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Tribunale Di Sorveglianza

2315 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Organo giudiziario competente a decidere sulla concessione dei benefici penitenziari e sulle misure alternative alla detenzione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Regime penitenziario 41-bis: musica e rigore di sicurezza
Un detenuto sottoposto al regime penitenziario 41-bis ha presentato reclamo per ottenere l'autorizzazione all'acquisto di CD musicali e del relativo lettore digitale. La magistratura di sorveglianza ha accolto la richiesta del detenuto, ritenendo ingiustificato il divieto imposto dal carcere. Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando i concreti rischi per la sicurezza e l'insostenibile dispendio di risorse umane necessarie per controllare ogni singolo supporto. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dell'amministrazione penitenziaria, annullando con rinvio l'ordinanza. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto all'ascolto musicale non può imporre oneri di verifica incompatibili con le rigide finalità preventive del regime speciale.
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Pericolosità Sociale: Ricorso Inammissibile per Nuova Valutazione
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Milano che aveva confermato una misura di sicurezza detentiva, basata sulla sua presunta pericolosità sociale e delinquenza abituale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il Lavoratore cercava una nuova valutazione di merito sui presupposti della misura, ma il ricorso non individuava vizi specifici del provvedimento. La Corte ha ritenuto logica la valutazione della pericolosità sociale, considerando le condotte criminose reiterate dopo un'espulsione.
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Colloqui a distanza per detenuti 41-bis: Cassazione respinge ricorso
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis ord. pen. ha ottenuto l'autorizzazione a effettuare colloqui a distanza con i familiari tramite videochiamata durante il periodo pandemico. L'Amministrazione penitenziaria e il Ministero della Giustizia hanno presentato ricorso contro questa decisione, sostenendo vizi di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che i colloqui a distanza per detenuti 41-bis sono consentiti in situazioni di impossibilità o grave difficoltà di effettuare incontri in presenza, come nel caso dell'emergenza sanitaria.
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Detenzione CD musicali 41-bis: Sicurezza vs. Diritto alla Musica in Carcere
Un detenuto, sottoposto al regime penitenziario differenziato (41-bis), ha chiesto di poter detenere CD musicali e lettori in cella. Il Tribunale di Sorveglianza aveva accolto la sua richiesta, ritenendo che il divieto potesse limitare il diritto al trattamento rieducativo. L'Amministrazione Penitenziaria ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha annullato la decisione del Tribunale, sottolineando che la detenzione CD musicali 41-bis deve bilanciare il diritto del detenuto con le esigenze di sicurezza. I CD e i lettori possono essere manipolati per scopi illeciti, e il contrassegno SIAE non garantisce la sicurezza del contenuto. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Detenzione Domiciliare per Infermità: Richiesta Negata, Ricorso Inammissibile
Un Condannato ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che gli negava la detenzione domiciliare per infermità. Il Tribunale aveva escluso la gravità della malattia, la pericolosità sociale e l'assenza di un domicilio idoneo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la richiesta di detenzione domiciliare per infermità non aveva fondamento. Il Condannato deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Revoca Detenzione Domiciliare: Violazione Prescrizioni e Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una condannata che contestava la revoca della detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza aveva revocato la misura alternativa perché la donna era stata fermata in strada, violando le prescrizioni. La condannata lamentava un'errata valutazione dei fatti e un'incompatibilità del giudice. La Cassazione ha stabilito che la valutazione del Tribunale era corretta e che la partecipazione del medesimo magistrato non comportava nullità, ma doveva essere eccepita con astensione o ricusazione. La condannata è stata condannata alle spese e a una sanzione di 3.000 euro.
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Diritto di partecipazione detenuto: quando l’assenza non blocca il processo
Un detenuto ha richiesto misure alternative alla detenzione, ma il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato le istanze e dichiarato inammissibile la detenzione domiciliare. Il detenuto ha presentato ricorso, sostenendo la violazione del suo diritto di partecipazione detenuto all'udienza, poiché non aveva potuto presenziare. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la presenza personale non è obbligatoria nel procedimento di sorveglianza, a meno che il condannato non abbia espressamente richiesto di essere sentito. La Corte ha quindi confermato la decisione del Tribunale, condannando il ricorrente alle spese processuali.
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Video-colloqui per detenuti al 41-bis: sì durante la pandemia
L'Amministrazione penitenziaria ha negato a un detenuto in carcere duro la possibilità di effettuare colloqui audiovisivi a distanza con i propri familiari durante l'emergenza pandemica. Il Tribunale di Sorveglianza ha riconosciuto la legittimità della richiesta in presenza di restrizioni sanitarie. Il Ministero della Giustizia ha proposto ricorso, sostenendo che i Video-colloqui per detenuti al 41-bis siano vietati per ragioni di sicurezza e prevenzione dei reati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione. I giudici hanno stabilito che anche chi è sottoposto al regime differenziato può svolgere incontri da remoto quando sussistano gravi impossibilità di effettuare visite di persona. Le autorità devono predisporre adeguate cautele tecniche per impedire contatti non autorizzati. Il Ministero perde la causa e viene confermato il diritto del recluso.
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Detenzione domiciliare provvisoria: quando il ricorso è inammissibile
Una Lavoratrice ha presentato ricorso contro l'ordinanza del Magistrato di sorveglianza che le aveva concesso la detenzione domiciliare provvisoria. La Lavoratrice sosteneva che solo il Tribunale di sorveglianza avesse il potere di disporre tale misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il provvedimento del Magistrato di sorveglianza che concede la detenzione domiciliare provvisoria non è impugnabile, poiché ha natura temporanea e non definitiva. La decisione finale spetta al Tribunale di sorveglianza.
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Affidamento in prova: senza domicilio stabile, il reinserimento è negato
Un condannato ha chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale e la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto le richieste, motivando l'assenza di un domicilio stabile e di attività lavorativa. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione del domicilio e la necessità del lavoro. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la mancanza di un domicilio stabile impedisce l'affidamento in prova al servizio sociale, poiché rende impossibile il controllo e il supporto da parte dei servizi sociali, essenziali per il percorso di reinserimento. Il condannato dovrà pagare le spese processuali.
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Revoca affidamento in prova: il carcere annulla la misura
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca affidamento in prova per Il Condannato dopo l'emissione di una misura di custodia cautelare in carcere. Tale arresto derivava dall'aggravamento di una precedente misura per reati di spaccio commessi nell'estate 2020. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la prova non era ancora iniziata e che i fatti erano di lieve entità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sopravvenienza di nuovi elementi di pericolosità e la violazione delle prescrizioni giustificano pienamente la revoca della misura alternativa, anche se l'affidamento non ha ancora avuto effettivo inizio.
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Ricorso Penale Inammissibile: La Firma dell’Avvocato è Essenziale
Il Tribunale di Sorveglianza di Lecce ha respinto la richiesta di liberazione anticipata di un detenuto. Quest'ultimo ha presentato personalmente ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si basa su una legge del 2017 che impone la sottoscrizione del ricorso da parte di un avvocato abilitato, pena l'inammissibilità. Il detenuto è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende. Questo caso evidenzia l'importanza della corretta procedura per evitare un ricorso inammissibile.
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Affidamento in prova negato: Cassazione conferma il rigetto
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un condannato che chiedeva l'affidamento in prova, sia nella forma ordinaria che terapeutica, dopo che il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto le sue richieste. Il Tribunale aveva espresso una prognosi negativa sull'esito favorevole delle misure, basandosi sui precedenti penali, le pendenze giudiziarie e una condotta non conforme alle prescrizioni. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, per mancanza di specificità e manifesta infondatezza delle censure proposte.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Forma Costa Caro
Un Lavoratore ha presentato personalmente un ricorso contro un decreto del Tribunale di Sorveglianza. La legge italiana stabilisce che un ricorso di questo tipo deve essere sottoscritto da un avvocato iscritto all'albo speciale della Corte di Cassazione. Per questa ragione, la Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma di denaro alla Cassa delle ammende, a causa della mancata osservanza delle procedure formali.
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Revoca Affidamento in Prova: Comportamento Oppositivo e Motivazione Illogica
Un Lavoratore, beneficiario dell'affidamento in prova al servizio sociale, ha manifestato un comportamento non collaborativo e ha violato le prescrizioni. Nonostante ciò, il Tribunale di Sorveglianza aveva deciso di non procedere alla revoca dell'affidamento in prova, limitandosi a modificare le modalità dell'attività. Il Procuratore Generale ha impugnato questa decisione. La Cassazione ha annullato l'ordinanza, ritenendo la motivazione del Tribunale illogica. Non era stato adeguatamente spiegato perché il comportamento 'oppositivo' del Lavoratore non giustificasse la revoca dell'affidamento in prova. Il caso tornerà al Tribunale per un nuovo esame.
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Liberazione Anticipata: Aggressione in Carcere Blocca il Beneficio
Un detenuto ha chiesto la liberazione anticipata, ma la sua richiesta è stata respinta. Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato il diniego, basandosi su un episodio di aggressione avvenuto in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto, ribadendo che la partecipazione a un'aggressione è incompatibile con il percorso rieducativo necessario per ottenere la liberazione anticipata. Questo comportamento negativo, anche se singolo, può influenzare il giudizio su periodi precedenti, dimostrando una scarsa adesione alle regole e al trattamento rieducativo.
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Permesso premio negato: la Cassazione conferma l’inammissibilità
Un detenuto, condannato all'ergastolo per gravi reati, ha chiesto un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato questa richiesta, evidenziando la mancanza di una riflessione critica sulle sue azioni passate e l'assenza di disponibilità verso una giustizia riparativa. Il detenuto ha presentato ricorso, ma la Corte di Cassazione lo ha dichiarato inammissibile. Il ricorso non ha contestato in modo specifico le motivazioni del rifiuto. La decisione sottolinea l'importanza di affrontare criticamente il proprio passato criminale per ottenere benefici penitenziari come il permesso premio.
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Detenzione Domiciliare Revocata: Violazioni e Inammissibilità Ricorso
Un Condannato, già ammesso alla detenzione domiciliare, ha visto la revoca misura alternativa disposta dal Tribunale di Sorveglianza. La decisione è stata motivata da ripetute violazioni delle prescrizioni e da un atteggiamento menzognero, ritenuti incompatibili con la prosecuzione della misura. Il Condannato ha impugnato l'ordinanza, denunciando un presunto travisamento delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicando le contestazioni infondate e volte a rimettere in discussione un apprezzamento di merito. Di conseguenza, la revoca della misura alternativa è stata confermata, e il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Permesso di necessità negato: l’anniversario non è evento grave
Un detenuto ha chiesto un permesso di necessità per celebrare il 25° anniversario di matrimonio. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza hanno negato il permesso, ritenendo che l'evento non rientrasse nella categoria di "particolare gravità" richiesta dalla legge. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il permesso di necessità è riservato a situazioni eccezionali e gravi che incidono profondamente sulla vita familiare del detenuto, non a ricorrenze liete, seppur significative. Il ricorso del detenuto è stato rigettato.
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Regime detentivo speciale 41-bis: Notifica Valida, Ricorso Respinto
Un detenuto ha contestato la proroga del suo Regime detentivo speciale 41-bis, sostenendo che l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza gli fosse stata notificata in modo incompleto e fosse priva di motivazione adeguata. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso. Ha stabilito che la notifica era valida, poiché conteneva l'epigrafe e il dispositivo, elementi essenziali. Inoltre, ha ritenuto inammissibili le censure sulla motivazione, poiché il Tribunale di Sorveglianza aveva correttamente valutato la pericolosità del detenuto e i suoi collegamenti con la criminalità organizzata.
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