LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Tribunale Di Sorveglianza — Anno 2023

471 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Tribunale Di Sorveglianza

Provvedimenti

Permesso premio: no al diniego basato su relazioni vecchie
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di permesso premio avanzata da un detenuto condannato all'ergastolo, basando la decisione su una relazione di sintesi vecchia di dieci anni. Il Detenuto ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la mancanza di una valutazione aggiornata sul suo percorso rieducativo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può negare il permesso premio basandosi esclusivamente su elementi risalenti nel tempo. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza, ordinando al Tribunale di Sorveglianza di riesaminare il caso acquisendo informazioni recenti e aggiornate sulla condotta del detenuto.
Continua »
Ricorso personale in Cassazione: il fai da te costa caro
Il Tribunale di Sorveglianza ha revocato la misura degli arresti domiciliari a un cittadino. Quest'ultimo ha proposto un ricorso personale in Cassazione, depositando l'atto direttamente presso l'ufficio matricola del carcere e riservandosi di far redigere i motivi al proprio difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, a seguito delle riforme legislative, l'atto di ricorso deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Regime di semilibertà: no ai benefici se si ignorano i clan
Il Tribunale di Sorveglianza concedeva il regime di semilibertà a un condannato per reati di criminalità organizzata, ritenendo impossibile una sua fattiva collaborazione. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, evidenziando che il giudice ha ignorato le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Distrettuale Antimafia. Tali documenti attestavano l'elevato spessore criminale del soggetto, legato a noti clan mafiosi, e il rischio di riallacciare i contatti con il territorio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando un travisamento della prova per omissione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento di concessione e ha rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza per una nuova e più approfondita valutazione dei fatti.
Continua »
Affidamento in prova terapeutico negato se la convivente è indagata
Il Tribunale di sorveglianza ha negato l'affidamento in prova terapeutico a un condannato, ritenendo inidoneo il programma di recupero non residenziale a causa dei suoi precedenti penali e dell'inadeguatezza del contesto familiare, dato che la convivente era indagata per reati di droga. Il condannato ha proposto ricorso, sostenendo che la decisione fosse contraddittoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il giudice non è vincolato dal parere della struttura sanitaria pubblica. La valutazione deve considerare la pericolosità sociale del soggetto e l'idoneità dell'ambiente familiare, che in questo caso rischiava di compromettere la riabilitazione. Il condannato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Regime di 41-bis: messaggi in codice e conferma del carcere duro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un detenuto, ritenuto esponente di vertice di un clan camorristico, contro la proroga del regime di 41-bis. Il Tribunale di Sorveglianza aveva accertato la persistente capacità dell'uomo di mantenere contatti con la criminalità organizzata, evidenziata da tentativi di inviare messaggi in codice all'esterno del carcere e dalla ricezione di missive anonime. La Suprema Corte ha confermato la legittimità del provvedimento, rilevando l'assenza di un percorso di risocializzazione e la concreta pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, confermando la validità del regime restrittivo applicato.
Continua »
Sanzione sostitutiva dell’espulsione: respinto il ricorso
Un cittadino straniero ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che aveva confermato la sanzione sostitutiva dell'espulsione. Il ricorrente lamentava violazioni di legge, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il residuo di pena inferiore a due anni giustifica l'espulsione, senza che rilevino pendenze penali non definitive. Inoltre, lo straniero non ha dimostrato legami stabili in Italia, avendo i propri familiari in Marocco. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Misure cautelari detentive: stop modifiche dopo la condanna
Il Condannato, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per reati di droga, ha concordato una pena di tre anni tramite patteggiamento. Dopo il passaggio in giudicato della sentenza, il Tribunale del Riesame ha sostituito gli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica, stabilendo che, una volta che la sentenza diventa definitiva, le misure cautelari detentive si convertono automaticamente in espiazione della pena. Di conseguenza, il giudice della cognizione perde il potere di modificare la misura, competenza che spetta esclusivamente al Tribunale di Sorveglianza. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio l'ordinanza che disponeva l'obbligo di dimora.
Continua »
Proroga del 41-bis: confermato il carcere duro per il capoclan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto, ritenuto capo di un clan mafioso ancora operativo, contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che confermava la proroga del 41-bis per due anni. Il ricorrente lamentava una motivazione apparente e superficiale. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso contro la proroga del 41-bis è consentito solo per violazione di legge e non per sollecitare una nuova valutazione dei fatti. Nel caso specifico, i giudici di merito hanno motivato adeguatamente la decisione basandosi su informative aggiornate delle forze dell'ordine e sulla persistente pericolosità sociale del soggetto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Proroga del regime di 41-bis: tra sicurezza e ricorso negato
Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha confermato la proroga per due anni del regime di carcere duro per un detenuto, ritenuto esponente di spicco di un noto clan criminale e nipote del capo storico. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una motivazione apparente e una valutazione superficiale dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la proroga del regime di 41-bis è legittima se basata su informative aggiornate e legami familiari che dimostrano il pericolo attuale di contatti con l'esterno. La Cassazione non può rivalutare i fatti storici, ma solo verificare la correttezza logica della decisione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Liberazione anticipata negata per un video-colloquio con estranei
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di liberazione anticipata presentata da un detenuto per un semestre specifico. Durante quel periodo, l'uomo aveva commesso un'infrazione disciplinare ospitando persone non autorizzate durante un video-colloquio con i familiari. Per questo comportamento, era stato sanzionato con l'esclusione dalle attività ricreative per sette giorni. I giudici hanno stabilito che tale condotta dimostra la mancata partecipazione all'opera di rieducazione nel semestre di riferimento. Di conseguenza, il ricorso del detenuto è stato dichiarato inammissibile, con la condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Liberazione anticipata: negata anche senza nuove condanne penali
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la liberazione anticipata a un detenuto per alcuni semestri a causa di diverse violazioni commesse durante la misura cautelare, tra cui telefonate non autorizzate e contatti con pregiudicati. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tali episodi non avessero dato luogo a procedimenti penali e che la valutazione dovesse essere limitata ai singoli semestri. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la liberazione anticipata richiede una partecipazione attiva e globale al percorso rieducativo. Una singola grave violazione può compromettere il giudizio anche sui semestri precedenti o successivi, poiché dimostra la mancanza di una reale adesione al trattamento. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Liberazione anticipata: ricorso inutile se il detenuto è libero
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che aveva rigettato e dichiarato in parte inammissibile la sua richiesta di liberazione anticipata. Nelle more del giudizio di legittimità, tuttavia, il ricorrente è stato scarcerato per aver interamente espiato la propria pena detentiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. L'interesse a impugnare deve infatti essere concreto e attuale: se il soggetto ha già riacquistato la libertà per fine pena, non può trarre alcuna utilità pratica dall'eventuale concessione della liberazione anticipata, rendendo inutile la decisione dei giudici.
Continua »
Liberazione condizionale: quando la buona condotta non basta
Il Condannato, che sta scontando la pena dell'ergastolo per gravi reati associativi e omicidi, ha richiesto la liberazione condizionale dopo aver scontato ventisei anni di reclusione. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato la richiesta, ritenendo che il suo percorso di riabilitazione non fosse ancora concluso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. I giudici hanno chiarito che per ottenere la liberazione condizionale non basta la semplice buona condotta in carcere. È invece necessario dimostrare un sicuro ravvedimento, che richiede una reale e profonda consapevolezza del dolore causato alle specifiche vittime dei reati e non solo un generico senso di colpa. Poiché il percorso di revisione critica del Condannato è apparso ancora recente e incompleto, il ricorso è stato rigettato.
Continua »
Affidamento in prova al servizio sociale: limiti alla revoca
Il Tribunale di Sorveglianza revocava l'affidamento in prova al servizio sociale concesso al condannato a causa di condotte aggressive e minacciose verso l'ex compagna. Tuttavia, il giudice stabiliva la decorrenza della revoca retroattivamente, annullando di fatto l'intero periodo di prova già scontato. La Corte di Cassazione, pur confermando la legittimità della revoca per incompatibilità del comportamento, ha accolto il ricorso limitatamente alla data di decorrenza. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice deve valutare con proporzionalità la parte di pena già espiata positivamente, non potendo azzerare automaticamente tutto il percorso rieducativo senza un'adeguata motivazione. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio su questo specifico punto.
Continua »
Liberazione anticipata: la condotta conta più della sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della liberazione anticipata per un semestre di pena. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il beneficio a causa di un comportamento disciplinarmente rilevante commesso dal condannato. La Suprema Corte ha stabilito che la condotta scorretta, non smentita nella sua realtà storica, impedisce la concessione dello sconto di pena. Questo effetto si produce indipendentemente da eventuali vizi formali della sanzione disciplinare applicata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Regime di 41-bis: la Cassazione conferma il carcere duro
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la proroga del regime di 41-bis per un detenuto con ruolo di vertice in un'associazione criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto, ritenendo che il giudice di merito abbia correttamente accertato la persistente pericolosità sociale del soggetto e la sua capacità di inviare ordini all'esterno. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Proroga del regime di 41-bis: il boss perde il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un detenuto contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Roma, che disponeva la proroga del regime di 41-bis. Il ricorrente, ritenuto figura di vertice di un sodalizio mafioso, contestava la decisione. La Suprema Corte ha invece confermato la piena legittimità del provvedimento, evidenziando come i giudici di merito abbiano correttamente e logicamente motivato la persistente pericolosità sociale dell'uomo e la sua concreta capacità di mantenere contatti con l'organizzazione criminale di appartenenza, ancora attiva sul territorio. Di conseguenza, la proroga del regime speciale risulta pienamente giustificata per tutelare l'ordine e la sicurezza pubblica. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Proroga del regime di 41-bis: la Cassazione blinda il carcere duro
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga del regime di 41-bis per un detenuto ritenuto esponente di vertice di un sodalizio criminale. Il Tribunale di Sorveglianza aveva motivato la decisione basandosi sulla pregressa latitanza, sulla persistente attività del clan e sulla concreta capacità del soggetto di mantenere contatti con l'esterno. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto, in quanto privo di argomentazioni idonee a contrastare la logica e la completezza del provvedimento impugnato, confermando la necessità della misura per la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica.
Continua »
Regime di carcere duro: confermata la proroga per il boss
Il Tribunale di sorveglianza ha prorogato il regime di carcere duro per un detenuto di spicco appartenente a un sodalizio criminale. Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione contestando la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il Tribunale ha correttamente accertato la persistente capacità del soggetto di mantenere contatti con la criminalità organizzata e la sua elevata pericolosità sociale. Di conseguenza, la proroga del regime speciale è legittima per tutelare l'ordine e la sicurezza pubblica. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Liberazione anticipata: reati successivi cancellano lo sconto
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la liberazione anticipata a un detenuto per un semestre specifico. La decisione si basa sulla commissione di gravi reati di droga in un periodo successivo, che dimostrano l'assenza di una reale rieducazione. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la valutazione dovesse limitarsi al singolo semestre. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione della condotta può estendersi anche a periodi contigui se emergono comportamenti di eccezionale gravità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »