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Tribunale Di Sorveglianza — Anno 2022

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492 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Tribunale Di Sorveglianza

Provvedimenti

Libertà vigilata: orario di rientro modificabile con appello
Un uomo sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata ha chiesto al Magistrato di Sorveglianza di posticipare l'orario di rientro serale nella propria abitazione alle ore 22.00. Il magistrato ha respinto la richiesta e il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, ritenendo l'atto una decisione puramente amministrativa non contestabile. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale impostazione, stabilendo che le decisioni che negano o concedono modifiche stabili alle prescrizioni incidono in modo diretto sulla libertà personale. Di conseguenza, contro il diniego alla variazione degli orari della libertà vigilata è sempre ammesso l'appello dinanzi al Tribunale di Sorveglianza, il quale deve esaminare il merito della domanda.
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Affidamento in prova negato: reinserimento sociale vs. rischio recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'affidamento in prova al servizio sociale a un condannato. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato la misura alternativa, evidenziando la mancanza di un concreto percorso di reinserimento sociale, l'assenza di un regolare titolo di soggiorno e di un'attività lavorativa stabile. Inoltre, ha rilevato una persistente propensione all'uso di stupefacenti, che aumentava il rischio di nuovi reati per procurarsi fondi. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile, poiché le motivazioni del Tribunale erano logiche e coerenti, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sostituzione della misura alternativa: evitato il carcere
Un condannato in regime di affidamento in prova ha violato ripetutamente le prescrizioni imposte, senza commettere nuovi reati. Il Tribunale di Sorveglianza ha deciso di evitare il rientro in carcere e ha disposto la sostituzione della misura alternativa con la detenzione domiciliare. La Procura Generale ha impugnato il provvedimento, sostenendo che la violazione degli obblighi imponesse la revoca secca e il divieto triennale di nuovi benefici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Procura. I giudici hanno chiarito che l'ordinamento consente al magistrato di scegliere una via intermedia più restrittiva senza dover revocare formalmente la misura.
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Ricorso Penale Inammissibile: Grave Infermità Negata, Costi a Carico
Un Individuo ha presentato un ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che aveva negato un beneficio, basandosi sulla sua grave infermità. Il Tribunale di Sorveglianza aveva escluso la grave infermità e considerato la pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo i motivi manifestamente infondati. Di conseguenza, l'Individuo è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Colloqui in carcere via video: il diritto del detenuto prevale sul ricorso del Ministero
Un detenuto aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza il diritto ai Colloqui in carcere via video o telefonici, anche tramite un ufficio di polizia giudiziaria vicino alla residenza dei familiari, a causa delle restrizioni Covid-19. Il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso, sostenendo un eccesso di potere e che tali modalità fossero eccezionali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Ministero inammissibile, confermando la decisione del Tribunale. Questo ha ribadito l'importanza di garantire il diritto del detenuto ai contatti familiari, anche in situazioni di emergenza sanitaria.
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Diritti dei Detenuti 41-bis: Scambio Cibo, Cassazione conferma limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto sottoposto al regime del 41-bis, che contestava i limiti temporali per lo scambio di generi alimentari con altri reclusi del suo gruppo di socialità. Il Tribunale di Sorveglianza aveva già ritenuto legittima la regolamentazione dell'Amministrazione Penitenziaria. La Suprema Corte ha confermato che tali limitazioni rappresentano un corretto esercizio del potere amministrativo, bilanciando i Diritti dei detenuti 41-bis con le esigenze organizzative e di sicurezza, senza alcuna grave lesione.
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Videochiamate per detenuti al 41-bis: il diritto alla famiglia
Un detenuto sottoposto al regime carcerario differenziato ha chiesto di svolgere il colloquio mensile tramite videochiamata con la moglie e la figlia, entrambe recluse in altri istituti penitenziari. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta, ritenendo non provata l'impossibilità di svolgere incontri fisici in presenza e ipotizzando la concessione di permessi premio alle congiunte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato e ha annullato il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la condizione di reciproca detenzione rende oggettivamente impossibile l'incontro in presenza. Inoltre, l'amministrazione penitenziaria dispone di strumenti tecnologici sicuri per garantire le videochiamate per detenuti al 41-bis salvaguardando sia le relazioni familiari sia le esigenze inderogabili di ordine pubblico.
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Liberazione anticipata: i nuovi reati compromettono il beneficio
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la **liberazione anticipata** a un condannato per un periodo specifico. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Il motivo principale era che il condannato aveva commesso nuovi reati poco dopo il periodo per cui chiedeva il beneficio. La Suprema Corte ha stabilito che le condotte criminali successive, anche se avvenute in libertà, possono dimostrare una mancata rieducazione e giustificare il rifiuto della liberazione anticipata per periodi precedenti. Il ricorso del condannato è stato dichiarato inammissibile.
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Proroga 41-bis: legittimo il rinnovo con la sola probabilità
Un detenuto affiliato a un'organizzazione mafiosa ha contestato il decreto ministeriale che disponeva la proroga 41-bis per ulteriori due anni. La difesa ha sostenuto l'assenza di motivazioni adeguate riguardo al rischio concreto di ripristinare i contatti con il clan. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto il reclamo, evidenziando il ruolo di rilievo rivestito dal soggetto, la persistente vitalità del sodalizio e il fatto che il recluso avesse percepito somme di denaro di matrice criminale durante la carcerazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che per rinnovare la misura restrittiva non serve la certezza assoluta dei contatti, ma basta la loro ragionevole probabilità. Il ricorrente è stato condannato al versamento delle spese e di una somma pecuniaria.
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Affidamento in prova al servizio sociale: stop dopo i contatti illeciti
Il Tribunale di sorveglianza ha dichiarato l'esito negativo della misura per un condannato che fruiva dell'affidamento in prova al servizio sociale. Durante il periodo di prova, le intercettazioni hanno rivelato contatti costanti dell'uomo con pregiudicati e la contrattazione per l'acquisto di sostanze stupefacenti. Il condannato ha proposto ricorso sostenendo che le indagini penali a suo carico erano state archiviate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'archiviazione penale non impedisce alla magistratura di sorveglianza di valutare autonomamente le condotte concrete. I contatti vietati e il mancato rispetto delle prescrizioni dimostrano una falsa adesione al percorso rieducativo, rendendo legittima la conclusione negativa della misura alternativa.
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Detenzione domiciliare negata tra pena residua ed evasione
Un detenuto ha presentato ricorso per ottenere la detenzione domiciliare, sostenendo di dover scontare un residuo di pena inferiore a due anni. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta a causa della sua elevata pericolosità sociale. L'uomo risultava infatti sottoposto a custodia cautelare in carcere per narcotraffico e aveva a carico un procedimento pendente per evasione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il solo calcolo della pena residua non garantisce l'accesso alla misura alternativa se sussiste un concreto profilo di inaffidabilità del condannato rispetto agli obblighi domiciliari.
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Collaboratore di giustizia: negata la detenzione domiciliare, Cassazione annulla
Un collaboratore di giustizia, condannato per omicidio, ha chiesto la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato il beneficio, sostenendo che il suo percorso di ravvedimento non fosse maturo a causa di due procedimenti disciplinari in carcere, poi archiviati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato. Ha ritenuto che il Tribunale avesse motivato in modo contraddittorio e illogico, ignorando l'importanza della collaborazione con la giustizia, il consolidato percorso di revisione critica e il perdono ricevuto dalla figlia della vittima. La Cassazione ha annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale di Sorveglianza per un nuovo esame.
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Regime detentivo speciale 41-bis: Cassazione conferma proroga, ricorso inammissibile
Un detenuto, condannato per associazione mafiosa e traffico di droga, ha contestato la proroga del suo Regime detentivo speciale 41-bis decisa dal Tribunale di Sorveglianza. Il ricorrente sosteneva che la decisione si basava su fatti datati e non attuali, e che il suo ruolo nel clan era limitato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per mantenere il Regime detentivo speciale 41-bis è sufficiente accertare la persistenza della capacità del condannato di comunicare con l'organizzazione criminale. Il Tribunale aveva adeguatamente motivato la proroga, considerando l'operatività del clan e l'arresto di familiari del detenuto.
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Revoca affidamento terapeutico: illegittimo l’azzeramento retroattivo
Un condannato in regime alternativo ha subito la revoca affidamento terapeutico con efficacia retroattiva a causa di diverse infrazioni, tra cui la guida senza patente. Il Tribunale di Sorveglianza ha fatto decorrere la revoca dalla primissima violazione di due anni prima, ignorando che nei controlli intermedi l'uomo era stato comunque riammesso al percorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. I giudici di legittimità hanno chiarito che il tribunale non può cancellare arbitrariamente l'intero periodo di prova svolto senza un'adeguata motivazione. L'autorità deve valutare le concrete restrizioni subite dal condannato e spiegare puntualmente perché il beneficio sia fallito fin dall'origine.
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Richiesta di Affidamento in prova al servizio sociale negata: il peso del passato
Un condannato ha chiesto l'applicazione dell'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la misura, ritenendo che il condannato non avesse avviato un percorso di revisione critica delle sue condotte illecite e fosse ancora socialmente pericoloso, a causa di numerosi precedenti penali. L'opportunità lavorativa e una relazione favorevole dell'UEPE non sono state considerate sufficienti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. Il condannato deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Ricorso per Cassazione Inammissibile: la forma prevale sulla sostanza
Un condannato ha presentato ricorso per cassazione contro la revoca della sua detenzione domiciliare. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Questo perché la legge prevede che i ricorsi per cassazione, dopo il 2017, debbano essere firmati da un avvocato iscritto all'albo speciale della Cassazione. Il ricorso del condannato non rispettava questa forma. La Corte ha quindi respinto il ricorso e ha condannato il ricorrente a pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso penale: quando l’interesse a impugnare svanisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso penale presentato da un condannato contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. Il motivo è la sopravvenuta carenza di interesse: il ricorrente aveva già finito di espiare la pena prima che la Cassazione decidesse sul suo ricorso. L'interesse a impugnare deve essere attuale e concreto. Poiché la pena era già stata scontata, il ricorso non aveva più uno scopo utile. Questa inammissibilità ricorso penale non comporta spese processuali a carico del ricorrente.
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Affidamento in prova al servizio sociale tra passato e recupero
Un detenuto condannato per gravi reati ha richiesto l'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza considerando esclusivamente i precedenti penali e la gravità dei fatti commessi, ritenendo necessaria la prosecuzione del carcere. Il condannato ha proposto ricorso per Cassazione evidenziando la mancata valutazione dei suoi progressi carcerari e dell'encomio lavorativo ricevuto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e annullato l'ordinanza. I giudici hanno chiarito che il passato criminale non può precludere da solo la misura alternativa e che non serve un recupero già ultimato, ma basta l'avvio concreto della revisione critica della propria condotta.
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Affidamento in prova ai servizi sociali: stop ai rigetti sommari
Un condannato a pena detentiva ha richiesto la concessione della misura alternativa nota come affidamento in prova ai servizi sociali. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la domanda svalutando l'attività lavorativa part-time dell'interessato presso un'associazione sportiva e sala giochi. I giudici hanno ritenuto il lavoro poco edificante e lo stipendio annuo troppo modesto, trascurando il lungo tempo trascorso dai reati e i contenuti positivi della relazione UEPE. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato e ha annullato l'ordinanza con rinvio. La Suprema Corte ha chiarito che i giudici devono valutare la personalità complessiva del soggetto senza esprimere giudizi sommari sull'occupazione lavorativa e senza ignorare i progressi rieducativi documentati.
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Affidamento in prova negato: la Cassazione ordina nuova valutazione
Un professionista, condannato per appropriazione indebita, ha richiesto l'Affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta, concedendo la detenzione domiciliare, basandosi sulla gravità del reato e altre condanne. Il condannato ha impugnato la decisione, sostenendo che il Tribunale non aveva considerato il suo percorso rieducativo e aveva commesso errori nella valutazione di un reato pendente. La Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza e rinviando il caso al Tribunale per una nuova e più approfondita valutazione sull'Affidamento in prova al servizio sociale.
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