadenza più brevi. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione dei fatti.
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Supercondominio e uso dei beni comuni: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18241/2024, ha chiarito i presupposti per la costituzione di un supercondominio. Nel caso esaminato, una società immobiliare aveva agito in giudizio per la rimozione di una condotta fognaria che attraversava aree di sua presunta proprietà esclusiva. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello che aveva qualificato tali aree come beni comuni facenti parte di un supercondominio sorto di fatto. Di conseguenza, l'utilizzo della condotta non configurava una servitù illegittima, ma un legittimo uso della cosa comune, respingendo così l'actio negatoria servitutis.
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Supercondominio di fatto: come nasce senza atto?
Una società immobiliare ha rivendicato la proprietà esclusiva di un porticato, agendo contro un condominio per la rimozione di un pozzetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'area è un bene comune in un supercondominio di fatto. La Corte ha chiarito che il supercondominio sorge automaticamente (ipso iure et facto) quando più edifici condividono parti o servizi, senza necessità di un atto formale. La natura comune del bene è stata desunta dalla sua oggettiva funzione di servizio per l'intero complesso immobiliare.
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Proprietà esclusiva garage: la prenotazione vince
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prenotazione di un garage a favore di un socio di una cooperativa edilizia crea un titolo idoneo a garantirne la proprietà esclusiva. Tale prenotazione prevale sulla presunzione di bene comune al momento della costituzione del condominio. La Corte ha annullato la decisione d'appello che, d'ufficio e in assenza di una specifica domanda delle parti, aveva dichiarato nullo l'atto di acquisto del garage ritenendolo bene condominiale. Questo caso sottolinea l'importanza del titolo originario di assegnazione e il limite del potere decisionale del giudice (principio del chiesto e pronunciato).
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Sopraelevazione in condominio: limiti e differenze
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18036/2024, ha chiarito la distinzione fondamentale tra la modifica delle parti comuni e la vera e propria sopraelevazione in condominio. Il caso riguardava la realizzazione di abbaini e un lucernario sul tetto da parte del proprietario dell'ultimo piano. La Corte ha stabilito che tali opere, se comportano l'appropriazione di parti comuni come il tetto, non rientrano nel diritto di sopraelevazione ma costituiscono un'innovazione vietata. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questa distinzione e sulla verifica della sicurezza statica dell'edificio.
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Presunzione di condominialità: il suolo è di tutti?
In una controversia sulla proprietà del sottosuolo di un complesso immobiliare, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito. I giudici avevano escluso la natura comune del suolo basandosi solo sull'interpretazione del regolamento. La Suprema Corte ha invece ribadito che il punto di partenza deve essere sempre la presunzione di condominialità del suolo stabilita dall'art. 1117 c.c. Tale presunzione può essere vinta solo da un'espressa riserva di proprietà contenuta nel primo atto di vendita che ha dato origine al condominio, documento che i giudici di merito non avevano correttamente individuato e analizzato.
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Legittimazione processuale condominio: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18003/2024, ha stabilito principi fondamentali sulla legittimazione processuale del condominio. Ha chiarito che i singoli condomini possono agire per tutelare i beni comuni in modo concorrente con l'amministratore. Inoltre, ha precisato che un giudice non può sindacare incidentalmente la validità di una delibera assembleare annullabile e che, in caso di difetto di autorizzazione, deve essere concesso un termine per la regolarizzazione.
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Diritto di uso esclusivo: la Cassazione nega validità
La Cassazione, con sent. 17991/2024, ha stabilito che il diritto di uso esclusivo su una corte condominiale non può essere creato come diritto reale atipico. Un "patto speciale" in una compravendita successiva non può validamente "concentrare" tale diritto su una sola unità, privandone altre che ne avevano titolo in base all'atto costitutivo del condominio. La pattuizione è stata dichiarata illegittima, accogliendo il ricorso della condomina esclusa.
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Giudicato interno e cause riunite: la Cassazione decide
Una società costruttrice ricorre in Cassazione dopo che la Corte d'Appello le ha negato il diritto a un corrispettivo per i parcheggi condominiali obbligatori. La società sostiene che si sia formato un giudicato interno nei confronti della maggior parte dei condomini, i quali non avevano impugnato specificamente il punto relativo al pagamento. La Suprema Corte, data la rilevanza della questione sull'estensione degli effetti di una sentenza in cause riunite, ha rinviato la decisione alla pubblica udienza.
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Delibera condominiale nulla: quando è impugnabile?
La Corte di Cassazione chiarisce i confini tra delibera condominiale nulla e annullabile. Una società ha impugnato una delibera che ripartiva i costi per il rifacimento di un solaio e delle strutture portanti di una cantina, applicando erroneamente i criteri di legge. La Corte ha stabilito che la delibera è nulla, e quindi impugnabile senza limiti di tempo, perché l'assemblea ha agito al di fuori delle proprie attribuzioni, decidendo su materie non di sua competenza come la ripartizione delle spese per strutture portanti comuni secondo criteri errati e l'accertamento di responsabilità per danni.
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Presunzione di condominialità: la prova contraria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16619/2024, ha chiarito i criteri per determinare la proprietà di un'area contesa in un condominio. Il caso riguardava un viale d'accesso che la Corte d'Appello aveva ritenuto di proprietà esclusiva basandosi su un atto di divisione del 1994. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che per vincere la presunzione di condominialità stabilita dall'art. 1117 c.c., è necessario fare riferimento esclusivamente al primo atto di frazionamento che ha dato origine al condominio. Atti successivi o regolamenti non approvati all'unanimità non sono sufficienti a dimostrare la proprietà esclusiva di un bene altrimenti comune.
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Presunzione parti comuni: il cortile è condominiale?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16084/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari che rivendicavano la proprietà esclusiva di un cortile. La Corte ha confermato la validità della presunzione parti comuni, stabilendo che quando un'area, come un cortile, serve oggettivamente più unità immobiliari, si presume comune. L'onere di provare il contrario spetta a chi ne rivendica la proprietà esclusiva, tramite un titolo che escluda espressamente la comunione, non essendo sufficiente il mero silenzio degli atti.
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