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Tribunale Di Sorveglianza — Anno 2022

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492 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Tribunale Di Sorveglianza

Provvedimenti

Trattenimento della corrispondenza: no a foto anonime al 41-bis
La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento con cui è stato disposto il trattenimento della corrispondenza, nello specifico alcune fotografie inviate a un detenuto sottoposto al regime di massima sicurezza del 41-bis. Il blocco delle immagini è stato motivato dalla mancata identificazione delle persone ritratte nelle foto. Il Tribunale di Sorveglianza ha ritenuto legittima la regola interna del carcere che impone tale identificazione per ragioni di sicurezza e prevenzione di reati. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del detenuto, evidenziando che quest'ultimo non ha fornito l'identità dei soggetti effigiati né nel reclamo né nel ricorso, non dimostrando così alcuna lesione concreta al proprio diritto all'affettività. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese.
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Liberazione anticipata: no al no automatico per sanzioni
Il Tribunale di Sorveglianza negava la liberazione anticipata a un detenuto per diversi periodi, a causa di reati commessi fino al 2017 e di una sanzione disciplinare di due giorni subita nel 2018. Il detenuto proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso per i periodi precedenti al 2017, ritenendo logico che la commissione di reati escluda la partecipazione alla rieducazione. Ha invece accolto il ricorso per il semestre del 2018: i giudici non possono negare la liberazione anticipata in modo automatico solo per la presenza di una sanzione disciplinare, senza valutarne la gravità concreta e l'impatto sul percorso complessivo del detenuto. La decisione è stata annullata con rinvio per questo specifico periodo.
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Regime carcerario 41-bis: la Cassazione nega la revoca al boss
Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha confermato l'applicazione del Regime carcerario 41-bis nei confronti di un detenuto, ritenuto esponente di spicco di un'associazione mafiosa. Il detenuto ha proposto ricorso per Cassazione lamentando violazioni di legge e la mancata partecipazione all'udienza a causa dell'interruzione del collegamento video. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato la perdurante operatività del clan e la capacità del detenuto di mantenere contatti con l'esterno, confermata dal rinvenimento di ingenti somme di denaro e lettere di passaggio di consegne. La Cassazione ha ribadito che il ricorso di legittimità non può riguardare il merito delle valutazioni di fatto e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Liberazione anticipata: una sola infrazione non cancella il beneficio
Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato la liberazione anticipata a un detenuto a causa di una singola infrazione disciplinare commessa durante il semestre di valutazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto, stabilendo che i giudici non possono negare il beneficio basandosi solo sulla sanzione inflitta. È necessaria una valutazione globale e concreta del comportamento del detenuto, verificando se l'episodio sia occasionale e confrontandolo con la sua complessiva partecipazione al percorso di rieducazione. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, ordinando un nuovo esame del caso.
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Liberazione anticipata negata per reati commessi dopo il carcere
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la liberazione anticipata a un condannato per un periodo di custodia cautelare, a causa di nuove condotte delittuose commesse dopo il ritorno in libertà. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i nuovi fatti, relativi al reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, fossero successivi e irrilevanti rispetto al periodo di detenzione da valutare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il comportamento post-dimissione può giustificare retroattivamente il diniego della liberazione anticipata. Questo avviene quando la condotta successiva dimostra, con un giudizio globale, la mancanza di una reale partecipazione al percorso di rieducazione e il rifiuto della risocializzazione. Di conseguenza, il ricorrente perde il beneficio e deve pagare le spese processuali.
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Patrocinio in Cassazione: l’errore del legale costa caro
Il Tribunale di Sorveglianza di Torino rigettava la domanda di ammissione a una misura alternativa presentata da un soggetto condannato. Il difensore di fiducia del condannato proponeva ricorso per cassazione, qualificandolo erroneamente come opposizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché sottoscritto da un avvocato privo del necessario patrocinio in Cassazione, ovvero della specifica abilitazione per le giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Consegna di fotografie al detenuto: vietata senza documenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il provvedimento che vietava la consegna di fotografie inviate per posta. La decisione conferma che la consegna di fotografie al detenuto è subordinata a rigide regole di sicurezza. In particolare, le immagini devono essere accompagnate dall'indicazione dell'identità del soggetto raffigurato e da una copia del suo documento di riconoscimento. Tali adempimenti devono essere preventivi e non possono essere sanati successivamente. La Suprema Corte ha ribadito che il controllo mira a impedire l'ingresso in carcere di immagini di soggetti non identificati o di messaggi criptati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Liberazione anticipata negata: la malattia non scusa la violenza
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la liberazione anticipata a un detenuto a causa di numerosi comportamenti illeciti e sanzioni disciplinari accumulati sia durante la detenzione domiciliare che in carcere, tra cui spaccio, evasione, danneggiamenti e aggressioni ai compagni. La difesa ha impugnato la decisione sostenendo che le gravi condizioni psichiche del condannato giustificassero tali condotte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che, nonostante i problemi di salute mentale, i gravi comportamenti oggettivi dimostrano la totale mancanza di partecipazione al percorso di rieducazione. Di conseguenza, il provvedimento di diniego del beneficio è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Proroga del regime di 41-bis: il boss in cella perde il ricorso
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del regime di 41-bis per un detenuto, ritenuto capo di un clan camorristico. La difesa ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la pericolosità non fosse attuale a causa dei molti anni trascorsi in carcere e della mancanza di collegamenti recenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione. Nel caso specifico, il Tribunale ha giustamente evidenziato la persistente operatività del clan, l'uso di linguaggi criptici nei colloqui e l'assenza di una reale dissociazione del detenuto, confermando la legittimità del carcere duro.
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Liberazione anticipata: le sanzioni passate bloccano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della liberazione anticipata per tre semestri di pena. Il Tribunale di sorveglianza aveva negato il beneficio a causa di cinque infrazioni disciplinari commesse dal condannato, ritenendole sintomatiche di una mancata partecipazione al percorso di rieducazione. La difesa sosteneva che nell'ultimo semestre non fossero state commesse violazioni e che le sanzioni precedenti non incidessero sul periodo finale. La Suprema Corte ha invece stabilito che la gravità delle infrazioni passate proietta i suoi effetti negativi anche sul periodo successivo, confermando che la valutazione della condotta deve essere complessiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione domiciliare negata: la condotta in carcere decide
Il Tribunale di sorveglianza ha negato la detenzione domiciliare a un condannato a causa della sua condotta negativa all'interno del carcere. Il detenuto ha infatti collezionato numerose sanzioni disciplinari e denunce durante la carcerazione, oltre ad avere gravi precedenti penali per reati contro la persona e il patrimonio. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il giudizio sulla personalità del reo era corretto e motivato. Di conseguenza, il ricorrente non ha ottenuto la detenzione domiciliare ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Permesso premio negato: la Cassazione punisce il ricorso inutile
Il Tribunale di sorveglianza ha negato a un detenuto la concessione di un permesso premio. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una mancata valutazione del suo percorso rieducativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il ricorrente mirava a una inammissibile rivalutazione dei fatti. Il diniego si fonda sulla gravità dei reati commessi, sulla persistente pericolosità sociale e sulle relazioni negative della direzione del carcere, che testimoniano una insufficiente revisione critica del proprio passato criminale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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