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Transfer Pricing

93 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Meccanismo di determinazione dei prezzi per le transazioni commerciali che avvengono tra società appartenenti allo stesso gruppo multinazionale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Transfer pricing: L’azienda deve provare il valore di mercato
L'Amministrazione finanziaria ha contestato a L'Azienda l'applicazione di prezzi di trasferimento (transfer pricing) inferiori al valore normale nelle operazioni con una controllata estera, violando l'Art. 110 TUIR. I giudici di primo e secondo grado avevano dato ragione a L'Azienda, sostenendo che l'Amministrazione non avesse provato l'elusione fiscale. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la norma sul transfer pricing non è antielusiva. Spetta al contribuente dimostrare che le transazioni con le consociate sono avvenute a prezzi di mercato. La causa tornerà alla Commissione Tributaria Regionale per una nuova valutazione.
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Accertamento Fiscale Annullato: la Cessata materia del contendere tributaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere tributaria in un caso di accertamento fiscale. L'Autorità Fiscale aveva contestato costi non deducibili e violazioni di transfer pricing a due Aziende. Durante il ricorso in Cassazione, l'Autorità Fiscale ha parzialmente annullato gli avvisi di accertamento in autotutela. Le sanzioni residue sono state oggetto di definizione agevolata. Questo ha reso inutile la prosecuzione del giudizio, portando all'estinzione del processo e alla compensazione delle spese legali tra le parti.
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Transfer pricing: Azienda vince contro Fisco per vizio procedurale
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di transfer pricing che vedeva contrapposta l'Amministrazione finanziaria e una nota azienda automobilistica. L'Amministrazione contestava all'azienda di aver applicato prezzi inferiori al "valore normale" nelle transazioni con le sue controllate estere, riducendo l'imponibile fiscale in Italia. Le commissioni tributarie inferiori avevano dato ragione all'azienda. La Cassazione ha chiarito che la norma sul transfer pricing non è una clausola antielusiva, quindi l'onere di dimostrare che i prezzi erano a valore di mercato spetta all'azienda. Tuttavia, la Corte ha anche accolto il ricorso dell'azienda, ritenendo illegittimo l'accertamento per violazione del "termine dilatorio" (periodo per rispondere) previsto per il contribuente dopo una verifica fiscale. L'azienda ha vinto la causa per un vizio procedurale.
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Lite col Fisco: la cessata materia del contendere chiude il caso
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento per IVA, IRES e IRAP a una società, contestando costi indeducibili e irregolarità su operazioni straordinarie. La società ha proposto ricorso. Durante il giudizio di Cassazione, l'Ufficio ha emesso un atto di annullamento parziale in autotutela, rideterminando l'imponibile e coperte le somme con perdite pregresse. Le sanzioni residue formalizzate sono state definite tramite procedura agevolata dalla società. A fronte dell'accordo tra le parti, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessata materia del contendere. Questa decisione estingue definitivamente il processo e dispone la compensazione delle spese di giudizio tra le parti, chiudendo ogni pendenza.
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Cessata materia del contendere: lite Fisco-società chiusa
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deducibilità di costi infragruppo in materia di IVA e IRAP. Il motivo risiedeva nel presunto difetto di inerenza e nella violazione delle regole del transfer pricing. Durante il giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione, l'amministrazione finanziaria ha annullato parzialmente gli avvisi in via di autotutela. Il maggior imponibile accertato è stato integralmente compensato da perdite pregresse della società. Le sanzioni formali residue sono state regolarizzate attraverso la definizione agevolata. Di conseguenza, è sopravvenuta la cessata materia del contendere. La Suprema Corte ha estinto la causa e ha disposto la compensazione integrale delle spese legali tra le parti litiganti.
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Cessata materia del contendere: Fisco recede su avviso e sanzioni
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento ad una società per presunte irregolarità su costi e operazioni infragruppo. La Società ha vinto sia in primo che in secondo grado. Il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio supremo, l'Agenzia ha adottato l'annullamento parziale in autotutela dell'atto. Il maggior imponibile ricalcolato è stato assorbito dalle perdite fiscali pregresse della Società. Inoltre, la Società ha estinto le sole sanzioni formali mediante definizione agevolata. Entrambe le parti hanno richiesto la fine del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato la Cessata materia del contendere e ha stabilito la compensazione delle spese di lite.
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Transfer pricing: Azienda vince, ma l’onere della prova si ribalta
L'Agenzia delle Entrate contestava a un'Azienda l'applicazione di prezzi inferiori al "valore normale" (il prezzo di mercato) nelle operazioni di transfer pricing con le sue filiali estere, per l'IRAP 2004. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'Azienda, ritenendo che l'Agenzia non avesse provato l'elusione fiscale. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha chiarito che la norma sul transfer pricing non è una clausola antielusiva: l'Amministrazione non deve provare l'intento elusivo, ma solo l'esistenza di transazioni a prezzi non di mercato. Spetta all'Azienda dimostrare che i prezzi erano "normali". Tuttavia, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda per un vizio procedurale: l'accertamento non era "a tavolino" e, quindi, l'Azienda aveva diritto a un contraddittorio preventivo non rispettato. La causa è stata decisa nel merito a favore dell'Azienda.
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Transfer Pricing: Cassazione chiarisce onere prova sul valore normale
La Corte di Cassazione ha chiarito importanti principi sul Transfer Pricing. Una nota azienda automobilistica aveva applicato prezzi inferiori al "valore normale" nelle transazioni con le sue controllate estere. La Commissione Tributaria Regionale aveva erroneamente ritenuto che l'Amministrazione finanziaria dovesse provare l'intento elusivo. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la normativa sul Transfer Pricing non è una clausola antielusiva. L'Agenzia deve solo dimostrare che le transazioni tra società collegate sono avvenute a prezzi inferiori al valore normale. Spetta poi al contribuente dimostrare che tali prezzi corrispondono a valori di mercato. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Antieconomicità dei costi aziendali: imposte dovute, meno multe
L'Agenzia delle Entrate contestava a una società la deduzione di spese ritenute sproporzionate per il trasporto e il recupero crediti, eccependo l'antieconomicità dei costi aziendali per mancanza di inerenza. La società ricorreva in Cassazione sostenendo la legittimità delle spese e l'errata qualificazione dell'accertamento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito che avevano accertato l'antieconomicità dei costi aziendali, ritenendo legittimo il recupero delle imposte. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto la richiesta della società di ricalcolare le sanzioni applicando il principio del favor rei, a seguito di una riforma normativa più favorevole al contribuente intervenuta durante il processo. La causa è stata quindi rinviata alla Commissione Tributaria per la rideterminazione della sanzione.
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Transfer pricing e marchio: la cessione gratis al bivio fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha accertato un maggior reddito a carico di una società italiana per la mancata percezione di compensi sull'uso del proprio marchio concesso a una controllata estera. L'amministrazione finanziaria ha contestato la violazione delle regole sul transfer pricing, quantificando un compenso teorico non dichiarato. La società contribuente ha impugnato l'atto sostenendo la piena gratuità dell'operazione e l'assenza di un vantaggio economico reale derivante dall'uso del segno distintivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa. I giudici hanno stabilito che la concessione gratuita di un marchio tra società infragruppo costituisce un'ipotesi eccezionale. Il contribuente deve quindi dimostrare che tale gratuità rispetta il valore normale di mercato praticato tra soggetti indipendenti.
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Transfer pricing: la Cassazione annulla i calcoli del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato la dichiarazione dei redditi di un'azienda italiana attiva nella compravendita di gas naturale, contestando l'applicazione del transfer pricing per transazioni svolte con soci esteri. L'Amministrazione ha rideterminato i ricavi dell'Azienda applicando il metodo del margine netto della transazione e confrontando i profitti con un gruppo di società considerate simili. L'Azienda ha impugnato l'atto contestando la scelta dei concorrenti di confronto, giudicati privi di indipendenza o operanti in settori diversi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno omesso di analizzare i concreti requisiti di comparabilità delle imprese selezionate. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione dei fatti.
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Transfer pricing e royalties: accordi interni e valore normale
L'Amministrazione finanziaria ha contestato a una Società italiana la rideterminazione al ribasso delle somme incassate per la concessione del marchio a consociate estere. L'azienda aveva ridotto le percentuali dal 2% allo 0,50% per favorire l'espansione del gruppo. Il fisco ha ritenuto tale importo inferiore al valore normale di mercato, applicando la disciplina su Transfer pricing e royalties. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Società, confermando che le transazioni tra imprese collegate devono rispettare le condizioni di libera concorrenza. L'interesse commerciale del gruppo non giustifica lo spostamento di materia imponibile all'estero né la riduzione dei ricavi tassabili in Italia.
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Transfer pricing e royalties: vietati i sconti alle consociate
Un'azienda italiana concedeva in uso il proprio marchio a due consociate estere. Inizialmente l'accordo prevedeva una percentuale di royalties al due per cento. Successivamente l'azienda riduceva tale quota allo zero comma cinque per cento per sostenere le affiliate in difficoltà. L'Agenzia delle Entrate contestava la riduzione applicando la disciplina del Transfer pricing. L'ufficio fiscale riteneva che la nuova percentuale fosse nettamente inferiore al valore normale di mercato. L'azienda proponeva ricorso sostenendo la legittimità delle dinamiche interne al gruppo societario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che le operazioni infragruppo devono rispettare le condizioni di libera concorrenza. Le esigenze interne del gruppo non giustificano la riduzione dei corrispettivi al di sotto dei prezzi di mercato. L'onere di provare la congruità dei prezzi grava sul contribuente.
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Transfer pricing e controllate estere: serve analisi dei rischi
Un'azienda produttrice italiana subisce accertamenti fiscali per presunte violazioni in tema di transfer pricing relative alla vendita di macchinari industriali a controllate estere. L'Amministrazione finanziaria contesta l'applicazione di un ricarico inferiore rispetto alle vendite a clienti terzi indipendenti, utilizzando il metodo del confronto del prezzo. La società impugna gli atti dimostrando la non comparabilità diretta delle operazioni a causa delle differenti funzioni commerciali e dei rilevanti rischi economici assunti dalle filiali estere. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'azienda, stabilendo che la verifica dei prezzi infragruppo impone un rigoroso esame funzionale e dei rischi. I giudici di legittimità cassano la decisione d'appello perché priva di un'adeguata motivazione sulla reale sovrapponibilità delle condizioni di mercato.
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Transfer pricing e consolidato: autonome le regole fiscali
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società vari rilievi fiscali, tra cui l'omessa contabilizzazione di componenti reddituali verso controllate estere. La società sosteneva l'inapplicabilità della disciplina sul Transfer pricing a causa dell'opzione per il consolidato mondiale. La Corte di Cassazione ha stabilito che le regole sul Transfer pricing si applicano in modo autonomo e indipendente dal consolidato mondiale, poiché tutelano il potere fiscale dello Stato e la concorrenza. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso del Fisco sui costi riaddebitati da una controllata per mancanza di una scrittura con data certa e firma. La decisione della Commissione Tributaria Regionale è stata quindi cassata con rinvio.
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Agevolazione fiscale Tremonti-ter: la Cassazione batte il fisco
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate negava l'agevolazione fiscale Tremonti-ter per l'acquisto di un complesso macchinario robotizzato composto da dieci isole di lavoro. L'ufficio tributario contestava l'agevolazione per due isole consegnate prima dell'entrata in vigore della norma. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che, in presenza di una clausola di riserva di proprietà e di un contratto unitario, l'investimento si considera compiuto solo al momento del trasferimento della proprietà dell'intero macchinario, avvenuto sotto la vigenza dell'agevolazione. Inoltre, la Suprema Corte ha annullato la decisione sulle ritenute per un viaggio promozionale a causa di una motivazione apparente dei giudici d'appello. L'Azienda ottiene così l'annullamento della sentenza sfavorevole e il rinvio della causa per un nuovo esame.
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Operazioni a premio o contratti? La Cassazione fissa i confini
Una società contesta la pretesa del Fisco di tassare come operazioni a premio dei viaggi turistici offerti ai clienti che raggiungevano determinati volumi di acquisto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, stabilendo che non si tratta di operazioni a premio ma di veri e propri contratti a prestazioni corrispettive. Infatti, l'offerta non era rivolta al pubblico indistinto, ma inserita in singoli accordi commerciali in cui il cliente si impegnava ad acquistare merci o, in alternativa, a rimborsare il costo del viaggio. Di conseguenza, l'operazione esula dal regime fiscale delle manifestazioni a premio. La Suprema Corte respinge anche il ricorso dell'Agenzia delle Entrate sul tema del transfer pricing, confermando la legittimità del metodo di calcolo utilizzato dalla contribuente.
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Transfer pricing: scontro Fisco-società sull’onere della prova
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato due avvisi di accertamento per operazioni di transfer pricing infragruppo. La CTR riteneva che, data la minima differenza di aliquote fiscali tra Italia e Francia, non vi fosse alcun vantaggio fiscale elusivo e che spettasse al Fisco provare l'incongruità dei prezzi. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza della questione di diritto riguardante la natura del transfer pricing e la ripartizione dell'onere della prova, ha rimesso la causa alla pubblica udienza della Quinta Sezione Civile.
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Definizione agevolata: stop alla causa tributaria in Cassazione
Una società operante nel settore calzaturiero impugnava un avviso di accertamento parziale relativo a contestazioni Ires e Irap. Dopo l'esito sfavorevole nei primi due gradi di giudizio, la contribuente proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società decideva di aderire alla definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197/2022, effettuando il relativo pagamento e depositando le ricevute. La Corte di Cassazione, preso atto del perfezionamento della sanatoria, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Fisco e impresa: la motivazione apparente annulla la sentenza
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato i costi di un'impresa relativi a operazioni infragruppo di transfer pricing, emettendo un avviso di accertamento. I giudici di secondo grado hanno confermato la decisione di primo grado con una motivazione brevissima, limitandosi a dichiarare di condividere le tesi del primo giudice senza analizzare le contestazioni della società. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa, sancendo la nullità della sentenza per motivazione apparente. I giudici di legittimità hanno chiarito che il rinvio generico a un'altra decisione, senza illustrare il percorso logico-giuridico seguito e senza esaminare le prove, rende la sentenza nulla. La causa è stata quindi rimandata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame.
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