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Transfer Pricing

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93 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata delle liti: stop alla causa col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza favorevole all'Azienda riguardante contestazioni su prezzi di trasferimento. Nelle more del giudizio di Cassazione, l'Azienda ha presentato domanda di definizione agevolata delle liti ai sensi del decreto-legge n. 119 del 2018, pagando quanto dovuto. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa entro il termine del 31 dicembre 2020 e l'amministrazione finanziaria non ha notificato alcun diniego, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate.
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Fisco e motivazione apparente: la Cassazione salva l’azienda
L'Azienda ha impugnato gli avvisi di accertamento con cui l'Ufficio contestava la deducibilità di interessi passivi su un finanziamento della controllante estera, riqualificando un versamento in conto futuro aumento di capitale come debito finanziario per eludere le norme sulla sottocapitalizzazione. L'Ufficio contestava anche il calcolo dei prezzi di trasferimento infragruppo. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto l'appello dell'Ufficio con una decisione sintetica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, rilevando il vizio di motivazione apparente nella sentenza d'appello, in quanto i giudici non hanno spiegato il percorso logico per qualificare il versamento come debito né come l'ammortamento dell'avviamento rientrasse nel costo maggiorato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Deducibilità delle royalties: ricavi salvi ma stop ai costi extra
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società multinazionale la deducibilità delle royalties pagate alla controllante estera per l'uso di marchi e brevetti, ritenendole calcolate in eccesso sul fatturato IVA anziché sulle vendite nette. Inoltre, ha contestato una riduzione di ricavi da dieci milioni di euro legata a un accordo di transfer pricing con una consociata estera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ufficio sulla rettifica dei ricavi, ritenendo valido l'aggiustamento contrattuale a seguito di fusione societaria. Ha però confermato il recupero fiscale sulle royalties, giudicando inattendibile la contabilità della Società che non ha provato il corretto calcolo dei costi. Infine, la Corte ha accolto la richiesta della Società di ricalcolare le sanzioni applicando la legge successiva più favorevole.
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Fisco e motivazione apparente: la Cassazione salva la Società
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una Società un avviso di accertamento per oltre due milioni di euro, contestando irregolarità fiscali tra cui operazioni di transfer pricing. La Società ha impugnato l'atto, ma i giudici di merito hanno respinto il ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Società, rilevando il vizio di motivazione apparente nella sentenza d'appello. I giudici di secondo grado si erano infatti limitati a richiamare la decisione di primo grado e l'atto impositivo, senza analizzare autonomamente le complesse difese della contribuente. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza, rinviando la causa alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo e reale esame del merito.
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Transfer pricing: il fisco non può ignorare le prove della società
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società italiana contro l'accertamento dell'Amministrazione Finanziaria, che aveva disconosciuto i costi di acquisto infragruppo applicando le norme sul transfer pricing. L'ufficio aveva rideterminato il valore delle transazioni ritenendo elusiva una fattura di aggiustamento di fine anno. I giudici d'appello avevano rigettato il ricorso del contribuente ritenendo, in modo aprioristico, inidoneo lo studio di una società di consulenza prodotto a difesa. La Cassazione ha chiarito che il giudice di merito non può ignorare tale documentazione senza un esame concreto. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per una nuova valutazione dei fatti e dei criteri di determinazione del valore normale delle operazioni.
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Condono fiscale: la sanatoria blocca il recupero del Fisco
Un'azienda riceve un verbale di constatazione per l'anno 1999 con rilievi su prezzi di trasferimento e spese di regia indeducibili. L'azienda aderisce al condono fiscale (art. 15 L. 289/2002) per IRAP e IVA, pagando il dovuto. L'Agenzia delle Entrate emette comunque un avviso di accertamento per tutte le imposte. La Corte di Cassazione stabilisce che l'adesione al condono fiscale preclude all'Amministrazione finanziaria qualsiasi successivo accertamento sulle imposte condonate (IRAP e IVA). Di conseguenza, l'avviso di accertamento viene annullato per IRAP e IVA, comprese le sanzioni, rimanendo valido solo ai fini IRPEG per la riduzione delle perdite fiscali. L'azienda vince parzialmente, vedendo salvaguardati gli effetti della sanatoria.
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Transfer pricing: il fisco perde se non motiva il metodo usato
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una Società Italiana produttrice di liquori, contestando la determinazione dei prezzi di vendita applicati alla propria controllata estera olandese. L'ufficio ha applicato il metodo del margine netto (TNMM) per rideterminare i prezzi, ipotizzando una manovra di transfer pricing per spostare i profitti all'estero. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso delle società contribuenti. I giudici hanno stabilito che l'ufficio tributario non può applicare arbitrariamente un metodo di calcolo complesso come il TNMM senza motivare adeguatamente l'esclusione del metodo del confronto del prezzo (CUP), preferito dalla normativa se ugualmente affidabile. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame sulla corretta comparabilità delle imprese e la scelta del metodo di valutazione.
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Transfer Pricing: Fisco Vince, il Metodo TNMM non è Secondario
L'Agenzia delle Entrate contesta a un'azienda i prezzi di vendita applicati a un'altra società dello stesso gruppo. Il cuore della disputa riguarda il corretto metodo di calcolo per il **transfer pricing**. L'Agenzia aveva utilizzato il metodo TNMM, ma i giudici tributari lo avevano respinto, considerandolo una scelta secondaria rispetto ai metodi tradizionali. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e dà ragione al Fisco. Stabilisce un principio fondamentale: non esiste una gerarchia tra i metodi di **transfer pricing**. L'amministrazione finanziaria deve scegliere quello più adatto al caso specifico, senza dover prima dimostrare l'inapplicabilità degli altri. La Corte ha quindi annullato la sentenza precedente, accogliendo la tesi dell'Agenzia.
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Transfer pricing: prezzi bassi alle controllate, l’Azienda perde
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di transfer pricing, confermando un avviso di accertamento a carico di un'azienda italiana. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato i prezzi di vendita, ritenuti troppo bassi, applicati dalla società madre verso le sue controllate estere. Secondo i giudici, l'Amministrazione finanziaria ha correttamente utilizzato il metodo TNMM per dimostrare lo scostamento dei margini di profitto rispetto al valore normale di mercato. La Corte ha ribadito che, una volta provata la discrasia, spetta al contribuente dimostrare la correttezza dei prezzi applicati. Il ricorso dell'azienda è stato quindi respinto, con la conferma delle maggiori imposte dovute.
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Giudicato Esterno: Vittoria Fiscale su Anni Diversi è Possibile
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'Azienda contro l'Agenzia delle Entrate, annullando degli avvisi di accertamento per gli anni 2006 e 2007. La controversia riguardava la correttezza del transfer pricing e la deducibilità di spese di rappresentanza. La Corte ha stabilito che una precedente sentenza favorevole all'Azienda, divenuta definitiva per l'anno 2005, costituisce un 'giudicato esterno' vincolante anche per gli anni successivi. Questo principio si applica perché i fatti alla base della controversia (un contratto di collocamento fondi e la natura delle spese) erano rimasti identici e stabili nel tempo. La diversità delle annualità d'imposta non impedisce l'efficacia della precedente decisione, garantendo coerenza e certezza del diritto.
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Motivazione Apparente: Fisco Vince ma la Cassazione Annulla Tutto
Un'azienda riceve un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per diverse questioni, tra cui il 'transfer pricing' (vendite a prezzi anomali all'interno del gruppo). La Corte di Cassazione ha annullato la decisione dei giudici tributari non entrando nel merito, ma per un vizio di forma gravissimo: la **motivazione apparente**. I giudici, infatti, non avevano spiegato in modo logico e coerente perché le loro conclusioni fossero corrette, limitandosi a frasi generiche, contraddittorie o a semplici rinvii alla decisione precedente. La sentenza è stata quindi dichiarata nulla e il processo dovrà essere rifatto, dimostrando che una vittoria in tribunale senza una valida giustificazione legale non ha valore.
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Azienda vs Fisco: il Transfer Pricing finisce in Tregua Fiscale
La Corte di Cassazione ha sospeso un processo fiscale riguardante un accertamento per transfer pricing. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a un'azienda l'applicazione di prezzi infragruppo ritenuti anomali, recuperando a tassazione maggiori imposte (IRES e IRAP). Giunta in Cassazione, la lite è stata però messa in pausa su richiesta dell'azienda stessa, che ha manifestato l'intenzione di aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti (la cosiddetta 'tregua fiscale'). L'ordinanza, quindi, non decide chi ha ragione sulla questione del transfer pricing, ma congela il contenzioso per permettere alle parti di trovare un accordo tombale.
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Transfer Pricing: Fisco contesta 6M€, l’Azienda sospende il processo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda italiana oltre 6 milioni di euro di ricavi non dichiarati, derivanti da operazioni di transfer pricing con una consociata francese. Secondo il Fisco, l'azienda avrebbe applicato prezzi di vendita troppo bassi per ridurre artificialmente i profitti in Italia. La società ha impugnato l'avviso di accertamento, dando inizio a un contenzioso. Giunta in Cassazione, la vicenda ha subito una battuta d'arresto: la Corte ha accolto la richiesta dell'azienda di sospendere il processo, basata su una nuova disposizione di legge. La decisione finale sul merito della controversia sul transfer pricing è quindi rinviata.
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Transfer Pricing: accusa da 1,7M€, ma la Cassazione ferma tutto
L'Agenzia delle Entrate contesta a un'azienda l'omessa dichiarazione di ricavi per oltre 1,7 milioni di euro, a causa di operazioni di transfer pricing con una consociata francese ritenute non conformi al valore di mercato. L'azienda si oppone e vince nei primi due gradi di giudizio. L'Agenzia ricorre in Cassazione, sostenendo l'errata applicazione delle norme sul transfer pricing e sull'onere della prova. Tuttavia, la Corte di Cassazione non decide nel merito della questione. Accoglie invece la richiesta dell'azienda di sospendere il processo, in applicazione di una nuova legge che consentiva di definire le liti pendenti. La disputa fiscale resta quindi, per il momento, congelata.
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Accertamento integrativo nullo senza nuovi fatti: Fisco sconfitto
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento IRAP emesso dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società. L'Agenzia aveva già notificato un primo avviso per lo stesso anno e, successivamente, ne ha inviato un secondo basato sulla semplice riconsiderazione degli stessi fatti e documenti già in suo possesso. La Corte ha stabilito che un accertamento integrativo è illegittimo se non si fonda su elementi nuovi, sopravvenuti dopo il primo atto. Emettere un secondo avviso basandosi su una diversa valutazione di dati già noti viola il principio di unicità dell'accertamento e il diritto di difesa del contribuente. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate ha perso la causa.
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Transfer pricing: guida all’onere della prova
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia fiscale relativa a una nota società di moda italiana e alla sua controllata negli Stati Uniti. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deducibilità di costi legati a contratti di servizio e fornitura, focalizzandosi sul meccanismo del **Transfer pricing**. La Corte ha stabilito che l'onere della prova circa la congruità dei prezzi rispetto al valore normale spetta al contribuente. Nonostante il riconoscimento della valenza pubblicitaria dei negozi monomarca, la società non ha fornito prove sufficienti sulla corretta ripartizione dei costi tra le diverse entità del gruppo, portando alla cassazione della sentenza con rinvio.
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Inerenza costi e transfer pricing: la Cassazione
Una nota società di moda ha impugnato il recupero a tassazione di costi per servizi infragruppo resi dalla propria controllata statunitense. L'Agenzia delle Entrate aveva negato l'Inerenza dei costi di promozione e il margine di ricarico (mark-up) applicato. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che i costi pubblicitari sono inerenti anche per il licenziatario del marchio, poiché incrementano le sue vendite. Inoltre, ha chiarito che il mark-up non può essere escluso automaticamente negli accordi di ripartizione costi senza verificare se soggetti indipendenti lo avrebbero pattuito.
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Participation Exemption: limiti e tassazione ricavi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contribuente in merito a un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA. Il cuore della controversia riguarda l'applicazione della Participation Exemption su una quota di prezzo (denominata increase) derivante dalla cessione di partecipazioni societarie. La Corte ha stabilito che tale maggiorazione non costituisce parte del prezzo di vendita esente, ma rappresenta un ricavo tassabile per servizi di garanzia e gestione prestati a favore di terzi. Inoltre, è stata confermata la legittimità della rettifica basata sul transfer pricing per finanziamenti infruttiferi verso controllate estere, escludendo l'esenzione IVA per le prestazioni di gestione non strettamente finanziarie.
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Transfer pricing: validità della motivazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un complesso contenzioso fiscale riguardante una multinazionale del settore medicale. La controversia verteva su due punti: la deducibilità di quote di ammortamento dell'avviamento e la rettifica dei prezzi infragruppo tramite transfer pricing. Per il primo punto, l'Agenzia delle Entrate ha annullato l'atto in autotutela, portando alla cessazione della materia del contendere. Per il secondo punto, la Corte ha confermato la sentenza di appello, ritenendo che la motivazione dei giudici di merito fosse solida e non apparente, avendo correttamente evidenziato le falle metodologiche dell'ufficio fiscale nella selezione dei campioni di comparazione.
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Transfer pricing: la prova del valore normale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una multinazionale in merito a contestazioni di Transfer pricing. L'Ufficio aveva contestato l'acquisto di apparecchiature a prezzi superiori al valore normale, ma i giudici di merito hanno ritenuto l'analisi dei comparabili dell'Agenzia carente e criticabile. Durante il giudizio, l'Amministrazione ha annullato in autotutela una parte dell'accertamento relativa all'ammortamento dell'avviamento, portando alla cessazione della materia del contendere su quel punto. Per la parte residua, la Suprema Corte ha confermato che la motivazione della sentenza d'appello, pur recependo le tesi della difesa, era valida e non apparente, ribadendo che la valutazione dei fatti e dei campioni di comparazione spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità.
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