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Sorveglianza Speciale — Anno 2023

296 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sorveglianza Speciale

Provvedimenti

Sorveglianza speciale: quando tre incontri portano alla condanna
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, condannato a cinque mesi di arresto per aver violato il divieto di associarsi abitualmente a soggetti pregiudicati o sottoposti a misure di sicurezza. L'imputato era stato sorpreso per tre volte in pochi giorni in compagnia di persone con precedenti penali. La difesa ha sostenuto l'occasionalità degli incontri e la brevità degli stessi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che, per configurare il reato, sono necessari plurimi e stabili contatti che dimostrino l'abitualità della frequentazione. Tre episodi ravvicinati nel tempo, uniti ad altri contatti successivi, sono sufficienti a dimostrare la violazione consapevole della prescrizione.
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Sorveglianza speciale: no alla misura se basata su vecchi reati
La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento che applicava la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni nei confronti di un cittadino. I giudici di secondo grado avevano giustificato la misura basandosi su vecchi precedenti penali e indagini in corso. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del cittadino, evidenziando che la pericolosità sociale deve essere attuale e non può basarsi su condotte risalenti a oltre cinque anni prima o su semplici indagini senza condanna. Inoltre, i giudici di merito non hanno valutato il percorso di reinserimento lavorativo e sociale del soggetto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Sorveglianza speciale: campanello funzionante e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna sottoposta alla misura della sorveglianza speciale, sorpresa fuori dalla propria abitazione durante un controllo notturno delle forze dell'ordine alle ore 02:45. La ricorrente contestava la prova della sua assenza e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la condanna basandosi sulla testimonianza dell'agente che aveva suonato il campanello, udito anche dal fratello della donna nello stesso stabile. La Cassazione ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa della condotta abituale e dei precedenti penali della donna, condannandola anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale violata per le giostre: condanna definitiva
Il Sottoposto alla misura della sorveglianza speciale e stato sorpreso dopo la mezzanotte presso le giostre di una festa patronale, violando l'obbligo di rientrare a casa entro le ore 22:00. La Corte d'Appello ha confermato la condanna a un anno e sei mesi di reclusione, applicando l'aumento per la recidiva e negando le attenuanti generiche a causa dei precedenti penali del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Sottoposto poiche basato su contestazioni generiche e di puro merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: fuori casa di notte, scatta la condanna
Un uomo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con l'obbligo di non allontanarsi da casa nelle ore notturne, è stato sorpreso fuori dalla propria abitazione durante due controlli dei Carabinieri nella stessa notte. Condannato in primo e secondo grado a otto mesi di reclusione per la violazione delle prescrizioni, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno evidenziato che l'allontanamento prolungato per ore e i numerosi precedenti penali commessi nei cinque anni precedenti dimostrano una persistente insofferenza alle regole e un'elevata pericolosità sociale, giustificando pienamente l'aggravamento della pena.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: fuga e condanna
Un cittadino, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel proprio comune di residenza, si è allontanato senza autorizzazione ed è stato fermato dalle forze dell'ordine in un'altra località. Il Tribunale prima e la Corte d'Appello poi lo hanno condannato per la violazione delle prescrizioni imposte. Il trasgressore ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo la nullità del decreto di citazione e contestando la competenza territoriale del giudice. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accusa era formulata in modo preciso e che la competenza spetta al tribunale del luogo in cui è stato accertato l'allontanamento abusivo. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: 30 minuti fuori casa costano la galera
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale. L'uomo si era allontanato dalla propria abitazione per trenta minuti in un orario non consentito. La Suprema Corte ha confermato l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando che un'assenza di mezz'ora dimostra la non occasionalità della condotta e l'indifferenza verso le prescrizioni dell'autorità. Negate anche le attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena a causa di precedenti condanne. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: uscire di casa fuori orario è delitto
Il Sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno è stato condannato per essere rimasto fuori dalla propria abitazione in orari non consentiti. L'imputato ha proposto ricorso sostenendo che la violazione costituisse una semplice contravvenzione (reato minore) e non un delitto (reato grave). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la violazione di qualsiasi prescrizione legata alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno integra sempre un delitto, punito in modo più rigoroso rispetto alla semplice sorveglianza speciale senza obbligo di soggiorno. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna per l’uscita
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, sorpreso dalle forze dell'ordine alla guida di un ciclomotore alle ore 22:40, violando il divieto di uscire di casa in orario notturno. La Corte d'Appello ha confermato la condanna a quattro mesi di arresto per il reato di violazione della sorveglianza speciale. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e la mancata concessione di attenuanti e benefici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per questo reato è sufficiente il dolo generico e che la gravità dei precedenti penali esclude la particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale e possesso di armi: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, trovato in possesso di una balestra con quattro dardi e di un coltello all'interno della propria camera da letto. La difesa contestava la riconducibilità degli oggetti al ricorrente, ma i giudici hanno confermato la responsabilità penale per violazione delle prescrizioni della misura di prevenzione. Il rinvenimento delle armi nella stanza d'uso esclusivo del soggetto fa presumere la sua disponibilità materiale, in assenza di prove contrarie. La decisione ribadisce il divieto assoluto di detenere armi o strumenti atti a offendere per chi è sottoposto a sorveglianza speciale e possesso di armi, confermando la condanna e infliggendo una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: la casa di lavoro cancella la condanna
Un cittadino era stato condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale. Tuttavia, prima della presunta violazione, l'uomo era stato sottoposto alla misura di sicurezza detentiva della casa di lavoro. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per legge, l'obbligo di soggiorno cessa automaticamente quando il soggetto viene sottoposto a una misura detentiva. Di conseguenza, al momento del controllo la misura di prevenzione non era più attiva. La Suprema Corte ha quindi annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
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Sorveglianza speciale: un lavoro esiguo non cancella il passato
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il proposto era dedito abitualmente al traffico di stupefacenti tra il 2015 e il 2019, traendo il proprio sostentamento da attivita illecite. La difesa ha contestato l'attualita della pericolosita sociale, evidenziando un nuovo lavoro intrapreso nel 2022. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto irrilevante tale attivita a causa dell'esiguita dei proventi autocertificati, insufficienti a dimostrare un reale mutamento di vita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: negate se si hanno precedenti
L'Imputato, condannato per lesioni, violenza privata, danneggiamento e violazione della sorveglianza speciale, ha proposto ricorso in Cassazione contestando unicamente il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, il giudice di merito non deve confutare ogni singolo argomento della difesa, ma può basarsi su elementi ritenuti decisivi. Nel caso specifico, la presenza di precedenti penali specifici e la commissione dei reati durante la misura della sorveglianza speciale costituiscono motivazioni pienamente sufficienti e logiche per negare lo sconto di pena. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: violare gli orari notturni costa l’arresto
Un uomo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, ha violato ripetutamente l'obbligo di rimanere in casa nelle ore notturne e di presentarsi alla polizia giudiziaria. Condannato nei primi due gradi di giudizio alla pena di otto mesi di arresto, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la scarsa gravità del fatto e richiedendo le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che violare le prescrizioni della sorveglianza speciale non costituisce un comportamento di scarso rilievo, poiché impedisce i controlli dell'autorità e dimostra insofferenza verso le regole. La Cassazione ha confermato la condanna e ha negato le attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato, condannandolo anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: saltare la firma costa il carcere
Un uomo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, ha violato ripetutamente tale prescrizione. Condannato nei primi due gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di offensività della condotta e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'omessa presentazione non è un fatto di scarso rilievo, ma esprime una chiara volontà di ribellione che vanifica l'efficacia del controllo. La reiterazione delle violazioni e i precedenti penali del soggetto giustificano la sanzione e precludono qualsiasi attenuazione della pena. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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False dichiarazioni a pubblico ufficiale: mentire non salva nessuno
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di rientro notturno ha fornito generalità false durante un controllo di polizia. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale, respingendo la tesi difensiva del reato impossibile. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma per il solo fatto di mentire sulla propria identità, indipendentemente dal fatto che l'agente di polizia fosse a conoscenza della verità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: pertinenza o reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violazione della sorveglianza speciale. Il soggetto, sottoposto alla misura di prevenzione, si era allontanato dalla propria abitazione durante un controllo di polizia, giustificandosi sostenendo di trovarsi in una pertinenza dell'immobile. I giudici hanno confermato la responsabilità penale basandosi sulle dichiarazioni della madre e sul verbale di controllo. La Suprema Corte ha chiarito che l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto può essere implicitamente disattesa quando la motivazione complessiva evidenzi la gravità del reato e la capacità a delinquere del soggetto, escludendo anche la concessione delle attenuanti generiche in presenza di precedenti penali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: lite e alcol non evitano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale. L'uomo non era rientrato a casa all'orario stabilito, giustificandosi con una lite coniugale e l'assunzione di alcol. I giudici hanno chiarito che per questo reato basta il dolo generico, ossia la semplice consapevolezza di violare le regole, rendendo irrilevanti i motivi personali o l'ubriachezza volontaria. Inoltre, la Cassazione ha confermato la correttezza della pena inflitta, ritenendo legittima la riduzione parziale per le attenuanti generiche a causa dei precedenti penali del soggetto. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: sonno profondo o dolo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a un anno di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale. Il ricorrente si era difeso sostenendo di non aver sentito le forze dell'ordine a causa di un sonno profondo indotto dall'assunzione di metadone e farmaci certificati dal SerT. Tuttavia, i giudici hanno confermato la condanna, valorizzando il fatto che gli agenti non si erano limitati a suonare il citofono per ben dieci minuti, ma avevano anche bussato ripetutamente alla porta di casa. Questo comportamento esclude la buona fede del soggetto, integrando il dolo necessario per il reato. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: la dimenticanza non evita la condanna
Il ricorrente è stato condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale, non rientrando a casa all'ora stabilita. Egli ha impugnato la sentenza sostenendo che non fosse stata verificata la sua persistente pericolosità sociale dopo un periodo di detenzione e che la violazione fosse dovuta a una semplice dimenticanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rivalutazione della pericolosità non era necessaria, poiché tra l'emissione del provvedimento e la sua esecuzione era decorso meno di un biennio. Inoltre, per la configurazione del reato è sufficiente il dolo generico, inteso come consapevolezza dei propri obblighi e volontà di violarli, rendendo irrilevante la mera dimenticanza addotta dal ricorrente.
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