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Azienda vs Fisco: il Transfer Pricing finisce in Tregua Fiscale

La Corte di Cassazione ha sospeso un processo fiscale riguardante un accertamento per transfer pricing. L’Agenzia delle Entrate aveva contestato a un’azienda l’applicazione di prezzi infragruppo ritenuti anomali, recuperando a tassazione maggiori imposte (IRES e IRAP). Giunta in Cassazione, la lite è stata però messa in pausa su richiesta dell’azienda stessa, che ha manifestato l’intenzione di aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti (la cosiddetta ‘tregua fiscale’). L’ordinanza, quindi, non decide chi ha ragione sulla questione del transfer pricing, ma congela il contenzioso per permettere alle parti di trovare un accordo tombale.

Riferimento:
Ordinanza interlocutoria di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 7427 Anno 2023
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Pubblicato il 29 aprile 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Transfer Pricing: la lite con il Fisco si mette in pausa

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione mette in luce una dinamica sempre più frequente nel contenzioso tributario: la sospensione del giudizio per aderire alle tregue fiscali. Il caso specifico riguarda una complessa disputa sul transfer pricing, ovvero la politica dei prezzi di trasferimento applicata all’interno di un gruppo societario. Questa vicenda mostra come, anche nelle fasi finali di un processo, possano aprirsi strade alternative alla sentenza per risolvere il conflitto tra contribuente e Amministrazione Finanziaria.

La vicenda: un accertamento sui prezzi infragruppo

I fatti nascono da un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate a una società. L’Amministrazione contestava il valore della produzione dichiarato ai fini IRAP e i redditi imponibili ai fini IRES per l’anno d’imposta 2006. Il cuore della contestazione era legato a operazioni di transfer pricing. Secondo il Fisco, i prezzi applicati dalla società nelle transazioni con altre aziende dello stesso gruppo non erano conformi al ‘valore normale’, cioè al prezzo che sarebbe stato pattuito tra soggetti indipendenti in condizioni di libera concorrenza.

Il principio del valore normale nel transfer pricing

La normativa sul transfer pricing serve a evitare che le multinazionali spostino artificialmente i profitti verso Paesi con una tassazione più favorevole. Se una società italiana vende i suoi prodotti a una consociata estera a un prezzo troppo basso, riduce l’utile imponibile in Italia. Viceversa, se acquista beni o servizi a un prezzo troppo alto, aumenta i costi e, di nuovo, abbatte il reddito tassabile nel nostro Paese. L’Agenzia delle Entrate aveva ritenuto che l’azienda avesse violato questo principio, procedendo al recupero delle imposte che riteneva evase, con l’aggiunta di sanzioni e interessi.

L’intervento della tregua fiscale

La controversia è passata per i vari gradi di giudizio, arrivando fino alla Corte di Cassazione. Proprio in questa fase, è intervenuto un elemento nuovo. La società contribuente ha presentato un’istanza per sospendere il processo. La motivazione era la volontà di accedere alla ‘definizione agevolata delle liti pendenti’, uno strumento introdotto da una recente legge finanziaria che consente di chiudere i contenziosi con il Fisco pagando un importo forfettario e ridotto.

Le motivazioni: la sospensione del processo per definizione agevolata

La Corte di Cassazione, preso atto della richiesta della società e della documentazione presentata, ha accolto l’istanza. I giudici non sono entrati nel merito della questione sul transfer pricing. Non hanno stabilito se i prezzi applicati dall’azienda fossero corretti o meno. La loro decisione è stata puramente procedurale. Hanno verificato che esisteva la possibilità per il contribuente di usare la tregua fiscale e, di conseguenza, hanno sospeso il giudizio fino a una data successiva. Questa pausa serve a consentire all’azienda di completare l’iter della definizione agevolata con l’Agenzia delle Entrate.

Le conclusioni: una tregua, non una decisione finale

L’ordinanza rappresenta una tregua, non la fine della guerra. Se la procedura di definizione agevolata andrà a buon fine, la lite si estinguerà e il processo in Cassazione non riprenderà più. Se, al contrario, l’accordo con il Fisco non dovesse concretizzarsi, il giudizio ripartirà esattamente da dove si era interrotto. In quel caso, la Corte sarà chiamata a decidere nel merito, stabilendo una volta per tutte la legittimità o meno dell’accertamento sul transfer pricing. La vicenda sottolinea l’importanza di valutare tutte le opzioni disponibili, incluse le sanatorie, nella gestione di un contenzioso tributario.

Cosa significa ‘transfer pricing’ in parole semplici?
È la determinazione dei prezzi per scambi di beni o servizi tra società dello stesso gruppo multinazionale. Lo Stato controlla che questi prezzi siano corretti, cioè a ‘valore normale’, per evitare che i profitti vengano spostati in Paesi con tasse più basse.

La sentenza ha deciso chi ha ragione sul transfer pricing?
No, questa ordinanza non decide nel merito. Ha solo sospeso il processo per permettere all’azienda di tentare una definizione agevolata (tregua fiscale) con l’Agenzia delle Entrate.

Cosa succede se l’azienda non riesce a definire la lite con la tregua fiscale?
Se la procedura di definizione agevolata non va a buon fine, il processo in Cassazione riprenderà dal punto in cui era stato interrotto per decidere sulla questione del transfer pricing.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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