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Art. 1117 Codice Civile — Anno 2024

89 provvedimenti

Altri anni per Art. 1117 Codice Civile

Usucapione lastrico solare: possesso deve esser pubblico
La Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per l'usucapione di un lastrico solare. Con l'ordinanza n. 11639/2024, ha stabilito che il possesso, per essere valido ai fini dell'usucapione, deve essere pubblico, ovvero visibile a una generalità di persone e non solo al proprietario. Un possesso esercitato in modo nascosto e non percepibile dall'esterno è considerato clandestino e non idoneo a far maturare l'usucapione del lastrico solare. La Corte ha inoltre cassato la sentenza d'appello per aver deciso su un appello incidentale condizionato, nonostante la condizione non si fosse verificata.
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Vincolo di destinazione: alloggio del portiere in condominio
Un proprietario acquista all'asta un immobile destinato ad alloggio del portiere e agisce per finita locazione contro il condominio. I giudici di merito rigettano la domanda, riconoscendo un vincolo di destinazione sull'immobile qualificabile come obbligazione proter rem, che si trasferisce con la proprietà. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione e la presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti sulla natura e opponibilità di tale vincolo di destinazione, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a pubblica udienza per una decisione di particolare rilevanza nomofilattica.
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Dies a quo usucapione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12733/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia di usucapione di servitù. Il caso riguardava una costruzione realizzata in violazione delle distanze legali. La Corte ha stabilito che il termine ventennale per l'usucapione (dies a quo usucapione) non inizia a decorrere dalla realizzazione della sola struttura portante, ma dal momento in cui l'edificio è completato nella sua forma definitiva e visibile, rendendo evidente la lesione del diritto del vicino. La Corte ha rigettato il ricorso del condominio costruttore, confermando che l'onere della prova su tale momento spetta a chi intende usucapire il diritto.
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Litisconsorzio necessario: tutti i condomini in causa
Una proprietaria ha citato in giudizio il condominio per vedersi riconoscere un diritto reale d'uso esclusivo su un posto auto. La Corte di Cassazione ha annullato l'intero procedimento, stabilendo che in questi casi vige il litisconsorzio necessario: la causa deve essere intentata contro tutti i singoli condomini, non solo contro l'amministratore. Il processo dovrà ricominciare dal primo grado.
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Interpretazione contratto: il significato letterale
Una venditrice cita in giudizio l'acquirente di un immobile e la notaia rogante per ottenere la consegna di un assegno di 10.000 euro, tenuto in deposito fiduciario. La consegna era subordinata alla 'sistemazione catastale' di un torrino. L'acquirente si opponeva, sostenendo che la venditrice non avesse provato la proprietà del bene. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha chiarito che l'interpretazione del contratto deve attenersi al significato letterale delle parole. 'Sistemazione catastale' significava solo regolarizzazione formale dei registri, non prova della proprietà, poiché il bene era già stato trasferito nel rogito principale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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TARI aree scoperte: la Cassazione chiarisce la tassa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19631/2024, ha stabilito importanti principi sulla TARI. Ha chiarito che la quota fissa del tributo è sempre dovuta, anche se l'azienda smaltisce in proprio i rifiuti speciali assimilati. Inoltre, ha confermato che le aree scoperte, come i parcheggi aziendali, sono soggette a tassazione, in quanto si presume che producano rifiuti. Spetta al contribuente fornire la prova contraria per ottenere un'eventuale esenzione. La sentenza ha annullato la decisione di merito che aveva esonerato completamente un'azienda di commercio all'ingrosso.
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Tassabilità aree scoperte: la Cassazione sui parcheggi
Una società della grande distribuzione contestava la tassabilità delle aree scoperte adibite a parcheggio per la tassa rifiuti. La Cassazione, pur annullando l'accertamento per un'annualità per decadenza, ha confermato il principio di tassabilità per gli anni successivi. La frequentazione umana rende i parcheggi aree presuntivamente produttive di rifiuti, spostando l'onere della prova sul contribuente, che deve dimostrare la loro inidoneità a produrre rifiuti.
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Detrazione parti comuni: bonus anche senza condominio
Con la sentenza n. 19472/2024, la Corte di Cassazione ha stabilito che la detrazione fiscale per lavori di manutenzione sulle parti comuni di un edificio spetta anche ai comproprietari di immobili non formalmente costituiti in condominio. La Corte ha chiarito che il riferimento normativo all'art. 1117 c.c. serve unicamente a identificare quali parti sono considerate 'comuni' (es. tetto, fondazioni), senza limitare il beneficio ai soli condomini. La decisione amplia quindi la platea dei beneficiari dell'agevolazione, includendo situazioni di semplice comproprietà con parti condivise, come un edificio con due soli proprietari.
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Revoca confisca: limiti del giudicato e accessione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'estensione della revoca confisca da un singolo fabbricato ai terreni sottostanti e ad altri beni. La Corte ha stabilito che un provvedimento di confisca divenuto irrevocabile (coperto da giudicato) non può essere messo in discussione. Inoltre, il principio dell'accessione invertita non è applicabile per annullare una confisca definitiva, specialmente quando il fabbricato è una pertinenza del fondo e non viceversa.
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Regolamento di confini: i criteri dell’art. 950 c.c.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22490/2024, ha chiarito che in una causa per violazione delle distanze legali, l'incertezza del confine non può portare al rigetto della domanda. Il giudice deve procedere al regolamento di confini secondo i criteri dell'art. 950 c.c. e non applicando norme sulla forma dei contratti. La Corte ha inoltre ribadito i principi sul risarcimento del danno da occupazione illegittima, che non è automatico ma richiede la prova di un pregiudizio concreto.
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Ricorso per revocazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, dichiara inammissibile un ricorso per revocazione avverso una propria precedente decisione. Il caso riguarda una complessa divisione ereditaria in cui un terzo, che aveva acquistato quote immobiliari, si era opposto alla sentenza di divisione. La Corte chiarisce che un'errata applicazione delle norme processuali, come quelle sulla procura legale, non costituisce un errore di fatto che giustifica la revocazione, ma un errore di diritto. Viene inoltre ribadito che il giudicato formatosi tra le parti originarie non è opponibile al terzo i cui diritti sono stati pregiudicati.
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Presunzione di condominialità: come si vince?
Un proprietario di un locale commerciale ha citato in giudizio il proprio condominio, rivendicando la proprietà esclusiva di una striscia di terreno antistante il suo immobile. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. È stato chiarito che per superare la presunzione di condominialità su un'area, non basta l'uso esclusivo, ma è necessario un titolo di proprietà contrario, risalente al primo atto di vendita dell'originario costruttore, che riservi espressamente il bene dalla comunione. In assenza di tale titolo, l'area resta bene comune.
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Presunzione di condominialità: il cortile è comune
La Corte di Cassazione ha confermato che un'area cortilizia, anche se da decenni adibita a parcheggio pubblico a pagamento gestito da terzi, rientra tra le parti comuni di un condominio. La sentenza sottolinea che la presunzione di condominialità, basata sulla funzione strutturale dell'area (fornire aria e luce), può essere vinta solo da una chiara ed esplicita esclusione negli atti di compravendita. L'uso pregresso non è sufficiente a dimostrare la proprietà esclusiva dell'originario costruttore o venditore, in questo caso un ente previdenziale. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando la decisione della Corte d'Appello e stabilendo la natura condominiale del cortile.
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Obbligazione propter rem: limiti all’autonomia privata
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29199/2024, ha stabilito che un vincolo di destinazione d'uso per l'alloggio del portiere, previsto in un regolamento condominiale, non può configurare una obbligazione propter rem. Tali obbligazioni, che legano un dovere alla proprietà di un bene, possono essere create solo dalla legge (principio di tipicità) e non dall'autonomia contrattuale dei privati. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva riconosciuto il vincolo come perpetuo, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Lastrico solare: quando è un bene condominiale?
La Corte di Cassazione ha rinviato a pubblica udienza la decisione su un caso complesso riguardante la proprietà di un lastrico solare. La controversia nasce da una terrazza, inizialmente di proprietà esclusiva, che la Corte d'Appello ha considerato divenuta bene comune perché in un successivo atto di trasferimento non era stata ribadita la riserva di proprietà. Data l'importanza della questione, la Suprema Corte ha ritenuto necessario un approfondimento prima di stabilire un principio di diritto definitivo.
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Litisconsorzio necessario: quando citare i condomini
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dibatteva l'appartenenza di alcune proprietà a un condominio. La decisione si fonda su un vizio procedurale cruciale: il mancato coinvolgimento di tutti i singoli condomini nel processo, una condizione nota come litisconsorzio necessario. La Corte ha stabilito che le azioni legali che incidono sui diritti di proprietà delle parti comuni richiedono la partecipazione di ogni proprietario, non bastando la sola figura dell'amministratore. Di conseguenza, il processo è stato dichiarato nullo e rinviato al tribunale di primo grado per essere celebrato nuovamente con la corretta integrazione del contraddittorio.
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Litisconsorzio necessario condominio: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza per violazione del principio del litisconsorzio necessario condominio. La causa, nata per accertare se alcune unità immobiliari facessero parte di un condominio o fossero solo gravate da una servitù di passaggio, non aveva coinvolto tutti i proprietari. La Suprema Corte ha stabilito che le azioni legali che incidono sui diritti di proprietà delle parti comuni richiedono la partecipazione obbligatoria di tutti i condomini, pena la nullità dell'intero giudizio, rimettendo la causa al giudice di primo grado.
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Servitù per destinazione: i requisiti essenziali
Una società costruiva balconi con affaccio sulla proprietà confinante, invocando una servitù preesistente. La Corte di Cassazione ha negato la costituzione di una servitù per destinazione del padre di famiglia, confermando le sentenze di merito. Le ragioni risiedono nella mancanza di due requisiti fondamentali: al momento della divisione dei fondi, questi non appartenevano a un unico proprietario e le opere (balconi, vedute) non erano ancora visibili e permanenti, facendo così venir meno il requisito dell'apparenza.
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Critica CTU cassazione: quando è inammissibile?
Un proprietario ha impugnato in Cassazione la quantificazione del danno da infiltrazioni, basata su una perizia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la mera critica alla CTU in Cassazione non è sufficiente se non si individua un fatto storico decisivo che il giudice di merito ha omesso di esaminare. Il ricorso contestava la valutazione del danno e il concorso di colpa del danneggiato, ma si limitava a criticare l'operato del perito senza indicare un fatto omesso.
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Cortile comune: la presunzione di condominialità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27481/2024, ha stabilito che un cortile si presume di proprietà comune di tutti i condomini, inclusi i proprietari di negozi senza accesso diretto. Questa presunzione legale, basata sulla funzione del cortile di fornire aria e luce a tutto l'edificio, può essere superata solo da una clausola chiara ed esplicita nel titolo costitutivo del condominio che ne riservi la proprietà ad alcuni. La semplice assegnazione di posti auto in una porzione del cortile non è sufficiente a escludere gli altri dalla comproprietà dell'intera area.
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