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Sorveglianza Speciale — Anno 2023

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296 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sorveglianza Speciale

Provvedimenti

Sorveglianza speciale: la detenzione non cancella la misura
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Sottoposto, confermando la condanna a otto mesi di reclusione per la violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale. Il ricorrente sosteneva che l'esecuzione della misura di prevenzione, sospesa per oltre due anni a causa della sua detenzione, non potesse riprendere senza una previa rivalutazione della sua pericolosità sociale. La Suprema Corte ha chiarito che l'obbligo di rivalutazione si applica solo se il soggetto è rimasto detenuto in espiazione di pena definitiva per almeno un biennio. Nel caso di specie, la sospensione era dovuta all'applicazione di misure cautelari provvisorie per la commissione di nuovi reati, situazione che non fa venir meno la pericolosità del soggetto né richiede una nuova verifica.
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Sorveglianza violata: no alla particolare tenuità del fatto
Un uomo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato a otto mesi di reclusione per aver violato le prescrizioni imposte. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, giustificando la violazione con una presunta crisi d'astinenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la condotta non presentava i requisiti di minima offensività richiesti dalla legge, ritenendo corretta la valutazione discrezionale del giudice di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Confisca di prevenzione: lo scudo fiscale non salva 38 milioni
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione del patrimonio di un imprenditore, stimato oltre 38 milioni di euro, e l'applicazione della sorveglianza speciale. L'uomo, coinvolto per oltre vent'anni in frodi fiscali e reati societari nel settore vinicolo, aveva contestato la sproporzione tra i suoi redditi e i beni posseduti, sostenendo anche la liceità dei capitali rimpatriati tramite scudo fiscale. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che il rimpatrio di capitali dall'estero non sana automaticamente la provenienza illecita del denaro né cancella la sproporzione reddituale. L'imprenditore perde definitivamente i beni ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: violarla è reato
Il caso riguarda un uomo condannato per aver violato la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, essendo stato trovato in un comune diverso da quello di residenza. Il ricorrente sosteneva che la successiva decisione della Cassazione, che aveva annullato con rinvio il provvedimento impositivo per difetto di motivazione sulla pericolosità sociale, avesse rimosso retroattivamente l'obbligo di rispettare la misura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'annullamento della sola motivazione non cancella l'efficacia temporale del provvedimento originario. Poiché al momento del controllo la misura era pienamente valida e non revocata, la violazione costituisce reato. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Circostanze attenuanti generiche: negato lo sconto di pena
L'Imputato è stato condannato per furto in abitazione aggravato, violazione della sorveglianza speciale, uso di atto falso e guida con patente revocata. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, il giudice di merito non deve analizzare ogni singolo elemento favorevole o sfavorevole dedotto dalle parti. È invece sufficiente che la motivazione si concentri sugli elementi ritenuti decisivi e rilevanti per giustificare la decisione, superando implicitamente gli altri. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione per motivi tardivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un soggetto condannato per tentato furto pluriaggravato e violazione della sorveglianza speciale. L'imputato lamentava la mancata disapplicazione della recidiva, ma tale questione non era stata sollevata nei motivi di appello. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile proporre per la prima volta in sede di legittimità questioni che non sono state sottoposte al giudice di secondo grado, a meno che non si tratti di questioni rilevabili d'ufficio o non deducibili in precedenza. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna per il freddo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione nei confronti di un uomo per il reato di violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'imputato era stato sorpreso fuori dal comune di residenza e si era giustificato adducendo la necessità di riscaldarsi a causa delle condizioni di estrema precarietà della sua dimora. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili i motivi relativi alla presunta illegittimità della misura di prevenzione, che andava contestata davanti al giudice della prevenzione, e all'applicazione della particolare tenuità del fatto. Quest'ultima è stata esclusa a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato, che dimostrano un'abitualità nel reato incompatibile con la speciale tenuità della condotta.
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Rivalutazione della pericolosità sociale: assoluzione o processo?
L'Imputato, sottoposto a sorveglianza speciale dopo quattro anni di detenzione, viene accusato di aver violato gli obblighi della misura. Il Tribunale dichiara la prescrizione del reato, ma la Corte d'Appello dichiara inammissibile il ricorso dell'imputato volto a ottenere l'assoluzione nel merito. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Imputato, stabilendo che la sottoposizione a una misura di prevenzione dopo una lunga detenzione richiede obbligatoriamente una preventiva rivalutazione della pericolosità sociale. Senza questo accertamento, il reato di violazione degli obblighi non è configurabile. Di conseguenza, la Cassazione annulla la sentenza d'appello e rinvia il caso per un nuovo giudizio, consentendo all'imputato di mirare all'assoluzione piena anziché alla semplice estinzione del reato.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna per scuse vane
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la violazione della sorveglianza speciale. Il soggetto, sottoposto alla misura di prevenzione, non si era presentato per tre volte all'autorità di pubblica sicurezza. La difesa ha giustificato l'assenza allegando impedimenti fisici o personali, senza tuttavia fornirne alcuna prova concreta. I giudici hanno confermato la responsabilità penale e l'applicazione della recidiva, evidenziando la pericolosità sociale del ricorrente e la sua sistematica insofferenza alle regole. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto con strappo: la videosorveglianza smentisce la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di furto con strappo. L'imputato contestava la propria identificazione come autore dello scippo. I giudici hanno chiarito che la ricostruzione dei fatti spetta solo ai giudici di merito. Nel caso specifico, l'identificazione era solida: due agenti di polizia, che già conoscevano il soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, lo avevano riconosciuto. Inoltre, le telecamere di videosorveglianza lo avevano ripreso poco prima del furto con gli stessi abiti e a bordo dello stesso motociclo. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata a chi sfida la legge
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale che ha violato l'obbligo di presentarsi tre volte alla settimana alla polizia giudiziaria. Condannato in appello a un anno di reclusione, il soggetto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la condotta di reiterata inosservanza delle prescrizioni denota un grave disprezzo per le regole e una spiccata pericolosità sociale, elementi incompatibili con l'istituto della particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: l’errore sulle date costa la condanna
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello sostenendo di essere caduto in errore nel calcolo delle date di inizio e fine della sorveglianza speciale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché i motivi presentati riproducevano censure generiche già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la condanna da 3000 euro
Un uomo, detenuto per atti persecutori contro la compagna, riceve la misura della sorveglianza speciale per un anno e sei mesi. Decide di impugnare il provvedimento presentando un ricorso per cassazione personale, ossia scritto e firmato direttamente da lui senza l'assistenza di un avvocato abilitato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, dopo la riforma del 2017, il ricorso per cassazione personale non è più consentito in materia penale. L'atto deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un difensore iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia a comparire: il ripensamento tardivo non ferma il processo
L'Imputato, condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la tardiva notifica del decreto di citazione in appello e il mancato rinvio dell'udienza a seguito del suo ripensamento dopo una formale rinuncia a comparire. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la rinuncia a comparire espressa dall'imputato sana l'omessa tempestiva notifica, qualora la nullità non venga eccepita dal difensore prima della deliberazione della sentenza. Inoltre, il ripensamento dell'imputato e la revoca della rinuncia sono privi di effetto se non intervengono in tempo utile, ossia prima che l'attività d'udienza abbia avuto inizio. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Violazione della sorveglianza speciale: il matrimonio costa caro
Il Sorvegliato Speciale è stato condannato per la violazione della sorveglianza speciale per non essersi presentato alla polizia giudiziaria per sei giorni, essendosi recato a un matrimonio a Firenze. L'imputato ha giustificato l'assenza come una semplice dimenticanza colposa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la dimenticanza dell'obbligo esclude il dolo generico solo se si traduce in un'ignoranza inevitabile della legge penale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: niente attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno (art. 75, comma 2, D. Lgs. 159/2011). Il ricorrente contestava la qualificazione giuridica del reato e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, giustificato dalla difesa con un percorso di disintossicazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che qualsiasi inosservanza degli obblighi legati alla misura con obbligo di soggiorno integra il reato più grave previsto dal comma 2. Inoltre, hanno confermato il diniego delle attenuanti a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto e della mancanza di prove documentali sul percorso riabilitativo. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a due mesi di arresto per la violazione della sorveglianza speciale (art. 75, comma 1, D.Lgs. 159/2011). Il ricorrente contestava la propria identificazione e sosteneva che il reato fosse prescritto prima della sentenza d'appello. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'identificazione era supportata dalle prove testimoniali delle forze dell'ordine e che il calcolo della prescrizione doveva tenere conto dei periodi di sospensione dovuti all'astensione dalle udienze del difensore. Di conseguenza, la prescrizione è maturata solo dopo la sentenza d'appello e non può essere rilevata a causa dell'inammissibilità del ricorso. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato a un anno di reclusione per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione delle cause di non punibilità, ma la doglianza è stata ritenuta generica. Inoltre, la questione sulla responsabilità penale non era stata sollevata durante il giudizio di appello, rendendola non proponibile per la prima volta davanti alla Suprema Corte. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rivalutazione Pericolosità Sociale: Conta la Pronuncia, non la Notifica
La Corte di Cassazione affronta il tema della sorveglianza speciale applicata a un soggetto già detenuto. La legge prevede una rivalutazione della pericolosità sociale se la detenzione dura almeno due anni prima che la misura venga eseguita. Il dubbio riguardava da quando far partire questo termine: dalla data di emissione del provvedimento o dalla sua notifica? La Corte ha stabilito che il calcolo dei due anni deve iniziare dalla data di emissione (pronuncia). Questo perché la valutazione originale della pericolosità è avvenuta in quel momento e potrebbe non essere più attuale dopo un lungo periodo. La decisione garantisce che la misura di prevenzione si basi su una valutazione aggiornata della persona, annullando la decisione precedente che faceva decorrere il termine dalla notifica.
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Musicista con Sorveglianza Speciale: Lavoro Notturno Vietato
Un musicista viene sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, che include il divieto di uscire di casa la notte. L'uomo si oppone, sostenendo che questa restrizione è incompatibile con la sua professione. La Corte di Cassazione, però, respinge il suo ricorso. I giudici chiariscono che il ricorso contro la sorveglianza speciale è possibile solo per errori di diritto, non per contestare l'opportunità delle singole prescrizioni. La valutazione sulla compatibilità con il lavoro spetta ai giudici di merito. Il musicista perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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