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Inerenza costi e transfer pricing: la Cassazione

Una nota società di moda ha impugnato il recupero a tassazione di costi per servizi infragruppo resi dalla propria controllata statunitense. L’Agenzia delle Entrate aveva negato l’Inerenza dei costi di promozione e il margine di ricarico (mark-up) applicato. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che i costi pubblicitari sono inerenti anche per il licenziatario del marchio, poiché incrementano le sue vendite. Inoltre, ha chiarito che il mark-up non può essere escluso automaticamente negli accordi di ripartizione costi senza verificare se soggetti indipendenti lo avrebbero pattuito.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 2599 Anno 2023
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Pubblicato il 16 aprile 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Inerenza dei costi pubblicitari e transfer pricing: la svolta della Cassazione

Il tema della deducibilità dei costi nelle operazioni infragruppo rappresenta da sempre una delle sfide più complesse nel diritto tributario internazionale. Recentemente, la Suprema Corte si è pronunciata su un caso emblematico riguardante l’Inerenza dei costi di marketing sostenuti da una società licenziataria di un marchio di lusso e la legittimità del margine di ricarico applicato sui servizi resi da una controllata estera.

Il caso dei costi pubblicitari infragruppo

La controversia nasce da un avviso di accertamento con cui l’Amministrazione Finanziaria ha disconosciuto la deducibilità di ingenti somme versate da una società italiana alla propria controllata negli Stati Uniti. Tali somme riguardavano servizi di promozione, marketing e supporto pubblicitario. Secondo il fisco, tali costi non sarebbero stati inerenti all’attività della società italiana, in quanto quest’ultima era una semplice licenziataria e non la titolare del marchio. Si sosteneva che il vantaggio pubblicitario andasse a beneficio esclusivo del proprietario del brand.

L’inerenza per il licenziatario del marchio

La Corte di Cassazione ha ribaltato questa impostazione restrittiva. I giudici hanno chiarito che l’Inerenza non deve essere valutata in termini di utilità immediata o vantaggio economico certo, ma come un giudizio qualitativo. Un licenziatario che sostiene spese per promuovere il marchio che utilizza trae un beneficio diretto: l’aumento della notorietà del brand si traduce in un incremento delle vendite e, di conseguenza, dei propri ricavi. Pertanto, il costo è strettamente connesso all’attività d’impresa e deve essere considerato deducibile.

Transfer pricing e applicazione del mark-up

Un altro punto focale della sentenza riguarda il cosiddetto mark-up, ovvero il margine di utile che la società prestatrice del servizio aggiunge ai costi vivi. L’Agenzia delle Entrate aveva escluso tale ricarico, qualificando l’accordo come un semplice contratto di ripartizione costi (cost sharing agreement), dove solitamente non è previsto un profitto.

La natura degli accordi di ripartizione costi

La Suprema Corte ha sottolineato che non è possibile escludere a priori il mark-up solo sulla base della qualificazione formale del contratto. Il principio cardine del transfer pricing impone di verificare se, in condizioni di libera concorrenza, due soggetti indipendenti avrebbero pattuito un margine di utile per quel tipo di servizio. Se un’impresa indipendente non accetterebbe di fornire un servizio al puro costo di produzione, allora il mark-up è legittimo e deducibile anche nei rapporti infragruppo.

Le motivazioni

Le motivazioni della Cassazione si fondano su una lettura evolutiva dell’articolo 109 del TUIR. La Corte ha precisato che l’onere della prova sull’esistenza e sull’Inerenza dei costi grava sul contribuente, ma una volta dimostrato che il servizio è stato effettivamente reso e che rientra nel perimetro dell’attività aziendale, l’ufficio non può sindacare le scelte imprenditoriali o la congruità economica in modo arbitrario. La distinzione tra inerenza (fatto qualitativo) e valore normale (fatto quantitativo) deve rimanere netta.

Le conclusioni

Questa sentenza rappresenta un importante precedente per le multinazionali che operano in Italia. Viene riconosciuto il diritto del licenziatario di investire nella promozione del marchio senza subire penalizzazioni fiscali automatiche. Allo stesso tempo, si ribadisce che la disciplina del transfer pricing deve basarsi su analisi economiche concrete e comparazioni di mercato reali, superando automatismi burocratici che spesso ignorano le dinamiche commerciali internazionali.

Un licenziatario può dedurre i costi di pubblicità del marchio?
Sì, la Cassazione ha stabilito che tali costi sono inerenti poiché l’aumento della notorietà del marchio favorisce direttamente le vendite e i ricavi del licenziatario stesso.

Cos’è il mark-up nelle operazioni tra società dello stesso gruppo?
Si tratta di un margine di profitto aggiunto ai costi di produzione del servizio. Deve rispecchiare le condizioni che verrebbero pattuite tra imprese indipendenti sul mercato.

Quando un costo è considerato inerente per il fisco?
Un costo è inerente quando esiste un legame qualitativo tra la spesa e l’attività d’impresa, a prescindere dal fatto che generi un vantaggio economico immediato o misurabile.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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