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Transfer Pricing

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93 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Agevolazione IRES: voli aerei esclusi dal beneficio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20228/2024, ha chiarito i limiti dell'agevolazione IRES per i redditi derivanti dall'utilizzo di navi. Il caso vedeva contrapposte l'Agenzia delle Entrate e una compagnia di crociere riguardo l'estensione del beneficio fiscale ai ricavi dalla vendita di voli aerei per raggiungere i porti d'imbarco. La Corte ha stabilito che l'agevolazione IRES non si applica a tali attività, in quanto non rientrano nella nozione di 'utilizzazione della nave'. La sentenza ha inoltre affrontato una questione di transfer pricing, annullando la riqualificazione di un contratto basata su una mera annotazione contabile.
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Agevolazione fiscale navi: no a voli aerei ancillari
Una compagnia di crociere ha applicato un'agevolazione fiscale sui ricavi derivanti dalla vendita di voli aerei funzionali all'imbarco. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20101/2024, ha stabilito che l'agevolazione fiscale navi è di stretta interpretazione e si applica solo ai redditi derivanti dall'utilizzo diretto della nave, escludendo il trasporto aereo ancillare. La Corte ha inoltre fornito importanti chiarimenti sulla riqualificazione dei contratti infragruppo ai fini del transfer pricing, richiedendo un'analisi della sostanza economica dell'operazione e non solo degli aspetti formali o contabili.
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Avviso di accertamento: autonomia dal PVC confermata
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avviso di accertamento è legittimo anche se si discosta, per metodo e importi, da quanto indicato nel processo verbale di constatazione (PVC). In un caso di transfer pricing, la Corte ha annullato la decisione dei giudici di merito, affermando che l'atto impositivo non dipende necessariamente dal PVC. Il diritto di difesa del contribuente si esercita impugnando l'avviso di accertamento finale, non attraverso un contraddittorio preventivo obbligatorio su ogni divergenza.
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Transfer pricing: TNMM, il metodo corretto secondo la Cassazione
Una società italiana, attiva nel settore del lusso, è stata oggetto di accertamento fiscale per gli anni 2010-2013. L'Agenzia delle Entrate ha contestato i prezzi di trasferimento (transfer pricing) applicati nelle transazioni con la casa madre svizzera, utilizzando il metodo TNMM (Transactional Net Margin Method) per ricalcolare il reddito imponibile. Dopo due sentenze favorevoli alla società nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che, in un contesto di operazioni infragruppo a basso rischio con un unico centro di produzione, il metodo TNMM basato sul margine di guadagno è più appropriato del metodo del confronto di prezzo (CUP), poiché il prezzo non è determinato dal libero mercato. La Corte ha rinviato il caso alla commissione tributaria regionale per un nuovo esame basato su questo principio.
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Transfer pricing: onere della prova e metodo TNMM
Una società del settore lusso ha contestato avvisi di accertamento basati su rettifiche per transfer pricing. I giudici di merito hanno annullato gli atti, criticando l'applicazione del metodo TNMM da parte dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'Ufficio. La Corte ha stabilito che un'analisi corretta del transfer pricing, specialmente con il metodo TNMM, deve fondarsi su una selezione di imprese comparabili che tenga conto di termini contrattuali, strategie aziendali e condizioni economiche concrete, onere non assolto dall'Amministrazione finanziaria nel caso di specie.
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Transfer pricing: onere probatorio sul contribuente
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7466/2024, ha rigettato il ricorso di una società italiana che aveva concesso un prestito alla sua controllante lussemburghese a un tasso d'interesse ritenuto anomalo dall'Agenzia delle Entrate. La Corte ha ribadito che, in tema di transfer pricing, spetta al contribuente l'onere di provare che il prezzo applicato nell'operazione infragruppo corrisponde al 'valore normale' di mercato. La società non è riuscita a fornire prove adeguate, rendendo legittima la rettifica fiscale operata dall'Amministrazione finanziaria.
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Transfer pricing: onere della prova e valore normale
Una società italiana concede un prestito a tasso agevolato alla sua controllante estera. La Cassazione interviene sul tema del transfer pricing, confermando l'accertamento dell'Agenzia delle Entrate. La sentenza chiarisce che spetta al contribuente l'onere di provare la congruità del prezzo pattuito rispetto al 'valore normale' di mercato, respingendo le giustificazioni basate sul costo nullo dei fondi o su benchmark finanziari non comparabili.
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Transfer pricing finanziamenti: onere della prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7361/2024, si è pronunciata sul tema del transfer pricing finanziamenti infragruppo. Il caso riguardava una holding italiana che aveva concesso finanziamenti a società controllate estere a tassi di interesse ritenuti non conformi al principio di libera concorrenza dall'Agenzia delle Entrate. La Corte ha cassato la decisione di merito, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova: spetta all'Amministrazione Finanziaria dimostrare l'esistenza di una transazione comparabile a condizioni di mercato, inclusa la valutazione del credit rating della società debitrice. Solo successivamente, il contribuente ha l'onere di provare le ragioni commerciali che giustificano l'eventuale scostamento da tali condizioni. La sentenza impugnata è stata annullata per non aver correttamente applicato questo principio, limitandosi a considerazioni generiche senza un'adeguata analisi fattuale.
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Transfer pricing: la Cassazione e la comparabilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in una controversia sul transfer pricing. La Corte ha confermato la decisione di merito che negava la comparabilità tra le transazioni infragruppo e quelle con terzi a causa di diverse condizioni contrattuali e stadi di commercializzazione. La sentenza sottolinea che la valutazione della comparabilità è una questione di fatto riservata al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Costi infragruppo: come provare la loro deducibilità
Una società si vede negare la deducibilità dei costi infragruppo per servizi di regia. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6099/2024, ha stabilito che la prova della deducibilità può essere fornita tramite un compendio di documenti, inclusi contratto, fatture e relazione di revisione, che dimostrino l'utilità effettiva del servizio per la controllata, non essendo sufficiente la mera fatturazione.
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Transfer pricing: il metodo TNMM è legittimo?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di transfer pricing, stabilendo che i giudici di merito devono verificare l'adeguatezza del metodo TNMM (margine netto della transazione) utilizzato dal contribuente per la determinazione dei prezzi infragruppo. La Corte ha cassato la sentenza di secondo grado per non aver condotto tale analisi, rinviando la causa per una nuova valutazione. Ha inoltre annullato la decisione sui costi da paesi 'black list' per motivazione apparente.
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Cash pooling: quando è un finanziamento mascherato?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui un contratto di cash pooling tra una società italiana e la sua controllante irlandese è stato riqualificato dall'Agenzia delle Entrate come finanziamento mascherato. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'Amministrazione finanziaria non aveva fornito prove sufficienti per dimostrare che il tasso di interesse applicato non fosse in linea con il principio di libera concorrenza. In particolare, è stato ritenuto errato l'uso dell'indice Rendistato come parametro di riferimento, gravando sul Fisco l'onere di provare la non congruità del tasso pattuito.
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Cash pooling: quando è un finanziamento mascherato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 998/2024, ha esaminato un caso di riqualificazione di un contratto di cash pooling in finanziamento infragruppo. L'Amministrazione Finanziaria contestava a una società italiana di aver mascherato un prestito alla sua controllante irlandese. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che spetta all'Amministrazione Finanziaria l'onere di provare che la transazione non è avvenuta a condizioni di mercato, e ha ritenuto l'indice Rendistato un parametro inadeguato a tal fine, confermando la decisione dei giudici di merito favorevole al contribuente.
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Cash pooling: quando è un finanziamento mascherato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di cash pooling tra una società figlia italiana e la sua controllante estera non può essere automaticamente riqualificato come finanziamento infragruppo. La sentenza chiarisce che spetta all'Amministrazione Finanziaria l'onere di provare, con indizi gravi, precisi e concordanti, che la transazione è avvenuta a condizioni non di mercato. L'utilizzo di un indice generico come il Rendistato non è stato ritenuto sufficiente a tale scopo, portando al rigetto del ricorso dell'ente impositore.
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Finanziamenti infruttiferi e transfer pricing: la Cassazione
Una società italiana aveva concesso finanziamenti infruttiferi a controllate estere. L'amministrazione finanziaria ha contestato l'operazione, applicando le norme sul transfer pricing e imputando interessi attivi tassabili calcolati al 'valore normale'. La Corte di Cassazione ha confermato che la disciplina del transfer pricing si applica anche ai finanziamenti infruttiferi, in quanto la finalità della norma è di tassare le operazioni infragruppo secondo il principio di libera concorrenza, a prescindere dalla gratuità pattuita. La Corte ha però cassato la sentenza di merito per aver determinato il tasso di interesse in base al saggio legale anziché a quello di mercato, accogliendo su questo punto il ricorso dell'Agenzia.
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Obblighi documentali transfer pricing: la Cassazione
L'Agenzia delle Entrate contesta a un gruppo multinazionale la violazione delle norme sul transfer pricing. Dopo due sentenze favorevoli alla società, basate sulla scarsa rilevanza di alcune operazioni, la Cassazione ribalta la decisione. La Corte Suprema stabilisce che gli obblighi documentali transfer pricing possono essere semplificati per operazioni minori, ma l'onere di dimostrare la conformità al principio di libera concorrenza rimane sempre a carico del contribuente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Obblighi documentali transfer pricing: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10438/2025, si è pronunciata sugli obblighi documentali in materia di transfer pricing. Il caso riguarda un gruppo societario a cui l'Agenzia Fiscale aveva contestato maggiori imposte (IRES, IRAP, IVA) per l'anno 2013. La Corte ha stabilito che, anche per le operazioni infragruppo di 'bassa materialità', il contribuente non è esonerato dal dimostrare il rispetto del principio del valore normale. L'esenzione da specifici oneri formali di documentazione non elimina l'obbligo sostanziale di provare la correttezza dei prezzi di trasferimento su richiesta dell'Amministrazione Finanziaria. La sentenza di secondo grado è stata cassata per 'motivazione parvente' e rinviata per un nuovo esame.
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Transfer pricing: il metodo CUP e il valore normale
Una sentenza della Corte di Cassazione affronta un caso di transfer pricing, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano annullato un avviso di accertamento. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato i prezzi di vendita di aeromobili tra una società italiana e la sua controllata svizzera, utilizzando il metodo del 'cost plus'. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo corretta e ben motivata la scelta dei giudici di preferire il metodo del confronto di prezzo (CUP), basato sui listini di vendita della società, quale prova del 'valore normale' delle transazioni. La controversia per un'annualità è stata dichiarata estinta per definizione agevolata.
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Transfer pricing: controllo e influenza economica
Una società è stata sanzionata dall'Agenzia Fiscale per violazioni in materia di transfer pricing relative a transazioni con una società estera. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito, chiarendo che il concetto di 'controllo' ai fini del transfer pricing è più ampio di quello civilistico e include qualsiasi forma di 'influenza economica', anche solo potenziale, come i legami familiari tra i soci o i rapporti commerciali esclusivi.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria di secondo grado in un caso riguardante l'esterovestizione di una società e il transfer pricing. La decisione è stata cassata a causa di una 'motivazione apparente', poiché i giudici di appello non avevano adeguatamente argomentato la loro decisione, limitandosi a richiamare in modo generico altre sentenze senza un'analisi critica dei fatti specifici del caso. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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