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Sorveglianza Speciale — Anno 2022

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315 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sorveglianza Speciale

Provvedimenti

Particolare tenuità del fatto: negata a chi viola la sorveglianza
Il Sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno in casa dopo le ore 21:00 è stato sorpreso fuori dall'abitazione alle 23:40. L'uomo ha impugnato la condanna lamentando la violazione del diritto alla trattazione orale e il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la mancata reiterazione della richiesta di udienza orale sana ogni eventuale nullità. Inoltre, l'applicazione della particolare tenuità del fatto è stata legittimamente esclusa a causa del curriculum criminale del soggetto, della gravità della condotta e della pretestuosità delle giustificazioni fornite, confermando così la condanna penale e il pagamento delle spese.
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Particolare tenuità del fatto: la richiesta tardiva costa cara
Un uomo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di presentazione periodica alla polizia, ha violato tale prescrizione non presentandosi nel giorno stabilito. Condannato nei primi gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione invocando per la prima volta la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile sollevare in sede di legittimità questioni che non sono state precedentemente sottoposte al giudice d'appello, in quanto su tali punti si è ormai formato il giudicato. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Circostanze attenuanti generiche negate per 15 minuti di ritardo
Un uomo sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si è allontanato da casa prima dell'orario consentito, venendo sorpreso dalle forze dell'ordine. Condannato a due anni di reclusione, ha proposto ricorso lamentando l'eccessività della pena e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che per negare le circostanze attenuanti generiche è sufficiente che il giudice individui anche un solo elemento negativo prevalente, come i numerosi precedenti penali del soggetto e la totale assenza di pentimento. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida con patente revocata: la Cassazione condanna l’errore
Un uomo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale e con la patente revocata, è stato sorpreso alla guida di un veicolo. Il conducente ha impugnato la condanna sostenendo che il divieto di guida non fosse espressamente indicato nel verbale della misura di prevenzione, ritenendo così di aver commesso solo un illecito amministrativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la condotta integra il reato di guida con patente revocata ai sensi del Codice Antimafia. La rilevanza penale deriva dalla combinazione tra la revoca della patente e la misura di prevenzione attiva, rendendo irrilevante l'assenza di una specifica prescrizione nel verbale, in quanto il divieto deriva direttamente dalla legge ed è punibile anche per semplice colpa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuanti generiche negate al sorvegliato fuori orario
Un uomo, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e divieto di uscire dopo le 20:00, è stato sorpreso fuori casa alle 21:53. Condannato in sede di merito, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e una pena eccessiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la pena base era già al minimo edittale e che il diniego delle attenuanti generiche era ampiamente giustificato dai numerosi precedenti penali del soggetto e dalla totale assenza di pentimento. La Cassazione ha ribadito che, per negare tali benefici, il giudice può valorizzare anche un solo elemento negativo della personalità del reo, senza dover confutare ogni singola tesi difensiva. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: 45 minuti costano caro
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si è presentato dai Carabinieri con quarantacinque minuti di ritardo rispetto all'orario stabilito delle 10:30. L'imputato ha giustificato il ritardo come una semplice leggerezza occasionale, priva di dolo. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, confermando la condanna per la violazione della sorveglianza speciale. I giudici hanno evidenziato che un ritardo di tale entità offende il bene giuridico tutelato e che i numerosi precedenti penali del soggetto escludono qualsiasi ipotesi di buona fede o la concessione delle circostanze attenuanti generiche. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolosità sociale: sorveglianza speciale anche senza condanna
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a carico di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il ricorrente contestava che la sua pericolosità sociale fosse stata desunta unicamente da procedimenti penali ancora pendenti per truffa, senza condanne definitive. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la pericolosità può essere legittimamente fondata su indizi precisi, denunce e procedimenti in corso, se questi rivelano uno stile di vita orientato al crimine e al guadagno illecito. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attualità della pericolosità sociale: confermata la misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nei confronti di un soggetto dedito ad attività criminali continuative. Il ricorrente contestava la sussistenza dell'attualità della pericolosità sociale, sostenendo che il sequestro dei suoi beni commerciali e l'affidamento in prova escludessero il rischio di nuovi reati. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte d'Appello ha infatti dimostrato la persistenza della condotta illecita, evidenziando il ritrovamento di beni di provenienza illecita anche dopo i reati contestati. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la misura di prevenzione e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: annullata la misura senza prove concrete
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino contro l'applicazione della sorveglianza speciale per la durata di un anno con cauzione di mille euro. I giudici di secondo grado avevano giustificato la misura basandosi sulla mancanza di un lavoro e su vecchi precedenti penali. La Suprema Corte ha chiarito che la sorveglianza speciale non può fondarsi su semplici sospetti o sulla generica mancanza di occupazione. Per limitare la libertà di una persona, i giudici devono dimostrare con prove concrete e attuali che il soggetto viva abitualmente con i proventi di attività illecite. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il provvedimento e ha ordinato un nuovo esame del caso.
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Riesame della pericolosità sociale: lavoro onesto o nuova condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il soggetto chiedeva il riesame della pericolosità sociale per revocare una misura di sicurezza applicata nel 2016. I giudici hanno confermato la pericolosità a causa di una nuova condanna per associazione a delinquere e della violazione delle prescrizioni, come la guida senza patente. La Suprema Corte ha chiarito che, per ottenere il riesame della pericolosità sociale, occorre dimostrare elementi di novità reali e concreti rispetto alle precedenti valutazioni. Non basta allegare documenti generici sull'attività lavorativa se non si contesta in modo specifico la decisione precedente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Misure di prevenzione: condanna annullata per prescrizione
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, accusato di non essersi presentato quotidianamente alla polizia giudiziaria in tre occasioni nel marzo 2012. La difesa ha eccepito la violazione del principio del ne bis in idem, sostenendo che il fatto fosse già stato giudicato in un altro procedimento relativo a una violazione commessa il giorno successivo. La Corte di Cassazione ha ritenuto infondata l'eccezione di ne bis in idem a causa della diversità di date e luoghi delle condotte. Tuttavia, accertando che il ricorso non era manifestamente infondato, la Suprema Corte ha rilevato il decorso del tempo massimo consentito dalla legge. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna a sei mesi di reclusione poiché i reati legati alle violazioni delle misure di prevenzione si sono estinti per intervenuta prescrizione.
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Sorveglianza speciale: fuori casa di notte costa quattro mesi
Il Sottoposto alla misura della sorveglianza speciale è stato condannato a quattro mesi di arresto per aver violato l'obbligo di rincasare entro le ore 21:00, venendo trovato fuori casa alle 23:15. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un trattamento sanzionatorio eccessivo e superiore al minimo edittale, nonostante l'esclusione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. I giudici hanno chiarito che la pena base può legittimamente discostarsi dal minimo edittale in presenza di una personalità negativa del reo e di precedenti penali, elementi che giustificano la severità della sanzione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: no a sconti sotto il minimo
Il Cittadino, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Spoleto, è stato sorpreso dalle forze dell'ordine nel territorio di un altro comune. Condannato in appello alla pena minima di un anno di reclusione, ha proposto ricorso lamentando l'eccessività della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per la genericità dei motivi, poiché la pena era già stata fissata al minimo edittale, confermando la condanna e applicando una sanzione pecuniaria per la violazione della sorveglianza speciale.
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Fuga in auto e resistenza a pubblico ufficiale: la condanna è certa
Il conducente di un veicolo ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. La difesa sosteneva l'estraneità del soggetto, attribuendo la responsabilità al passeggero. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la condotta di guida pericolosa, posta in essere direttamente dal conducente per sfuggire ai controlli e nascondere la violazione dell'obbligo di soggiorno fuori dal comune di residenza, configura pienamente il reato contestato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attualità della pericolosità sociale: il passato mafioso pesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. La difesa lamentava la mancanza di motivazione sull'attualità della pericolosità sociale, sostenendo che il lungo periodo di detenzione e l'assenza di nuovi reati dal 2012 escludessero la pericolosità. I giudici hanno invece confermato che il legame con l'associazione mafiosa e la mancanza di elementi di dissociazione durante la detenzione giustificano la persistenza della pericolosità. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: la rapina cancella la buona condotta
Il Sottoposto ha impugnato il provvedimento che gli applicava la misura della sorveglianza speciale per due anni con una cauzione di cinquecento euro. La difesa sosteneva che i giudici avessero valutato solo i vecchi precedenti penali senza verificare l'attualita della sua pericolosita sociale, ignorando la sua condotta rieducativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimita hanno chiarito che la motivazione del provvedimento era solida e non apparente. La pericolosita attuale del soggetto e emersa chiaramente da una recente e violenta rapina a mano armata in un supermercato, dalla mancanza di redditi leciti e dalle frequentazioni con altri pregiudicati. Di conseguenza, la misura di prevenzione e stata confermata e il ricorrente e stato condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: 15 minuti di ritardo costano 8 mesi di carcere
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno è stato condannato a otto mesi di reclusione per essersi presentato con soli quindici minuti di ritardo alla firma presso l'autorità di pubblica sicurezza. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il lieve ritardo fosse dovuto a una semplice dimenticanza e che mancasse la volontà di violare la legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che anche un ritardo minimo integra il reato. Per la configurazione del reato è sufficiente il dolo generico, e la dimenticanza non esclude la colpevolezza, ma rappresenta proprio la violazione del dovere imposto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ammissione della prova contraria: sì al diritto, no al ricorso
Un cittadino, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di dimora notturna, viene condannato per non essere stato trovato in casa durante un controllo dei carabinieri. La difesa lamenta la mancata audizione del padre come testimone a discarico, richiesta respinta nei gradi precedenti. La Cassazione chiarisce un importante principio processuale: l'ammissione della prova contraria è sempre garantita alla difesa, anche se non è stata depositata preventivamente la lista dei testimoni nei termini di legge. Tuttavia, nel caso specifico, il ricorso viene dichiarato inammissibile poiché la difesa non ha dimostrato la decisività di tale testimonianza per smentire il verbale delle forze dell'ordine. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida senza patente: assolto il sorvegliato su ciclomotore
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale è stato condannato nei gradi precedenti per il reato di guida senza patente, poiché sorpreso alla guida di un ciclomotore da 50 cc senza aver mai conseguito il titolo abilitativo. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici hanno chiarito che la norma incriminatrice punisce solo la guida di autoveicoli e motoveicoli. Nonostante dal 2013 sia richiesta la patente anche per i ciclomotori, questi ultimi costituiscono una categoria di veicoli distinta per legge. Estendere la punibilità ai ciclomotori violerebbe il divieto di analogia a sfavore dell'imputato.
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Misura di prevenzione personale: quando il passato ritorna
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale per quattro anni nei confronti di un soggetto indiziato di appartenere alla 'ndrangheta. Il ricorrente contestava la violazione del principio del ne bis in idem, poiché un precedente tentativo di applicazione della misura era stato rigettato nel 2003. I giudici hanno chiarito che il divieto di doppio giudizio opera "rebus sic stantibus" e non impedisce una nuova valutazione se emergono elementi successivi o non valutati in precedenza. Nel caso di specie, i nuovi procedimenti penali a carico del proposto, relativi a fatti fino al 2016, e la successiva irrevocabilità di una condanna per concorso esterno hanno pienamente giustificato il riconoscimento della sua persistente e attuale pericolosità sociale. Il ricorso è stato quindi rigettato.
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